lunedì, Gennaio 12, 2026

Lo scorbuto

Il terrore più grande dei marinai non erano i pirati né le tempeste, bensì una malattia
di Abel G.M.

Ciò che spaventava maggiormente i marinai nell’Età moderna e fino a tempi piuttosto recenti non erano né i pirati né i naufragi, ma le malattie e, in particolare, una molto temuta.

Quando oggi beviamo un bicchiere di succo d’arancia, raramente pensiamo che quel semplice gesto poteva rappresentare la differenza tra la vita e la morte per migliaia di marinai. Infatti, durante le lunghe e pericolose traversate in mare aperto, e in seguito tra continenti, il pericolo maggiore non erano i pirati né le tempeste, ma una cattiva alimentazione.

L’oceano era sì immenso e imprevedibile, ma durante una lunga traversata il pericolo più insidioso non erano le onde o le tempeste, bensì il cibo avariato e la carenza di vitamine. Il sovraffollamento e la scarsa igiene trasformavano le navi in focolai di tifo, dissenteria e colera, mentre l’acqua stagnante e le provviste in salamoia si contaminavano facilmente con l’urina dei ratti. I marinai, quindi, si ammalavano di frequente e, in alto mare, la morte poteva sopraggiungere nel giro di pochi giorni.

Spesso, gran parte dell’equipaggio si ammalava e moriva prima di arrivare a destinazione. Ci furono periodi in cui le malattie uccidevano più marinai dei pirati e delle battaglie navali messe insieme. Nei lunghi viaggi di esplorazione, come quello di Ferdinando Magellano, molti s’imbarcavano consapevoli che le probabilità di non fare mai ritorno a casa erano altissime.

L’impossibilità di conservare il cibo a lungo costringeva a nutrirsi quasi esclusivamente di alimenti in salamoia, con una dieta poverissima di vitamine e fibre. Le traversate in mari inesplorati erano le più temute, perché non si poteva mai sapere quando si sarebbe raggiunta la terraferma per rifornirsi di cibo fresco; e persino allora si rischiava di imbattersi in alimenti sconosciuti, talvolta dannosi. Con il passare dei giorni i marinai si indebolivano sempre di più, denutriti e vulnerabili alle malattie. E ce n’era una, in particolare, che incuteva il terrore di tutti.

 

L’assassino dei marinai
Tra tutte le malattie che colpivano i marinai, lo scorbuto si guadagnò la fama di carnefice per eccellenza. Causato dalla mancanza di vitamina C, iniziava con stanchezza, piaghe e gengive sanguinanti, seguite dalla perdita dei denti, emorragie interne e, infine, dalla morte. Nei lunghi viaggi in cui non c’erano frutta e verdura fresca, lo scorbuto poteva decimare un intero equipaggio.

Per molto tempo, la causa dello scorbuto rimase un mistero e fu attribuita agli effetti dell’aria marina. Fu solo a metà del XVIII secolo che James Lind, medico della marina britannica, dimostrò sperimentalmente che gli agrumi lo prevenivano. In un esperimento condotto nel 1747, divise i marinai malati in gruppi e verificò che quelli che mangiavano arance e limoni guarivano rapidamente.

La scoperta, tuttavia, impiegò decenni prima di essere applicata in modo sistematico, finché le autorità non iniziarono a fornire succo di limone ai marinai. Grazie a questa misura le spedizioni divennero più sicure e le perdite per malattia diminuirono sensibilmente, anche se l’alimentazione rimaneva carente. C’erano, però, altre malattie che continuavano a minacciare le spedizioni marittime, soprattutto in prossimità dell’equatore, dove malaria e febbre gialla colpivano gli equipaggi non appena mettevano piede a terra.

Questa vicenda dimostra come talvolta un singolo dettaglio, perfino un alimento specifico, possa fare una grande differenza e arrivare a salvare migliaia di vite: persino qualcosa di semplice come una limonata è in grado di lasciare un segno nella storia…