Coppa America e Vendee Globe

La prima notizia che in questi giorni  si ascolta e che questa mattina ho sentito  quasi prima del Covid  è della Coppa America, dei risultati fra  News Zeland ed Italia, di Luna Rossa che non è riuscita  ad imporsi su Te Rehutai.

Piccolo ma non trascurabile aspetto della comunicazione dei media: sempre New Zeland contro Luna Rossa, mai New Zeland contro Italia,  una nazione intera contro una barca da sola….per cui anche se avessimo perso saremmo comunque stati svantaggiati; eh loro hanno lo spirito di patria…..mah!!

Ma la mia apertura non voleva essere  sulla regata, che stamattina puntualmente tutti i media , televisivi, blog e cartacei, hanno riportato con un secco  7-3……. ma sul quasi inesistente risalto che è stato dato alla regata in cui il nostro  “Giancarlo Pedote a bordo di Prysmian Group ha tagliato il traguardo della Nona edizione della Vendèe Globe.”

Coppa America per me non ha più niente di appassionante dal punto di vista velico, della navigazione, della regata , dell’esperienza che devono dimostrare gli skippers nel cimentarsi in un’impresa con la loro barca…..

La regata di Coppa America si esaurisce in poche decine di minuti, scafi che volano sull’acqua, macchine volanti  dove gli uomini l’equipaggio deve  produrre energia per azionare i foil, a parte il tattico e il timoniere. Potrebbero chiamarla  Gran Premio Nuova Zelanda.

La regata  Vende Globe, che fa il giro del mondo attraversando i tre oceani,  ha visto arrivare il vincitore, unico membro dell’equipaggio  dopo  80gg 6h 15m, e l’ultimo dopo  116gg 18h 15m…. forse c’è un po’ di differenza….parliamone!

Eppure quasi nessuno ne ha parlato, quasi nessuno ha fatto conoscere quegli skippers, il significato di quella vittoria, nessuno ha detto che quando è arrivata l’ultima concorrente, un finlandesese, in Finlandia hanno dichiarato giorno festivo….

Per questo non mi alzo la mattina alle 4 per vedere Coppa America, mentre mi sono collegato per tre mesi  ogni tre ore alla vende Globe, per seguire gli sviluppi della regata, le previsioni meteo, fare le mie simulazione di rotta, per sentirmi nel gruppo dei regatanti, spesso invidiando di non avere più….l’età, e  purtroppo non solo quella…

Per questo preferisco leggere di quei naviganti che  raccontano le loro avventure, delle loro esperienze in mare, di quegli skippers che senza tanta pubblicità hanno fatto il giro del mondo o stanno facendolo, ed ho sempre qualcosa da imparare, sicuramente da  invidiare.

Ricordo che quando lessi i primi libri che parlavano del giro del mondo in barca, facevo fatica a capire che il vero racconto non era nelle parole bensì fra le righe, e la magia di quegli scritti era la capacità dell’autore di farci essere a bordo, di vivere le sensazioni che lui aveva provato, di vivere il momento….

A volte non capivo cosa aveva di tanto particolare qualche brano, ma quando poi negli anni  la navigazione mi ha portato a vivere certe esperienze, mi sono ricordato in particolare di una:

eravamo partiti all’alba  con il sound of silence dalle Tremiti diretti a Corfu, circa 250 miglia, e dopo poche miglia  di navigazione a farfalla, la brezza mattutina da poppavia si è girata a maestrale, e prevedendo un aumento interessante ho deciso di tangonare l’olimpico e dare due mani di terzaroli. Verso mezzogiorno viaggiavamo a quasi 10 nodi, una maestralata a oltre 15 nodi di poppa,  si serfava sulle onde , il pilota automatico reggeva benissimo,  un piacere che forse solo  la vela sa regalare, e ho raccontato agli amici nanni, franco (b+m) e renzo del  brano che avevo letto anni prima su CAPO HORN ALLA VELA,  di Moitessier,  quando a pag 204 racconta che aveva paura di traversarsi perchè le onde  troppo veloci facevano ingavonare il Joshua,  rallentato dalle cime in acqua  a poppa, e dice a Francose:

<<….” scusami, ma è importante, acchiappa il libro di Merrien, e cerca sotto  Vito Dumas….prendi al principio e leggimi tutto quello ce c’è in corsivo …..

 quando il vento rinfresca, conservando tutta la tela, fa una specie di planata sulle onde, e talvolta supera i 15 nodi; al principio è impressionante, ma poi ci si abitua: andando alla stessa velocità dell’onda , questa non è più pericolosa

e dopo aver riflettuto sulle parole, con pochi colpi del coltello che taglia come un rasoio, tutti  cavi a rimorchio vengono  tagliati netti…….. e adesso il Joshua corre, libero,  sbanda quando l’onda arriva sotto 15 o 20 gradi, e parte in surf appoggiando il mascone nell’avvallamento e risponde al timone senza discutere per tornare col vento in poppa….”.>>

ragazzi, poesia pura per le mie orecchie, una canzone, altro che San Remo…

 

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