mercoledì, Luglio 24, 2024

Andrea Pestarini – Luglio


Andrea Pestarini, CAP HORNIER, naviga da sempre, le miglia percorse a ogni latitudine non si contano. Ha dedicato la sua vita al mare ed è entusiasta di questa scelta.

Ho conosciuto Chicca al salone nautico lo scorso settembre, assieme ad Irene, due “donne speciali” che ogni navigante credo vorrebbe avere come compagne, ma mentre di Irene ve ne ho già parlato come personaggio del mese di novembre, di Chicca ve ne parlerò un’altra volta.

Allora vi chiederete perchè ho iniziato da Chicca: perchè è la compagna di Andrea Pestarini, il personaggio di questo mese che vi voglio presentare e perchè è stata lei ad aiutarmi nell’intervista al navigatore Andrea.

Ho raccolto molte notizie su di lui, che troverete più avanti, ha scritto due libri Mai Stracc,  un viaggio che forse non finirà mai… , La traversata atlantica, Preparazione e tecniche di un navigatore oceanico, e vive in barca.

     

La prima volta che ho sentito parlare di Andrea  è stato nel  lontano 2003, quando in navigazione  in Pacifico sul Lycia Antonio (Penati) si collegava con lui Andrea in radio  ed ascoltando le loro conversazioni mi chiedevo: ma chi glielo fa fare? si, perchè Andrea stava navigando verso la Nuova Zelanda, e ad ogni collegamento radio sentivo che le condizioni meteo erano sempre pessime, tant’è che Antonio mi ha detto….<sembra che Andrea vada sempre a cercarsele….>. Ogni volta che vado al Frangente gli chiedo in che parte del mondo si trova, perchè Andrea non è mai fermo, forse non è nella sua natura, tant’è che un giorno sento che è in Italia, poi il mese dopo a bordo del Durlindana in California, pochi giorni fa era a bordo del Mai Stracc  in Italia, e da maggio sarà a  bordo di Chio, un Solaris 48,  per realizzare un programma che farebbe gola ad ogni velista…….

Andrea: classe sessantanove, il Moitessier italiano, come lo definisce Antonio,  ha sempre fatto il marinaio: ha cominciato a navigare da ragazzo, si è imbarcato appena ha avuto l’età minima, e non si è mai fermato. Dal 1992 al 2002 su e giù per l’oceano Atlantico, prima per le Colombiadi, poi per l’ARC, poi con la Compagnia degli Skipper Oceanici e infine ha passato  Panama con la sua nuova barca, il Mai Stracc, un Westerly 36, un piccolo ketch, per  “perdersi” in Pacifico.

Si sa, in Pacifico si può passare una vita a navigare tra atolli e reef, ma per chi cerca paesaggi (ed emozioni) puri, sono le alte latitudini a lanciare il richiamo più forte. E così il Mai Stracc mette la prua a nord e arriva in Alaska, latitudine 62 nord. Ascoltare Andrea e Chicca raccontare di quei posti è già un viaggio: il ghiaccio dai riflessi blu, il silenzio straordinario della natura, la meraviglia di arrivare a tutta vela in una baia verde dove nuotano le balene e gli orsi cercano i mirtilli a riva. Ma c’era ancora il Grande Sud da scoprire…

Quindi di nuovo in Pacifico, passando per San Francisco e la Baja California, fino a Thaiti. Da qui, in solitario, Andrea naviga per 4.500 miglia fino al Cile per poi avventurarsi nei canali della Patagonia e arrivare ad Ushuaia attraverso lo Stretto di Magellano. Venti a 70 nodi, passaggi complessi, la condivisione di esperienze di vela estreme con il gruppo di velisti che abitano a Ushuaia e che sono tra i pochi a conoscere i segreti per navigare tra i ghiacciai.

Nel 2011 Andrea e Chicca decidono di passare anche questa linea immaginaria, e portano il Mai Stracc in Antartide, a 66 gradi di latitudine sud: “Un’esperienza incredibile, difficile da raccontare e da comprendere”, dice Andrea, “Quando abbiamo avvistato Capo Horn dopo aver superato il Canale di Drake, tornando a nord, ci siamo detti ‘siamo a casa’”. Sentirsi al sicuro a Capo Horn dà un’idea di cosa possa significare navigare laggiù, ma forse è la bellezza di quel paesaggio incontaminato la cosa più difficile da spiegare.

La sua visione sullAntartico… è come atterrare con una barca sull’Everest!

Con Mai Stracc arriva fino alla Malesia, passando per le Hawaii, le Marchesi, le Tuamotu, le Isole della Società, la Polinesia, la Nuova Zelanda.

Quella di Andrea per il mare è una passione, ovviamente, ma è anche una scelta  di vita, che contempla anche la necessità di  fare molte cose oltre a navigare, perché le barche costano “tutti i soldi che hai e molti di più”, come diceva Moitessier: lavoretti di ogni tipo in ogni porto di scalo, tutta la manutenzione da solo.

Ricordo quando sono stato alle Tonga, sempre sul Lycia  con Antonio, ho visto che le compagne degli skippers si adopravano sul molo come lavandaie, parrucchiere, barbiere, per lo stesso motivo: rimpinzare la cassa…

Prima dell’intervista a d Andrea vi propongo questo suo scritto: sembra una poesia, e trovo strano che non ne sia stata fatta una canzone, perchè trasuda l’amore per il mare, per la sua barca, per la vita.

1 agosto 2017

Il primo ghiacciaio di Durlindana

Dedicare un ghiacciaio, non so se si fa, se qualcuno l’ha mai fatto. Non ha importanza, mi piace l’idea, e quindi…

Dedico il primo ghiacciaio di Durlindana, trovato a quasi 70 nord:

Alla mia famiglia, a tutta la mia famiglia.

A chi ci ha creduto,

Ma anche a chi non ci crede.

A tutti gli amici,

Ma anche a chi non ci vuole bene.

A chi ci ha aiutato a costruire un viaggio, un sogno.

A chi ci ha capito,

Ma anche a chi non capisce, a chi non ha capito che il Mai Stracc è una barca fenomenale che ci ha portato ovunque.

Quindi al Mai Stracc che ha navigato ad ogni latitudine dall’Alaska all’Antartide e di ghiacciai ne ha visti tanti.

A chi mi passa la meteo quando navigo.

Durlindana che si sta dimostrando una gran barca.

A chi è venuto in barca con noi e tornerà,

ma anche a chi non tornerà.

A chi navigherà con noi,

ma anche a chi non lo farà.

A chi dice che sono un mitomane,

ma anche a chi mi scrive che grazie ai miei libri e alla mia passione può sognare di andare un po’ più in là.

A chi lavora con noi,

ma anche a chi non vuole farlo.

A chi, come ho scritto altrove, mi ha mostrato la via,

ma anche a chi questa via non piace.

A chi ha disegnato e costruito le mie barche,

ma anche a chi le mie barche non piacciono.

A chi mi ha amato,

ma anche a chi non mi ha mai amato.

A chi sogna,

ma anche a chi pensa che sognano solo gli stupidi.

Sopratutto a Chicca, che da vent’anni condivide questa faticosa ma meravigliosa

avventura che è la nostra vita.

A tutti voi dedico il primo ghiacciaio di Durlindana.

………e adesso passiamo all’intervista: vi ho accennato che ho chiesto aiuto a Chicca, per cui mi manca la “presa diretta”, ma sono certo che lo spirito di questo navigatore, questo nostro Moitessier, vi arriverà  fedele.

parlami di te……chi è Andrea Pestarini?

sono un sognatore, mi piace cercare di realizzare quello che sogno e vivere per concretizzarlo,  quindi una ricerca continua , uno stimolo continuo volto a  soddisfare la curiosità… ma  di cosa? …non so forse per arrivare a capire cos’è la vita: una  collezione di attimi

 

Nel  “file rouge “che ho preparato per Chicca andiamo subito al sodo, per sapere quel’è il suo  più lontano ricordo con il mare, e scopro che Andrea  era ancora un bimbo, a bordo di un dinghi di 12’, nel golfo del Tigullio, e forse anche la prima volta in barca si perde nella notte  dei tempi, perchè a quel dinghi è probabilmente legato il suo primo ricordo……e da allora non ha fatto altro, perchè è sempre stato in mare.

E anche la seguente domanda sembra pleonastica, perchè chiedendogli qual è  stato il momento della sua vita in cui ha deciso di vivere facendo lo skipper la risposta è stata:

non esiste un momento, perchè dentro di me l’ho sempre saputo, magari non sapevo che avrei fatto lo skipper, ma ho sempre  saputo fin da bimbo che avrei vissuto sul mare

 

che ricordi hai del tuo primo impatto con l’oceano? e  la prima traversata atlantica?

avevo 22 anni, una regata nel ’92,  le colombiadi:  sicuramente la prima notte di navigazione ho provato  un po’ di tensione, il primo piovasco in oceano  mi ha spaventato più di quello che doveva spaventare, ma è prevalsa  la voglia di scoprire cosa si prova immergendosi  nello spazio dell’oceano, mettendosi in gioco un po’ di più… che poi  è stato il filo conduttore di tutte le mie navigazioni

 

che rapporto hai con la navigazione in  solitario?

a me piace molto navigare da solo, mi da gioia, mi da libertà, la possibilità di pensare a  tutto e nulla ; in mezzo al mare, in solitario, è  il momento in cui mi sento più libero :  certo devi scendere a patti con tutta la tua vita, con il passato, con il futuro, si vivono momenti di grande introspezione, e a me piace molto 

 

Pensando al suo girovagare per gli oceani, dall’emisfero Nord a quello antartico, gli ho chiesto come sia stato il suo giro del mondo,  se sogno o realtà, e la risposta mi ha fatto capire che per un navigatore  non esiste questo concetto, non esiste il giro del mondo, e anche qui mi sono ricordato di quello che mi raccontava Antonio, quando mi diceva che se Andrea si poneva l’obiettivo di  andare in un posto, non c’erano se o ma….lui ci andava, ed effettivamente se guardiamo le decine e decine si migliaia di miglia  che ha fatto  ( mi sembra di aver letto 350.000) non ci stupisce della risposta

per me un giro del mondo fine a se stesso non ha senso, perchè la mia è una vita in …. navigazione, quindi è una realtà ed anche  un sogno: il mio vivere è senza confine fra sogno e realtà

 

nessun armatore  ti ha chiesto fare da skipper per il suo  giro del mondo ?

è successo, ho anche navigato con Chicca su una barca di armatori dalla Nuova Zelanda alla Polinesia, dalla Polinesia all’Alaska, e dall’Alaska  a San Francisco, e dal Messico alla Nuova Caledonia, è stato interessante,  ho imparato molto, ma ho capito che non è la mia vita, era un mezzo per guadagnare e poter passare  ad un’altra tappa della mia vita

 

le tue barche e la tua barca ideale….. se esiste una barca ideale

la barche mie sono state 3, un dinghi di 12 piedi, un westerly  36 e il Durlindana , una barca in ferro di 70’. La barca ideale è quella che ti permette di fare quello che vuoi fare, quindi la risposta è molto semplice,  e anche la barca deve essere estremamente semplice, che sia  facile da portare e da mantenere, e soprattutto deve rispecchiare il momento storico che stai vivendo rispetto al desiderio che hai in quel momento: una barca tutto tondo, facile da mantenere e che richieda poca manutenzione e pochi costi di manutenzione

 

quali sono le tre cose che non possono mancare  in barca per una traversata oceanica?

Il timone a vento, il rolla fiocco e un impianto eolico e solare , ovvio che non può mancare lo strallo di trinchetta

 

dimmi tre  caratteristiche che deve avere un navigatore

umiltà, pazienza e capacità di introspezione, aggiungiamoci  pure una buona manualità

 

oggi c’è ancora spazio sul mercato per uno skipper?

nell’ambito dell’imbarcazione di lusso sicuramente si, con i vari titoli, sono anche lavori ben pagati, poi dipende da che skipper uno vuole essere e da come vuole vivere, ritorniamo sempre li… per me uno skipper deve essere capace di affrontare tutte le situazioni,  e per arrivare a capirlo  ci vuole l’umiltà di navigare tanto. Sicuramente pensare di nascere “imparati”  non ha senso… sicuramente da un punto di vista professionale lo spazio per fare lo skipper c’è, vedo meno uno skipper per la navigazione  estiva, anche perchè oggi si è perso molto il valore della cultura marinaresca

 

il ricordo più bello da quando navighi…….. ed il più brutto?

cominciamo dal secondo: il ricordo più brutto è sicuramente quando abbiamo disalberato con  Durlindana, e a quel punto è nato l’enorme  dilemma: chi lo metterà mai più su un albero su questa barca?  il più bello è impossibile, ce ne sono troppi, tantissimi, a volte un sorriso, un pezzo di ghiaccio, a volte svegliarsi la mattina e guardare Chicca che è fuori in pozzetto…..è una vita di mare

 

la decisione più saggia che hai preso

non ho idea: son troppo giovane per fare bilanci e non sono abbastanza  saggio per poterne  fare

 

hai mai avuto paura? raccontami un episodio in cui ti sei sentito in balia del mare

non ho mai avuto paura, e non mi sono mai sentito in balia del mare. Tensione in tanti momenti della mia vita:  prima della partenza  a volte c’è un giaguaro che mi mangia lo stomaco….. dopo però mi rendo conto che ogni passo che ho fatto è stato un lungo cammino, per cui non posso dire che non mi son mai sentito in balia del mare

 

che cosa non rifaresti nella tua vita di skipper?

è impossibile dirlo, perchè da ogni errore è nata una consapevolezza, da ogni sbaglio una lacuna da colmare, per cui anche la decisone più sbagliata mi ha portato ad un cammino di crescita …

 

un navigatore che hai avuto come esempio?

tanti, tantissimi, l’insieme di tutti  i navigatori che ho conosciuto  sono stati per me un esempio: alcuni bravissimi da un punto di vista umano, altri da un punto di vista  di capacità di costruzione. Bisogna capire che il mare è qualcosa di enorme, per cui non esiste un navigatore di riferimento, ne potrebbero esistere  mille, perchè  le persone che navigano sono tante, ma mentre  ogni uomo sulla faccia della terra ha una caratteristica, in mare la selezione viene fatta dal….mare, e capisci che più che domande e risposte è importante

capire che in mare si impara applicando, e applicando si migliora….è una regola per tutti,

 

avevi mai pensato di mollare tutto? perchè?

no, non l’ho mai pensato

 

parlami degli ospiti che hai avuto… ne hai mai sbarcato uno?

in realtà no, non ho mai sbarcato nessuno, ho avuto momenti di tensione dovuti ad incomprensioni, sicuramente il lavoro con il pubblico non è un lavoro facile, ma questo potrebbe dirlo un barista, un albergatore, quindi è un NI.. arrivare a sbarcare qualcuno con violenza non mi è mai successo .. avere dei punti di disaccordo con qualcuno SI, ma chi ne sarebbe uscito sconfitto sarei stato comunque io, perchè non sarei riuscito a dare quello che pensavo di poter dare a questa persona

 

hai rimpianti nella tua vita?

non lo so, forse vorrei essere andato in Antartide prima, ma ci sono andato a 40 anni, scoprendo  che questa meta è frutto di un cammino ;  quello che ci ha portato ad avvicinarci all’Antartide è stato tutto quello che è venuto prima, ed  io mi auguro di arrivare un domani, alla fine, di non avere ripianti:  questo sarebbe  il coronamento della mia  vita. Sarebbe bruttissimo diventare vecchi e capire di non avere vissuto….questo  mi spaventa, questo si, ed infatti l’unica cosa da fare è cercare di vivere meglio che si può , con tutti gli errori che l’essere umano può fare

 

Gli ho chiesto se ha dato più lui al mare o il mare a lui, e mi ha detto che lui al mare ha dato tutto, il mare ha creato Andrea, tant’è che in questo momento della sua vita non esiste una città, un’isola ideale, la sua isola è Durlindana, dove spera di fare quello che fa fino alla fine, fino a quando starà in piedi.

 

Siamo alla fine dell’intervista, e mi rendo conto di quanto sia difficile e limitativo pensare di esaurire in poche righe il racconto di una persona, specie quando hai sentito parlare di lui da almeno 20 anni….. e ho capito, e credo anche voi,  perchè Antonio lo chiama  il nostro Moitessier. Sono certo  che di Andrea sentiremo ancora molto parlare, lo potremo incontrare in qualche circolo nautico, sentirlo raccontare dei suoi viaggi, del suo Durlindana e magari  accompagnarlo nei suoi viaggi….magari andare con  lui in California…., o dalla California in Polinesia nel 2023…–

Vengo anch’io???????

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