lunedì, Marzo 23, 2026

Burrasca ad Itaca

 

Il tramonto arriva sgargiante di colori, che piano piano diventano pastelli, e chiudono la serata senza apparenti sorprese. A terra nel frattempo fervono i preparativi per una festa, ci sono almeno 15 barche della compagnia di charter, e dopo cena la musica riempie la baia: un complesso canta e balla ritmi greci, anche gli equipaggi contribuiscono ad allietare la serata, ed anche noi da bordo partecipiamo, ospiti non invitati allo spettacolino.

Poco dopo mezzanotte la musica suonata finisce, ma ne inizia un’altra, ben diversa, che ci costringerà a fare turni di guardia fino a mattina: si alza un forte vento, proprio da SW, un groppo di scirocco, colpa del fronte di bassa pressione che si spostava verso nord, e che avrebbe interessato tutta la settimana seguente. In poco tempo il vento soffia a 30 nodi dentro alla baia, dove gli spazi sono ristretti, e le barche ultime arrivate, che non avevano avuto molto spazio per filare ancora, cominciano ad arare. Prima quella di prua ci viene quasi addosso, e deve ridare fondo più avanti rispetto a prima. Rimarrà in posizione un paio di ore, poi verso le 4 salpa e ridà fondo all’uscita della baia, in posizione più riparata. Poi un catamarano inizia ad arare, va quasi contro un’altra barca prima di ridare fondo: riprova una, due, tre volte, ma ci sono alghe e l’equipaggio non è scaltro, tant’è che verso le 2 se ne vanno fuori in mare: li sono più sicuri, per lo meno non faranno danni. Dietro noi ci sono due barche: una inizia ad arare, se ne accorgono solo quando stanno per sbattere fra di loro: io ne approfitto per dare 10 metri di catena in più, per sicurezza, perchè…non si sa mai…mentre quella che aveva arato cerca e trova un altro ormeggio. È poi la volta dell’altra barca dietro. a noi, che forse si è trovata con l’ancora spedata ed ha dovuto ridare fondo verso l’uscita della baia, dove c’era un po’ di ridosso, al che io ne approfitto per dare ulteriori 5 metri. Alle 4 infine una barca tedesca di fianco a noi, che fino ad allora aveva tenuto la posizione, inizia ad arare, con il vento che la porta verso l’uscita della baia dove avevano dato fondo le altre due barche: a bordo dormivano tutti, veri incoscienti, e solo il Dio degli incoscienti ha evitato che nascesse un problema: è uscito uno in mutande, che ha acceso il motore ed ha allontanato le due barche. Non ci crederete, ma hanno gettato l’ancora 10 volte, le ho contate, prima che questa mordesse il fondo…noi, per fortuna, alla fine con oltre 50m di catena, abbiamo tenuto la posizione, ma ci siamo fatti turni da tre ore, fino alle 6 quando finalmente il vento si è quietato ed è sceso sotto i 20 nodi.
Questo è il mare, questa è la vita in barca, questa è la vita del marinaio: ma chi ce lo fa fare? Perchè un conto è mettersi alla prova, dove si è chiamati a cimentarsi solo con sé stessi (perchè paradossalmente più ti preoccupi e più ti salvaguardi), ed un altro conto è cimentarsi con la forza degli elementi in natura, il vento, il mare, la pioggia, i temporali, ed anche con gli sprovveduti, che nulla hanno a che fare con la natura…beh…però appartengono sempre alla natura umana…