Il sistema solare
Il sistema solare sembra muoversi molto più velocemente del previsto, ed è una scoperta che cambierebbe (quasi) tutto
di Javier Carbajal
Oltre tre volte più rapidamente di quanto credessimo, secondo una nuova analisi che mette in discussione la principale teoria con cui interpretiamo l’Universo.

Uno studio rivela che il sistema solare si muove a una velocità molto maggiore del previstotitoOnz/Getty Images
Il sistema solare potrebbe muoversi nell’Universo fino a tre volte più velocemente di quanto pensavamo. È la conclusione a cui è giunto di recente un gruppo di ricercatori, che fa sorgere immediatamente una domanda: dove stiamo andando così di fretta?
Anche se il quesito può sembrare scherzoso, scoprire a che velocità e in che direzione si muove il sistema solare è essenziale per capire meglio il nostro posto nel cosmo, anche se questo dovesse significare rivedere il modello cosmologico standard, la teoria che da decenni viene utilizzata per spiegare la struttura, la composizione e l’evoluzione dell’Universo (e che è tuttora oggetto di discussioni).
A quanto “va” il sistema solare?
Gli astronomi dell’Università di Bielefeld, in Germania, hanno analizzato per la prima volta la distribuzione delle cosiddette radiogalassie, come vengono definite quelle galassie in grado di emettere onde radio particolarmente intense, che possono essere rilevate dai nostri radiotelescopi nonostante le enormi distanze (grazie alla capacità delle onde radio di penetrare le polveri e i gas che oscurano la luce visibile).
Gli scienziati si sono basati su tre delle migliori e più estese mappe radio del cielo, cataloghi che contengono milioni di galassie, parecchie delle quali decisamente lontane: Lotss-dr2, prodotta dal Low frequency array (Lofar), Racs-low del telescopio Askap in Australia e Nvss, opera del Very large array (Vla) negli Stati Uniti.
Questi strumenti hanno permesso di effettuare per la prima volta un conteggio accurato delle radiogalassie e misurare l’anisotropia, ovvero una disomogeneità nella distribuzione delle galassie osservate. Secondo il modello cosmologico standard, questa discrepanza dovrebbe essere quasi interamente dovuta al nostro movimento nello
Ma il nuovo studio ha trovato qualcosa che ha sorpreso i ricercatori: l’anisotropia rilevata è 3,7 volte più grande di quanto previsto dal modello standard. Una differenza tutt’altro che irrilevante, che raggiunge un valore di 5,4 sigma (σ): troppo grande per essere ignorata, in altre parole.
“La nostra analisi mostra che il sistema solare si sta muovendo oltre tre volte più velocemente di quanto previsto dai modelli attuali“, ha dichiarato Lukas Böhme, autore principale dello studio, in un comunicato diffuso dall’università. “Questo risultato contraddice palesemente le aspettative basate sulla cosmologia standard e ci costringe a riconsiderare le nostre precedenti ipotesi“.
Una posizione condivisa anche dal cosmologo Dominik J. Schwarz, coautore dello studio pubblicato su Physical Review Letters: “Se il nostro sistema solare si muove davvero a questa velocità, dobbiamo mettere in discussione le ipotesi fondamentali sulla struttura su larga scala dell’Universo. Oppure, la distribuzione delle radiogalassie potrebbe essere meno uniforme di quanto pensiamo. In ogni caso, i nostri modelli attuali vengono messi alla prova [dalla scoperta]”.
Tra cautela e conferme
Nonostante l’entusiasmo per la possibilità di ribaltare un pilastro dell’astronomia, lo studio predica cautela. Le misurazioni potrebbero infatti essere influenzate da una moltitudine di elementi, dalle variazioni nella calibrazione della luminosità delle antenne alle irregolarità nella copertura del cielo.
Nel tentativo di attenuare questi fattori, tuttavia, il lavoro ha scartato i cataloghi che presentano un comportamento anomalo e si è avvalso di simulazioni che riproducono i limiti reali di ogni rilevazione. A corroborare la solidità delle conclusioni c’è poi la coincidenza tra cataloghi indipendenti, osservati con telescopi e tecniche diverse. I nuovi risultati confermano inoltre anche precedenti osservazioni sui quasar, i nuclei galattici estremamente luminosi e distanti, alimentati da un buco nero supermassiccio che “divora” la materia e rilascia enormi quantità di energia.
Le prossime rilevazioni, come Lotss-dr3, Emu e le prime mappe dello Square kilometre array (Ska), confermeranno l’anisotropia con una precisione ancora maggiore. Se la discrepanza dovesse continuare a emergere, potremmo avere la conferma che la nostra idea dell’Universo ha bisogno di una profonda revisione.
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