Le Cascate di Sangue in Antartide non sono più un mistero: ecco la spiegazione
di Matteo Squillante

L’Antartide conserva alcuni dei paesaggi più estremi e silenziosi del pianeta. Fra questi, esiste un luogo che sembra uscito da un film di fantascienza: le cascate di sangue, conosciute come Blood Falls. Qui, da un ghiacciaio completamente bianco, sgorga un flusso di acqua color rosso ruggine che scivola sul ghiaccio come se fosse sangue, creando un contrasto unico.
Per molto tempo questo fenomeno ha alimentato leggende, teorie e ipotesi sbagliate. Oggi però la scienza è riuscita a ricostruire in dettaglio cosa rende così speciali le cascate di sangue. Il motivo ha a che fare con un lago subglaciale formatosi ben 1 milione di anni fa.
Cascate di sangue in Antartide: cosa sono e dove si trovano
Le cosiddette cascate di sangue sono un getto di acqua salatissima e ricca di ferro che fuoriesce dal fronte del ghiacciaio Taylor, nelle Dry Valleys di McMurdo, una delle aree più aride e fredde del continente. A prima vista sembrano vere e proprie colate di sangue che scorrono lungo il ghiaccio.
In particolare, le Dry Valleys sono considerate uno dei luoghi più simili a Marte sulla Terra. Qui non nevica quasi mai, il vento è fortissimo, l’aria è estremamente secca e gran parte del terreno è privo di ghiaccio superficiale, nonostante il clima polare.
Tuttavia, le cascate di sangue non sono esattamente si un fiume perenne: c’è bisogno di molta fortuna per vedere l’evento dal vivo, in quanto imprevedibile e intermittente e legato a condizioni specifiche all’interno del ghiacciaio Taylor.

La storia della scoperta del Ghiacciaio Taylor
Le cascate di sangue in Antartide vengono scoperte all’inizio del Novecento, in piena epoca delle grandi esplorazioni polari. Nel 1911 il geologo australiano Thomas Griffith Taylor, membro della spedizione Terra Nova guidata da Robert Falcon Scott, esplorò per la prima volta la valle che oggi porta il suo nome, la Taylor Valley. Fu lui a notare un curioso deposito rossastro che macchiava il fronte del ghiacciaio e la superficie del vicino lago Bonney.
Griffith Taylor e altri pionieri antartici ipotizzarono che quel colore fosse dovuto alla presenza di una alga rossa nell’acqua, un’ipotesi che sembrava plausibile, considerando che in altri ambienti glaciali si conoscevano già fenomeni di neve “colorata” da microalghe. Questa interpretazione rimase condivisa, soprattutto perché nessuno aveva ancora a disposizione strumenti sufficientemente precisi per analizzare in dettaglio l’acqua delle Blood Falls.

Qual è la spiegazione scientifica al fenomeno?
Recenti scoperte hanno invece appurato che l’acqua che scorre dalle Blood Falls non è normale acqua dolce, ma una salamoia ipersalina antichissima, ricchissima di ferro e di altri elementi, intrappolata da milioni di anni nel sottosuolo glaciale.
Nel tempo, il congelamento ha “spremuto” il sale fuori dal ghiaccio, concentrandolo sempre di più nell’acqua residua: il risultato è una soluzione estremamente salata. Al suo interno è possibile trovare ferro e altri elementi come silicio, calcio, alluminio. Il ferro è presente sotto forma di particelle microscopiche, spesso aggregate in nanosfere.
Secondo gli studi più recenti, queste nanosfere si formano grazie all’attività di antichi batteri che popolano l’ambiente sotterraneo, un ecosistema nascosto e quasi privo di ossigeno. Quando la salamoia, spinta da pressioni interne al ghiacciaio, riesce a raggiungere la superficie e viene a contatto con l’aria, il ferro contenuto nelle nanosfere si ossida, passando da uno stato ridotto a una forma simile alla ruggine.

Nel caso della salamoia delle Blood Falls, il contenuto di sale è così elevato che l’acqua può restare liquida a temperature che farebbero congelare immediatamente l’acqua dolce. Questo permette al fluido di circolare lentamente nei canali interni del ghiacciaio e di emergere periodicamente in superficie.
Come “eruttano” le cascate di sangue
Altra particolarità del ghiacciaio Taylor sta proprio nel fatto che le cascate sono vere e proprie “eruzioni”. Ciò accade poiché cambiamenti di pressione, piccoli movimenti del ghiaccio e variazioni di temperatura possono favorire la spinta della salamoia verso l’esterno. Quando la pressione interna supera una certa soglia, l’acqua viene “spremuta” fuori attraverso fratture e fessure, dando origine a una vera e propria eruzione di salamoia rossa sul fronte del ghiacciaio.
Tuttavia, sempre recenti studi hanno scoperto come in realtà il meccanismo “eruttivo” sia positivo per il ghiacciaio. La fuoriuscita di acqua salata agisce come una sorta di freno, rallentandone lo spostamento. Anch’esso, infatti, è minacciato dal riscaldamento globale e dal ritiro dei ghiacciai.
