Andiamo in Egeo 13: da Agistri a Kiato

Domenica13 settembre
Agistri

È durato fino a sabato mattina il malo tempo, con un persistente vento ad oltre 30 nodi da Ovest, proveniente penso dallo Ionio-Corinto fino ad incontrare il cugino meltemi da NNW i prossimità di  C° Sunion.  Non era previsto così forte, ma ora  in Egeo  è il  momento del Meltemi, dopo un mese di calma che ci ha risparmiato falchette in acqua di bolina, ed ho dovuto  rassegnarmi a prendere quello che Eolo mandava.

Quando è cessato (ricordate che avevo raddoppiato gli ormeggi…) avevo sale dappertutto, perché pur avendo ormeggiato di poppa a ridosso del molo, le onde lo scavalcavano ed il vento portava gli spruzzi nebulizzati fino ……in testa d’albero, tant’è che mi si sono bloccati gli strumenti del vento.

Ergo….ieri pomeriggio grande risciacquata con acqua dolce, approfittando della “liberalizzazione” dell’acqua e della corrente per l’arrivo di una regata da Atene con oltre 40 barche… sembrava di essere a Trieste  alla Barcolana, al molo Audace,  perché la sera ho contato 12 barche affiancare all’inglese appoggiate alla prima…..sul molo galleggiante…. Per fortuna non è arrivato vento, ed è stata una festa di quartiere….

Se ne sono andati stamane, con una brezza da nord che ha consentito una partenza di bolina, e penso che avranno fatto tutta la regata con un unico bordo….magari me lo faccio anch’io da Corfu a casa……

Oggi, domenica, relax completo, con ampio spazio alla lettura e piccole manutenzioni.


Sabato  19 settembre
Kiato

Ho preferito anticipare gli interventi meccanici, e così mercoledì abbiamo attraversato Corinto: ogni martedì il canale è chiuso per manutenzione, giorni festivi e la sera c’è il sovrapprezzo, il meteo mi dava buono, ho avvisato Antonio ed Angelo  che sarei arrivato in anticipo rispetto alle previsioni, e così la mattina alle 8 abbiamo lasciato l’ormeggio di  Angistri.

A dire la verità è stata una partenza con handicap: prima un corpo morto (non un morto) che è finito sotto la CQR, dal quale ci siamo liberati in fretta (ormai siamo esperti) e poi una vibrazione all’elica, rivelatasi poi falsa,  che mi ha comunque costretto  ad ormeggiarmi temporaneamente all’inglese per un bagno di controllo all’asse; infatti all’arrivo in notturna avevamo toccato con la pinna una catena messa di traverso, e con il buio magari avrebbe anche potuto essere interessato l’asse. Per fortuna non era così, e dopo la supervisione siamo ripartiti.

Da Angistri a Corinto è un bordo unico, 20 miglia di bolina, e dopo una partenza a motore  è arrivato un NW che piano piano è salito fino a  25 nodi, tant’è che ho dovuto prendere una mano di terzaroli e tenerla fin dentro al molo del canale. Solite prassi burocratiche , 208€ per il passaggio,  e alle 12.10 siamo partiti con altre tre barche a vela, incolonnati dietro ad un grosso yatch e ad una navetta da carico. Mezz’ora giusta di canale, a poco più di 6 nodi, rimorchiati da un risucchio favorevole, altra bolina di 10 miglia fino a Kiato, e alle 17 il meccanico era già a bordo.

Briefing, piano di attacco per il giorno dopo, con tre obiettivi: trovare il motivo del calo di giri del motore, cambiare un tubetto che perde una goccia di olio, e cambiare o riparare la pompa d’acqua del circuito di raffreddamento.

Quello che mi piace di Antonio, e lo stesso dicasi per il comportamento di Stelios, il meccanico di Samos, è l’approccio: non si azzarda a dare un possibile motivo al guasto, prima vuole fare un’indagine per individuare dove e come potrebbe nascere il problema. Poi per risolverlo ci sarà una seconda fase, ma non sarà certo un problema; e così mi ripete che i motivi del calo possono essere dovuti o al circuito di alimentazione, o al motore.

Ma il circuito aveva già avuto due interventi ben grossi, come gli avevo spiegato,  una prima volta  sui filtri intasati  e serbatoio ed una seconda volta  su un tubicino rotto, ma secondo lui non si poteva escludere che ce ne fosse un altro….calo di giri = calo di alimentazione = aria nel circuito….Se poi non è il circuito di alimentazione si passerà al motore.

Ed infatti, giovedì, il giorno dopo, mettendo in pressione il circuito con un serbatoio esterno, salta fuori che c’è un altro tubicino che zampilla gasolio…..ecco svelato il mistero, ma sarà il solo motivo? Togli tubo, cambia tubo, rimonta, rimetti in pressione il circuito, prova in mare per un’ora a 2000 giri, con alimentazione prima da serbatoio esterno e poi da quello interno: sembra finalmente risolto il busillis, ma lo saprò solo fra qualche ora di motore….. comunque non sembra che il calo di giri dipenda dal motore, che invece “canta” bene.

Venerdì tocca al secondo tubicino che perde olio e alla pompa: per il tubicino non è un problema, si sa già che bisogna cambiarlo, ma per la pompa si presenta lo stesso dilemma di Samos: il pezzo originale deve essere ordinato alla Volvo, ma il magazzino è in Belgio, e ci vogliono almeno 4 gg lavorativi per farlo arrivare, oltre alla cifra non proprio irrisoria.

Ma c‘è una seconda opportunità, far aggiustare i pezzi da Angelo, l’ing. meccanico  mio amico che già 4 anni fa ha fatto al tornio  i distanziatori delle cinghie dell’alternatore, e non ho esitazioni sulla scelta.

E così la sera il motore è sistemato, ho anche i codici e prezzi della pompa che comunque ordinerò in Italia, (magari troverò chi mi farà da appoggio per questo, per l’ancora e per le fettuccine<al pomodoro>) , e dopo il cambio dell’olio sarò quasi pronto per le ultime due tappe.

Lunedì laverò e stiverò lo Yankee, monterò l’olimpico ed il gennaker, e magari riuscirò a risalire fino a Monfalcone spinto da venti concilianti con la mia rotta, e magari riuscirò anche a pescare un tonno, che finora  è mancato a bordo in tavola.

Adesso mi godo questa sosta, come ho fatto ad Angistri: ho la spiaggia dietro il molo, con doccia fresca ed acqua in abbondanza, a bordo i pannelli mi garantiscono il ricarico delle batterie, posso dedicarmi con calma anche  alla manutenzione delle cime d’ormeggio (devo far rifare  a Dhavid un’impiombatura) e poi un po’ di sano ozio non guasta.

A Kiato la bombola di campingas costa solo 10€ ( 16 a Corfu, 26 in Italia!!!), e poi c’è tutto per la barca; è anche il mercato ortofrutticolo di riferimento del Peloponneso, c’e sempre pesce fresco (il golfo di Corinto fa da bacino di ripopolamento) , che chiaramente non manca al mio desco.

Pesce spada, calamari, gamberi, totani, ogni sera c’è un piatto da gustare, ed in pozzetto si fa tardi, prima con l’aperitivo, poi la cena, l’immancabile Uzo cui Paolo non rinuncia, ed infine la lettura con l’ormai insostituibile ebook che concilia il sonno.

Ho anche finalmente trovato risposte al mal funzionamento di Vodafone, e finalmente posso riprendere ad inviare le news.

Molti amici mi hanno scritto si Ipad:<”Ma perché non scrivi più?” > . Come dire loro  che con Ipad è scomodo scrivere, e poi le news sono tutte sul PC di bordo, ed alla fine è più un mio piacere lasciare traccia degli scritti, e se non ho voglia di scrivere non riesco neppure a comunicare, a trasmettere i miei pensieri.

Ho la presunzione che scrivere sia un po’ come raccontare ad un amico che mi ascolta, magari davanti ad  un bicchiere di vino, quello che  succede nel viaggio. Non vorrei mai ridurmi ad un monotono e ripetitivo diario che ad ogni tappa propone (o propina) …sono stato qui, ho visto quello la, c’era vento, c’erano gli scoglioni, ho fatto il bagnetto, ho mangiato, ho fatto la cacca, sono ripartito……..No, rinuncio in partenza, preferisco mettere in “piazza” il mio modo di pensare, con il mio carattere magari scorbutico, con  le mie manie sulla manutenzione, magari il mio eccessivo soffermarmi sulla prevenzione volta ai sistemi di bordo e alla sicurezza, però così  almeno chi mi conosce riesce a riconoscermi sempre, e sa come la penso,  ZIO BRIC !!!!

A proposito di manutenzione: lo sapevate che sui motori Volvo Penta  la guarnizione di gomma della baderna  andrebbe cambiata ogni 500 ore di motore o ogni 5 anni? E che il pressostato della pompa d’acqua andrebbe cambiato ogni 5 anni? E che i tubi che “trasportano” il gasolio e l’olio  per il “funzionamento“ del motore non sono eterni, e prima che succeda quello che  mi è successo quest’anno sarebbe meglio sostituire i vecchi con i  nuovi?

Domani, domenica, Paolo rientra a Venezia con la nave da Patrasso, via Corfu.

Giovedì 24 arriva Franco e rimane a bordo fino a Corfu, dove arriveremo il 3. Farà lui da ufficiale di rotta e deciderà le tappe.

A Corfu sbarcherà Franco ed arriveranno  Lorenzo e forse Luca, e caso mai…..c’è ancora un posto libero.

Da Corfu deciderà Lorenzo rotta e tappe, con il “RISCHIO” di arrivare in tempo a vedere la barcolana…….

Poi io mi fermerò a Monfalcone con Dhavid per “svuotare” il SoundofSilence e prepararlo per l’alaggio invernale all’Hannibal.

 

Lundi 21 settembre
Kiato

Chissà perché, ma è una “cattiva” abitudine parlare nelle news del malo tempo incontrato, delle burrasche affrontate, dei danni subiti,  dei guasti….insomma, più delle cose “brutte” che delle cose “belle!”

Ci ho pensato, e credo che  per noi “MARITTIMI” facciano parte della normalità, delle cose da raccontarci per confermare che siamo sempre pronti a ripartire;  penso che siano  le confidenze che in fondo hanno (magari pericolosamente) caratterizzato un tragitto o  l’ultimo viaggio,  e ce le raccontiamo così come le signore parlano dei profumi o della cacca dei bambini o delle spese che hanno fatto o di quanti chili hanno perso con la dieta.

D’altronde per chi sta in barca qualche mese, consapevole che comandano il tempo e la barca,  viene spontaneo ricordare che un quel porto c’è stato quel fortunale, in quella baia uno ha spedato l’ancora, e anche io qui a kiato stanotte l’ho fatta in piedi, fino alle 4.30.  Si, perché verso le 01.00, mentre leggevo su ebook un vecchio triller di Ken Follet, con l’orecchio vigile al possibile mutare della calma esterna, ecco che arriva il vento.

Era una possibilità un po’ remota, avrebbe dovuto arrivare l’indomani, e per questo avevo lasciato aperto il bimini con i pannelli operativi: esco subito, tolgo i pannelli, chiudo il bimini, ed in pochi minuti si passa da una calma perfetta ad una quasi tempesta perfetta. Chiamo a gran voce il marinaio, che era nel mondo dei sogni, e rinforzo gli ormeggi: lampi e tuoni, il cielo negli sprazzi di luce sembra una montagna dai colori infernali, vento ad oltre  30 nodi, e la barca che si inclina sotto le raffiche da N con  la falchetta quasi in acqua, con il corpo  morto che cede un po’.

Faccio appena in tempo a  mettere due spring sopravento, due palloni a poppa e mi ritrovo…… quasi appoggiato alla banchina (per questo ormeggio sempre con la poppa lontana dal molo e la passerella sospesa sull’acqua ad un metro da terra). La situazione però adesso non sembrava più stabile, con il vento a raffiche al traverso in aumento, onde che entravano in porto e un beccheggio quasi pericoloso per l’ incolumità della barca, e non potevo certo lasciare che la mancanza di reattività alla situazione creatasi mi creasse poi problemi più gravi.

Decido quindi di fare qualcosa : cogito (ergo sum) quali soluzioni adottare, ne parlo con il marinaio, gli spiego che dovremo fare una piccola manovra a motore per allontanare la poppa dalla banchina, ma sarà importante la rapidità della sua azione nel lascare lo spring , nel recuperare  il corpo morto e ricazzare lo spring e la catena dell’ancora, mentre io dovrò gestirmi le cime dell’ormeggio di poppa che per fortuna con il motore in aiuto non costituirà alcuno sforzo (non dimentichiamo che non posso usare il braccio dx per fare il minimo sforzo!!!).

Beh, che volete che vi dica, in poco tempo, per fortuna senza pioggia, abbiamo rimesso in sicurezza il Soundofsilence e mentre Dhavid se ne tornava in branda io mi sono apprestato a monitorare gli eventi. E così mi son “goduto” il passaggio della perturbazione  con lampi che rischiaravano il cielo creando effetti speciali, con una “musica da barca” con un non tanto   soffuso rumoreggiare delle onde e del  vento fra le drizze, e gli schiaffi della poppa sull’acqua ad ogni beccheggio, come i piatti di un’orchestra……questo fino alle 4.30, quando finalmente la situazione si è calmata, ma non normalizzata, perché doveva ancora arrivare l’acqua.

È arrivato, correte correte, è arrivato il crispino (il vento), dice la pubblicità del vino…..chiudi, chiudi tutto, che arriva l’acqua (ho detto io) ……..ed è arrivata il mattino alle 8.30 (non posso certo dire finalmente) : ha piovuto fino alle 16, senza interruzione, con raffiche anche a 25 nodi, che noi ci siamo sorbiti in santa pace, con Dhavid che ha dovuto prendere una pastiglia per il mal di mare che lo ha costretto in branda come….morto……

A da passa a nuttata…..anche se non è passata ancora tutta la perturbazione, ma verso sera siamo usciti per  festeggiare un compleanno,  il 26° compleanno di Dhavid, prima con un doppio aperitivo in centro, poi con una cenetta intima a bordo (siamo solo in due) : pasta all’uovo con sugo di calamari freschi e caratteristici dolcetti greci accompagnati da una buona bottiglia di moscato.

Il marittimo

Sono passati anni 40 da quella sera, e spesso mi ritornano in mente le confidenze fattemi dal primo ufficiale; ero imbarcato da quasi 9 mesi, ancora un viaggio in Sud America e poi  sarei sbarcato per avvicendamento. Avevo un buon affiatamento con lui, anche perché in navigazione, fra cielo e mare, fra l’oceano e l’infinito, perdendo aderenza con il mondo terreno, hai bisogno di  confidare le tue pene, e quale momento migliore delle guardie in coperta, di notte, quando senti il bisogno di raccontare, di sfogarti e magari dare consigli.

Lui era ammalato, aveva la malattia del ferro, ben conosciuta solo da chi naviga, e non si rassegnava ad accettare lo strano equilibrio che si era  creato con la moglie. La vedeva a Genova, quando arrivavamo, e per tutta la permanenza in porto non lo si vedeva quasi mai a bordo. Io lo sostituivo nella sua guardia, e lui ricambiava in Sud America, dove io giovane ufficiale avevo di che svagarmi.

Dopo la partenza, per una settimana non lo si poteva avvicinare, era taciturno e serio, portava dentro un malessere mal celato, finchè dopo l’equatore iniziava la resurrezione, e ci raccontava ….ci raccontava……

Una notte  l‘ho  visto con gli occhi lucidi parlarmi della figlia che quasi non conosceva, della sua impossibilità e incapacità di recuperare in pochi giorni i mesi di assenza da casa, e delle fratture che si creavano con la moglie senza possibilità di chiuderle: rimanevano sempre aperte, solo che non facevano più male, perché ci aveva fatto il callo.

Avrebbe voluto smettere, ma la malattia del ferro aveva preso il sopravvento;  avrebbe voluto il sostegno dalla famiglia, ma la figlia non lo conosceva quasi;  la moglie lo ricordava per come era da giovane studente, quando si conobbero: lui al nautico lei studentessa, e poi tante settimane di attesa per trascorrerne una con lui.

E poi….tante lettere, lui aspettava con impazienza  l’arrivo a Rio o a Baires per ricevere la corrispondenza (che viaggiava in aereo), e quella sera  me ne fece leggere due che ricordo perché mi sono trascritto alcuni passaggi:

Rosanna, ti penso sempre, vorrei dirti che mi manchi ma so che potresti dirmi…..e allora perchè non stai a casa ?

Antonio, …..amore,  ti capisco, quando penso a come viviamo e a come siamo, quasi, quasi mi stordisco alla ricerca di un senso.
Ci siamo costruiti, magari senza saperlo, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, parola dopo parola, gesto dopo gesto, silenzio dopo silenzio la nostra vita.
Ma che vita? pensando a me mi ritorna una vita trascorsa di tue assenze, pensando a te mi ritorna la tua indispensabile necessità di andare,  e così alla fine ritrovo, semplicemente,  la nostra “pelle”.
Anche tu mi manchi, ma sapendo quanto è difficile stare insieme, sono sempre più confusa.
Un bacio amore mio.

Alla fine, prima di lasciare il ponte per andare a dormire mi disse: Sign.Fabris, se non vuole ritrovarsi a non sapere più quale e dove sia la vera vita, smetta di navigare, ma lo faccia prima che sia troppo tardi…

Ho smesso di navigare  a novembre di quell’anno, perché da imbarcato non ero mai Mario ma sempre e solo  il Sign. Secondo…..e non lo accettavo: avrei voluto essere l’uno e l’altro, e non era possibile.

Mi è rimasto però il profumo di quella vita, l’odore della malattia del ferro, che un po’ mi ha lasciato un segno, tant’è che dopo 40 anni ho ritrovato la via del mare.

 

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