Massimo Cerracchio
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Ho conosciuto Massimo Cerracchio in quel di Brunico, grazie al suggerimento dell’amico Antonio Solero che mi aveva parlato di un pilota che aveva “volato”…. con una piccola barca a vela, prima attraverso l’Atlantico, poi arrivando nel 1980 fino alle Spitsbergen… un progetto difficile da realizzare per quei tempi, anche se già grandi navigatori avevano realizzato imprese storiche.
Parlando dei mari del Nord Enrico Tettamanti aveva già raccontato la sua avventura in un libro interessantissimo, IL PASSAGGIO A NORD VEST LUNGO LA ROUTE 6, per cui venire a conoscenza che un altro navigatore era arrivato al Grande Nord, come Massimo chiama quel mare, era un incentivo interessante, una storia da raccontare.
Così, dopo aver preso contatto ed appuntamento con Massimo arrivo in quel paesino dell’Alto Adige, e mi trovo davanti un signore non più giovanissimo, due occhi da ragazzino sempre in movimento, con uno slang giovanile e attento ai particolari, una memoria autobiografica, meticoloso, che mi racconta la sua storia.

13/07/14 Una piccola barca a vela con un equipaggio di due uomini parte da Fiumicino alla volta dei ghiacci polari. È un viaggio costellato di difficoltà, a volte estremamente drammatico, ma non per uno Sparviero.
Tra il freddo, la stanchezza, le gioie e le delusioni nasce una vicenda profondamente umana che va al di là di quegli aspetti tecnici che più frequentemente caratterizzano un’impresa.
Ricordo quella chiacchierata, attento ai particolari e alle motivazioni della storia, alla descrizione della barca, alla preparazione di quell’impresa, e vengo a sapere che quel viaggio era stato raccontato in una rivista del periodo.
Appena a casa inizio una ricerca in internet e trovo quella rivista, la salvo in un file, e con tanta pazienza trasferisco le colonne dell’articolo riscrivendole in un foglio Word, per poi pubblicarlo in 8 puntate sul sito “Rotte di tutto il mondo”. È stato un grande lavoro di pazienza, ma valeva la pena riportare agli amici lettori una storia affascinante e ormai dimenticata, che mi sarebbe servita anche per preparare l’intervista che avrei poi pubblicato nell’aprile 2024.
Questo lavoro di ricopiatura è stato importante, non tanto per l’articolo in sé, ma perché mi ha permesso di “entrare nella storia”, tant’è che mi sono convinto di proporre a Massimo di scrivere un libro sulle sue due grandi avventure con Mamaroa, del viaggio prima in Atlantico e poi al Grande Nord.
Potrei riportarvi molti brani del libro, che si legge con estrema facilità e curiosità, perché gli spunti che racchiude sono utili per chi ha navigato, per chi ama il mare e anche per chi non si decide a “mollare le cime e salpare”. Il libro racconta della preparazione di un grande viaggio e delle difficoltà che si possono incontrare, ma soprattutto emerge la facilità con cui sono state affrontate e risolte, indubbiamente frutto dell’esperienza che Massimo aveva acquisito volando nei cieli prima che sul mare…

“…Una piccola barca a vela con un equipaggio di due uomini parte da Fiumicino alla volta dei ghiacci polari. È un viaggio costellato di difficoltà, a volte estremamente drammatico.
Tra il freddo, la stanchezza, le gioie e le delusioni nasce una vicenda profondamente umana che va al di là di quegli aspetti tecnici che più frequentemente caratterizzano un’impresa.
Massimo Cerracchio e Riccardo De Riso non sono amici di vecchia data e non sono neppure navigatori di professione.
Le loro sensazioni sono dunque quelle di due appassionati alla ricerca del diverso, non falsati dal desiderio di pubblicità o di guadagni economici…”
Un altro aspetto che mi ha colpito è la semplicità con cui si esprime, perché tutto è sembrato facile, ed è la stessa sensazione che ho provato ascoltandolo quasi incredulo la prima volta che me ne ha parlato.
Basti pensare che è partito da Roma con uno sloop di 7,33 metri ed ha navigato per oltre 7000 miglia dal Mediterraneo all’Artico, attraversando i canali della Francia e della Scozia, in un’epoca in cui navigare significava affidarsi al mare e alla propria capacità di leggere la natura.
Significativa questa sua riflessione che riporta nel libro quando sabato 19 luglio 1980 raggiunge il punto più estremo del viaggio:
“…sull’orizzonte una fila ininterrotta di ghiacciai di tutte le forme, la costa illuminata da un raggio di sole, mentre il mio cuore accelerava i battiti…….. in quell’istante si realizzarono tutti i miei sogni, e l’impegno di due anni per preparare questo viaggio, e metterlo in pratica trovò un senso.
Così come un alpinista che raggiunge la vetta per la gioia che prova non pensa affatto che la discesa comporterà gli stessi rischi dell’andata, ora anch’io vivevo la stessa ebbrezza e non pensavo al viaggio di ritorno in mare, e provai invece quel senso di esaltazione che dà la conquista dell’inutile che accomuna il navigare per mare e il salire sui monti.
Questa è la vittoria spirituale che marca la differenza tra le comuni attività umane e le coraggiose avventure, quando la sofferenza, vissuta con gioia, diventa arma di Vittoria…”
Non ve l’ho detto prima, ma Massimo Cerracchio nel 2010 ha pubblicato un libro ricco di spunti di riflessioni, dove nelle conclusioni si può trovare l’incipit della sua filosofia di vita che lo ha guidato anche nei suoi viaggi, come pilota nel cielo, e come navigatore negli oceani e come uomo nella ricerca di se stesso:
“…mi direte che per viaggiare occorrono tempi e mezzi, ma se qualcosa ci preme veramente si trova il tempo, e non occorrono poi tanti mezzi per tradurre i sogni in realtà, si può viaggiare anche a piedi come gli antichi pellegrini.
Quello del viaggio resta secondo me la prima metafora della vita. Tutto l’universo è un viaggio.
Quando si è giovani, e tutti lo siamo stati, il futuro appare come una affascinante nebulosa indistinta.
Ascoltate allora con attenzione i richiami che vengono dal vostro intimo, e non innamoratevi dei miti che non sono i vostri. E non rinunciate alla curiosità e a studiare, poiché se porterete sempre con voi la stella polare della conoscenza, non perderete mai la strada”.
“LET THE UNIVERSE INSPIRE YOU”


