Patrick Phelipon – aprile

Questo mese ho scelto un altro velista, un grande navigatore, perchè quando ho letto dell’impresa che vuole intraprendere e della sua storia ho pensato che anche a voi piacerà conoscerlo. lo seguiremo nel ripercorrere la lunga rotta di Bernard Moitessier

Patrick è un sognatore. Lo è da quando era bambino, e sognava l’oceano come la più bella storia che si potesse raccontare.
Su questa storia ha costruito la sua vita, fino a divenirne uno dei personaggi principali, in tutti i suoi aspetti, affinché il racconto continui, tra ciò che è stato e ciò che ancora deve accadere, sui mari di tutto il mondo. Questa è la sua storia.

Sono nato il 29 dicembre 1953 ad Agadir, Marocco, dove i miei genitori possedevano piantagioni di aranci e pomodori esportati in Europa. Ho 3 fratelli e 2 sorelle, tutti coinvolti nel settore nautico e quasi tutti velisti.

Sono stato fortemente influenzato dal mondo della vela fino dall’infanzia. A 10 anni feci la mia prima crociera sulla barca di mio padre, una Super Estuaire progettata da Andrè Cornu, tra La Rochelle e Benodet, e compresi che il mare davvero mi affascinava al punto che la mia più profonda ambizione divenne quella di progettare barche a vela.

Tra il 1966 e il 1967 dovemmo lasciare il Marocco, ma prima di tornare in Francia mio padre costruì due Super Dogger 31’, su progetto di Van de Stadt, una destinata a un amico e una per sé, con cui raggiunse via oceano La Rochelle, la città di origine della nostra famiglia, dove aprì un negozio di articoli nautici.

Una volta rientrato in Francia dopo aver terminato la scuola a Rabat, all’età di 14 anni insieme ai miei cugini ho imparato molto sulla navigazione con le barche a vela, trascorrendo gran parte del mio tempo su una Chris Craft 28’. Poi, grazie ai contatti di mio padre, ho iniziato a navigare sul nuovo Sangria, progettato da Harlé, lungo la costa ovest della Francia per due anni.

Ho partecipato al mio primo Fastnet nel 1971, su un Super Challenger, dove ho avuto l’opportunità di conoscere il velista neozelandese Ron Holland, che aveva disegnato un ¼ tonner col quale aveva vinto il mondiale, e che mi invitò ad andare con lui in Florida.

In quel periodo ho partecipato a due ¼ Ton Cup e una ½ Ton Cup a Marstrand con Laurent Cordelle, sul Passatore progettato da J. M. Finot e costruito in Italia. Lì ho conosciuto Cino Ricci, che mi ha invitato a partecipare alla Middle Sea Race a bordo di un ORCA 43’, progettato da Carter e di proprietà di Raoul Gardini.

Nel 1972 sono venuto a conoscenza del fatto che Eric Tabarly intendeva partecipare alla 1° Whitbread Round the World Race, per cui ho deciso di lavorare qualche mese nella veleria di Bertrand Cheret, amico di Tabarly, imparando a costruire e riparare vele, per aumentare le mie conoscenze e con esse le probabilità di essere selezionato da Tabarly. Con i soldi guadagnati ho raggiunto Ron Holland in Florida, che mi ha ingaggiato come timoniere a bordo di uno Scampi ½ Tonner per la SORC Race. Nel periodo trascorso in Florida ho conosciuto un amico di Ron, Doug Peterson che stava costruendo il Gambare, e trascorreva molto tempo con lui a discutere delle regole IOR.

Ma prima di partire per la Florida ho conosciuto Eric Tabarly al Salone Nautico di Parigi, un pò titubante sul mio fisico piuttosto mingherlino per una barca così grande, comunque incuriosito dalla mia proposta di costruire la chiglia in uranio. Per questo motivo e, forse, per la buona impressione che ebbe di me il velaio di Tabarly, tra l’altro nostro rivale durante la Fastnet Race del 1971, ho ottenuto un posto nell’equipaggio del Pen Duick VI. E siccome Eric aveva la necessità che vi fossero a bordo 4 marinai impegnati nel servizio militare, ho fatto un anno di leva proprio navigando con lui.Nel frattempo, per non perdere occasioni di guadagnare esperienza, ho fatto parte dell’equipaggio di una barca italiana alla ½ Ton Cup in Danimarca.

E infine, bordo del Pen Duick VI, ho partecipato alla Whitbread Round the World Race del 1973.

Col Pen Duick VI abbiamo navigato poi dalla Francia fino a Newport  per partecipare alla Bermuda Race.
E poi in seguito fino a New York con una barca americana, Scaramouche, per rientrare quindi in Francia, dove ho partecipato alla ½ Ton Cup di La Rochelle, con un nuovo prototido di produzione Gibert Marine, in equipaggio con Lionel Pean, un altro grande navigatore francese.

Poi sono tornato in Italia, dove Cino Ricci stava costruendo per l’Admiral’s Cup del 1975 un 42’ progettato da Gary Mull battezzato Deception, e dove ho modificato Arlecchino, un Sciomachen ¼ ton, per la ¼ Ton Cup di Deauville, e in seguito presi parte alla ½ Ton Cup di Chicago con un prototipo di Dufour.

Rientrato in Francia, ho progettato la mia prima barca per la Mini Ton Cup, un catboat battezzato Effraie che vinse in scioltezza la regata, ma sollevò critiche riguardo il regolamento IOR.

Dopo la Mini Ton Cup incontrai un cliente che mi commissionò la mia prima barca da crociera di 41’.
La serie si chiamava Grand Duc e vennero costruiti 20 esemplari per la Blue Water Sailing.

Nel 1976 ho seguito la costruzione di un One Tonner di Scott Kaufman, Suspense, con cui ho partecipato ai campionati italiani e alla One Ton Cup a Marsiglia.

La barca di Cino Ricci Deception venne venduta e al suo posto arrivò un 44’ progettato da Gary Muller di nome Vanina in vista dell’Admiral’s Cup del 1977 e con cui partecipammo anche a diverse regate del RORC.

Ho continuato a progettare dei Catboat: Effraie 77 per la Mini Ton Cup di La Rochelle, e un 18’.

Ho progettato di seguito un ½ Tonner per mia sorella e suo marito che fu costruito da loro.

Vanina di Cino Ricci venne venduta nel 1978 e il suo posto fu preso da un 44’, chiamato a sua volta Vanina, progettato da Scott Kaufman e costruito da Benetti Yard a Viareggio, con cui partecipammo alla prima edizione della Sardinia Cup.

Ho progettato poi un ¼ Tonner, P38, per la Sanremo ¼ Ton Cup. Il progetto venne poi ripreso dal cantiere Baruffaldi e ne vennero realizzate tre versioni: basenavigante e completo.

Durante il periodo invernale abbiamo realizzato delle modifiche sulla parte posteriore di Vanina cambiandone la forma dello scafo di modo da essere più competitivi nella Admirals Cup Campaign del 1979. Nello stesso anno partecipammo alla Fastnet Race, finendo la gara senza aver subito danni.

Di ritorno in Italia ho progettato un 60’, ULDB Italia, con l’idea di partecipare alla WRTWR del 1980.
La costruzione della barca fu una vera e propria avventura, realizzata con sei amici, poco materiale, e pochi fondi. Sfortunatamente non fu possibile trovare uno sponsor per la WRTWR, ma la barca venne utilizzata per la prima Maxi World Championship di Porto Cervo e fu in seguito usata per molti anni in charter nei Caraibi.

In quegli anni ho progettato un 40’ da costruire in legno, e ho progettato un 10 metri, Harfang,  prodotto nel sud della Francia.

Nel 1981 ho partecipato alla 500×2 nell’Adriatico a bordo di un trimarano di progettazione Crowther, e alla Rimini-Corfù-Rimini su un 50’.

Ho progettato alcune barche da crociera e competizione dai 27’ ai 55’ e realizzate in diversi materiali tra il 1980 e il 1988.

Ho aperto una veleria satellite della North Sails a Cesena per coprire la zona centro-adriatica dove producevo vele per barche dai 30’ ai 59’, tra cui Gulliver, uno Swan 59’ che ha partecipato al Round The World Rally for Cuiser, a cui ho preso parte nelle ultime fasi contribuendo alla vittoria.

Tra il 1988 e il 1996 ho navigato principalmente nel nord Adriatico su diversi tipi di imbarcazione a cui fornivo vele, dilettandomi anche con modifiche a barche da regata per migliorarne le prestazioni.

Nel 1996 ho chiuso la veleria per dedicarmi a nuovi progetti, così mi sono trasferito nuovamente a La Rochelle e sono diventato agente di commercio per l’Italia della Z-Spars, fornendo due grossi cantieri: Del Pardo, per i Grand Soleil, e Comar, per i Comet.

Sono stato in seguito integrato nell’equipaggio della Paul & Shark e ho quindi deciso di trasferirmi a Menton per motivi di vicinanza. Con l’equipaggio ho partecipato alle più celebri competizioni nel Mar Mediterraneo tra il 1988 e il 2000, continuando sempre a commerciare per la Z-Spars.

Nel 2001 ho partecipato per la 3° volta alla 500×2 per la classe Giro 34, battendo il mio rivale Simone Bianchetti. A fine anno mi sono trasferito nuovamente a La Rochelle per prendere in mano il negozio di famiglia.

Non sentendomi soddisfatto di quella prospettiva lavorativa, dopo due anni ho accantonato il progetto e mi sono nuovamente trasferito in Italia, questa volta a Firenze, per partecipare alla proposta di un amico che intendeva aprire una fabbrica di alberi in carbonio, la VEGA.
Durante questo periodo ho ricevuto la visita di un collaboratore di Russell Coutts per la produzione del RC44. Avendo VEGA rifiutato il progetto, ho deciso di prenderlo io stesso in mano, scegliendo la RIBA e realizzandolo con un loro prototipo, facendo poi test a Malcesine, sul lago di Garda con Russell e parte del suo equipaggio. In questo progetto mi sono occupato della comunicazione tra il team di Russell e i tecnici RIBA e ho sorvegliato l’avanzamento dei lavori. La collaborazione è terminata nel 2005, e ho quindi deciso di trasferirmi a Pisa per essere più vicino al mare.

Ho continuato a vendere alberi dalla Francia per le ditte SOROMAP e AG+Spars e mi sono riavvicinato alla navigazione.

In questo periodo tra il 2006 e il 2016, ogni anno ho preso parte a regate classiche del Mediterraneo, tra cui la Middle Sea Race su Moonshine, un Cori 52’, la Swan Cup su Ondine, uno Swan 53’, e la Giraglia con Lolita, un S&S 47’, tutte le edizioni della 151 Miglia, e molto altro ancora.

Da quando mi sono trasferito a Pisa ho avuto tre barche, con cui ho partecipato a numerose regate locali tra Genova e l’Isola d’Elba.

Negli ultimi due anni sono stato consulente per la Comar HYT avendo presentato al cantiere Marc Lombard, con cui hanno dato inizio ad una collaborazione per la costruzione di un catamarano da crociera avviata nel 2015.

Essendo alla ricerca di qualcosa di più stimolante, la notizia della GGR mi ha subito catturato, offrendomi l’opportunità di dedicarmi nella maniera più appassionata possibile a questo progetto fino agli ultimi mesi del 2017, quando ho deciso di rinunciarvi per affrontare una sfida ancora più importante per me, cioè quella di ripercorrere la lunga rotta di Bernard Moitessier, alla quale sto dedicando gran parte del mio tempo e delle mie energie.
L’entusiasmo per questa nuova impresa è dovuto soprattutto all’idea di ripartire dal principio, con una barca attrezzata come quelle degli inizi della mia grande passione per la vela e il mare, e ritrovare così un ritmo di vita dettato dalla natura, senza volerlo alterare con regole tali da non lasciare spazio all’avventura.

Un viaggio nel mondo, quindi, che ripercorre una pagina mitica della storia della vela, ma anche un sogno che si realizza nell’eterno confronto tra uomo e mare.

 

Elbereth

ELBERETH è la barca scelta da Patrick per accompagnarlo nella sua impresa di ripercorrere la Lunga Rotta di Moitessier fino a Tahiti.

Si tratta di un Endurance 35′, un cabinato monoscafo disegnato dall’americano, quasi francese, Peter Ibold, che lo progettò nel 1970 pensando ad una riedizione della Sunday Times Golden Globe Race che non ebbe più luogo. Questo modello di barca diventò una referenza per tutti gli aspiranti giramondo in barca a vela e ne furono costruiti circa 1000 esemplari in tutti i materiali esistenti.

E’ una barca con volumi notevoli per la sua lunghezza, e grazie al suo bordo libero alto è una barca sicura per navigare in mari come i 40 ruggenti.
La soluzione della tuga ” a cassone” offre una grande protezione nel pozzetto e permette, una volta all’interno, di poter controllare con un semplice sguardo lo stato del mare ed eventuali pericoli tutto attorno.

Patrick ha scelto una versione a ketch per la possibilità di invelare molto la barca nelle condizioni di vento leggero e nelle andature portanti con vento medio.

 

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