venerdì, Maggio 24, 2024

il Lycia

il LyciaLa barca di Antonio Penati

Lycia

cutter di 18 m in lamellare di mogano e teak
Cuttero oceanico di 18 metri, varato nel 1995 dopo aver navigato intorno al mondo per dodici anni dal 1996 al 2008, viene sottoposto a un refitting generale presso i cantieri Sant’Andrea a San Giorgio di Nogaro.

Uscito dall’abile matita di Giulio Raines, Lycia è uno splendido cutter di 19 metri in legno.

Lo scafo in mogano è stato costruito in lamellare incrociato usando resine epossidiche West System che hanno conferito una solidità fuori dal comune. Le linee filanti, il dislocamento contenuto (a pieno carico, 20t) e la notevole superficie velica (200mq), consentono entusiasmanti prestazioni sotto vela.

All’esterno di nota l’estrema “pulizia” della coperta, priva di sovrastrutture.

I pozzetti sono due: uno per l’equipaggio, situato all’estrema poppa, dove si trovano il timone e le manovre, l’altro per gli ospiti, concepito per coloro che intendono vivere la navigazione in pieno relax.

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La barca è in grado di ospitare comodamente undici persone rispettando la privacy, regola numero uno a bordo.

Gli arredi in teak sono molto curati, accoglienti, ricchi di stipetti, gavoni, armadi e cassetti al fine di garantire la massima funzionalità agli ospiti. Due le cabine armatoriali, rispettivamente a quattro e tre posti, con bagno proprio. Lungo il corridoio si trovano le cabine laterali, una singola l’altra doppia, ed un ampio bagno con doccia. La zona notte è completata dalla cabina dello skipper con proprio servizio e dalla cabina del marinaio ad estrema prua. L’assetto interno prevede un ampio quadrato centrale molto confortevole e luminoso con zona carteggio a lato della discesa principale. La cucina, ampia e funzionale, è completamente indipendente dagli altri locali.

[section=Il viaggio del Lycia]

Il 20 maggio 1996 il Lycia salpa da Monfalcone, facendo rotta verso Grecia, Turchia, Francia, Baleari, Gibilterra, Siviglia, Portogallo per poi attraversare l’Atlantico e navigare in lungo e in largo tutti i Caraibi, dalle Isole Vergini al Venezuela, a Bonaire fino alle splendide isole San Blas a nord di Panama.

lycia-mappaA queste navigazioni si frappone una parentesi veramente speciale, la “Opsail 2000”, il più grande evento velico della storia della marineria americana, che lo vede dirigere verso Puertorico e risalire la costa orientale degli USA facendo scalo a Miami, Norfolk e Philadelphia. Fulcro di questa manifestazione è la parata del 4 luglio 2000 a New York che riunisce sull’Hudson River tutte le più grandi navi-scuola del mondo, tra cui il piccolo Lycia, a rappresentare l’Italia. Emozioni irripetibili. A fine estate raggiunge Newport nel Rhode Island, meta imperdibile per gli appassionati di storia dello yachting.

Il giro continua e con una navigazione piuttosto burrascosa dagli Stati Uniti raggiunge  Bermuda e a tappe successive Panama. Nel marzo 2002 attraversa il canale e, dall’ultima chiusa “Miraflores”, sbuca finalmente in Pacifico.

Inizia un nuovo capitolo: oltre Panama si trova un altro popolo del mare, le barche che si incontrano sono attrezzate per lunghe navigazioni. I Caraibi sono dimenticati; adesso si guarda solo verso ovest, si parla di Galapagos,  foche, tartarughe, balene, tatuaggi e della mitica Polinesia Francese.

Nell’avvicinamento alle Galapagos nel cielo appare la Croce del Sud a indicare l’avvicinamento all’equatore, passato il giorno 8 aprile 2002 alle 06.30 del mattino.

2943 miglia separano l’isola Isabella (Galapagos) da Fatu Hiva (Isole Marchesi), raggiunta dopo una traversata veramente “pacifica” all’alba dell’11 maggio 2002.

Le Marchesi sono solo la prima tappa del Pacifico, poi la navigazione prosegue negli splendidi paesaggi della Polinesia, soffermandosi a lungo nell’arcipelago delle Tuamotu, nelle isole di Moorea, Huahine, Raiatea, Taha e Bora Bora.

Le isole, al centro di lagune dalle acque di un turchese abbagliante, protette dal reef, sono coperte da una fittissima foresta ricca di fiori e piante da frutto, le case sono poche e quasi invisibili nel folto della vegetazione e dove la montagna è alta e scoscesa si vedono anche cascate. Lo scenario visto dalla barca è stupefacente e al tramonto il palcoscenico si tinge di colori incredibilmente vividi: è la rappresentazione dal vero del paradiso terrestre.

Ma un altro tratto di Oceano Pacifico attende Antonio e il suo Lycia, che salpando a giugno 2003 da Bora Bora raggiunge con un balzo di 1350 miglia le Vava’u nel Regno di Tonga, un arcipelago di decine di isole ben ridossate dall’aliseo, e infine l’enorme arcipelago delle Fiji con le bellissime Yasawa. Qui altre esperienze, altri paesaggi, nuovi incontri attendono il Lycia e il suo equipaggio.

Ma è solo con le crociere effettuate nelle isole Vanuatu e Solomon, nell’estrema parte occidentale del Sud Pacifico che Antonio ha la fortuna di navigare nell’ultimo, vero,  paradiso tropicale, dove il tempo si è fermato e dove la fretta e lo stress sono sconosciuti.

A maggio 2005 il Lycia dirige verso la Papua Nuova Guinea fermandosi nelle poco conosciute Luisiade, un grande arcipelago di isole e atolli sperso nel mar dei Coralli, fuori da ogni rotta e abitato da pescatori con forti tradizioni. Poi raggiunge Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea, dove inizia la navigazione che lo porterà nell’Oceano Indiano attraverso le migliaia di isole dell’Indonesia.

Lo stretto di Torres, che separa l’Australia dalla Papua, segna il confine tra i due oceani e da lì, attraverso il burrascoso mare di Arafura, il Lycia raggiunge gli arcipelaghi delle Molucche e della Sonda, con scali nelle isole di Flores, Komodo, dove esistono i varani (enormi lucertoloni preistorici), Lombok e nella splendida Bali dove si fermerà per due mesi prima di proseguire per Singapore.

Nel novembre del 2006 inizia l’ultimo tratto di questo lungo giro del mondo; il temuto stretto di Malacca, tristemente famoso per gli atti di pirateria e per i violenti temporali, non riserva sorprese. Una breve sosta nelll’isola di Langawi in Malesia, poi le belle ma frequentatissime isole della Thailandia nell’arcipelago di Pucket e da qui, agli inizi di gennaio 2007, la traversata del golfo del Bengala sino alle Maldive. Le crociere in questo affascinante arcipelago durano un mese, poi la entusiasmante traversata dell’oceano Indiano con l’incontro, a 80 miglia dall’isola di Socotra, degli amici Gigi e Irene anch’essi diretti verso il Mar Rosso per concludere il loro secondo giro del mondo. La navigazione nel golfo di Aden, un tratto di mare ad alto rischio di pirateria, avviene di conserva con Gigi e altri amici italiani in rotta verso il Mediterraneo. Il Lycia dirige verso Djbouti, gli altri proseguono per Port Sudan.

La risalita del Mar Rosso inizia con un forte vento in prua e il passaggio dello stretto di Bab el Mandab sarà alquanto faticoso, ma la bellezza delle coste dell’Eritrea e del Sudan faranno presto dimenticare il disagio.

Le coste egiziane non sono suggestive come quelle del Sudan, in compenso, il vento, sempre da nord e sempre molto forte, costringe a estenuanti boline e a dure risalite a motore e randa. A fine aprile finalmente viene raggiunto il canale di Suez, ma, ciliegina sulla torta, prima di lasciare definitivamente questo impegnativo mare ed entrare in Mediterraneo, la barca e il suo equipaggio sono investiti, a poche miglia da Port Said, da una tempesta di sabbia a 50 nodi che li trasformano in “una cotoletta impanata”.

Il 16 maggio, dopo uno scalo a Cipro e sulla costa turca, il Lycia conclude il suo giro del mondo a Kastellorizzo, la magica isoletta greca divenuta famosa con il film Mediterraneo di Salvadores, ormeggiando nello stesso posto da cui era salpato nell’agosto 1996.

… In attesa di perfezionare la nuova avventura, Antonio sta ultimando la stesura del suo libro che racconta il suo lungo viaggio a vela nei mari e negli oceani del mondo. Assieme all’amico Luca Rossi, cameraman e marinaio, sta ultimando il montaggio di una serie di filmati girati a bordo del Lycia nei vari luoghi visitati durante il viaggio.

Il libro di Antonio e i filmati realizzati da Velamovie saranno distribuiti da Edizioni il Frangente

 

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Altre informazioni:
www.yachtlycia.com
posta@yachtlycia.com