martedì, Luglio 16, 2024

Cercasi marinai, hostess, cuochi, skipper…

di Anna Solero

Spesso sento di armatori che cercano marinai o skipper, ma difficilmente sento il contrario: marinai che vogliono imbarcarsi per lavorare a bordo. Solamente per gli yatch importanti esiste un’agenzia che imbarca skipper, marinai ed hostess, così quando Anna mi ha detto che stava per imbarcarsi per la stagione le ho chiesto che, se avesse avuto voglia di scrivere, mi avrebbe fatto piacere conoscere la sua esperienza di imbarco, perchè gli amici che leggono le mie news possano trarre spunti di riflessione per….capire come funziona la vita a bordo di una navetta…..ma anche di una barca a vela….

Vi dirò che leggendo alcune delle sue sensazioni e considerazioni da lei raccontate mi sono riemerse quelle che anch’io facevo con gli amici che venivano in barca, memore di quando da giovane ufficiale con la Costa Armatori facevo imbarchi di 9 mesi…… ed è facile capire che l’amicizia fra l’equipaggio è essenziale per trascorrere tanto tempo in mare, ma anche come non tutti sono capaci di sostenere un impegno così importante per tanto tempo….

28 maggio: arrivo in stanza alle 23:45 a Port Navy Service a Saint Louis du Rhone, niente corrente, niente doccia.

Alle 2 circa arrivano Pietro, la persona che mi aveva contattata e Luigi. Vanno a bordo. La mattina dopo cominciamo a scoprire tutte le cose che non vanno.

Mentre io mi occupo degli interni, sporchissimi, per dare un’idea ancora con i sacchettini nei bagni pieni, animaletti strani che spuntano, in cucina del riso e delle scatolette greche scaduti nel 2020 (deduciamo che la barca è ferma da almeno 3 anni) i ragazzi cercano di farsi spiegare la barca dal vecchio marinaio, il quale poverino sa poco o niente.

Dalla sala macchine escono filtri, pompe…

Siamo in un cantiere sperduto nel nulla, il paese e il negozio più vicini sono a 3 km, in barca a parte il riso e le scatolette scadute non c’ė nulla, è tutto da comprare, dal sale al sapone, le lenzuola sono buttate a caso in dei cassetti, tra 3 giorni arriva l’armatore con un suo amico, il primo giugno è prevista la partenza.

Quando Pietro mi ha contattata dovevamo essere io e lui come equipaggio, e scopro che Luigi sarà il futuro comandante: è un ragazzo giovane di quelli so tutto io.

Andiamo a fare gasolio e sorge il dubbio che il sensore del livello del serbatoio non funzioni. C’ė voluto quasi un giorno per riuscire a mettere in moto il generatore.

Il giorno dopo mi occupo di pulire e fare la spesa, ai ragazzi va peggio, il serbatoio delle acque nere è pieno e non scarica. Si mettono ad aprire i due serbatoi. Conclusione il bagno dell’armatore scarica in sentina, quello di mezzo scarica poco, l’unico tutto funzionante è quello di prua. Al compressore dell’aria condizionata non arriva corrente. La pompa dello scarico delle acque grigie non funziona.

Luigi comincia a dire di non voler partire, non funziona niente, non si può navigare in queste condizioni, Pietro ed io siamo dell’idea opposta, la barca deve partire ed arrivare a bari.

1 giugno: alle 19 partiamo, i comandi del motore funzionano solo quelli sul fly, il radar solo in plancia, il plotter con l’AIS è sul fly, il plotter in plancia non funziona. Per avere tutti gli strumenti bisognerebbe dividersi in due.

In plancia navighiamo con un programma di navigazione su di un iPad.  Per fortuna il tempo è buono e il mare è calmo.

2 giugno: giorno, si spegne il generatore, poi tutti e due i motori.

3 giugno: ad Olbia imbarca un terzo ospite, noi non lo sapevamo, mi tocca mollare la cabina e rifarla per lui, non mangia carne.

4 giugno: navighiamo per 200 miglia con due persone che fanno il turno per andare a pompare il gasolio nel motore ogni 10 minuti. Pietro e Luigi non si sopportano più, io sono in mezzo e ognuno mi parla male dell’altro, devo dire che Pietro ha un ottimo carattere e fa finta di niente e i rapporti rimangono buoni. La vita e il rapporto tra i membri degli equipaggi sono sempre difficili.

Ora andiamo ad Agropoli e finalmente dormiremo senza il rumore del motore. Domani mattina cercheremo di mettere una pompetta 12 volt e vediamo se risolviamo. L’armatore per fortuna è tranquillo ma un ospite vecchietto ingegnere non sta mai fermo, mette le mani ovunque e non ci molla un attimo.

Per fortuna abbiamo un meccanico a bordo. Io e un ragazzo dormiamo a poppa sempre con un odore di scarico dei motori. Malgrado tutti i problemi il morale è alto e ci ridiamo su, siamo stanchi, dormiamo poco, siamo sempre a fare qualcosa. Dimenticavo, la pompetta c perde e abbiamo la sentina piena di gasolio. Opps ora abbiamo diminuito i giri perchè la perdita è sempre più consistente e rischiamo di restare senza gasolio. Ormeggiando Luigi è nervosissimo e tratta male tutti, compreso l’armatore.

5 giugno: il meccanico, Pietro, smonta la pompetta e salendo esordisce che volevano mandarci a morire, perni laschi, fascette inesistenti….

6 giugno: montano la pompetta c, tolgono il gasolio dalla sentina e partiamo. Tutto bene, solo ogni tanto si spegne il generatore perchè non gli arriva gasolio, soprattutto quando cucino e devo correre su in plancia ad avvisare, sto facendo chilometri ogni giorno, mi tengo in forma.

Più tardi anche un motore ogni tanto cala di giri. Luigi parla come se fosse già il comandante, non si pone neanche il dubbio. In questo ambiente è pieno di gente molto piena di sè, sono curiosa di come andrà a finire.

7 giugno: oggi forse si è capito perchè dopo 150 miglia i motori calano di giri e bisogna andare a pompare gasolio.  Originalmente questa navetta aveva due serbatoi laterali da 1000 litri di gasolio e uno centrale più basso che fungeva da daytank. Il vecchio proprietario ha commutato i due serbatoi in serbatoi d’acqua e quindi noi ora navighiamo con la sola daytank il cui pescaggio è più alto del normale in modo da avere un margine di sicurezza e non ha la pressione dei due laterali più alti. Quindi quando il livello cala comincia a pescare male, ogni tanto bisogna andare a pompare e ora che c’è mare non agevola il pescaggio.

Io passo le giornate a cucinare, fare il servizio a tavola, lavare i piatti, fare le cabine, pulire interni e pozzetto e di notte un turno di guardia. È stancante anche perchè per la prima volta dopo 17 anni di imbarchi mi trovo da sola in cucina con gli altri che non mi aiutano neanche nel servizio a tavola. Comunque a parte il momento dei pasti che è veramente stressante, ripeto io non sono una cuoca, per il resto la vivo tranquillamente, faccio il mio lavoro, non mi immischio nei loro discorsi e teorie, spesso senza alcun fondamento, e soprattutto so che quando arriveremo a Bari io me ne andrò in Sardegna per un altro imbarco.

Comunque gli armatori sono tutti uguali, al telefono va bene un piatto unico e via, siamo in trasferimento e si naviga giorno e notte. Poi se gli dai un dito si prendono un braccio. Aperitivo, antipasto, una portata con contorno, se di carne qualcos’altro per l’ospite che non mangia carne, dolci e frutta, tutto ciò comporta uso e pulizia di piatti piattini, forchette e forchettine. Per la notte preparo dei sandwich. E attenzione! La cucina non è basculante e non ha fermi per le pentole, e quando c’ė mare si fa cucina acrobatica! Però con una birretta e della buona musica tutto procede alla grande.

Il reparto geriatrico mangia un casino. Il vecchietto trova sempre una scusa per chiamarmi anche solo per buttar via un fazzoletto, mi sognerò di notte il suo “Annaaaaa”.

Altra chicca che dimenticavo: da quando siamo partiti il serbatoio delle acque nere viene scaricato con un tubo di gomma trasparente collegato alla bocchetta sul camminamento di fianco alla plancia e calato a pelo del mare sulla fiancata.

Per cucinare siamo in tre, io alle piastre, uno al timone (non va il pilota automatico) e uno che ogni tanto va a pompare gasolio nel generatore. Siamo un bel trio! L’unico modo per fare gasolio è: tutti i maschi a dritta e io più leggera a destra con la pompa, oggi a santa Maria di Leuca abbiamo fatto salire anche il benzinaio per fare peso.

E ancora non vi ho raccontato l’entrata e l’uscita dalla cucina, ovviamente con piatti e bicchieri in mano. Esco dalla porta sulla poppa e il parapetto, basso, è a 40 cm, poi il mare con il risucchio delle eliche. Giro a sinistra e ci sono le scale strette strette, con in mezzo il cavo della corrente.

Vi assicuro che farle con i piatti e i bicchieri pieni in navigazione e con onda non è da tutti. E non vi dico le testate per andare in cabina marinai! Oggi Luigi per andare sul fly ha preso una cassa sul celino del pozzetto, l’ha frantumata, d’altronde è alto e in tanti posti non ci passa sotto senza curvarsi, barca di 22 metri.

Quando c’è il “nonno” al timone ci sono delle viratone che devo tenere ferme le pentole, e la traccia al plotter è fantastica.

In fin dei conti è stata una bella esperienza, faticosa ma devo ringraziare Pietro che in qualsiasi occasione era sempre con il sorriso e con la battuta pronta e io gli andavo dietro molto volentieri: non ci fosse stato lui sarebbe stato completamente diverso e posso permettermi di dire che per lui è stato altrettanto. È incredibile come delle persone sconosciute quando lavorano assieme in mare diventano amici nel giro di un secondo: in mare la fiducia tra di noi è scontata, non c’ė neanche da pensarci, invece a terra è tutto diverso, bisogna stare sempre attenti e la fiducia non è scontata, se la devono guadagnare. Questo probabilmente è uno dei motivi per i quali dopo un periodo a terra ci reimbarchiamo, perchè noi equipaggi a terra siamo veramente dei pesci fuor d’acqua.  Ancora una volta se si ha fantasia e positività le cose si risolvono e l’obbiettivo si raggiunge. Penso che tanti equipaggi dopo 100 mg sarebbero tornati indietro.

8 giugno: ore 14:30 arrivo a Bari. Gli ospiti sbarcano subito ma fino alle 17 c’è un giro di amici dell’armatore che vengono a vedere la barca. Domani cena con moglie e amici, bisogna subito mettere la barca in ordine da visita e mi tocca ancora cucinare.

9 giugno: sono in cucina a preparare per la cena e il lavello non scarica più, da un wc esce acqua…e non solo. Ieri sera Luigi nella fretta di andarsene si è dimenticato di svuotare le casse, gli dico di farlo e lui mi risponde che l’armatore non vuole che svuotiamo di giorno, rispondo che forse è peggio fargli trovare la barca piena di m…

Cucino tutto il giorno in una cucina senza oblò che è diventata una sauna.

19:30 vado a fare la doccia e non si svuota, con il finale che con gli ospiti che arrivano noi abbiamo lo svuotamento delle casse, sempre con il tubo trasparente in coperta.

Andando a fare la spesa ho visto un piccolissimo pezzo di Bari, bellissima, spero di poter fare due passi con calma i prossimi giorni. Fuori dal circolo dove siamo ormeggiati questa mattina alle 9 c’erano i pescatori che battevano i polpi sul molo, altri vendevano ostriche e ricci come colazione accompagnati da una birretta. I polpi arricciati devo assaggiarli.

Cena con 14 persone e prima un giro di ospiti, i grandi in pozzetto e i  ragazzi sul fly. Sono andati via alle 24:30 tutti contenti e tutti che mi ringraziavano e mi facevano i complimenti, sono piccole cose ma che danno soddisfazione, capisci che il duro lavoro è stato capito ed apprezzato, non è da tutti gli armatori.

10 giugno: ieri sera vado a letto alle 1:30, distrutta….. sapendo che oggi non sarebbero venuti gli armatori già mi godevo una dormita imperiale. Invece alle 8:30 arriva l’aiutante dell’armatore a pulire il gommone, va beh mi farò un riposino pomeridiano.

Alle 14 vado a letto, alle 15 arriva l’armatore con un amico, alle 16 torno a letto, alle 17 mi alzo e dopo un po’ di lavori vado a fare un giro.

Bari è una sorpresa, dopo tanti anni che non c’ero devo dire che è una bella città, ora tenuta bene, belle vie, palazzi stupendi, vie pedonali ed alberate, vita, questi sono i piaceri che ti ripagano. Questa sera sono andata a fare due passi e in piazza ho sentito un ragazzo polacco che suonava la chitarra come di Pat Metheny, da brividi, e in più, come accompagnamento, con un piede batteva un piatto e con l’altro due percussioni, bravissimo, un professionista che ha deciso di suonare per strada e girare il mondo. Bari è diventata una bella città, almeno il centro che ho visto, curata, pulita, vie pedonali, viali alberati, bellissimi palazzi in stile veneziano, fortificazioni, colonne.

Questa è la mia prima esperienza su una barca a motore, conclusione: vela per sempre!

 

Cara Anna, certo che lavorare in barca non è come lavorare a terra…..e non è la stessa cosa imbarcarsi su una navetta o uno yatch o una barca a vela…..  richiedono ognuna un’esperienza diversa perchè l’ambiente è diverso, e in barca comandano il tempo e…. la barca, e comunque l’armatore ha un peso nel creare l’armonia a bordo. Spero che nel prossimo imbarco trovi un buon ambiente, e se vorrai raccontarci qualcosa…troverai sempre posto in RTM