Quattro attacchi in due giorni
Quattro attacchi in due giorni: gli squali sono diventati pericolosi?
di Riccardo Bottazzo
Il picco di assalti registrato nella costa australiana ha fatto temere un cambiamento delle abitudini di caccia di questi predatori. Ma non è così.
Davvero gli squali sono diventati pericolosi? In questi primi mesi dell’anno è rimbalzata sulla stampa internazionale la notizia di un drastico aumento di attacchi di squali a surfisti e bagnanti. Sono stati registrati ben quattro assalti in sole 48 ore nella costa al largo di Sidney, da domenica 18 gennaio e martedì 20 gennaio. Assalti conclusisi in un caso con il decesso del ragazzo ferito. Alcuni giornali hanno legato questa impennata ai cambiamenti climatici che avrebbero innescato un pericoloso mutamento delle abitudini di caccia di questi animali. Ma è davvero così? Facciamo un po’ di chiarezza. Sappiamo che gli squali molto difficilmente attaccano. La loro reputazione di predatori è decisamente gonfiata da pellicole, spettacolari sin che volete ma anche assai poco attendibili, come “Lo Squalo” di Steven Spielberg. Ma si tratta di una reputazione decisamente sproporzionata rispetto all’effettivo rischio che la loro presenza comporta.
“Allo squalo, allo squalo!”
Gli attacchi di squali all’uomo rimangono attestati attorno alla decina all’anno. E’ assai più probabile finire uccisi da un fulmine, dall’infezione contratta da un cane con la rabbia o persino da una caduta dal letto, che divorati da uno squalo. L’animale più pericoloso per la nostra salute rimane decisamente la minuscola zanzara che causa almeno 700 mila morti all’anno trasmettendo malattie come la malaria, il dengue o la febbre gialla. Ma il mito ancestrale dello “squalo assassino” è decisamente difficile da sconfiggere. E così è bastato qualche attacco in più, per far gridare al mondo “Al lupo, al lupo!”, o meglio “Allo squalo, allo squalo”.
La costa più pericolosa
Ma i dati vanno sempre contestualizzati. Cominciamo col dire che l’impennata di attacchi è stata registrata nella costa orientale dell’Australia. Una costa storicamente pericolosa per i bagnanti e i marinai, dove sono stati contati da fine ‘700 ad oggi circa 250 attacchi mortali. Ma il sopracitato picco di attacchi va considerato come una eccezione e non una tendenza specifica. E’ anche vero che i cambiamenti climatici hanno causato molti eventi meteorologici intensi che, associati all’aumento delle temperature superficiali del mare, hanno spostato le possibili prede, e quindi anche i predatori, nella vicinanza delle coste. Quindi, nessun mutamento delle abitudini di caccia di questi animali, ma solo un aumento delle possibilità di incontro con gli esseri umani dovuto alla forte crescita della popolazione degli ultimi decenni, con sempre più persone che praticano il surf, nuotano e si tuffano lungo le coste rispetto al passato.
Cose da non fare
Detto questo, ecco alcune pratiche utili per evitare di essere “assaggiati” dalle mandibole di uno squalo se ci troviamo a nuotare in una loro possibile zona di caccia.
Evitate le acque torbide. L’essere umano non è gradito nei loro menù. Se addentano un bagnante lo fanno solo perché non lo hanno visto bene e lo hanno scambiato per una possibile preda. Non fate il bagno all’alba o al tramonto. È il loro orario di caccia preferito e col sole basso la nostra sagoma è più facile da confondere. Non indossate oggetti luccicanti come collane, bracciali e orologi. I riflessi potrebbero infatti richiamare le squame dei pesci. Anche indossare mute scure senza contrasto è pericoloso perché potremmo essere scambiati per una gustosa foca.
Non pescate in apnea tenendo pesci feriti e sanguinanti addosso. È la situazione più rischiosa in assoluto. Infine, non inseguite, non provocate e non cercate di accarezzare uno squalo. Se vi sembra impossibile che qualcuno possa comportarsi così, sappiate che non lo è affatto. L’ho visto personalmente fare a due subacquei nel mar Rosso. Non sto a spiegarvi che, se lo squalo li avesse addentati, sarei stato dalla sua parte. Il che ci porta ad una inevitabile conclusione: non sono gli squali a costituire un pericolo per noi. Siamo noi, esseri umani, ad essere un pericolo per loro.
