lunedì, Ottobre 5, 2026

C’è la vita nell’Universo

Riflessioni alla luce della conoscenza

      

Cari amici, vi ricordate di Massimo Cerracchio, il poliedrico personaggio che vi ho fatto conoscere, prima parlandovi del suo viaggio ai… confini del mondo…, poi con l’intervista che trovate a questo link,
https://www.rottedituttoilmondo.com/aprile-massimo-cerracchio/
e infine con il suo libro OBIETTIVO SPITSBERGEN.

“…Una piccola barca a vela con un equipaggio di due uomini parte da Fiumicino alla volta dei ghiacci polari. È un viaggio costellato di difficoltà, a volte estremamente drammatico…”

Adesso vi invito a leggere questo suo libretto ricco di spunti di riflessione, dove nelle conclusioni si può trovare l’incipit della sua filosofia di vita che lo ha guidato anche nei suoi viaggi, come pilota nel cielo, come navigatore negli oceani e come uomo nella ricerca di se stesso.

Sono 24 pagine, e per non impegnarvi “occupando tutta la News” la pubblico in due puntate…

Massimo Cerracchio

C’è la vita nell’Universo?
Riflessioni alla luce della conoscenza

Ai miei figli Claudia, Sara e Michelangelo
Ai miei innumerevoli nipoti
A tutti gli interessati al Grande Mistero intorno a noi

“Allegherai sempre l’esperienza”.
Leonardo

Autoprodotto dall’Autore in Brunico (BZ)

Indice
Consigli per la lettura – Introduzione.
I. Scienza, filosofia e religione nel XXI secolo.
II. L’Universo non è infinito.
III. Il big-bang. L’Universo è in espansione.
IV. Alla scoperta dell’Universo.
V. Il moto dell’Universo.
VI. La singolarità.
VII. Vita e ordine. Entropia e disordine.
VIII. Forza vitale e riduzionismo.
IX. L’olismo.
X. La vita nell’Universo.
XI. La relatività ristretta e generale.
XII. Il micro-cosmo e la teoria dei quanti.
XIII. I buchi neri ed il big-crunch.
Conclusioni – Bibliografia essenziale.

Consigli per la lettura.
Nota 1. Ho pensato a questo opuscolo, impiegando solo due settimane a scriverlo, perché queste idee erano già iniziate a maturare dentro di me fin da quando frequentavo a Napoli il liceo scientifico e vidi le prime vele apparire sul mare. Ma non potevo allora prevedere che una di queste vele mi avrebbe portato così lontano, con la mia barchetta di m 7,33, fino in Artico!

Nota 2. Poiché la scienza non è monolitica, ed anzi persegue strade talvolta differenti nella ricerca, non di rado la spiegazione dei fenomeni naturali ha prodotto interpretazioni scientifiche diverse. In questo caso ho scelto d’istinto ed ho riportato quelle per me più convincenti.

Nota 3. Occorre leggere queste pagine con animo libero, prescindendo dalle proprie personali convinzioni religiose, dall’essere cioè credenti, atei oppure agnostici. Anche se vi si incontrano parole come genesi, mistero, miracolo, anima, queste vanno intese in senso assolutamente “terreno”. L’ipotesi di Dio non vi è contemplata, e non già perché questa ipotesi non meriti di essere considerata, ma perché essa esula da riflessioni che fanno esclusivo riferimento ai risultati e ai progressi della scienza.

Nota 4. Questo scritto è esclusivamente descrittivo, contiene una sola semplice e meravigliosa formula e risponde al mio desiderio di trasmettere, in estrema sintesi, alcune riflessioni sul mistero che ci circonda, tratte qua e là da testi scientifici o divulgativi sull’argomento, e maturate pensandoci su, soprattutto negli oltre dieci anni trascorsi al timone di Mamaroa.

Nota 5. La foto di copertina è tratta da una rivista specializzata e rappresenta la galassia ZW96, in una foto di 12.3 miliardi di anni fa quando è partita, alla velocità della luce, verso la Terra.

Introduzione
Questo scritto, concepito dentro di me in decenni di riflessioni a contatto con la natura, è il frutto di quanto imparato a scuola, di curiosità per l’ignoto e del mio mestiere di pilota, nonché di apprendista marinaio e alpinista. Nasce da qui il profondo desiderio di comunicare, al quale premetto un esteso profilo “autobiografico, scritto solo” per sottolineare le circostanze nelle quali queste riflessioni sono maturate.

Quando, oltre 50 anni fa, preparavo la mia barchetta a vela Mamaroa e navigavo nel Mediterraneo, in Atlantico e infine in Artico, raggiungendo l’isola di Spitsbergen a circa 80° di Lat. Nord, nell’arcipelago delle isole norvegesi delle Svalbard, ero pieno di dubbi e incertezze. Li ho dovuti combattere e vincere uno per uno, impiegando ogni momento disponibile per trovare le soluzioni, spuntando la lista delle cose da fare, e andando avanti. Ma ascoltando sempre l’esperienza degli altri. Un mio amico inglese e che aveva navigato molto, mi disse una volta che in una barca deve regnare un ordine tale da potere trovare ago e filo per ricucire una vela in una notte buia e tempestosa. Nella mia barchetta a vela sapevo dove trovare l’ago ed il filo di notte ma anche di giorno, ad occhi chiusi. Una volta che le tantissime operazioni del genere sono fatte, allora si è pronti, e quando finalmente si mollano le cime di ormeggio ed inizia il viaggio, tutti i dubbi e le incertezze restano a terra. Il viaggio non è altro che una “reale allegoria” della vita. Gli errori e le difficoltà siano i benvenuti, se si può assaporare la gioia di correggere i primi e di vincere le seconde. E non occorre scoraggiarsi per le difficoltà, queste vanno affrontate una alla volta, con pazienza e impegno.

Nella mia vita lunga e fortunata ho avuto il privilegio di navigare non solo per mari, ma anche per cieli e montagne, e la navigazione presenta il grande vantaggio di lasciare la mente libera per pensare e riflettere a lungo. Ho pilotato gli aerei del mio tempo alle massime velocità ed alle quote più alte, ho visitato le profondità marine nei limiti consentiti dagli autorespiratori ad aria, ho attraversato i mari con la mia barchetta a vela di m 7,33, in longitudine verso Ovest fino alle Antille, e in latitudine verso Nord fino al limite della banchisa polare, ho contemplato le montagne dell’Antartide, imbarcato su un rompighiaccio della Marina argentina, ho viaggiato per tutto il pianeta, e sono salito su alte cime (fino a oltre 6000 m.), dal Nepal all’Africa, dalla Bolivia alle Alpi.

Mi sono stupito in volo per il cobalto intenso del cielo della stratosfera, dove si intuisce la curvatura terrestre, mi sono commosso in mare portando in superficie un rametto di corallo colto a 90 mt. di profondità nel mare della Sardegna e nello scoprire il suo colore a mano a mano che salivo. Nessuno mi ha mai saputo spiegare perché il corallo ha quel meraviglioso colore, che è assolutamente inutile dove vive, nel buio assoluto del mare profondo. Ho goduto in montagna la sensazione extra-terrestre di attraversare con gli sci un ghiacciaio nel silenzio solenne delle prime luci del giorno, e l’intima gioia che danno le vette, quando sono raggiunte superando con la volontà le difficoltà dovute alla limitatezza delle proprie forze e dei propri mezzi.

Il volo mi ha dato l’ebbrezza della libertà a tre dimensioni nello spazio, delle inebrianti galoppate raso terra, delle gioiose capriole. Il mare mi ha donato i suoi orizzonti senza confini, dove posare con il sestante una stella per rubarne l’altezza, nella simbiosi con la barca che procede rapida e serena nel tramonto giallo ocra del caldo aliseo verso le Antille oppure, ma solo in estate, nella luce perenne e senza tramonti delle alte e fredde latitudini dell’oceano Artico verso le Svalbard. La montagna mi ha rivelato il senso di appartenenza alla madre Terra, la gioia dei panorami che si aprono salendo, la stupefacente capacità degli sci di percorrere con rapidità le lunghe discese, prima su sconfinati e vergini bianchi pendii e poi nei boschi, e la sensazione di profonda armonia nel sentire il corpo agire e rispondere durante l’azione.

Ho dunque passato una parte importante del tempo vissuto finora “all’aria aperta”, sentendomi come una parte infinitesima di questo Universo che ho visto manifestarsi e scorrere intorno a me. Da qui è nata la curiosità di osservarlo con più attenzione, non da studioso ma da semplice utilizzatore, ed è questa curiosità che vorrei cercare di trasmettervi, sperando di accendere in voi il desiderio di una più approfondita conoscenza, alla quale tengo moltissimo.

Ringrazio il destino benigno, le mie compagne ed i miei compagni di viaggio, mio padre e mia madre che mi hanno dato le armi per combattere, i docenti che mi hanno insegnato ad usarle, e quanti mi hanno sorretto con il calore della loro vicinanza, dalle persone più care e vicine fino allo sconosciuto incontrato per caso.

Dedico tutto questo e le riflessioni che seguono in primo luogo a Colei che non è più con noi, la mia figlia maggiore Claudia, e immediatamente dopo agli altri miei due figli Sara e Michelangelo. Lo dedico poi ai miei nipoti diretti e indiretti e infine a tutti coloro che vorranno leggermi. Sono certo che tutti saprete approfittare delle opportunità che la vita vi offrirà, e che vorrete, forse, andare avanti nello studio dell’Universo che si offre davanti a noi, con tutte le sue meraviglie e misteri. Buona lettura, queste note sono il frutto dei miei voli di terra, di mare e dell’aria all’inseguimento, spero, di qualche verità.

Virtute Siderum Tenus (Con Valore verso le Stelle)
Motto dell’Aeronautica Militare Italiana

I) Scienza, filosofia e religione nel XXI secolo.
All’inizio del secolo scorso sono nati nuovi concetti sullo spazio, sul tempo e sulla materia con la teoria della relatività e quella dei quanti. Con esse è nata una nuova visione del reale, che si è sovrapposta alla fisica tradizionale, la quale conserva la sua validità, ma entro nuovi confini ben definiti: vedremo che comanda all’interno di ciascuna galassia, ma non più nel movimento tra le galassie generato dalla teoria del “big-bang”.

Anche la cosmologia ha ampliato enormemente i propri orizzonti, ed insieme con la nuova fisica ha invaso campi che fino a ieri erano di esclusivo dominio di filosofi e di teologi, fornendo un metodo nuovo per valutare la posizione dell’uomo nell’Universo. Nuova luce illumina il mistero che ci circonda: nascono nuove teorie basate su conferme sperimentali sull’inizio e sulla fine dell’Universo, sulla vita, sul perché delle leggi naturali, sull’ordine e sul disordine.

La nostra Terra è nata 4,5 miliardi di anni fa, e nessuna religione ha mai potuto soltanto ipotizzare questa misura del tempo della Terra. Dal punto di vista dello studio della realtà non c’è rivalità tra scienza e religione, nel senso che è la scienza che guida la conoscenza del reale. Ciononostante restano dominio della filosofia e della religione argomenti come l’etica e l’estetica. La scienza non si occupa di questi temi, pur essenziali per l’uomo.

Alla luce della scienza che avanza, molti dogmi della religione non appaiono più sostenibili, perché la religione è ferma nel tempo, mentre la scienza è in continuo movimento. La filosofia invece, in quanto costante ricerca della verità e supporto all’agire umano attraverso l’indagine speculativa, non appare in contrasto con la scienza. La religione mantiene comunque una forte influenza sulla vita degli uomini, è onnipresente nella cultura e nell’arte e persegue anche, pur talvolta in presenza di evidenti contraddizioni, un’azione di sostegno per un gran numero di persone, fornendo una rappresentazione, ma solo allegorica, della realtà e della storia.

Ogni religione inoltre ha una sua precisa origine geografica, ed accompagna l’evoluzione della storia dei diversi popoli nel tempo. Nessuna religione può pretendere di essere universale, mentre la scienza invece è per sua stessa natura universale.

II) L’Universo non è infinito.
L’Universo esiste da sempre oppure ha avuto una genesi? E ancora, l’Universo finirà o durerà per sempre? E infine, esiste un solo Universo o ce ne sono altri? E sono di numero finito o infinito? Non c’è ad oggi una teoria definitivamente dimostrata che possa rispondere a tutti questi interrogativi, ma ci sono due teorie, ed allo stato una di queste due è nettamente prevalente, quella che sostiene che l’Universo è uno solo, ha avuto un inizio e avrà una fine.

Occorre anzitutto chiarire che una teoria diventa valida e quindi razionalmente esatta solo quando può essere verificata sperimentalmente, come è avvenuto ad esempio con le teorie della relatività e dei quanti. Sull’inizio dell’Universo la teoria prevalente, verificata dall’esperienza e sostenuta dalla maggioranza degli astrofisici e dei cosmologi, data la nascita dell’Universo a circa 18 miliardi di anni fa. Si tratta della teoria comunemente detta del big-bang, che tra l’altro si concilia, ma del tutto casualmente, con il mito della creazione. I miti non sono verità accertate in quanto non sono verificabili.

Il punto di forza del big-bang è la seconda legge della termodinamica, che ci dice che, con il passare del tempo, nell’Universo aumenta il suo disordine. Questo disordine si manifesta in natura con una quantità che si chiama entropia. L’entropia dell’Universo aumenta sempre, e misura il continuo, inesorabile e irreversibile decadimento dell’energia, che degenera attraverso livelli sempre più bassi nella direzione di un crescente disordine. Il pezzo di legna che brucia nel camino produce calore, ma non sarà mai possibile il processo inverso che partendo dal fuoco possa ricostruire il pezzo di legno.

Essendoci quindi stato un big-bang, l’Universo è destinato a morire, e questo avverrà quando l’equilibrio termodinamico verrà raggiunto, l’energia disponibile si sarà esaurita, e la temperatura avrà raggiunto lo zero assoluto, cioè -273,15°C., quella che i cosmologi chiamano “morte termica”. Il limite dello zero assoluto è invalicabile in natura, così come lo è quello della velocità della luce. Nel nostro piccolo il Sole finirà di bruciare, ma già molto tempo prima la Terra risulterà inabitata e forse scomparsa. Il Sole morirà tra circa 5 miliardi di anni, è già giunto infatti alla metà del suo “tempo vitale”, ma l’Universo durerà per molto tempo ancora.

III) L’Universo è in espansione.
Se accettassimo il concetto che l’Universo esiste da sempre, dovremmo ammettere che è anche dotato di quantità infinita di energia e che quindi, pur con un aumento infinito di entropia non si distruggerà mai tutta la infinita energia presente. Gli infiniti infatti non possono elidersi a vicenda.

Se l’Universo esistesse da sempre durerebbe quindi per sempre, ma poiché con tutta probabilità ha avuto un inizio, allora è destinato a morire. Inoltre, se l’Universo fosse infinito non potrebbe esistere il nulla, mentre poiché esiste da un tempo finito allora avrà dei confini oltre i quali esisterà il nulla, che in Fisica significa assenza di materia, di spazio e di tempo.

Il concetto di infinito e quello del nulla sfuggono alla nostra immaginazione ed alla nostra capacità speculativa. Solo la Matematica ci può aiutare a comprenderli, poiché la sua libertà di azione al di fuori della realtà tangibile, pur nel rigore della verità, è uno degli strumenti più formidabili nelle mani degli uomini.

Al concetto di Universo infinito, ormai desueto, si potrebbe associare quello di un Universo stazionario, nel quale ad esempio la densità delle galassie, ossia il numero di galassie contenute in una certa porzione di spazio, non varia nel tempo. Nessuna ragione logica può escludere a priori l’ipotesi di un Universo infinito, ma è stato invece il radicarsi sperimentale della teoria del big-bang a portare al superamento di tale ipotesi. La cosmologia ha evidenziato infatti, senza margine d’errore, che le galassie non sono ferme, ma viaggiano nello spazio allontanandosi tra di loro, ma senza interazioni reciproche, fin dall’istante del big-bang. All’interno di ogni galassia dominano invece le “vecchie” leggi di Keplero e della gravitazione universale di Newton, che restano valide all’interno, ma non all’esterno di esse.

IV) Alla scoperta dell’Universo.
Se guardiamo l’Universo con i mezzi scientifici oggi disponibili, dai telescopi satellitari rivolti a lontanissimi orizzonti ai microscopi elettronici rivolti al micro-mondo, restiamo stupiti, semplicemente stupiti. Ed i nuovi strumenti ipotizzati per il domani ci stupiranno ancora di più.

Il nostro Sole è solo una dei miliardi di stelle che compongono la via Lattea, che è la nostra galassia, che a sua volta è solo una dei miliardi di galassie formatesi dal momento del big-bang. Le stelle sono quindi miliardi di miliardi ed hanno tutte un tempo finito di vita, il tempo in cui bruciano.

Il Sole è un po’ più vecchio della Terra, ma è molto più giovane di altre stelle, poiché ha cominciato a bruciare da soltanto 5 miliardi di anni, ma ben 13 miliardi di anni dopo il big-bang. Anche al Sole accadrà quello che è già accaduto a miliardi di altre stelle ormai spente, che sono i rifiuti dell’Universo, il quale è fin dalla sua nascita in continuo divenire, e nuove stelle nascono continuamente mentre altre muoiono.

Sul versante opposto, quello del micro mondo, lo stupore è ugualmente grande. Con il grande acceleratore di particelle di Ginevra, ad esempio, si sono riprodotte condizioni che si avvicinano sempre più, secondo il concetto matematico di “limite”, a quelle determinatesi con il big-bang. Il micro-mondo, potrebbe sembrare assurdo, non è meno esteso del macro-mondo.

Qualunque matematico può infatti dimostrare che, in un tempo grande a piacere, non è contenuto un numero di istanti maggiore di quelli contenuti ad esempio in un minuto, preso a riferimento il famoso numero greco epsilon, piccolo a piacere.

Se infatti prendiamo in esame un tempo grandissimo, ad esempio un milione di anni, e lo suddividiamo in singoli “istanti” distanziati tra loro di un secondo, è sempre possibile individuare una unità di tempo epsilon sufficientemente piccola tale che, suddividendo ad esempio un solo minuto con detta unità di tempo, siano contenuti in quel minuto un numero di “istanti” maggiore di quello contenuto in un milione di anni. Ovviamente questi ultimi saranno distanziati tra loro di infinitesimi di secondo, ma saranno in numero maggiore.

Attualmente è possibile misurare strumentalmente nelle micro-misurazioni un pico-secondo, che equivale ad 1/1000 di miliardesimo di secondo. Ed analogo ordine di grandezza nelle macro-misurazioni può essere raggiunto con lo spazio. L’Universo, che non è infinito, è dunque enormemente vasto sia visto attraverso un telescopio spaziale che attraverso un microscopio elettronico. La scoperta dell’Universo muove quindi in entrambe queste direzioni. Occorre sottolineare questo concetto, perché a prima vista potrebbe sembrare che l’enormemente grande sia enormemente più vasto dello enormemente piccolo. Ma non è così.

V) Il moto dell’Universo.
Il moto di espansione delle galassie va tenuto distinto dai movimenti dei corpi celesti all’interno di ciascuna galassia, che obbediscono, come già detto, alle leggi di Keplero e della gravitazione di Newton, per garantire all’interno del sistema le condizioni di equilibrio tra la forza centripeta dovuta alla gravità e quella centrifuga dovuta al movimento orbitale.

Tipico esempio è quello a noi più vicino dell’interazione Terra-Sole, dove la forza gravitazionale che porterebbe alla collisione tra i due corpi viene bilanciata istante per istante dalla forza centrifuga dovuta al moto ellittico della Terra intorno al Sole. E mirabilmente, per mantenere costante nel tempo questa forza, la velocità della Terra nel compiere in un anno questo percorso ellittico varia in ogni istante ed aumenta quando si avvicina al Sole, per compensare la maggiore gravità con un aumento della forza centrifuga, e viceversa. Non si può non restare stupiti e commossi dinanzi ad una simile armonia.

Il Sole, per noi apparentemente immobile al centro del sistema solare, in effetti viaggia con tutti i suoi pianeti a circa 100 milioni di Km/h all’interno della nostra galassia, la via Lattea, nella quale occupa una posizione alquanto periferica, dotandosi così della forza centrifuga necessaria e che gli impedisce, esattamente come il Sole e istante per istante, di variare la sua velocità, per non collassare verso il centro della galassia per effetto della gravità, né per fuoriuscire dalla galassia in compagnia del sistema solare, Terra compresa.

Il movimento delle galassie è invece determinato dalla immane esplosione iniziale nell’istante +0 del big-bang. In quell’istante, 18 miliardi di anni fa, il tempo ha cominciato ad esistere e lo spazio ad espandersi, ed i gas, scagliati nello spazio a temperature di miliardi di volte quella di una “normale” esplosione atomica, hanno cominciato la loro corsa espandendosi “insieme con” lo spazio. Da allora la corsa continua, e le galassie, che si sono formate nel corso dei successivi miliardi di anni, perseverano in questo moto di espansione che durerà fino a quando, in un tempo necessariamente finito, non si sarà esaurita tutta l’energia disponibile nell’Universo.

VI) La singolarità.
L’istante +0 del big-bang, questo confine “limite” tra il nulla e l’inizio dell’Universo si chiama in Fisica “singolarità”. Questo concetto di tipica discontinuità sfugge alla immaginazione degli uomini, né più né meno di come sfugga il collegamento tra spazio e tempo, o tra massa ed energia. La teoria della relatività ha dimostrato infatti l’esistenza dello spazio-tempo ed ha governato la trasformazione della massa in energia, mentre la teoria dei quanti ha superato il principio, che sembrava incrollabile, di causa ed effetto, dimostrando che si danno effetti senza causa. La singolarità rientrerebbe in questo contesto in quanto, in ultima analisi, rappresenta il palesarsi di eventi con “effetti senza causa”.

La ricerca scientifica non ha ovviamente sollevato tutti i molti veli che ancora celano la conoscenza, e la singolarità rientra a pieno titolo nell’elenco. Però è consolante pensare che nel mondo operano centinaia di migliaia di ricercatori, ed ogni giorno si conosce qualcosa di più. Un esempio? La recentissima scoperta della radiazione di fondo, ultimo avanzo del calore primordiale generato dal big-bang, ha permesso di calcolare la temperatura attuale dei gas cosmici, passati dai milioni di miliardi di gradi iniziali agli attuali -270°C., a soli 3.15°C. dallo zero assoluto. Ciononostante in questi pochi gradi ancora spendibili si celano, per fortuna dell’Universo, quantità immense di energia.

Prosegue quindi la titanica storia dell’Universo, dominata dalla impari lotta tra ordine decrescente e caos crescente. Le chiavi di lettura basate sulle nostre esperienze sensoriali o su astratte supposizioni si dimostrano fallaci ed inadeguate alla comprensione di fenomeni pur sperimentalmente dimostrati. Una maggiore intelligenza dell’Universo è affidata alla Matematica, regina delle scienze, che viene in soccorso delle sue sorelle, la Fisica e la Cosmologia, per superare sia i nostri limiti di comprensione che le teorie semplicemente meccanicistiche (Keplero e Newton), le quali non consentono da sole di afferrare l’essenza dei fenomeni che stanno alla base di nascita, vita e morte dell’Universo.

VII) Vita e ordine. Entropia e disordine.
La vita ha avuto un’origine, del tutto compatibile con la teoria del big-bang. L’origine della vita rimane ad oggi uno dei grandi interrogativi della scienza, tanto che la biologia stessa si fonda sul mistero. Nell’interrogarsi sull’origine della vita scienza e filosofia sono ad armi pari, e sia la speculazione scientifica che quella filosofica annaspano. Al confronto il concetto del suo corollario, la morte, appare del tutto chiaro, in quanto ogni essere vivente che muore semplicemente restituisce alla realtà circostante la materia della quale è composto. Il nostro intuito percepisce con facilità il fatto che qualcosa che c’è ad un certo punto non ci sia più, ma al contrario che qualcosa cominci ad esistere, sia pure alla fine di un evidente processo di gestazione, resta un mistero. Ciononostante, grandi passi sono stati fatti per impostare su basi razionali i termini del problema, che è uno dei termini ultimi della conoscenza. Riassumiamoli.

Ogni organismo vivente, dal più semplice organismo unicellulare all’uomo, che è il più complesso sistema vivente da noi conosciuto, è composto dagli stessi elementi “viventi” presenti in natura anche nel mondo non vivente, che noi chiamiamo “inanimato”. Un modestissimo batterio dispone al suo interno di un’organizzazione simile a quella di una grande città: ritorna la fondamentale equivalenza tra la complessità dell’enormemente grande e quella dell’enormemente piccolo.

Il batterio possiede il suo codice genetico, che gli permette di riprodursi, formato dai milioni di atomi che costituiscono il suo DNA (acido desossiribonucleico), con la ormai famosa struttura a doppia elica, che è la base chimica fondamentale della vita. Produce ordine al suo interno, ossia un’entropia di valore negativo, ma espelle al suo esterno le scorie di questo processo, dotate di un’entropia positiva che inesorabilmente aumenta l’entropia generale. L’ordine interno avviene quindi a spese dell’ordine esterno.

Ogni organismo vivente, come un gatto o un geranio, è costituito quindi da normalissimi atomi. Un atomo di carbonio, idrogeno, ossigeno, etc. presente nel gatto è perfettamente uguale a quello presente nella materia inanimata. Cercheremo quindi invano nel gatto uno specifico atomo “vivente” che lo differenzi dall’insieme di tutti i miliardi di miliardi di atomi inanimati che costituiscono il gatto.

Ripensando al batterio, che ha certamente una struttura atomica più semplice del gatto, non c’è alcun dubbio che se fosse possibile costruirlo artificialmente assemblando ogni singolo atomo nel modo giusto, questo risulterebbe “vivo” esattamente come un batterio naturale. Non esiste quindi in natura alcunché di materiale che possa differenziare un essere vivente dalla materia inanimata, non soggetta cioè al ciclo vita-morte, tipico della vita.

Poiché l’entropia ed il disordine riguardano tutto l’Universo, si deve supporre che anche la vita e l’ordine siano presenti in tutto l’Universo, ovviamente quando vi si determinino “tutte” le condizioni necessarie e sufficienti.

VIII) Forza vitale e riduzionismo.
Il tema dell’origine della vita ha determinato inizialmente la nascita di due teorie scientifiche opposte: quella che postula l’esistenza di una “forza vitale” che determina il confine tra vita e non vita, e quella detta riduzionista che sostiene l’assoluta casualità della catena degli eventi che hanno portato alla nascita della vita. Entrambe queste teorie riproducono in sostanza l’eterno contrasto tra spiritualismo e materialismo.

La teoria della “forza vitale” indulge ad un atteggiamento fideistico, che male si concilia con l’essenza razionale della ricerca scientifica, che cerca la verità senza rifugiarsi in dogmi di tipo religioso. Dall’altra parte quella riduzionista appare in una posizione prevalentemente difensiva, con la caparbia ed intransigente difesa del principio di casualità, che ad esempio ridurrebbe un uomo ad un semplice ammasso di atomi formatosi “casualmente” in seguito ad eventi fortuiti, il che porta obiettivamente ad una svalutazione dell’importanza e del valore della vita stessa.

La comunità scientifica più avanzata sta cercando in tempi recenti, a partire dalla seconda metà del XX secolo, di tentare una composizione di questo dualismo, rifiutando da un lato la tesi dogmatica della “forza vitale” e dall’altro lato la mera evidenza sperimentale di quella riduzionista, e cercando una sintesi che elimini almeno a grandi linee i contrasti tra queste due opposte concezioni della vita.

Nascono i fondamenti della Fisica olistica.

C’è la vita nell’Universo? continua