lunedì, Febbraio 16, 2026

L’impatto del ciclone Harry sulla vita marina 

di Giuditta Lastrico

Cosa succede sotto il mare quando le onde si alzano e fenomeni estremi colpiscono le nostre coste?

Il ciclone Harry ha devastato le zone costiere del Sud Italia, colpendo Sicilia, Calabria e Sardegna. Fortunatamente, non risultano vittime umane, ma i danni stimati sono enormi, almeno 2 miliardi di euro. Tuttavia, quando si parla di cicloni, gli effetti non si limitano agli ambienti terrestri: gli oceani e gli ecosistemi marini subiscono conseguenze altrettanto significative.


Movimenti sott’acqua
Il moto ondoso non si esaurisce solo in superficie: le particelle d’acqua si spostano in cerchio dalla superficie fino alle profondità dove l’energia si dissipa. Se l’onda trasmette energia fino al fondale, come avviene in prossimità della costa, le correnti e le creste d’onda possono raggiungere anche i fondali poco profondi, provocando danni agli ecosistemi bentonici.

I pesci percepiscono l’agitazione del mare grazie alla linea laterale e cercano rifugio. Gli animali pelagici, che vivono in mare aperto, si spostano in acque più profonde. Le specie legate alle coste trovano riparo tra anfratti, grotte marine o tra le rocce. In casi più sfortunati possono essere trascinati in stagni o lagune e se l’acqua in cui atterrano è troppo dolce o piena di sedimenti, possono morire. I grandi animali marini, come delfini e squali, sembrano percepire queste tempeste mentre si avvicinano. Possono percepire cambiamenti nella pressione dell’aria o dell’acqua o cambiamenti nella salinità dovuti a forti piogge.


Schema del moto ondoso [Credit: Ocean4Future]

Molluschi, crostacei, echinodermi e altre specie che vivono sui fondali poco profondi possono essere trasportati o danneggiati dalle correnti turbolente. Alcuni riescono a sopravvivere se trovano rifugio negli anfratti, ma la distribuzione delle popolazioni può cambiare temporaneamente, alterando la struttura delle comunità locali.


Vegetazione strappata e fondali danneggiati
Le praterie di Posidonia oceanica, le foreste di alghe e le barriere coralline costiere subiscono spesso danni importanti durante i cicloni: le correnti forti strappano piante e coralli, alterando habitat essenziali per pesci e invertebrati. Secondo uno studio pubblicato su Nature, gli effetti più indiretti sono associati ai sedimenti alterati (erosione o seppellimento dei sedimenti) e ai rapidi cambiamenti nella qualità dell’acqua (in particolare salinità, ma anche impulsi potenzialmente eutrofici, torbidità, diffusione di malattie e ipossia). In questo contesto infatti il disturbo dei sedimenti può ridurre la qualità dell’acqua, ostacolando la fotosintesi e la rigenerazione naturale degli ecosistemi.


Principali fattori di impatto dei cicloni [Credit: Integration and Application Network

La resilienza degli ecosistemi marini
Non tutti gli impatti dei cicloni sono permanenti. Molte specie e comunità marine si sono adattate a eventi estremi, soprattutto in regioni mediterranee e temperate. Le praterie di Posidonia e alcune popolazioni di pesci e invertebrati hanno la capacità di rigenerarsi nel giro di mesi o anni, a patto che gli habitat non siano costantemente disturbati.


La responsabilità umana
Quando siamo di fronte a fenomeni meteorologici di questa portata, è inevitabile riflettere sul ruolo che noi esseri umani abbiamo avuto e continuiamo ad avere. Il mare può vivere senza di noi, ma noi dipendiamo da lui completamente. Scelte sbagliate, gestione insufficiente e fondi per la prevenzione ancora troppo bassi ci costringono a fare i conti con i danni ad un oceano che cerca di assorbire il calore e la CO₂ che immettiamo nell’atmosfera. Ma il riscaldamento accelera, e con esso il rischio che eventi estremi come cicloni e tempeste abbiano effetti sempre più intensi sugli ecosistemi marini e, di conseguenza, sulla nostra vita e sulle economie costiere. Proteggere il mare oggi significa ridurre i danni di domani.