In caso di emergenza in barca: cosa deve fare lo skipper
di Maurizio Anzillotti
All’interno della barca si è sviluppato un incendio, la prima cosa è mettere in sicurezza l’equipaggio
Come gestire una falla o un incendio a bordo. Il ruolo dello skipper, la prevenzione e le procedure per mettere in sicurezza l’equipaggio.

Il ruolo dello skipper nella gestione delle emergenze è fondamentale, ma non sempre i comandanti sono in grado di far fronte all’evento imprevisto.
Due sono i tipi di emergenza che possono condurre all’affondamento dell’imbarcazione: la falla e l’incendio. Pur essendo entrambe molto pericolose, il secondo è più difficile da gestire.
L’esito di un’emergenza dipende per buona parte dallo skipper che l’affronta. Il comandante che porta la barca come un’auto, colui che non prende neanche in analisi la possibilità che si possa avere un incendio a bordo o che la barca possa urtare un oggetto sufficientemente grande e pesante da provocare una falla, è lo stesso che non sarà in grado di mantenere il sangue freddo e mettere in atto quelle procedure che permetteranno all’equipaggio di uscirne indenne.
Due casi che insegnano
La falla

Un quattordici metri naviga verso Ponza. È notte e i passeggeri dormono. Ci si rende conto che a bordo c’è dell’acqua che continua a salire. Lo skipper capisce che si tratta di una falla. Una falla improvvisa, senza aver urtato nulla; lo skipper non è preparato e si fa prendere dal panico.
Lancia l’imbarcazione alla massima velocità verso il porto più vicino. La pressione dell’acqua contro lo scafo aumenta le dimensioni della falla, che si scoprirà più tardi essere preesistente e riparata male dal cantiere.
Quando è ormai chiaro che la barca è prossima all’affondamento, è tardi per fare qualsiasi cosa. Il VHF non funziona perché le batterie sono sott’acqua. I razzi sono bagnati, il tender è sgonfio, i giubbotti nascosti nel gavone di prua.
L’equipaggio fa appena in tempo a gettare l’autogonfiabile in mare e lasciare la barca, che affonda dopo poco.
Una falla la si tampona dall’interno e poi, se si può, dall’esterno, mettendo una vela davanti alla falla come fosse un grande pannolone. La pressione dell’acqua spingerà la vela contro la falla e rallenterà molto l’ingresso dell’acqua.
L’incendio

Un sedici metri naviga ormai da ore alla volta di Biserta, in Tunisia. Non c’è vento e procede a motore. Le ragazze sdraiate a prua sentono un ronzio ormai da ore, ma non ci fanno caso.
A un certo punto dall’oblò di prua comincia a uscire del fumo. Le ragazze gridano. Lo skipper, che è sottocoperta, si affaccia dall’oblò della dinette e vede la scena. Senza riflettere corre a prua e spalanca la porta della cabina.
Una fiammata lo investe e lo ustiona, fortunatamente in maniera non grave. Gli altri membri dell’equipaggio riescono a tirarlo fuori a stento. La dinette è completamente immersa nel fumo e il fuoco ha già preso la tappezzeria.
Si cercano disperatamente gli estintori, ma nessuno sa dove sono. I giubbotti di salvataggio sono perduti, erano tutti stivati sotto il letto di prua.
Non c’è più nulla da fare, non c’è possibilità di chiedere soccorsi: si può solo gettare l’autogonfiabile e abbandonare la barca.
In entrambi i casi gli equipaggi sono stati fortunati: sono tutti vivi e vengono ripescati dopo poco da barche di passaggio. Rimane però il fatto che entrambi gli skipper, per impreparazione e scarsa prevenzione, hanno messo in grave pericolo il proprio equipaggio oltre ad aver perso la barca.
La barca è avvolta dalle fiamme, non c’è più nulla da fare, bisogna abbandonarla il prima possibile e gestire l’emergenza a bordo
Allerta costante

La barca si è riempita d’acqua, a questo punto è difficile salvarla senza l’intervento dei soccorsi
Per poter far fronte a una situazione d’emergenza è condizione indispensabile ragionare.
Lo skipper che ha trovato la falla a bordo, se avesse ragionato, si sarebbe fermato e avrebbe analizzato il problema. Avrebbe preso coscienza che navigare in quelle condizioni significava aumentare le dimensioni della falla. Avrebbe messo l’equipaggio in sicurezza prima di riprendere la navigazione.
Lo skipper dell’incendio, invece di agire d’istinto, avrebbe dovuto mantenere la calma e ragionare. Si sarebbe ricordato che il fuoco si alimenta di ossigeno: aprendo la porta, l’incendio si è alimentato con l’aria entrata nel locale.
Per mantenere la calma occorre però che ci siano le condizioni necessarie, prima fra tutte che lo skipper sia sempre all’erta. Il panico e l’istinto prendono il sopravvento quando non si è preparati psicologicamente all’evento.
Uno skipper che porta la sua barca come un’auto, da prendere, usare e poi parcheggiare, davanti a un evento come quelli descritti non ha nessuna possibilità di mantenere il sangue freddo e muoversi in modo razionale.
Bisogna sempre tenere presente che anche se tutto sta funzionando bene, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto.
Prevenire

Ai fini della sicurezza, lo skipper deve preparare la sua barca e il suo equipaggio all’emergenza.
Di seguito un sintetico elenco di cose da fare per prevenire, per quanto possibile, danni all’equipaggio durante un’emergenza:
- quando ci si imbarca bisogna distribuire a ogni passeggero il proprio salvagente.
Si può tenere sotto il letto, dentro l’armadio o usarlo come cuscino, ma comunque si deve sempre sapere dove si trova. In caso di emergenza i salvagenti saranno distribuiti in modo uniforme tra prua e poppa e sarà possibile recuperarne un certo numero. - prima di partire lo skipper dovrebbe fare un piccolo briefing e spiegare dove si trovano i razzi, gli estintori, l’autogonfiabile, la pompa di sentina manuale.
Con poche parole dovrebbe illustrare il funzionamento di queste attrezzature, in modo che anche nell’eventualità in cui lui non fosse in condizione di agire direttamente qualcuno possa farlo al posto suo.
In caso contrario, se il primo a essere ferito è lo stesso skipper, l’equipaggio si troverà in guai seri.
L’affondamento della barca molto difficilmente avviene in modo repentino e improvviso, se si mantiene la calma si può cercare di salvare la barca o, quanto meno, mettere in sicurezza l’equipaggio e chiedere i soccorsi.
Equipaggio in sicurezza
In caso di emergenza una delle prime cose da fare è mettere l’equipaggio in sicurezza.
Il salvataggio della barca deve essere finalizzato al salvataggio delle persone presenti a bordo e non si può in nessun modo compromettere la loro incolumità per provare a salvare la barca.
Lo skipper di un’imbarcazione con una falla avrebbe dovuto:
- avvisare la stazione radio più vicina di quanto stava avvenendo, mettendola all’erta.
- portare in pozzetto quanto sarebbe servito nel caso si fosse dovuta abbandonare la barca rapidamente, compresi tutti i membri dell’equipaggio.
Sarebbe stato opportuno assicurarsi che l’autogonfiabile fosse in coperta e pronto all’uso. Non avendo fatto ciò, al momento opportuno non ha potuto utilizzare né il VHF, né i razzi e i giubbotti salvagente che erano chiusi nel gavone di prua.
Intervento
Vediamo cosa i due skipper avrebbero potuto fare.
In caso di falla
Nel caso specifico la falla era tamponabile. Tamponare significa individuare il punto da dove arriva l’acqua e cercare di riempirlo con cuscini, coperte o asciugamani, il tutto tenuto in posizione con un puntello.
Per puntellare si può provare a usare una delle tavole che costituiscono la base dei letti.
Una volta ridotto sensibilmente l’afflusso dell’acqua, si può tentare un ulteriore tamponamento dall’esterno calando in acqua, in prossimità del buco, una vela. Questa verrebbe spinta nella falla dalla pressione dell’acqua.
Così armata la barca, si può riprendere la navigazione a velocità ridotta o attendere i soccorsi.
In caso di incendio
Dire cosa fare è più difficile, perché le situazioni sono molto diverse.
In linea di principio sarebbe stato meglio far allontanare tutti dalla prua della barca e aprire con estrema cautela il passo d’uomo: la fiamma si sarebbe rivolta verso l’esterno. A quel punto si poteva aprire la porta e intervenire con gli estintori.
Prima di qualsiasi intervento sarebbe comunque opportuno portare tutto l’equipaggio a bordo del tender o dell’autogonfiabile.
Con le fiamme, a meno che non si sia dei veri esperti, è molto difficile capire quale sia la scelta migliore. È importante anche considerare la natura dell’incendio, perché da questa dipende il tipo di estinguente da utilizzare.
Estrema ratio
È fondamentale ricordare che l’abbandono della barca è la soluzione estrema e deve essere considerato come ultima possibilità.
Per i soccorritori la ricerca e l’individuazione di una barca, anche se piccola, è molto più facile di quella di una zattera autogonfiabile, di un tender o – peggio – di persone in mare con i salvagenti tra le onde.
Il trasbordo sull’autogonfiabile deve essere fatto mantenendo la calma, una persona alla volta e a piedi scalzi.
Quando l’operazione è completata, ci si deve allontanare dall’imbarcazione di qualche decina di metri, perché una barca che affonda può generare vortici di risucchio e rilasciare parti galleggianti che, risalendo rapidamente verso la superficie, possono colpire il mezzo di salvataggio.
