domenica, Agosto 31, 2025

Scoperti buchi inquietanti sul fondale marino

Scoperti buchi inquietanti sul fondale marino: gli scienziati rivelano un’origine sconvolgente di Stefano Vitetta

Questa scoperta ha implicazioni importanti per i futuri progetti di energia eolica offshore: la rivelazione sui buchi sul fondale marino

Immagine a scopo illustrativo realizzata con l’Intelligenza Artificiale © MeteoWeb

Sulla costa centrale della California, un enigma sottomarino che da decenni affascina gli scienziati sta finalmente trovando risposta. Migliaia di depressioni perfettamente regolari, simili a giganteschi crateri, punteggiano il fondale oceanico su una superficie di circa 1.300 km², con una profondità che può raggiungere i 5 metri. Per lungo tempo si è creduto che questi buchi — chiamati pockmarks — fossero il risultato della fuoriuscita di bolle di metano dal sottosuolo marino. Ma una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Geophysical Research: Earth Surface, ha ribaltato questa teoria storica, aprendo scenari inediti anche per il futuro delle energie rinnovabili offshore.

Il team di ricerca, composto da esperti del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), dello U.S. Geological Survey (USGS) e della Stanford University, ha utilizzato veicoli sottomarini robotizzati per esplorare in dettaglio il fondale. Tra questi, il ROV Doc Ricketts ha effettuato 30 immersioni raccogliendo oltre 100 campioni di sedimento e registrando centinaia di ore di video. Grazie all’uso del sonar CHIRP e a una mappatura ad altissima risoluzione (fino a un piede, ovvero circa 30 cm), gli scienziati hanno scoperto che i pockmarks seguono uno schema quasi perfettamente simmetrico e costante: ciascuno con un diametro di circa 200 metri.

Ma la vera sorpresa è arrivata dall’analisi del sottosuolo: niente tracce di gas. Al loro posto, strati di sabbia indicativi di antichi flussi gravitazionali di sedimenti. “Abbiamo raccolto un’enorme quantità di dati che ci ha permesso di stabilire un legame sorprendente tra i pockmarks e i flussi di sedimento sottomarino”, afferma Eve Lundsten, ricercatrice presso MBARI.

Cosa sono i flussi gravitazionali di sedimenti?
I flussi gravitazionali di sedimenti sono una sorta di “valanghe” sottomarine, in cui fango, sabbia e detriti scorrono rapidamente lungo i pendii del fondale oceanico, spostando enormi quantità di materiale. Questi eventi, spesso innescati da terremoti o da cambiamenti climatici, possono modellare il paesaggio marino in maniera drastica. Secondo lo studio, i pockmarks osservati al largo della California si sono formati in seguito a tali eventi, alcuni dei quali risalgono fino a 280.000 anni fa. L’ultimo avrebbe avuto luogo circa 14.000 anni fa.

Questi flussi non solo creano i pockmarks, ma li “rinnovano” periodicamente, riempiendoli con nuovi sedimenti e preservandoli nel tempo.

Implicazioni per l’energia rinnovabile offshore
Al di là dell’interesse scientifico, questa scoperta ha implicazioni importanti per i futuri progetti di energia eolica offshore. Se la teoria delle fughe di metano fosse stata confermata, la presenza di gas instabile nel fondale avrebbe rappresentato un grave rischio per l’installazione e la durata delle turbine eoliche marine.

Ora, invece, sapere che i pockmarks non sono collegati a fuoriuscite attive di gas ma a fenomeni sedimentari antichi rende il fondale molto più stabile e adatto a sostenere infrastrutture pesanti e durature.

Espandere l’energia rinnovabile è fondamentale per ridurre drasticamente le emissioni di CO₂”, sottolinea Chris Scholin, presidente di MBARI. “Tuttavia, dobbiamo ancora comprendere a fondo l’impatto ambientale dello sviluppo offshore. Studi come questo aiutano a prendere decisioni più informate sull’uso delle risorse marine”.

Un mistero (quasi) risolto
Nonostante i progressi, resta ancora da chiarire l’origine esatta di questi crateri. Come si sono formati in origine? È possibile che eventi geologici molto più antichi o dinamiche ancora sconosciute abbiano dato vita ai primi pockmarks? Gli scienziati continuano a indagare.
Quel che è certo è che, grazie alla tecnologia e alla perseveranza della ricerca, uno dei grandi misteri del fondale oceanico della California ha iniziato a rivelare i suoi segreti — con effetti potenzialmente decisivi per il futuro dell’energia pulita.