L’Antartide in 30 anni
L’Antartide in 30 anni ha perso 12.800 km² di ghiaccio sul suolo, un’area grande quasi quanto la Campania
In Antartide esiste un confine invisibile ma decisivo per il futuro dei ghiacciai: la grounding line.
Oggi gli scienziati riescono a seguirne gli spostamenti e a capire dove e perché alcuni ghiacciai stanno diventando più instabili.

Uno studio su Proceedings of the National Academy of Sciences ha tracciato oltre 30 anni di variazioni delle grounding lines in Antartide, cioè i confini in cui i ghiacciai antartici smettono di essere appoggiati al suolo e cominciano a galleggiare sull’acqua.
La buona notizia: in buona parte delle coste antartiche (il 77%) la linea del ghiaccio è rimasta stabile dalla metà degli anni Novanta. Ma in zone più fragili, come l’Antartide occidentale, la linea di ghiaccio si è ritirata negli ultimi tre decenni di decine di chilometri, rendendo grandi superfici di ghiaccio (12.800 km2, una media di oltre 420 km2 all’anno) più predisposto a fondersi e innalzare così il livello del mare.
I dati sulla perdita di ghiaccio appoggiato in Antartide: significato e cause
Lo studio Da un lato, la maggior parte della costa antartica è rimasta relativamente stabile: circa il 77% della linea costiera non ha mostrato cambiamenti significativi negli ultimi trent’anni. In alcune aree, come le piattaforme glaciali di Ross e Filchner-Ronne, si mantiene un equilibrio tra accumulo di neve e perdita di ghiaccio verso l’oceano. Dall’altro lato, ci sono regioni, soprattutto nell’Antartide occidentale, dove i cambiamenti sono più evidenti. Qui, alcuni ghiacciai stanno arretrando rapidamente e la grounding line si è spostata verso l’interno di decine di chilometri. I ghiacciai Pine Island e Thwaites sono tra i più vulnerabili.
Nel periodo 1996-2025, l’Antartide ha perso circa 12.800 chilometri quadrati di ghiaccio ancorato. Questo non significa che tutto quel ghiaccio si sia sciolto; indica piuttosto un passaggio a uno stato galleggiante, rendendolo più esposto all’azione dell’oceano. La causa principale di questi cambiamenti sembra essere l’interazione tra ghiaccio e acqua marina.
In alcune aree le correnti d’acqua calda dall’oceano profondo, infatti, raggiungono la base delle piattaforme di ghiaccio, fondendole dal basso e riducendo la loro capacità di frenare il flusso dei ghiacciai verso il mare.
Inoltre, la forma del fondale marino gioca un ruolo importante: in molte zone dell’Antartide occidentale, il fondale diventa sempre più profondo verso l’interno, rendendo il sistema glaciale più instabile e accelerando il ritiro della grounding line.

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Come si studia la grounding line, il confine chiave dei ghiacciai antartici
La grounding line è un dato cruciale perché regola il flusso del ghiaccio verso il mare.
Quando la linea arretra verso l’interno del continente, significa che una parte del ghiaccio, prima stabile e ben ancorata al fondale, è ora in fase di galleggiamento.
In questa nuova condizione, il ghiaccio diventa più fragile e vulnerabile alla fusione e alla rottura.
Per capire come questi cambiamenti si verificano nel tempo, gli scienziati osservano l’Antartide dallo spazio utilizzano satelliti radar come l’europeo Copernicus Sentinel-1.
Grazie a una tecnica chiamata interferometria radar, questi strumenti possono rilevare movimenti del ghiaccio anche di pochi millimetri. Il principio è semplice: il ghiaccio che galleggia si alza e si abbassa seguendo le maree, mentre quello ancora ancorato al fondale rimane fermo.
Analizzando queste piccole oscillazioni nel tempo, i ricercatori possono individuare con grande precisione la posizione della grounding line e come essa si sposti nel corso degli anni.
L’Antartide sta diventando verde
Poco poco, e non è una buona notizia: i ghiacci si ritirano e al loro posto crescono muschi e altri vegetali, sintomi preoccupanti
In Antartide i ricercatori hanno scoperto formazioni di muschio in rapida crescita sulla penisola settentrionale del continente ghiacciato, a vistosa dimostrazione del cambiamento climatico in corso nelle parti più remote e fredde del pianeta. Col riscaldamento degli ultimi 50 anni, gli scienziati hanno individuato due diverse specie di muschio protagoniste di un’accelerazione nella crescita passata in media da meno di un millimetro all’anno a più di tre.

«Si pensa all’Antartide, abbastanza correttamente, come a un posto del tutto coperto di ghiaccio, ma il nostro lavoro mostra che ci sono superfici verdi e che in prospettiva lo diventeranno ancora di più», ha detto Matthew Amesvbury, un ricercatore dell’università britannica di Exeter che è l’autore principale del nuovo studio. «Anche questi ecosistemi piuttosto remoti, che si immaginano relativamente incontaminati dal genere umano, stanno mostrando gli effetti del cambiamento climatico prodotto dagli uomini».
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology da Amesbury e dai suoi colleghi della Cambridge University, della British Antarctic Survey e della University of Durham.
Meno dell’1 per cento dell’Antartide odierna ospita vita vegetale. Ma in alcune parti della penisola il muschio cresce sul suolo ghiacciato durante il disgelo estivo, che riguarda solo una trentina di centimetri di terreno. Il muschio superficiale crea uno strato sottile durante l’estate, poi si congela durante l’inverno. Man mano che nuovi strati crescono sui precedenti, il vecchio muschio affonda nel terreno ghiacciato dove viene conservato dalla temperatura. Questo, spiega Ames, permette di avere un “archivio cronologico dei cambiamenti”.
Campioni di suolo da un’area larga 650 chilometri lungo la parte settentrionale della penisola hanno mostrato cospicui sviluppi nei cicli di crescita risalenti fino a 150 anni fa.
La penisola antartica è stata protagonista di un rapido riscaldamento, con più giorni all’anno in cui le temperature salgono al di sopra della temperatura di congelamento. La consequenza, sostiene la ricerca, è stata un aumento tra le 4 e le 5 volte della crescita del muschio negli strati più recenti.
«È un altro indicatore che l’Antartide sta andando indietro nel tempo geologico: che è realistico, se si considera che i livelli di CO2 nell’atmosfera sono già cresciuti a livelli che il pianeta non conosceva dal Pliocene, 3 milioni di anni fa, quando lo strato di ghiaccio antartico era più sottile e il livello del mare più elevato», ha detto Rob DeConto, glaciologo della University of Massachusetts di Amherst, interpellato dal Washington Post sulla ricerca. «Se le emissioni di gas serra proseguono senza controlli, l’Antartide arretrerà ulteriormente nel tempo geologico, forse sulla penisola torneranno persino gli alberi, un giorno, come durante i climi del Cretaceo e dell’Eocene, quando il continente era libero dei ghiacci».
Gli autori concordano che i cambiamenti osservati oggi sono probabilmente solo l’inizio. «Uniti alle nuove aree liberate dal ritiro dei ghiacciai, porteranno ad alterazioni su larga scala del funzionamento biologico, dell’apparenza e del panorama della penisola antartica nel resto del XXI secolo e oltre».
La crescita del muschio è tuttora modesta rispetto a quanto sta avvenendo nella regione artica dove una tendenza alla crescita del verde su ampia scala è stata rilevata dai satelliti.
Nell’Artide la crescita vegetale è tale che alcuni scienziati sperano che possa in parte compensare le emissioni di anidride carbonica generate dal disgelo del permafrost.
Sono scenari probabilmente lontani in Antartide, ma è chiaro che il continente sta cambiando.
