lunedì, Giugno 22, 2026

Nuove strutture viventi di difesa costiera

Utilizzare la natura per proteggere le coste dalla violenza delle onde anomale: perché no?

I ricercatori della Rutgers University hanno scoperto che un sistema di difesa costiera costituito da una barriera corallina vivente su un substrato artificiale tecnologico può ridurre notevolmente la potenza delle onde in arrivo. La ricerca, pubblicata nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, mostra come mosaici costieri viventi possano raggiungere eccezionali risultati ecologici e ingegneristici. Il progetto è stato chiamato Reefense e i risultati dello studio dimostrano come queste barriere miste con componenti naturali e artificiali possano effettivamente contribuire a proteggere le coste e le aree litoranee dai maremoti e dall’innalzamento del livello del mare.
La barriera corallina vivente è stata realizzata come un sistema ibrido che combina organismi viventi con strutture artificiali lungo la costa di una base militare in Florida. Del progetto di ricerca fa infatti parte anche la DARPA, l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di tecnologie innovative per uso militare, che partecipa al fine di affrontare i rischi per il territorio costiero derivanti dal cambiamento climatico.

“Reefense – spiega la stessa agenzia governativa – si propone di sviluppare strutture ibride, biologiche e ingegnerizzate, in grado di autoripararsi e di imitare le barriere coralline al fine di mitigare le inondazioni costiere, l’erosione e i danni causati dalle tempeste che minacciano sempre più le infrastrutture e il personale civile e del Dipartimento della Guerra. Nell’ambito del progetto Reefense, strutture di base personalizzate per l’attenuazione delle onde favoriranno l’insediamento e la crescita di organismi calcarei di barriera corallina (coralli o ostriche), consentendo al sistema di autoripararsi e di tenere il passo con l’innalzamento del livello del mare nel tempo. Verrà inoltre implementato un sistema che attirerà organismi non costruttori di barriera corallina, ma necessari per contribuire al mantenimento di un ecosistema sano e in crescita”.

L’utilizzo di organismi marini su substrati tecnologici consentirà una crescita rapida ed efficace, grazie anche a innovazioni nella scienza dei materiali e alla biologia adattativa, che consentirà di migliorare la resistenza di coralli e ostriche alle malattie e allo stress termico, garantendo la compatibilità con un ambiente in continua evoluzione.

Racconta David Bushek, professore presso il Dipartimento di Studi Marini e Costieri della Rutgers School of Environmental and Biological Studies e autore principale dello studio:

“Ci siamo prefissati l’obiettivo di costruire una sorta di barriera corallina vivente, qualcosa che combini materiali naturali e artificiali e che sia in grado di autoripararsi nel tempo per contribuire a proteggere le coste da inondazioni, erosione e danni causati dalle tempeste, che mettono a rischio sia le comunità che le infrastrutture critiche.
Finora i risultati sono incoraggiant, ciò che abbiamo costruito sta funzionando.
I moduli Reefense e la strategia Living Shoreline Mosaic fanno progredire il campo delle soluzioni basate sulla natura per la protezione delle coste e possono essere applicati ovunque le ostriche riescano a formare una barriera corallina.
Di fronte all’aumento delle tempeste e all’innalzamento del livello del mare, è fondamentale sviluppare strategie che proteggano le nostre coste”.