Andiamo in Egeo 1: da Monfalcone a Corfù

Andiamo in Egeo – 01
da Monfalcone a Corfu

Ciaociao, iniziamo un nuovo racconto di viaggi: andata e ritorno in Egeo del 2015. E’ passato qualche anno, ma l’esperienza del viaggio è sempre valida, sempre attuale, le isole non si  muovono e i rapporti che regolano la vita di bordo sono la cornice del viaggio….per questo vi propongo queste news. E’  una proposta per chi volesse ricevere degli spunti di viaggio in Grecia, ma vi prometto che piano piano vi farò conoscere anche altri percorsi del sound of silence, per andar per mare bordesando bordesando.

Monfalcone, Tremiti, Guvia, Preveza, Lefka,  Petala, Lepanto, Kiato, Agistri, Lavrio, Petala, Bufalo. Khalkis, Lichas, Psaropouli, Skiatos, Alonissos, Skiros, Panaja, Ormos Sikias, Porto Koufo, Nea Marmaris, Limnos, Lesvos, Kios, Samos, Agatunisi, Lypsi, Arky, Patmos, Samos, Leros, Kos, Astipalia, Amorgos, Sifnos, Ydra, Poros, Epidauro,  Agistri, Kiato, Itea, Lepanto, Itaca, Lefka, Corfu, Monfalcone….oltre 2500 miglia


24 maggio 2015
Eccoci: partiti, un’altra volta cullati a bordo del sound of silence, verso il mare aperto.

Questa volta non è l’oceano, l’oceano mare, ma il caro Egeo che ci ospiterà per un po’.

Si, perché quest’anno ho intenzione di lasciare la barca a LESBOS e forse anche l’anno prossimo, per godere più a fondo questo mare e quei posti.

Dunque, dopo una settimana di pioggia e freddo oggi finalmente il tempo è stato favorevole, e  dopo  i soliti imprevisti dell’ultimo momento alle 10.30 abbiamo lasciato gli ormeggi.

Siamo in 4, con Franco B. e Giovanni G. oltre al marinaio David e al sottoscritto. Doveva esserci anche una signora, Giovanna G, ma è sbarcata prima di salpare perché non stava bene.

Siamo diretti alle Tremiti, navigando lungo la costa Italiana (quasi) come suggerito dall’Ammiraglio Sandro, dove arriveremo martedì per il primo bagno di stagione, e poi mercoledì salperemo per Corfu, dove atterreremo venerdì.

Con Franco e Giovanni c’è un sodalizio consolidato, ormai abbiamo fatto molte tratte assieme, e per me è un piacere navigare con loro, sono fra gli amici collaudati con i quali andrei in capo al mondo..

A proposito di  mondo, quando ho detto a Franco che avrei lasciato la barca a Lesbos, mi ha detto: perché l’anno prossimo non andiamo alla scoperta del Mar Nero? E così “abbiamo buttato lì l’ipotesi di andarci  fra giugno e luglio, solo per   vedere cosa c’è, un po’ per avventura un po’ in scoperta, un po’ per viaggiare, ma in barca: rientro in Egeo ai primi di agosto….

Sapete che a bordo del Soundofsilence la buona cucina non si fa mancare , ed oggi abbiamo iniziato la dieta con pasta ed alici, e stasera zuppa di sardine…..nessuno si è lamentato…

Domani tocca polipo alla galiziana….

Sto ascoltando amalia rodriguez, ricordo di Lisbona, mentre Franco dorme e Giovanni è di guardia. Io monto alle 02, facciamo turni di 3 ore, e la pace di una navigazione a vela, con  lo sciabordio delle onde che ci culla,  ci fa sentire in paradiso.

Lunedi  25 maggio
Se il buondì si vede dalla…..sera: gennaker e randa, 7 nodi, niente freddo solo fresco…..alle 9 siamo davanti al Conero. E così la seconda notte si appresta  ad essere vissuta senza problemi.

A cena una zuppa di sarde ottiene un consenso incondizionato, con  replica da parte di tutti: bis garantito……avevo pulito le sarde con l’acqua di mare, le avevo poi risciacquate con mezza bottiglia di prosecco, per cui ero certo che il risultato sarebbe stato ottimo, anche senza lo zafferano…

La prima notte avevo fatto il turno dalle 2 alle 5, stanotte mi tocca dalle 5 alle 9, e andando a letto presto ( con i pesci, non con le galline, ah ah ah) non ci saranno problemi alla sveglia. Davide non sta bene, ha il mal di mare, è alla sua prima esperienza seria, è stato tutto il giorno in branda, e dovrà prendere le misure a questa vita di ….barca, sono certo che imparerà, magari con un po’ di pazienza.

Mercoledi 27
Siamo arrivati alle Tremiti di buon’ora, rallentando all’arrivo, per non essere in porto  troppo presto, ed ho fatto subito la prima cappella della crociera, entrando da Nord passando sotto i cavi dell’alta pressione. Avevo trovato da qualche parte che i cavi sono alti 40 metri, per cui non ci  sarebbero stati problemi; inoltre era da poco uscito dal passaggio un traghetto con turisti,  ma non avevo letto che era proibito il transito: per fortuna in porto non c’erano ne  finanza ne guardia costiera ( sono arrivati verso mezzogiorno) e tutto è filato liscio. Ci siamo ormeggiati ad una boa, abbiamo gonfiato il gommone e due volenterosi sono scesi a terra a prendere pane e prezzemolo. Al  loro rientro il primo bagno di stagione in una fresca e limpida acqua, mentre l’acqua della pasta bolliva: aglio olio e peperoncino, un caffè, due chiacchiere sull’isola, leggendo un po’ di storia, ricordando Lucio Dalla che qui aveva una casa, e un cambio  di ormeggio a causa della risacca che non era proprio il massimo.

Il pomeriggio visita a S.Nicola: scendendo  a terra ho fatto due parole con i ristoratori, e mi hanno detto subito che le cose vanno male, le ordinanze della capitaneria non consentono alle barche di dare fondo entro 300 metri dalla riva, i corpi morti esistenti sono stati dichiarati fuori norma in attesa che le autorità del parco mettano quelli nuovi, in banchina  si può andare solo dalle 20 alle 08, e se c’è tramontana o scirocco i moli non sono sicuri ( la banchina di S.Domino è una trappola….!) e quindi i turisti sono solo quelli che arrivano in gita dalla costa  per la visita giornaliera.

Avevo letto su bolina di queste novità, ed effettivamente i vincoli sono restrittivi per chi voglia venire in vacanza con la barca. Le sorprese però non sono finite: salendo verso la parte alta dell’isola, dove c’erano le prigioni dei confinati politici, inizia il degrado ambientale, e a parte qualche abitazione fruibile (non certo lussuosa) il resto cade a pezzi. La chiesa è puntellata, abbandonata, cade a pezzi, all’interno è pericoloso  entrare, i mosaici del pavimento sono esposti alle intemperie, avevano iniziato i lavori di restauro ma evidentemente i fondi hanno fatto la solita fine che hanno queste iniziative in Italia, insomma un disastro. Tutto attorno alla parte alta del “paese” sono rimaste le impalcature degli ultimi interventi, i percorsi sono pericolanti, le abitazioni abbandonate, la casa di Lucio Dalla è chiusa, e la sua fotografia sull’entrata ricorda un periodo migliore.

Incontriamo una signora che sta riordinando le stanze,  e  ci spiega che  il problema dell’isola  è la mancanza di concessioni delle zone demaniali ai privati e  l’assenza di fondi per il restauro, per cui nessuno fa niente e tutto va in rovina. Nella piazzetta una stele ricorda i caduti della guerra, e  c’è una targa che testimonia  i lavori fatti con i fondi della comunità europea : c’è da chiedersi come sia stato possibile buttare in mare un investimento che  avrebbe potuto e dovuto consentire alla popolazione locale di mantenere efficiente il sito, continuando semplicemente a farlo vivere, almeno tagliando l’erba e facendo manutenzione agli edifici, considerato che sono lavori che tutti dovremmo fare sulle nostre proprietà. Qui invece, essendo zona demaniale, pur in concessione ai privati,  nessuno se ne prende cura al punto che un ascensore per invalidi giace rotto e senza motore,  a testimonianza che in tempi migliori la ristrutturazione pagata dalla comunità europea avrebbe dovuto garantire l’abitazione  a tutti.

C’è da chiedersi infine come abbia fatto Lucio Dalla a ricavarsi e ristrutturarsi una abitazione in una zona invidiabile, davanti alla chiesa,  che è diventata anche museo della radio…

La stessa signora ci dice che il suo è un B&B, uno dei pochi dell’isola, che  ha ereditato la casa dalla nonna e ci vive durante l’estate, ma  nessuno  si prende la briga di ampliare l’offerta perché……tutti aspettano lo STATO.

È proprio vero, ci meritiamo di essere presi in giro, anzi di prenderci in giro, perché la speranza di cambiare le cose è molto remota, e così le Tremiti si son perse l’opportunità di diventare un punto di riferimento turistico.

Al rientro in barca  decido di spostare l’ormeggio, dalla boa alla banchina esterna, a sud, perché durante la notte è previsto l’arrivo del maestrale.

Guvia 31 maggio
Che  galoppata ragazzi: 260 miglia in 40 ore, maestrale da 25 a 35 nodi di poppavia, solo randa con tre mani di terzaroli, sempre sopra i 7 nodi. Con l’olimpico lo strumento ha segnato 9,3…..

Siamo partiti dalle Tremiti la mattina alle 5.30: stavamo nel pieno del sonno quando hanno bussato, e la pilotina ci ha avvisato che stava arrivando la bettolina dell’acqua , e poiché stava arrivando il maestrale avrebbe dovuto ormeggiarsi al nostro posto; e così abbiamo tolto …il disturbo, salpata l’ancora e rotta diretta su Erikussa. Appena fuori dal ridosso è iniziata la corsa: prima 15, poi 20, poi  sempre sopra 25 nodi, onda che via via si formava, ritenuta sul boma con 2 mani, olimpico tangonato e timoniere al pezzo…..

Davide che sembrava essersi rimesso è ripiombato in cuccetta e non si è vedrà fino all’arrivo: appena a Guvia dovrò passare in farmacia per le pastiglie o i cerotti, onde evitare futuri inconvenienti o disaffezioni…..

Ho messo anche la canna da pesca, cui abboccherà un tonno così grande che strapperà l’esca, e sotto il sole finalmente caldo procediamo esaltati sia per il comportamento della barca sia per la veleggiata oltre le più rosee previsioni; auspicavo si una bella impoppata, ma non mi sarei aspettato tanta grazia. Prima di sera diamo la terza mano alla randa, lasciando la ritenuta, togliamo l’olimpico per andare in sicurezza, e con sorpresa la  velocità si mantiene sopra i 7 nodi; il timone è leggero, ma bisogna fare attenzione alle onde alte che ci superano, per evitare la sempre possibile straorzata. La notte arriva dolcemente, a me tocca il turno fino alle 02, e timonando a suon di musica ( ipod con le cuffiette) il tempo scorre velocemente. In lontananza scorrono prima Bari (la sera) , poi Brindisi, e la ciminiera ci offre l’ultimo rilevamento italiano prima di entrare nel canale di Otranto. Il giorno prima avevano fatto da “professori” di navigazione a Davide, e gli ho  ricordato come anch’io da giovane mi sorbivo un punto nave ogni 15 minuti, imparando le tecniche per riconoscere i punti cospicui a terra: oggi con la strumentazione elettronica si perde l’abitudine al controllo delle rotte, e c’è il pericolo di affidarsi troppo all’elettronica e rischiare di perdere….la bussola.  Sapevo che con Nanni e Franco avrei avuto due ottimi supporter, ed infatti la predisposizione dei wait point sul plotter Raymarine  per monitorare l’avanzamento ci hanno consentito di apprezzare molte cose: la velocità, lo spostamento della corrente. Con il SOB sul PC avevo l’AIS e vedevo le navi attorno, e soprattutto di notte diventa un aiuto importante.

Dopo che l’amico Mauro Levrini ha fatto la traduzione del manuale dall’inglese non ci sono più sorprese, e quindi la navigazione diventa un piacere, al punto che fra di noi abbiamo detto: perché non avviamo una scuola di vela con il Sound of Silence? A bordo c’è tutto, dal cuoco alla strumentazione moderna, alle  comodità che un Solaris può offrire, ultimamente anche la 220V per asciugarsi i capelli (esigenza di Nanni….), possiamo unire l’utile al dilettevole …; però diventa un lavoro, il cliente ha sempre ragione, o quasi, e quando navigare diventa una necessità la barca perde forse il suo fascino…..e così abbiamo concluso che preferiamo continuare ….la nostra rotta verso la Grecia….

Anche giovedì si presenta  ruggente, vento e mare sempre  da NW, in pieno canale le onde sono alte, frangono, e la velocità si mantiene alta. A mezzogiorno mangiamo solo uova sode, aspettando la sera per sederci a tavola, e presto in lontananza cominciamo a cercare i segnali di terra: prima Fano e poi  Erikussa, dove arriviamo prima delle 21, quasi con il buio.

In vista dell’atterraggio faccio salire Davide, che finalmente si riprende: lo faccio stare al timone, impara presto anche con il mare di poppa, e terminato il posto di manovra , ancorati  ben ridossati dietro al molo, preparo la zuppa di tonno con il cuscus……ci son volute due bottiglie di Malvasia, e con un certo sconcerto scopriamo che anche la bottiglia di grappa aveva un ….foro sul fondo: se ne è andata in una settimana……., nonostante il mare grosso……

Da Erikussa a Guvia è un’ultima galoppata con vento e mare quasi al traverso, con punte di velocità oltre i  9 nodi, ed il maestrale ci accompagna fino all’entrata del canale di Corfu; solo mettendo la prua a Sud , dopo l’ultimo wait point, l’andatura cambia, il vento cala, il sole esplode e ci ritroviamo senza pensare in…vacanza, con il gennaker spiegato, una brezza di 6 nodi che ci spinge dolcemente, al punto che sembra impossibile che solo due ore prima avessimo Nettuno incazzato che ci tallonava……

Posto di manovra, mi infilo di poppa al posto 27 che mi viene indicato, con una perizia che ha sorpreso anche me (vento al traverso e uno spazio di soli 5 metri….fra due motoscafi), e ci rimane il tempo per andare al supermercato per la spesa:  pomodori freschi, olive Calamata, cetrioli e cipolla, oltre all’immancabile feta: Benvenuti in Grecia.

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