martedì, Luglio 21, 2026

Piccoli (banali) guasti elettrici

Guida pratica alla soluzione di inconvenienti comuni che possono mettere fuori uso l’impianto di bordo


È di qualche giorno fa la notizia di Liahona, cutter di 11 metri in navigazione dal Maine (USA) a Porto Rico di cui, dopo l’ultimo contatto radio, si erano perse le tracce tanto da far scattare le ricerche coordinate dal Rescue Coordination Centre di Bermuda e dalla Guardia Costiera statunitense. Un’avventura fortunatamente a lieto fine quella che ha coinvolto gli skipper Nathan Perrins e Marie Descoubes, poi arrivati in autonomia a destinazione il 14 novembre. A quanto pare un guasto elettrico li aveva costretti a navigare senza radio, GPS, frigorifero, chartplotter, ecc.
Un’impresa marinaresca di tutto rispetto per i due che molti di noi, figli della modernità, vivrebbero come un vero e proprio incubo.
Ve lo immaginate un black-out in mezzo all’oceano? Le luci di navigazione che si spengono all’improvviso, la pompa di sentina che non risponde, la strumentazione oscurata… Un effetto domino che, nella migliore delle ipotesi, non può che compromettere l’intera crociera.
I problemi elettrici, grandi o piccoli che siano, sono certamente da scongiurare con periodici controlli.
Ciò nonostante capitano e un navigante deve saperli affrontare. A seguire proponiamo dunque una guida alla diagnosi dei guasti risolvibili più comuni.

La ricarica che non c’è. Il problema elettrico più frequente è la perdita della normale capacità di ricarica delle batterie, funzione abitualmente assicurata dall’alternatore del motore. Immaginate di essere in navigazione e di accorgervi che, nonostante il motore giri da ore, le batterie continuano a scaricarsi invece di ricaricarsi.
Prima di allarmarsi, conviene iniziare dai controlli più semplici che potrebbero vedere coinvolta la cinghia di trasmissione. Quando non è sufficientemente in tensione, si possono sentire dei rumori acuti e stridenti provenienti dal vano motore.
La regola empirica vuole che sia abbastanza tesa da impedire di far girare l’alternatore a mano, e che non defletta più di un centimetro quando premuta con forza.
Per tesarla occorre allentare i bulloni della staffa che sostiene l’alternatore, permettendogli di allontanarsi dalla puleggia del motore e, una volta testata, procedere con il nuovo serraggio.
Se la cinghia è usurata o danneggiata, l’unica soluzione è invece sostituirla.

Le cinghie dell’alternatore devono essere abbastanza tese da non deflettere più di un centimetro quando premute con forza. Cinghie allentate si manifestano con uno stridio caratteristico sotto carico.

Occhio all’interruttore generale. Un altro incidente che vede sempre coinvolto l’alternatore ha come incriminato un gesto apparentemente innocuo: posizionare l’interruttore generale delle batterie su “off” mentre il motore è acceso.
Magari per fare una prova, o per distrazione quando si armeggia con l’impianto.
Questa azione, anche se compiuta in pochi secondi, può danneggiare i diodi dell’alternatore, ovvero quei piccoli componenti che trasformano la corrente prodotta dall’alternatore in una forma utilizzabile per ricaricare le batterie.
Per evitare questo problema esistono selettori delle batterie “intelligenti” che, quando portati in posizione “off”, interrompono automaticamente anche il collegamento con l’alternatore. In pratica, impediscono all’alternatore di continuare a lavorare quando non ha più accumulatori da ricaricare, proprio come un rubinetto che si chiude automaticamente quando il serbatoio è pieno.
Riparare i diodi bruciati richiede attrezzature specialistiche raramente disponibili a bordo.
Meglio non trovarsi in questa incresciosa situazione.

L’alternatore non carica. A volte l’alternatore gira, le cinghie sono a posto, ma la ricarica è comunque debole o assente.
Il problema in questo caso potrebbe risiedere nei collegamenti elettrici.
I cavi che portano la corrente alle batterie, se allentati o corrosi, potrebbero ostacolare il passaggio dell’energia.
In questi casi conviene ispezionare tutti i collegamenti, pulire i terminali ossidati e verificare che i morsetti siano ben serrati. Un controllo che richiede pochi minuti ma può risolvere un problema che potrebbe sembrare molto più complesso.

Più fonti, meno problemi. Disporre di alternative per ricaricare le batterie trasforma un guasto potenzialmente critico in un semplice inconveniente.
Pannelli solari, generatori eolici o idrogeneratori costituiscono un compendio fondamentale all’approvvigionamento elettrico di bordo. Diversificare le fonti di energia è dunque una strategia da considerare in situazioni di necessità.

Strumentazione e luci fuori uso. È notte, si è in navigazione, e improvvisamente le luci di navigazione si spengono. Oppure la pompa di sentina non parte quando serve.
Questi guasti richiedono un approccio metodico.
Il primo controllo è banale ma fondamentale: verificare che interruttori e salvavita siano nella posizione corretta. Capita più spesso di quanto si pensi che qualcuno li abbia accidentalmente spenti.

Secondo passo: i fusibili. Molti circuiti hanno fusibili nel quadro elettrico principale, ma alcuni apparecchi ne hanno anche di interni, nascosti nel loro involucro.
Un fusibile bruciato è come un interruttore automatico che si è aperto per proteggere il circuito: va sostituito, ma prima conviene capire perché è saltato.
Occorre dunque tracciare il percorso del cavo dalla batteria all’apparecchiatura compromessa, cercando punti in cui il filo potrebbe essersi rotto, connessioni che potrebbero essersi allentate, o terminali corrosi.
Un multimetro aiuta enormemente a questo scopo, ma anche un’ispezione visiva accurata può rivelare il problema.
Non bisogna dimenticare il cavo di massa, quello che riporta la corrente alla batteria: è spesso trascurato ma una sua interruzione blocca il circuito tanto quanto quella del positivo.

Il consumo fantasma. Capita che le batterie si scarichino inspiegabilmente anche quando tutto sembra spento. È evidente che da qualche parte c’è un elemento che drena energia.
Per scovarlo, si spengono tutti gli interruttori del quadro elettrico.
Se le batterie continuano a scaricarsi, il colpevole è un dispositivo collegato maldestramente direttamente alle batterie bypassando il quadro: magari un GPS o una radio VHF lasciati accesi. Si riattivano i circuiti uno alla volta, controllando il voltaggio delle batterie dopo ogni accensione. Quando il voltaggio ricomincia a calare velocemente, si è individuato il circuito problematico.
A quel punto si passa in rassegna tutto ciò che vi è collegato sempre andando per esclusione, fino a identificare il dispositivo o il tratto di cavo difettoso.
Nota bene: problemi che generano cortocircuiti vanno risolti rapidamente perché non solo scaricano le batterie, ma possono surriscaldare i cavi fino a provocare un incendio.

Risparmiare ogni ampere. Quando si manifestano problemi di ricarica, diventa vitale ridurre immediatamente i consumi, quindi spegnere tutto ciò che non è essenziale: illuminazione interna, frigorifero, stereo, caricabatterie di telefoni e tablet. I piloti automatici sono estremamente energivori: in queste circostanze dunque, sarebbe preferibile che qualcuno governasse a mano. Anche le pompe autoclave assorbono molta corrente nei loro brevi cicli di funzionamento: nel caso siano installate a bordo meglio usare l’acqua con parsimonia e ridurne gli avviamenti.
Sappiamo bene che la tecnologia LED ha rivoluzionato l’illuminazione abbattendo drasticamente i consumi di quasi il 90% rispetto alle tradizionali lampade a incandescenza.
Sostituire tutte le luci con LED è uno degli investimenti più ragionevoli per alleggerire il carico dei consumi elettrici.

Smontare o aspettare il porto? Quando un dispositivo elettronico smette di funzionare, è forte la tentazione di smontarlo per capire cosa non va.
Ma senza competenze specifiche, si rischia solo di peggiorare la situazione a meno che l’intervento non consista semplicemente nell’individuare e verificare lo stato di un eventuale fusibile interno che, sostituito, potrebbe risolvere il problema.
L’importante in ogni caso è procedere con cautela, fotografare ogni passaggio con il telefono per ricordare come rimontare tutto, e non forzare nulla.
Va da sé che se una volta sostituito il fusibile questo salta immediatamente, il problema è più serio e richiede un’indagine più approfondita.

Alta tensione? Meglio non metterci le mani. I sistemi a 12 volt sono relativamente sicuri: la scossa che possono provocare è fastidiosa ma raramente pericolosa. Ben diverso è il caso dei circuiti a 110 o 220 volt, alimentati da generatori o inverter e che possono letteralmente folgorare una persona. Pertanto è tassativo che a bordo tutti i circuiti ad alta tensione siano protetti da salvavita differenziali, che interrompono istantaneamente la corrente se rilevano una dispersione. In caso di problematiche all’alta tensione chi non ha esperienza specifica dovrebbe limitarsi a controllare interruttori e fusibili, lasciando interventi più complessi a tecnici qualificati.

I circuiti a 110 o 220 volt possono essere letali: a bordo devono essere obbligatoriamente protetti da salvavita differenziali. Chi non ha competenze specifiche deve limitarsi a controllare interruttori e fusibili, affidando ogni altro intervento a tecnici qualificati.

A parte questo caso, con un po’ di metodo, gli strumenti corretti e la giusta dose di prudenza, la maggior parte dei problemi elettrici a bordo può essere diagnosticata e spesso risolta autonomamente.
Ogni problema superato in autonomia sarà una competenza guadagnata e un porto in meno dove dover cercare un elettricista.
Può anche qui essere strategico dotare il proprio impianto di moderni sistemi di monitoraggio che permettono di tenere sotto controllo lo stato delle batterie in tempo reale: quanta corrente entra, quanta esce, il livello di carica residuo.
Questi dispositivi aiutano a intercettare i problemi (un calo improvviso di efficienza dell’alternatore, un consumo anomalo di un circuito, una batteria che non tiene più la carica come dovrebbe) prima che diventino emergenze.
Anche in questo caso, come per i LED, per garantire maggiore serenità potrebbe valere la pena di un piccolo upgrade dell’impianto.