Andiamo in Egeo 4: da Lavrio a Kalkis

Martedì 16 giugno

È bello avere gli amici, ti aiutano a superare qualche momento di sconforto o di incazzatura, specie quando te ne capitano (per carità, sono solo intoppi) una dietro l’altra.

Mettici prima Vodafone, poi lo Yankee, poi il salpa-ancora che non funziona, chiaramente in manovra   !!! (a proposito: vi siete mai chiesti perché la bombola di gas finisce sempre quando stai cucinando? ah ah ah ), ti girano le balle.

Poi arriva la telefonata di Sergio, che di Vodafone Gr ha evidentemente altrettanta esperienza, che, come avevo subodorato, mi suggerisce di cambiare SIM perché quella che mi hanno dato a Corfu non è sufficientemente “potente” , e di prenderne una a “contratto” e non una prepagata.

Ogni anno con Vodafone è un problema  …

Poi Franco ed Emi mi chiamano per sostenermi nella spedizione dello Yankee, e la sera anche Gianmatteo mi chiama da Verona per dirmi che si sta interessando per lo spedizioniere.

Infine David, il marinaio, ha trovato il guasto al salpa-ancora: non era il telecomando (che a Lavrio avevo fatto riparare o meglio un tecnico mi ha cambiato i pulsanti mettendoli nuovi …ma non era quello…), bensì un filo ossidato fra la centralina e la spina del telecomando. Dopo il consulto con Fredy e Marietto, sempre pronti all’aiuto, che avevano suggerito di guardare i collegamenti, si è riscontrato che effettivamente il problema era li: David si è smontato tutto l’impiantino, controllato i fili uno ad uno, salpa-ancora a pulsante e a telecomando, ed alla fine il responso: uno dei tre fili  (spezzone di mezzo metro) dentro alla guaina è ossidato…..

Pazienza, 20€ di tecnico buttati, ma in compenso la soddisfazione che la perseveranza di un ragazzo che si è preso a cuore la situazione ( a dire il vero si è preso a cuore la ma barca….),  è grande, anche perché con lui c’è la soddisfazione di vedere una persona che avrebbe scelto la via del “mare”, che a bordo trova tutte le opportunità di mettersi a cimento e alla prova. Problemi ce ne sono sempre, lo sapete tutti voi velisti che  mi leggete, e da giovani “una tantum “ è anche divertente risolvere i problemi, ma quando hai superato gli “anta” e sei un giro per il mondo in barca e devi darti da fare è tutto diverso, e per me  trovare qualcuno che invece si impegna mi porta a mia volta ad impegnarmi a trasferirgli tutte quelle cosette che hai imparato durante anni di navigazione, e di vita.

Domani  gli insegno a  fare l’impiombatura in una cima di ormeggio che si è sfibrata in un punto di contatto con un anello a terra, poi i diversi usi del gavitello  all’ancora (una o due…) io per esempio appennello l’ammiragliato davanti alla CQR, come Moitessier (che copione che sono, ah ahah ), e piano piano ci si amalgama.

Bene bene, oggi siamo alla fonda  a Petalio, un’isoletta a Sud dell’Eubea, dove siamo arrivati ieri sera con una veleggiata di 4 ore sotto gennaker direttamente da Lavrion: è la prima volta, dopo 4 anni che ci vengo, che non mi succede di avere il meltemi sul naso, ed è stata una goduria, arrivare al tramonto, sole alle spalle, e per la prima volta un atterraggio con le carte dell’IPAD (ho il software Plan2Nav) che sono molto più dettagliate delle carte (non si può avere a bordo il dettaglio di tutto) ed anche delle Cmap del Plotter.

Un bagno davanti alla bella villa quasi sempre non abitata (ma ci sono i guardiani con i cani), cena  ed una dormita con i fiocchi.

Sta per arrivare il meltemi, sembra di soli tre gg, e stasera deciderò se trasferirmi a Kalki o aspettare qui alla fonda qualche giorno che passi la sburianella.

Vedremo, per fortuna ricevo qualcosa per email, ma solo con Ipad, non ricevo skipe, e con il Pactor comunico lo stesso, alla faccia di Vodafone Gr…

Per cena orecchiette con le alici in bianco……venite? Le ho prese ieri mattina prima di partire, così grosse non le ho mai viste ne a Verona ne a Monfalcone….

 

Martedì 16 giugno

Sono rimasto un po’ indietro con in racconti del viaggio, ma  mi sono raccomandato di tener nota delle “note” degne di essere raccontate, e finalmente stasera riesco a dedicarmi alle news.

Stasera sono a Khalkis ( è sabato 20/6), in marina, finalmente,  ed è un piacere ricordarvi le notizie salienti dei giorni scorsi, perché mi sono ancora vive nella testa, ad alcuni ho già raccontato il “piccante” che  ho pizzicato, ed ora cerco di trasmettere anche a voi qualcosa di almeno ……simpatico….

Dopo essere rimasto alla fonda a Petalio, davanti alla bella villa che deve essere o di un politico o di un grosso “finanziario”, con tanto di molo privato e boe dedicate, ho deciso di assecondare le previsioni meteo, ed ho optato per “prendere il treno” del pomeriggio che veniva da sud per portarmi verso Bufalo. È un treno che passa senza orario, e quando vedi che sta per passare lo prendi, perchè fare mezza Eubea sotto gennaker non è cosa da tutti i giorni. Mi è dispiaciuto vedere che i fondali di Petala non hanno ormai più pesce: sul fondo solo i resti di carcasse  (lasciate dai pescherecci che rimangono alla fonda fra una calata e l’altra) che ormai neppure i granchi o i polipi mangiano….per fortuna rimangono il paesaggio e l’acqua cristallina, ma il processo di distruzione è ormai incontrovertibile.

Dopo una veleggiata di 4 ore sotto gennaker, arriviamo a Bufalo, una baia dove non ero mai voluto entrare perchè  non mi ispirava: ed infatti avevo ragione, ed ora vi racconto perché.

Paesaggisticamente perfetta: un decimo di miglio di circonferenza, apparentemente ben protetta, paesino di pescatori da un lato, spiaggia dall’altro, tutto da cartolina, se non fosse per alcune considerazioni. La baia non può ospitare oltre 5/6 barche (non ci sono boe), ed anche se il fondale è decente, in caso di sburiana (termine noto ai velisti) tutto diventa poco sicuro. All’arrivo troviamo tre barche, di cui una inglese, il cui amatore  ci fa segno con ampi gesti di non buttare l’ancora sopra la sua che sembrerebbe essere là, e mi indica dove.   Aggiunge che ha in acqua 50m di catena per cui per me non è così facile decidere dove buttare l’ancora. Alla fine do fondo, anche se lui si mette le mani sui capelli, perché a suo parere sono sopra la sua catena; dopo aver constatato che la mia ancora ha preso vado in acqua a vedere la situazione, e scopro che la sua ancora è sotto alla sua barca, ben distante da dove lui blaterava: gliene ho detto che basta, e l’ho lasciato perdere. In acqua ero ed in acqua sono rimasto, e messi alcuni €uro in una busta impermeabile siamo andati (con David) a terra in perlustrazione. Prima delusione: fondale della baia morto, sotto riva cassette vuote lasciate dai pescatori, oltre a mucillaggine ed alghe lasciate marcire; una banchina fatiscente, con un vecchio molo che si prolunga sulla baia dive il fondale non supera i 50cm, una taverna ed un bar praticamente deserti. Alla taverna decidiamo di prendere un UZO, seduti sulla sponda della baia, e sicuramente la buona volontà del padrone/pescatore(?) si vede: si dà  da fare, ci porta un piattino con delle olive, feta, pane, acqua e Uzo, e quando al momento di pagare mi chiede 4 € mi rendo conto che ….Cristo si è fermato ad Eboli…..

Torniamo a bordo a nuoto, cambiando “raggio” di entrata in acqua, e viene sera. Ceniamo, tutto calmo, noi con i nostri 50 metri di catena e poco lontano l’inglese . Alle 24 inizia la musica: dalla gola a Nord entra la perturbazione, ed in pochi minuti scendono 25/30 nodi: cominciamo a ruotare sull’ancora (la baia è rotonda, per cui il vento fa vortice) e solo quando il vento si stabilizza oltre i 25 inizia la festa; logicamente ero di guardia,  buio fuori, impossibile qualsiasi manovra, se non evitare collisioni, perché nel frattempo anche la barca dell’inglese si era messa in fil di ruota e ci siamo trovati vicini vicini.

Dopo un po’ le catene si sono tese ed in men che non si dica mi sono trovato con soli 2,5 m d’acqua sotto la chiglia, di poppa all’inglese,  per cui ho dovuto accendere il motore, recuperare 10m, e mi son trovato giusto di fianco alla sua barca, a pochi metri, con un brandeggio che ci allontanava e riavvicinava per fortuna senza rischi di collisione. Ma se una delle ancore avesse ceduto? Beh, è durata fino alle 4, prima che il vento calasse, e solo quando mi sono visto puntare un faro sugli occhi (l’inglese che controllava le distanze) ho capito che forse potevo spegnere il  motore. Alle 6 sono andato in branda, fino alle 9, perché dovevamo partire per Khalkis, sperando di arrivare a destinazione prima che arrivasse una grossa perturbazione da N nel pomeriggio.

Conclusione: non andate  a Bufalo, è una bufala bella e buona, e se per caso trovate degli inglesi sulla vostra rotta…..cambiate strada…..

 

giovedì 18 giugno

Con gli occhi ancora gonfi di  sonno  sono pronto alla partenza: usciti indenni da una nottata quantomeno movimentata, salpiamo e riprendiamo subito le buone abitudini con il gennaker a riva, direzione west. Sembra tutto tranquillo, ed anche se sapevo che dietro l’angolo c’era l’insidia di un temporale in arrivo, speravo di arrivare a destinazione prima di incontrarlo. Dopo un paio di ore purtroppo  in lontananza si cominciano a delineare i fronti di due perturbazioni che sembrava potessero defilarsi: il vento cala, dentro  il gennaker,  si alza il vento di prua, fuori l’olimpico, e si comincia a correre. Faccio togliere i pannelli solari (che avevo lasciato sul bimini a  caricare le batterie), controllo che tutto sia issato in coperta, ma faccio l’errore di non chiudere il bimini che comunque è ben fissato, pensando che in caso di pioggia avrebbe potuto servire aperto: non sapevo cosa stesse arrivando. Nel frattempo vedo che una barca che ci seguiva accelera l’andatura e si porta verso terra cercando di sfuggire il fronte, ad Eretria, ma per lei sarà inutile.

Faccio appena in tempo a chiudere la vela che inizia la musica, il mare si increspa, arriva la pioggia, dritta da west, il vento sale progressivamente da 15 a 20, 30, 40 sopra i 50, e  non leggo più gli strumenti: la pioggia è così intensa che non vedo la prua, la corrente è così forte che a 2000 giri il timone non tiene la rotta (logicamente sono al timone). Davide è rannicchiato (non annichilito)  sotto alla cappottina, e dopo un po’ non mi resta che mettermi al vento. In men che non si dica la barca comincia a correre a 7 nodi, a secco di vele, e la cosa non mi piace: non tanto per la non governabilità (timone leggerissimo) quanto perché la costa era a 2 miglia, e per fortuna adesso vedevo sia la rotta sia la costa sul plotter !!!

L’increspatura del mare polverizza l’acqua, la coperta in teck sembra sferzata da una idro-pulitrice, e devo decidere cosa fare, perché se continuo così (per quanto elettrizzante sia) in pochi minuti arrivo sotto costa, e dopo? Penso anche a quelli che stavano per entrare in porto e si sono trovati di colpo in spazi ristretti, e sicuramente sto meglio io che ho acqua e  posso manovrare;  intanto il vento sta un po’ calando, è passata oltre un’ora dalle prime raffiche , e   penso che  potrei tornare in rotta, ma prima devo chiudere il bimini ed aprire la trinchetta per poter governare la barca, cazzare la volante, insomma manovrare…..

E così con Davide alle manovre chiudiamo alla meglio il bimini, cazziamo la volante, apriamo la trinchetta, rimetto in rotta e piano piano, a 2 nodi, prima ci mettiamo al mascone e fermiamo la corsa, poi iniziamo a recuperare le posizioni perse.

Riprende un po’ la visibilità, si vede la costa, dopo un po’ anche uno sprazzo di cielo, e finalmente so che sta per finire il concerto: rimane solo il colpo finale, il secondo temporale che è rimasto defilato (almeno lui), e finalmente ci guardiamo attorno. Sembra che non sia successo niente, a parte il fatto che la barca è pulitissima, però….sono bagnato fradicio, ho un po’ di freddo , mi ci vuole un sorso di cognac, l’adrenalina è ancora alta, ma …..ormai sono venuto ( scusate l’effetto del Metaxa), e posso andare a cambiarmi……il concerto è finito.

 

Mi vien da chiedermi non tanto perché lo facciamo, ma perché continuiamo a farlo……sappiamo a cosa andiamo incontro, conosciamo i rischi (che per quanto controllati e prevedibili ci sono), ma nella natura del marinaio c’è sempre quel bisogno di confrontarsi con LUI ( il mare /il tempo) per vedere  se alla fine manteniamo le nostre posizioni. Per questo mi piace navigare, mi piace conoscere la mia barca, la amo, voglio che chi naviga con me capisca con chi e con cosa ha a che fare, perché andar per mare  è vivere, dove non comandano la politica o la finanza, ma il tempo (weather) e la barca, dove non contano lo sgarbo al compagno o all’amica o alla moglie, ma conta se all’entrata in porto sei ancora tutto d’un pezzo, nel morale, nel fisico e nello spirito: se c’è tutto questo, la barca è sicuramente a posto…..

 

E così giovedì verso sera siamo arrivati a Khalkis, dove ero già stato altre due volte, sempre con grande piacere: è la “capitale” dell’Eubea, e trovi di tutto; c’è un marina, quest’anno ho trovato anche una banchina con la “red line” per il transito veloce, e  l’avvenimento del giorno, anzi della notte, è l’apertura del ponte per lasciare aperto il transito al traffico marittimo. È veramente uno spettacolo che si ripete ogni notte, e d’estate  con i turisti che si affacciano sul canale, le barche che sfilano nella forte corrente sotto gli occhi di tutti, le luci di via che si alternano, rosso e verde, bianco di poppa, è un momento di forte emozione. Anch’io sono passato già due volte sotto gli occhi del “mondo” che ci guardava dall’alto: la barca pulita, le manovre a posto (tutti ti guardano) , una forte attenzione alla rotta perché con una corrente anche a 5 nodi è un attimo perdere il controllo….e sarebbero problemi……, e quest’anno sarà la terza volta:  lo passerò con Davide, che sta crescendo di giorno in giorno…..e sta prendendo in mano la barca; mi sembra di vedere l’amico Mario Bosio che quando presi il SOS iniziò a cercarne l’anima. Peccato che non l’abbia fatta sua, perché un’anima c’è, ed anche Davide sta cercandola, intervenendo in tutti quei momenti di “sofferenza” che la barca presenta, come è nella natura di tutte le barche, ed è già arrivato al punto di contestare Serigi (Carneade, chi era costui?) per alcune scelte nell’allestimento degli interni…..siamo sulla buona strada….

 

 

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