Antonio Sanson

Buongiorno a tutti,  Buon Anno, speriamo che il  2023 porti venti propizi a tutti i velisti e navigatori,  e auguro a tutti gli armatori di trovare in mare “con la loro bella” quella serenità che gli elementi della natura sanno e possono offrire.  Vedo che il sito vien letto da un’alta percentuale di amici, le interviste in primis, e anche se non ricevo molti scritti di conferma o vostri racconti da pubblicare continuerò a farvi compagnia dal mio pozzetto virtuale. Vi terrò aggiornati con flash sulle regate attorno al mondo, e vi ricordo che nel 2023 sono 3: la Golden globe Race ( in corso) , The Ocean race che partirà a Gennaio, e la Global Solo Challenge che partirà a settembre.

E per inaugurare con RTM il 2023 vi propongo l’ intervista che ho fatto recentemente ad un grande navigatore, Antonio Sanson

L’ho conosciuto da Antonio, al Frangente, perchè mi aveva detto che c’era un navigatore che avrei dovuto conoscere per raccontare del suo giro del mondo. Così un lunedì mezzogiorno ho incontrato un ragazzo, con un fisico asciuttissimo,  occhi azzurri chiari come l’acqua, con un’età indescrivibile ( poteva avere 30 o 50 anni o forse più), entusiasta della vita, che mi ha  catapultato in un vortice di sensazioni con l’entusiasmo che traspare  del suo modo di esprimersi. Parlando usava i superlativi  «il mondo è bellissimo, tutti i popoli sono bellissimi, e basta andare per oceani per rendersene conto  », e non è stato difficile parlare subito del suo viaggio, dei suoi sogni, dei suoi programmi. Si, perchè fra questi mi dirà che c’è l‘acquisto di una barca che potrebbe permettergli di tornare a girare il mondo, magari verso quella sua meta che avrà modo di raccontarmi più tardi.  Siamo andati a pranzo, e mi ha parlato della traversata atlantica con una sola vela, alla scuffia nel mar dei Caraibi, dal fascino primitivo delle Galápagos ai mostri marini della Polinesia francese, della paura che lo ha accompagnato fino alla Nuova Zelanda. Poi il passaggio nell’oceano Indiano, la navigazione in solitaria da La Réunion al Sud Africa, la risalita da Città del Capo ai Caraibi, il saluto all’oceano e il rientro in Mediterraneo. Miglia dopo miglia, le isole, i navigatori, gli incontri che  hanno trasformato la paura in un’avventura straordinaria, con un motto: «Non bisogna avere fretta quando si va per mare, comandano le condizioni del tempo: la sicurezza è solo questo–.

E così ci siamo dati appuntamento per il giorno seguente per l’intervista, dove mi ha raccontato la sua vita,  e la sua partenza da Grado nel 2013 a bordo di BAIMASELF il Moana 33 progettato da Malingri,  dopo aver lasciato la famiglia, la fidanzata e la pizzeria di cui era socio a metà….


Chi è Antonio Sanson?

Sono io: sono nato negli anni Sessanta da una povera famiglia di pescatori nella laguna di Grado, mio  padre precedette il parroco e mi battezzò con l’acqua di mare pochi giorni dopo la nascita.

Sono un viaggiatore da sempre:  da piccolino quando dall’età di 7 anni i genitori mi hanno messo in collegio, e durante  le vacanze estive andavo a lavorare nel casone di famiglia, qui a Grado: come saprai sono le abitazioni dove vivevano i pescatori della laguna, immerse in un luogo senza tempo, fra i canali e le “mote”,  isole lagunari …i genitori facevano  i pescatori e durante l’estate mi hanno insegnato a  lavorare, a tutte del ore del giorno, alle 2,3,4 del mattino.

Nel nostro casone non avevamo  l’acqua quindi andavo con la classica BATELA, la barca gradese a remi, a prendere l’acqua per il nostro fabbisogno con le taniche nelle altre isole dove c’era.

Ho cominciato a girare subito a 14 anni: facevo il cuoco, il pizzaiolo, e quando sai cucinare puoi lavorare in tutte le parti del mondo molto facilmente, senza avere delle lauree che magari devi convertire da un paese all’altro.

Ho sempre avuto la fame, la curiosità di conoscere nuovi popoli , nuove culture, e tuttora  continuo a viaggiare perchè credo che sia il modo migliore per imparare  a vivere attraverso la cultura di altri paesi.

Che studi avevi fatto?

Bella domanda: la mia riposta potrebbe sorprenderti, perchè per me lo studio sui libri è una cosa, ma lo studio imparando dalla vita è un’altra.

Ho  fatto la terza media, ho sempre vissuto guardando non solo con l’occhio del turista, ma dell’osservatore, penetrando nella cultura e nelle abitudini dei vari popoli….. come  sto facendo tutt’ora.

Nel lavoro ho avuto una fortuna sfacciata, mi sono confrontato con moltissime categorie di persone, a Londra con una equipe di cuochi , eravamo in 12, sono stato ricevuto a Buckingham Palace e ho stretto la mano al principe Carlo.

Da giovane immaginavi che la tua vita sarebbe stata così?

Ho sempre immaginato di viaggiare, ma non avevo mai pensato che i programmi di vita avrebbero potuto cambiare da un momento all’altro. L’ho capito ed imparato durante il giro del mondo, a circa 300 miglia al largo dal Rio delle Amazzoni, da un’esperienza che mi ha fatto capire che non si può mai sapere cosa ti potrebbe succedere non domani, ma dopo un minuto : con Andrea stavo andando dal Sud Africa ai Caraibi, oltre 6000 miglia, avevo il mare con onde alte mezzo metro da poppa, ed il vento è passato in un minuto da 12/13 nodi a 35/45 nodi. Si sono create onde da 3 a 5 metri,  lui aveva paura, io per fortuna avevo già fatto l’esperienza di vivere una burrasca durata per 1 gg e mezzo con vento a 35/45 nodi …..ma non sapevo ne immaginavo che al largo fra il Venezuela e la Colombia si potessero formare queste onde, che per una barchetta da 10 metri sono impegnative, soprattutto se improvvise ….. Ricordo che mi sono girato, e in una frazione di secondo un’onda è arrivata da poppa, mi sono aggrappato ad un winch in pozzetto, ed il BAIMAISELF è finito con l’albero sotto a 180°….poi la barca si è raddrizzata, per fortuna il tambuccio era chiuso, e credo che se fossi stato legato sarebbe stato più un pericoloso, perchè cadendo in mare forse non sarei riuscito a risalire, mentre rimanendo aggrappato all’winch  mi sono ritrovato a bordo con la barca che galleggiava…. In un minuto si sono create queste onde, e mi sono trovato coinvolto in questo fenomeno, con onde gigantesche, perpendicolari.  A  poppa con il tramonto vedevo le creste delle onde illuminate, con il contrasto di colori sembravano pietre preziose……spettacolare, ma drammatico….. Questo evento, mi hanno detto altri navigatori,  si chiama macareo,  ed è un fenomeno che stranamente si forma anche al largo del Rio delle Amazzoni, mentre dovrebbe manifestarsi solo dentro al fiume… forse l’effetto del basso fondale e della corrente?? Mah, ecco come la vita può cambiare da un momento all’altro..

 

C’è stata una molla che ti ha fatto mollare tutto e decidere di partire con la barca? Oppure era  un sogno, un desiderio che avevi fin da piccolo?

Con due soci avevamo in gestione a Grado e a Selva di Val Gardena una pizzeria, un ristorante rifugio ed una gelateria a Grado. Lavoro da quando avevo 15 anni, 11 mesi all’anno 11 ore al gg, ma non mi sentivo padrone della mia vita, e sentivo che dovevo trovare una soluzione, una medicina  per staccare, ma non ero mai andato in barca.

Nel 2007, a 41 anni, ho visto un film con Kelvin Koster, Waterworld,  un film di fantascienza del 1995 diretto da Kevin Reynolds.

La storia, è ambientata in un futuro post apocalittico, è basata sulle avventure di un mutante in cerca degli ultimi lembi di terra in un mondo sommerso dalle acque. Alla prima proiezione non mi piacque, ma mi aveva stuzzicato, e così poi, vedendolo la seconda volta,  mi sono innamorato: non saprei di cosa, se della vita in mare, se del vivere in barca  sul catamarano, se del navigare, se dell’avventura, sta di fatto che mi ha preso un amore passionale.

Subito mi sono iscritto a Grado ad un corso di vela su catamarano, e terminato il corso dopo 2 gg ho comperato  un  hoby cat 16 che ho tenuto per 2 stagioni…


Purtroppo il 7 luglio 2008 una tromba d’aria si è abbattuta su Grado, ha distrutto tutti catamarani che erano nel marina, ed io non sapevo se ripararlo oppure cambiare imbarcazione.  Dove lavoravo c’era una barchetta in vendita, e mi piacque:  ho chiamato il proprietario ed è così iniziata la mia storia con la barca a vela…

 

Quindi la tua scelta di andar per mare è stata dovuta al film che hai visto?

Si, il mondo sommerso, poi amici mi hanno spinto a provare la barca a vela e così ho iniziato.


La tua prima impressione in oceano

Con Vittorio Malingri e Soldini, scuola vela oceanica, da Gibilterra alle Canarie e poi ai  Caraibi – Guadalupa; eravamo un bel gruppo affiatato e quella volta avrei continuato fino all’infinito, anche se da Gibilterra alle Canarie soffrii dannatamente il mal di mare: timonavo e vomitavo, per tre giorni di fila, vento sul naso 25/30 nodi, bolina stretta, ma per fortuna da Las Palmas ai Caraibi  sono stati 17 giorni fantastici.

 

Il mare per andare in barca  o la barca per andar per mare?

Il mare per la vita. Mi piace andare in solitario….. da 7 a 10 anni ho vissuto in un casotto, quindi non avevo grossi rapporti con la gente, ed ho imparato a stare da solo.

Ti posso dire che il tratto  dalle Maurizius al Sud Africa è stato bellissimo, 13gg meravigliosi, forse il periodo più bello del mio giro del mondo:  da solo, immerso nel silenzio, fra cielo e mare, esperienza anche fortunata perchè ho sempre avuto bel tempo. Mi nutrivo solo di caffè e insalata, la mente era ridotta ad essenza,  aperta ad una dimensione che non avevo mai realizzato, ed ho pensato ad un angelo, un figlio di Dio, e mi sono detto : un giorno voglio tornare in questa dimensione…per questo adesso mi voglio comperare una barca e tornare in mare… Ho realizzato che, se a casa avessi avuto 10 alberghi, 10 milioni, avrei dovuto vivere sulla difensiva, ed avrei sempre avuto problemi, nemici che  mi avrebbero portato via tempo alla vita. Invece in quel tratto, in quell’oceano,   ho capito che con il minimo per vivere ero felice…


In questi anni hai dato più tu al mare  o il mare a te?

Non c’è solo il mare: con il mare ci sono popoli, natura, le persone che ho amato e mi hanno amato…ed ho amato specialmente i popoli della Polinesia, e per questo mi piacerebbe tornarci anche per vivere.

 

Esiste una tua barca ideale?

Ci sono sempre dei compromessi. BAIMAISELF non l’ho amata, ma  le ho voluto bene, lei mi trasmetteva sicurezza… mi guidava in mare e per questo ha… due occhi a prua   L’’ho tenuta pochissimo, dal  19 luglio 2012, all’ottobre 2016


Tre caratteristiche per un navigatore—

Soldi, capacità tecniche, coraggio. Un navigatore deve avere la disponibilità finanziaria per non rimanere bloccato in giro del mondo per mancanza di soldi: riparazioni, rifornimenti, imprevisti; conosco navigatori che avevano un budget limitato e son partiti dicendo…. se avrò bisogno troverò da lavorare …ma non è così facile..; e poi quanti velisti che vorrebbero fare il giro del mondo hanno i soldi ma  non riescono a mollare gli ormeggi. Quanti sono dominati dal futuro anteriore e  sognano di fare il giro del mondo in barca a vela quando andranno in pensione; poi quando  in una tappa del viaggio ho trovato qualche navigante, ho capito che coloro che hanno grandi sogni restano a casa! Credo che manchino  il coraggio, la sicurezza, e poi c’è la paura …anche di rimanere senza soldi, credo che a questa categoria appartenga il 95% dei navigatori.

Paure: tutti ne abbiamo, a volte non riusciamo a sconfiggerle, ma quando inizi ad affrontarle e vedi che riesci a superare i problemi allora capisci che sei i grado di fare ogni cosa.. e poi diciamocela tutta: un po’ di paura consente anche di prendersi meno rischi, ed in mare ce ne sono dietro ad ogni onda.

 

Il ricordo più bello ed il più brutto

Parto dal più brutto, e con amarezza ti dico che è legato alla natura umana, alle persone che ho incontrato a terra  o con cui ho navigato: in traversata da Saint Martin alle Azzorre, 24 gg, la traversata più lunga (come giorni). Avevo a bordo due persone olandesi, ma dopo qualche giorno uno di questi ha presentato sintomi da psichiatria, pericoloso nel rapporto: è emersa la natura dell’animale che è dentro ognuno di noi, e forse non avendo mai fatto una lunga traversata non è riuscito a controllare la “bestia” che viveva dentro di lui…ed è stato difficile gestire la situazione….

Gli unici veri inconvenienti nel percorso di rientro in Mediterraneo, anzi piuttosto vicino a casa: prima una grossa rete da pesca finita nell’elica nel golfo di Taranto, poco dopo la perdita della stessa elica. Inoltre una multa di 180 euro ricevuta pochi giorni fa nei pressi di Ragusa per essermi riparato in una piccola baia a causa del mare grosso e del vento forte: non avevo fatto la richiesta d’entrata (con tanto di pagamento della tassa) e 5 minuti dopo aver gettato l’ancora mi son trovato la Polizia a chiedere documenti e carta di credito.

Il momento più bello: ho vissuto tante situazioni, e il mio libro di fotografie testimonia quanto le persone che ho conosciuto, i rapporti umani che ho allacciato, gli aiuti ce mi hanno dato, siano la cosa più bella che ricordo del mio giro del mondo.

Ho conosciuto Jonatan, navigatore oceanico senza gambe, che ha fatto il giro del mondo; ci facciamo mille paranoie mentali, mille paure, poi c’è qualcuno che con metà corpo fa il giro del mondo in barca da solo!!

 

Hai mai avuto paura? 

Fino in Nuova Zelanda ogni giorno: a volte poca, a volte tanta. La pura ti tiene sveglio, ti tiene attento, ti salva la vita. Poi al ritorno avevo preso confidenza con la barca ed il mare, per cui no…poche volte…

 

Un navigatore che hai avito come esempio?

Grande ammirazione si, non esempio, un grande Soldini, navigatori italiani e francesi che tutti conoscono, ma io ho due miti: Alex  Bellini, Alessandro Di Benedetto

   

Alex Bellini, un superman, ha attraversato in canoa l’atlantico dalle Canarie ai Caraibi, poi da Lima in Perù fino in Australia, 11 mesi in solitario con una canoa, prima di arrendersi a 150 miglia dall’arrivo…

Alessandro Di Benedetto, a bordo di un minuscolo 6 metri e mezzo, un Mini 6.50 modificato per l’occasione, ha compiuto il giro del mondo in solitario senza scalo.

Questi sono i miei due miti, perchè hanno fatto il giro del mondo senza budget consistenti, con imbarcazioni minuscole, auto costruite, senza sponsor…..non da prendere esempio, ma ti danno forza nel credere che si possono intraprendere queste imprese.

 

Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse navigare?

Imparare a portare una barca da solo, avere una buona manualità, saper ascoltare i consigli degli altri,  informarsi sul viaggio, sui rischi  e tanto coraggio: e poi buttarsi…. Però non bisogna avere fretta quando si va per mare, comandano le condizioni del tempo: la sicurezza è solo questo–.

Hai trovato molto inquinamento?

Si, ma solo nell’oceano indiano

Hai pescato molto?

Dalla Grecia, in Mediterraneo, fino a Gibilterra, praticamente niente, solo un pesciolino;  in Atlantico solamente due lampughe, e me lo ricordo perchè era il 31 dicembre 2013 e 1 gennaio 2014…il cenone di capo d’anno. In Pacifico invece c’è moltissimo pesce, e molti pescatori   sia in mare che quando arrivi lungo le coste.

 

Cosa ti sembra della Polinesia?

Hanno tante fortune, un territorio fantastico, un mare meraviglioso, popolazione molto ospitale, mi piacerebbe vivere da loro, anche andarci ad abitare. Hanno la fortuna di essere sostenuti finanziariamente dalla Francia, anche se in cambio hanno dovuto dare il controllo del territorio

 

La tua vena di scrittore da dove ti nasce? Cosa vuoi comunicare?

Quando ho scritto il libro volevo trasmettere qualcosa di bello, di fiducioso nella vita, perchè mi piace più dare che ricevere. Noi siamo purtroppo abituati a seguire la routine di tutti i giorni: lavorare 12 ore al giorno, facciamo 500 cose, sempre di corsa, ed anche per me era così, e quando ho deciso di scrivere ho capito di avere delle qualità, non talento. Ho scoperto di avere la capacità di trasmettere cose belle, ed anche di sensibilizzare i lettori e gli amici sul problema dell’inquinamento nel sud dell’Oceano Indiano che ho visto di persona, e credo di riuscirci, considerato che del  mio libro ne sono già state fatte due ristampe.


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Saresti in grado di raccontarmi la tua filosofia di vita?

Pur avendo solo la terza media mi sento un filosofo nato, perchè ho imparato molto dalla vita: comportati bene ed avrai del bene, rispetta usi e costumi e religioni dei popoli, e potrei citate tutto quello di onesto e responsabile che mi hanno insegnato. Una volta in ho visto un documentario su una regione della Tanzania, ed un anziano invitava I turisti che arrivavano dall’Europa a ritornare, ma ….<<”non portateci le vostre religioni, le vostre usanze, perchè noi siamo già contenti così”…>>

 

I tuoi sogni da realizzare?

Il giro del mondo è il sogno nel cassetto di ogni velista, ma per me era un obiettivo, una conquista, una cura: non avevo altra scelta, dovevo partire….non è la cura a tutti i mali, è però un’eccellente medicina. Per me lo è stato.”

Si, ho ancora un sogno, anzi un’utopia che mi piacerebbe si realizzasse per migliorare la situazione nel mondo, anche se questo va a toccare il Dio danaro, il che potrebbe non piacere a  tutti: poter bloccare l’aumento della popolazione nel nostro pianeta, basterebbe un figlio per ogni coppia….nel 2009  sono stato a fare volontariato  fra la Nigeria ed il Ghana, e in una scuola ho incontrato tantissimi bambini: parlando con l’educatrice mi diceva che c’era un problema:   si sapeva già che non avrebbero trovato lavoro, perchè nessuno coltivava la terra, ed avrebbero invaso l’Europa. La Storia dell’Europa è passata attraverso 2000 anni di guerre che ci hanno portato alla situazione attuale, nel bene e nel male, ma anche l’Africa dovrebbe trovare il suo equilibrio prendendo esempio dalla nostra storia…

E poi mi piacerebbe prendere una nuova barca e partire, incontrare una donna con cui navigare assieme, magari facendo una stagione a terra, lavorando, e poi in giro per il mondo per mare.

Come mai si ancora solo?   

Mi piacerebbe avere una compagna, ne ho incontrate…ma erano già impegnate…. Io lavoro nella ristorazione, e non è facile quando fra colleghi e clienti lavoro ci ritroviamo in mezzo a tante culture, tante lingue diverse… entrare in sintonia diventa difficile… dovrei cambiare ambiente, ma sono fatalista, e quando capiterà sarò pronto

Dove ti piaci e non ti piaci

Ho un difetto: il nervosismo…..però sono allegro, vivace, mi piace viaggiare, muovermi, sono molto curioso, non mi annoio mai. Sono fatalista e  passionale… mi piace vivere la vita

Grazie Antonio….spero che la visita a Crotone di lunedì prossimo coroni il primo step per realizzare il nuovo sogno….perchè hai dimostrato che senza sogni non si vive.

 

L’onda più alta del mondo è una regina da dominare

Durante il mese di febbraio l’incontro tra il Rio delle Amazzoni e l’Oceano Atlantico dà vita a una delle onde più maestose, alte e lunghe del mondo, la stessa che attira migliaia di surfisti che giungono fin qui con l’obiettivo di domarla.

Il suo nome è Pororoca, termine dato dagli indigeni Tupi nato da Porc-poroc, che tradotto significa grande rumore distruttivo. E in effetti, il rumore imponente e suggestivo causato dal frangersi delle onde alte e potenti lo è davvero straordinario.

La Pororoca, conosciuta anche con il nome di macareo, si palesa in tutta la sua forza tra le coste settentrionali del Brasile estendendosi per oltre 13 chilometri e sfiorando i quattro metri di altezza.

Per i surfisti questa non è una semplice onda, ma una vera e propria regina che domina incontrastata tra le acque dell’oceano. A São Domingos do Capimche, nello Stato del Pará, dal 1999 si tiene una competizione annuale (Pororoca festival), ma cavalcare Pororoca non è affatto semplice.

La potenza con la quale questa onda arriva sulla costa fa sì che l’acqua porti con se anche rami, tronchi e detriti dalla foresta. Motivo per il quale sfidarla può diventare anche pericoloso. Gli stessi abitanti dei villaggi circostanti la venerano e la temono per la sua forza distruttiva capace di creare diversi danni alle popolazioni che si affacciano lungo il fiume.

La grande onda, grazie alla sua forza, riesce a salire sulle foci del Rio degli Amazzoni. Questo fenomeno unico al mondo si genera durante i periodi dell’alta marea, e più precisamente durante le notti di Luna nuova e Luna piena.

Si palesa in tutta la sua forza sovrannaturale nel mese di febbraio e durante le prime settimane di marzo, perché è quello il momento in cui il Rio degli Amazzoni raggiunge la sua massima portata a causa delle importanti piogge che cadono sul territorio. Quando le acque dell’oceano affluiscono nel grande fiume, la Pororoca prende vita.

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