martedì, Maggio 28, 2024

Giorgio Balich

L’amico Giorgio Balich, che da anni solca il nostro Adriatico “bordesando bordesando”: ne conosce tutti gli anfratti, le baie, i “punti di ristoro” e da  buona forchetta non tralascia di farci ingolosire.  Anni fa aveva raccolto le sue esperienze in un volume intitolato “IL GIORGIOLANO”, aggiornato al 2021,  e con i suggerimenti che ci racconta è un valido supporto per trascorrere tutta un’estate girovagando da Trieste in giù…

Se ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga ricca d’avventure e d’esperienze… … Sempre però devi pensare a Itaca e tuttavia non affrettare in viaggio; fa che duri a lungo per anni, e che da vecchio tu approdi all’isola, ricco di quanto hai accumulato per strada, senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha donato il bel viaggio, senza di lei non saresti mai partito. E se la trovi povera, Itaca non ti ha deluso. Fatto saggio dal viaggio capirai quello che Itaca vuol significare.
Kostantinos Kavafis, 1863-1932

Vi propongo pertanto il racconto di una settimana, ed anche se è un po’ lungo vi invito a salire a bordo del suo Masquerade.

 

VENERDÌ 16 GIUGNO 2023

Mi sveglio presto, alle 6,00 per la novità del letto di Masquerade e la luce che filtra dall’osteriggio, lasciato aperto. Resto comunque in branda a gustarmi l’aria frizzante del mattino e ad ascoltare i rumori del porto, il cigolio dei cavi d’ormeggio, il brontolio dei motori delle barche dei pescatori al rientro e il miagolio dei gabbiani reali, in perenne lite tra loro. Più tardi ci rechiamo al mercato per una visita ai banchi del pesce e completare le provviste di bordo con frutta, verdura e un paio di “ruote” di pane casereccio, in grado di restare morbido e commestibile a bordo per diversi giorni. Il contadino che ha il banchetto a fianco a quello dell’Albina vende ben quattro qualità diverse di ciliegie, una delle quali raccolta fa un albero che ha più di 100 anni e che lui non ha più visto da nessuna parte. Ne acquisto 1 kg. assortite a 6 € kg. oltre a 1 kg. di pesche pelose bianche, sempre di sua produzione. Il pesce è invece fuori portata! gli scampi grossi a 55€ kg. quelli medi a 50E e non mi sembrano neppure troppo freschi. Al rientro in barca mi attardo a curiosare tra i banchetti del “Mercatino delle pulci” che si tiene ogni venerdì sotto il viale alberato attiguo al porto. Mi perdo a curiosare tra vecchie caffettiere, attrezzi agricoli, croste di ritratti di famiglia e militaria della ex Jugoslavia. Trascorriamo la giornata nella preparazione della barca per la crociera, armando il genoa, montando sprayhood e tendalino, allestendo l’impianto a pannelli solari e tutti gli altri accessori necessari per la navigazione, intercalando il lavoro con frequenti gite in pineta per un tuffo in mare.

Alle 20,00 raggiungiamo il ristorante “More” a Funtane dove incontriamo Valter e Davide, appena arrivati dall’Italia. Il locale è pieno ma Carmen e Gianni, in omaggio a una frequentazione ormai trentennale, ci hanno riservato comunque un tavolo. Ordiniamo un antipasto di pesce crudo, scampi, dondoli (tartufi di mare) e ostriche del canal di Lemme. A seguire una decina di cappe sante alla griglia e di canestrelli alla buzara. Per secondo tre sogliole nostrane e una scarpena (scorfano rosso) di circa 1 kg. al forno con patate e verdure. Due litri e mezzo di malvasia, le frittole (dessert tipico istriano) e qualche pelinkovac completano la cena e i festeggiamenti per il mio compleanno e pagato il conto, 340€, riguadagnano la cuccetta in barca.

 

SABATO 17 GIUGNO 2023

Dunque ci siamo! Salutata Franca, che rientra in autobus in Italia, alle 7,30 lasciamo l’ormeggio del Marina diretti a sud. Il cielo è sereno e il mare calmo. Il maestrale, che aveva soffiato sostenuto nei giorni precedenti, scuotendo Masquerade in porto e illudendoci su una bella veleggiata con andature portanti, ovviamente si è quietato per cui dobbiamo affidarci al motore per scendere lungo la costa istriana. Inserito il timone automatico, la rotta è sempre la medesima: Orsera, Rovigno, il Canale di Fasana, le isole Brioni, Pola ci scorrono a fianco e quasi non me ne accorgo, immerso come sono con Valter, che è anche il mio commercialista, in discussioni finanziarie e ipotesi per la mia pensione che decorre da oggi, anche se in realtà non cambierà nulla e continuerò a lavorare come prima. Davanti a Veruda il maestrale comincia a distendersi seppure debolmente, consentendoci di aprire le vele per guadagnare ½ nodo. Resta comunque una debole brezza che quando, alle 13,40, superiamo il faro di Porer, la punta meridionale dell’Istria e entriamo in Quarnaro perde ulteriormente di forza. A questo punto di solito proseguiamo per rotta 125° verso Sansego-Susak, attraversando il golfo nella sua parte terminale. Oggi abbiamo deciso di dirigere verso San Martino di Cherso- Martinscica da dove manchiamo da qualche anno. Non è una cattiva idea infatti il maetrale, man mano che ci addentriamo in Quarnero, cresce di forza per effetto Venturi permettendoci di proseguire a vela. Alle 18,00 arriviamo a San Martino di Cherso-Martinscica dove ormeggiamo all’intero della banchina del battello di linea. Pagato il pernottamento: € 3 al m. + 10€ di colonnina corrente elettrica andiamo a rinfrescarci con un bel bagno nella spiaggia di ciottoli che contorna la baia. Alle 20,00 andiamo a cena alla Konoba Feral, sul lungomare. Questa sera non abbiamo voglia di pesce e ripieghiamo su un filetto alla griglia con patate e verdure e un paio di birre a testa. Un grappino al vischio accompagna il conto: 130 € in quattro prima del rientro su Masquerade.
Miglia marine percorse 56

 

DOMENICA 18 GIUGNO 2023

La notte è trascorsa tranquilla nel silenzio immoto della baia, protetta dalla brezza termica notturna dagli alti rilievi dell’isola. Lasciamo l’ormeggio alle 7,00 per raggiungere entro le 9,00 il canale navigabile di Ossero, distante 7,5 nm., in tempo per l’apertura del ponte girevole, Abbiamo tutto il tempo per navigare tranquilli a motore nel mare a specchio e di concederci anche una sosta nei pressi dell’isolotto di Levrera-Zéca per un tuffo in mare. Arriviamo comunque con un decina di minuti di anticipo nella rada di Ossero dove attendiamo, assieme ad altre quattro imbarcazioni, la rotazione del ponte di ferro e il transito delle barche in uscita che hanno la precedenza. Il passaggio e sempre emozionante. Il canale è largo una decina di metri, profondo tre e percorso da una forte corrente, in questo momento di 4-5 kts che ci “spara” nella bassa laguna in cui termina il Golfo di Ossero. Navighiamo rispettando le briccole che delimitano il canale navigabile intorno ai 3,5 m. che porta verso Nerezine. Proseguiamo, circumnavigando la penisola di Punta Croce fino al fiordo di Kolorat dove ci fermiamo a uno dei gavitelli presenti per qualche bagno e uno spuntino. Alle 14,00 riprendiamo la navigazione. Il campo di alta pressione si sta estendendo sull’Adriatico e il maestrale stenta a stendersi- Il mare è calmo e il cielo, benché sereno sfoggia tinte pastello settembrine. Attraversiamo quindi il temibile Quarnerolo a motore nella piatta più assoluta e alle 17,00 entriamo nel porto di Arbe-Rab. La banchina del paese, quella che io prediligo per ormeggiare, è in gran parte occupata da chiatte e materiali edili necessari alla costruzione di un nuovo pennello foraneo quindi, dopo aver rabboccato il serbatoio di gasolio al distributore, ormeggiamo a un pontile del Marina ACI. Fa molto caldo e andiamo subito a rinfrescarci con un tuffo in mare dalla nuova spiaggia di sabbia attrezzata del vicino hotel Valamar Padova, appena terminata. Verso le 19,00 andiamo a passeggiare per il centro storico, un gioiello medievale arroccato su una rupe ricco di chiese, campanili e monumenti storici. Andiamo a cena alla Konoba Rab, un locale che abbiamo frequentato più volte in passato. Io ordino delle costolette di agnello alla brace, Marco un filetto mentre gli altri assaggiano il piatto della casa: una sorta di filetto Chateaubriand farcito con prosciutto e formaggio. Qualche birra, un litro di vino rosso della casa e dell’acqua frizzante contribuiscono a placare l’arsura di una giornata trascorsa sotto il sole rovente. Pagato il conto: 130€, ci trasferiamo in piazza per una coppa di gelato alla frutta prima di rientrare in barca.
Miglia marine percorse 33, Totali 89

 

LUNEDI 19 GIUGNO 2023

La notte è trascorsa abbastanza tranquilla, merito dei nostri vicini tedeschi che bevevano e cantavano sul charter ormeggiato a fianco che hanno ceduto ai fumi dell’alcool abbastanza presto e della Spagna che, vincendo ai rigori sulla Croazia, ci ha evitato cortei di giubilo e caroselli d’auto. La ragione, anzi “LA” ragione principale che ci ha portato a pernottare ad Arte-Rab è stata la presenza di un bel mercato ittico ben fornito di pesce e scampi. La pescheria aprirebbe alle 6,30 ma abbiamo pensato che è inutile andarci prima delle 7,00 quando non tutti i venditori sono aperti. Un grosso errore! Quando arriviamo, alle 7,15, gli scampi più grossi a 35 €/kg. sono quasi terminati così come quelli medi a 30 € mentre ce ne sono molti di piccoli a 18€. Ne rimangono solo 1 kg. di grossi e 1,2 kg. di medi. Li acquistiamo tutti ma a questo punto Valter interviene coi suoi soliti “casini”. Li vorrebbe tutti a 30 €, proposta che il venditore rifiuta sdegnato. Dopo un pò si accordano per 32 euro/kg. per il mix di tutte due le pezzature ma a me sembra un magro affare. Pagati i 70 € per gli scampi Valter, non contento, propone un cappuccino con cornetto a uno dei tre o quattro bar situati nella via del mercato. Al primo ci alziamo dopo esserci seduti dopo aver scoperto che non hanno brioche, accompagnati da uno stizzito vaffanc. del cameriere. Al secondo che non vendono pasticceria lo scopriamo prima di sederci. Andiamo quindi alla pekara-panetteria ad acquistare pane per la barca e cornetti per la colazione prima di sederci al terzo locale. Rientrati in Marina, pagato il pernottamento, 92 €, lasciamo l’ormeggio e il porto di Arte-Rab. Ho in mente da tempo un itinerario che, in quasi 50 anni di navigazione in Dalmazia, non sono mai riuscito a fare: il Canale della Morlacca-Valebit fino a Karlobag per poi imboccare lo stretto e sinuoso passaggio tra l’isola di Pago-Pag e la penisola zaratina aggirando l’isola di Puntadura-Vir. Questa è la culla della bora, che talvolta qui ha registrato velocità superiori a 300 km./h ed è presente gran parte dell’anno. Oggi è la giornata ideale, il mare è calmo, non c’è vento e l’alta pressione livellata garantisce stabilità per molto tempo. Navighiamo a motore nel canale interno che costeggia Arbe-Rab fino a raggiungere il porto d’arrivo del ferry-boat proveniente dalla terraferma per poi proseguire verso SE al centro del canale della Morlacca. Mi sembra di navigare nell’alto lago di Garda. Il Velebit, incombente con le sue cime alte oltre 2.000 m/slm, ricorda molto il Monte Baldo e anche la brezza termica, che sta soffiando nel canale, raggiungendo oltre i 15 kts. direttamente da prua, ricorda il pelér del mattino a Malcesine. Procediamo in perfetta solitudine. La costa orientale dell’isola di Pag, totalmente brulla, ricorda ila costa egiziana del Mar Rosso e anche in terraferma non c’è alcun segno di attività umana in quanto la Magistrala, la strada costiera, spina dorsale della vecchia Jugoslavia, corre nascosta a mezza montagna. Superata Karlobag assistiamo a uno spettacolo che non avevo mai visto. Accanto a noi una barca a vela charter di 45’ ha collegato con una lunga cima l’amatiglio del boma in testa d’albero al tender a una cinquantina di metri di distanza a poppa. Sul gommone un paio di persone che, con il motore in retromarcia mantengono la cima tesa mentre alcuni altri si calano della testa d’albero come in una sorta di teleferica.

Alle 15,15 passiamo sotto il ponte che collega Pago-Pag alla terraferma. Per riguadagnare il mare aperto dobbiamo seguire una rotta a zig zag di circa 16 nm. in una ampia laguna molto profonda al centro ma irta di numerose secche e ostacoli, seppure ben segnalati e delimitati da boe e mede. Questa parte della costa di Pag è in gran parte disabitata, scabra e arida, di roccia biancastra affacciata su baie turchese, una sorta di isola Incoronata in miniatura senza l’assillo dell’affollamento, degli ormeggi obbligati in zone delimitate e del biglietto di ingresso al Parco. Sulla riva della penisola di Zara, più verde, sorge qualche insediamento di case prevalentemente di villeggiatura. Molto più edificata la costa dell’isola di Puntadura-Vir, separata dalla terraferma da una laguna poco profonda sulla quale è stato costruito un ponte stradale di collegamento. Il passaggio è adatto solo a piccole imbarcazioni mentre noi dobbiamo circumnavigare l’intera isola per raggiungere il mare aperto. Alle 18,00 doppiamo la Punta Vrulja, all’estremità settentrionale di Vir e possiamo impostare la rotta per 178° verso l’isola di Rivani. Il vento, che ha soffiato perennemente da prua durante l’intera giornata, ora proviene da maestro e ci consente di aprire le vele in queste ultime 10 nm. di navigazione. Arriviamo in porto a Rivanj verso le 20,00 e attracchiamo all’inglese all’interno della diga del piccolo porticciolo. Completato l’ormeggio ci dedichiamo alla preparazione degli scampi, per metà, i più grossi, da mangiare crudi con olio del lago di Garda di produzione personale e limone, gli altri al vapore con insalata di pomodori alla catalana. Tre bottiglie di vino di Valter, due di sauvignon e una di pinot grigio completano la cena poi una pelinkovac, una passeggiata sul lungomare del paesino quasi deserto e il rientro in barca.
Miglia marine percorse 65, Totali 154


MARTEDI 20 GIUGNO 2023

La notte è trascorsa tranquilla all’ormeggio. Alle 6,40 è arrivato il catamarano di linea diretto a Zara confermando la mis buona azione della sera precedente. Ieri, poco dopo di noi è arrivata una vecchia barca a vela da regata, anni 90 con a bordo quattro svedesi: un adulto sui 45 anni e tre ragazzi, 2 maschi e una femmina dai 17 ai 20. Delle manovre eseguite per attraccare sembravano alquanto sprovveduti. Dapprima hanno ormeggiato all’inglese all’esterno del molo del porticciolo, poi, dopo un po’, si sono messi in andana dando fondo all’ancora di prua con le cime di poppa a terra giusto a metà della banchina. Li per li non ci abbiamo fatto caso, intenti come eravamo a sgusciare scampi e prosciugare calici di vino. Più tardi, quando sono andato a fare una passeggiata dopo aver rigovernato i piatti, mi sono reso conto che la piccola biglietteria Jadrolinija era situata alla radice del nostro molo e quindi l’approdo era ancora qui e non al nuovo molo costruito poco più avanti a uso dei ferry-boat. Avvisati gli svedesi ci rendiamo conto che il più anziano, forse il padre, era evidentemente “spolpo” mentre i tre ragazzi poco abili a governare l’imbarcazione. Dopo qualche esitazione riescono comunque ad avviare il motore, uno scoppiettante monocilindrico diesel, a recuperare la cinquantina di metri di catena dell’ancora che avevano calato in mare e a entrare nel mandracchio posizionandosi all’inglese davanti a Masquerade e a una pilotina locale. Nel frattempo ci raccontano in inglese di essere di Stoccolma, di aver noleggiato la barca, alquanto raffazzonata, con le cime d’ormeggio che sembrano “rosicchiate dai sorci” per una settimana da Biograd e non smettono di ringraziarci per l’aiuto prestato.

Il cielo è sereno e il mare calmo quando mi alzo, alle 8,30. Oggi non abbiamo fretta! Abbiamo deciso di percorrere solo poche miglia per raggiungere l’isola di Ezo-Iz. Dopo un tuffo in mare per svegliarmi del tutto lasciamo l’ormeggio alle 10,00 per far rotta verso sud. Spira una termica leggera da prua, 5 kts. appena sufficienti a far divertire Davide che vuole esercitarsi nella bolina. Alle 12,30 il vento cala e ci portiamo all’isolotto antistante Knez dove diamo fondo all’ancora per uno spuntino e una sosta balneare. Ripartiamo alle 16,00 per raggiungere il vicino porticciolo di Eza Piccolo- Mali Iz. I tre ormeggi all’inglese all’interno del mandracchio sono già occupati, due da barche a vela, uno dal barcone per le mini crociere di Raul, un vecchio capitano di Fiume che incontro talvolta in giro per la Dalmazia. Ormeggiamo dunque in andana a una delle trappe allestite all’interno del molo del battello di linea, sembrerebbe ancora gratuite anche per quest’anno.

Sistemato Masquerade andiamo subire a prenotare la cena alla konoba Diza. Dragomir, il titolare del lacale, è un vero “drago” della cottura a legna ed è uno dei pochi a tenere, oltre ai soliti branzini e orate d’allevameto, anche pesce pescato in mare. Alla domada “Casa ci proponi?” Ci mostra un vassoio con due riboni-pagelli di circa 1 kg. l’uno e un grosso dentice di oltre tre chili. Il dentice è un po’ troppo grosso per noi quattro, il ribone va bene ma due sarebbero troppo..”noiosi”, Ci sarebbero dei calamari” ci dice. “Domaci (locali) gli domando. Domaci mi risponde e di Drago ci si può fidare. Conclusa la trattativa per il pesce proseguiamo le passeggiata verso la chiesa di Santa Maria che domina il paese da un’altura. Rientriamo passando per Knez e il lungomare che ci riporta alla barca. In porto mi fermo a scambiare quattro chiacchiere con Raul che mi racconta di quando andava pescare aragoste e astici nel canale di Velebit, scendendo bon le bombole ad aria fino a oltre 70 m., della sua amicizia con Cino Ricci per il quale ha lavorato e di altri aneddoti sulla vita di mare.Alle 19,30 siamo pronti per la cena. Dopo un antipasto offerto a base di polpa di cefalo. acciughe salate e crema di pesce con bruschette ci viene servito il pesce ordinato con contorno di patate lessate, biete e verdure grigliate. Un paio di bottiglie di malvasia Deskovic di Grisgnana-Istria ci aiutano a mandare giù il tutto e pagato il conto, 176€ ci spostiamo al bar del porto per un gelato prima di rientrare in barca.
Miglia marine percorse 12, Totali 166


MERCOLEDÌ 21 GIUGNO 2023

Ho dormito profondamente fino alle 8,00. Solo le onde provocate da catamarano per Zara, approdato alle 6,25 e il brontolio dei motori hanno turbato per qualche minuto la tranquillità del porto. Il meteo è stabile quando mi alzo, alle 8,30. Il cielo è di un azzurro lattiginoso, il mare una lastra di piombo sovrastato da una lieve caligine che offusca i dettagli delle isole vicine. Dopo un bagno ristoratore e una visita al negozietto di alimentari per pane e yogurt, alle 10,00 lasciamo il porto. Non c’è un filo di vento e non ha senso dì aprire le vele per cui decidiamo per una giornata balneare dopo aver fatto una puntata al distributore dì Zaglav sull’Isola Lunga.Dugi Otok per rabboccare il serbatoio in vista del rientro. Ormeggiare al molo a far rifornimento ci sono tre grossi motor yacht, altre cinque barche fanno circling in attesa del proprio turno. Decidiamo pertanto dì tornare più tardi e proseguiamo verso la vicina isola di Krknata per una giornata di sole e bagni. Alle 15,30 riprendiamo la navigazione verso Zaglav dove al momento al distributore non c’è nessuno. Alla pompa una spiacevole scoperta, l’unico gasolio disponibile a tutti e tre gli erogatori è quello premium e costa 1,750 €/l. contro gli € 1,280 che avevamo pagato a Rab. Ripresa la navigazione alle 18,00 raggiungiamo il porticciolo di Rava dove ormeggiamo in andana utilizzando a prua un corpo morto inutilizzato sul fondale al quale Marco, con un tuffo, ha passato una cima sull’anello. Ovviamente l’ormeggio è gratuito e d’altra parte il paese è semi deserto. L’unico ristorante è chiuso e il piccolo alimentari sulla banchina del battello di linea apre solo il sabato e la domenica. Dopo qualche bagno mi dedico alla cucina. Marco e Davide hanno raccolto alcuni ricci di mare per cui preparo una spaghettata coi ricci allietata da una bottiglia dì Sauvignon e una di Pinot grigio. Un paio di pelinkovac compleanno la serata prima di ritirarci in branda.
Miglia marine percorse 19, Totali 185

 

 GIOVEDÌ 22 GIUGNO 2023

Le condizioni meteo restano stabili. L’alta pressione è stazionaria e il vento latita. Lasciamo l’ormeggio alle 8,45 per dirigerci verso nord. Percorriamo il braccio di mare tra le isole di Sferinacco-Zverinac e Sestruni per poi costeggiare la sponda orientale di Tun Veli, Molat e Ist fino a raggiungere, alle 12,45, la costa SW di Ulbo-Olib dove diamo fondo all’ancora davanti alla spiaggia meridionale dell’isola per un bagno e uno spuntino. Riprendiamo la navigazione alle 14,00. Nel braccio di mare tra Ulbo-Olib e Selve-Silba il maestrale si incanala fino a raggiungere o 15 kts. per effetto Venturi. Ne approfittiamo per fare qualche bordo fino al porto di Ulbo dove ad attenderci sul molo troviamo l’ormeggiatore. Giovanni, un arzillo “vecchietto” settantenne rientrato sull’isola dopo una vita da emigrante a New York ci domanda in slang inglese se vogliamo attraccare,in andana alle trappe, alla banchina o all’inglese all’esterno del molo del ferry boat. Io preferisco il molo e faccio una manovra perfetta in retromarcia, una delle migliori della mia vita, per accostare. Per fortuna perché Giovanni si scopre essere un perfezionista pignolo. Rimprovera i miei ragazzi per come gli hanno lanciato le cime e addirittura sale in barca per spiegare a Marco, che ha oltre trenta anni di esperienza, da marinaio e regatante e ha attraversato l’Atlantico in barca a vela, come secondo lui si fissano i cavi sulle bitte e come fa uno spring. È comunque un ometto simpatico con tanta voglia di chiacchierare e ci intrattiene per un po’ con la storia della sua vita e delle novità sull’isola. Ci informa che Madame Oiseaux, la storica titolare francese del ristorante Anfora, nonché sua cugina è morta da 7 anni. Un altro pezzo della mia Dalmazia dei tempi passati che se ne va! Pagato l’ormeggio: 42 € compresa acqua e corrente, sistemata la barca andiamo a passeggio lungo la stradina che attraversa l’isola fino alla spiaggia di Zlatinica, due chilometri sotto il sole cocente e un caldo opprimente tra muretti a secco e terreni abbandonati alla macchia mediterranea che, come premio finale conducono a una sorta di paradiso tropicale. Un’insenatura affacciata su un basso fondale di sabbia bianca calcarea e si spinge nell’acqua turchese del mare per un centinaio di metri prima che sia possibile nuotare. Dinanzi alla insenatura, protetta da una barriera di galleggianti, una decina di gavitelli a disposizione delle barche in transito che vogliono sostare. Al rientro in paese, raggiungiamo un’altra meta obbligata in questa stagione, il filare di gelsi prospiciente alla chiesa. La maturazione dei frutti è già avvenuta e il lastricato sottostante è completamente ricoperto da una patina appiccicosa e nerastra. Restano comunque sugli alberi alcune more rosse e succose da raccogliere dai rami più bassi e ne facciamo incetta.

Alle 20,00 siamo pronti per la cena. Giovanni ci ha consigliato la Konoba Bokvica, sul lungomare prospiciente al porto, dove, a suo dire, servono pesce di mare pescato dalla loro barca.  La cameriera, interrogata sul pesce, ci dice che hanno solo delle orate, garantite di mare al 100% e dei calamari “domaci”. Optiamo per i calamari alla griglia che in effetti risultano essere feschi e saporiti, ancora pregni del sapore del mare, con contorno di biete e patate e insalata di cavolo cappuccio. Per dessert ci concediamo una palacinka alla marmellata di fichi e una pelinkovac prima che arrivi il conto, 148 € e il rientro in barca.
Miglia marine percorse 29, Totali 214


VENERDÌ 23 GIUGNO 2023

Il venerdì, nelle mie crociere, è il giorno delle decisioni importanti!. Devo infatti pensare a dove trascorrere l’ultima notte prima dell’attraversamento del golfo del Quarnaro che, da queste parti, rappresenta sempre un’insidia importante. Molteplici sono i porti da cui partire per affrontare la traversata e nella scelta occorre valutare con attenzione le previsioni meteo. Sansego-Susak dista dal faro di Porer, all’estremità meridionale dell’Istria, 22 nm. rotta 308°. In caso di bora l’ormeggio sicuro è solo all’interno del mandracchio dove i posti barca sono pochi mentre il nuovo molo esterno e il campo boe sono poco protetti. Inoltre in caso di vento forte da NE l’angolo di bolina da tenere è molto stretto e occorre portare meno vela. Unie, 16 nm. rotta 295° offrirebbe il percorso più breve ma non ha un porto, la rada non costituisce un riparo da tutti i quadranti ed è pericolosa in caso di temporali con colpi di vento. Lussin Piccolo, 29 nm. sostanzialmente prevede di mantenere la stessa rotta che da Unie che è solo più lunga. Ossero-Osor, 22 nm. rotta 278° consente un angolo di bolina più largo e un migliore approccio all’onda corta e frastagliata del Quarnero però presuppone di arrivare al ponte entro le 17,00, orario di apertura serale per poi ormeggiare lungo la banchina sul lato nord del canale, esposta a vento e corrente. San Martino di Cherso-Martinscica, 20 nm. rotta 261° con bora forte costituirebbe l’opzione migliore. Il porto è infatti molto protetto e l’andatura la più larga. Per questa notte sono previsti temporali con raffiche di tramontana fino a 36 kts. mentre per domani mattina il vento in Quarnaro dovrebbe girare a bora 12-14 kts. con raffiche fino a 24-26 kts. Non ho dormito troppo bene! il caldo e l’umidità in cabina e la presenza di alcune zanzare fastidiose mi hanno turbato il sonno. Il cielo è sereno seppur velato da una leggera foschia e soffia una live brezza da scirocco quando, alle 8,00, mi alzo per la consueta nuotata del mattino. Dopo una visita al negozio di alimentari, alle 9,00 lasciamo l’ormeggio senza nemmeno avviare il motore ma solo aprendo le vele e sfruttando lo scirocco al giardinetto. Il vento aumenta progressivamente fino a raggiungere i 18 kts. e per le 13,00 arriviamo all’insenatura di Balvanida sull’isola dì Lussino giusto in tempo per ripararci dalla coda di un temporale che sta passando al largo. Il maltempo dura poco e presto torna il sereno che ci permette di trascorrere un pomeriggio balneare fino alle 16,30 quando riprendiamo la navigazione diretti al porto di Lussin Piccolo. Arriviamo per le 17,30 giusto in tempo per prendere l’ultimo posto disponibile sui pontili galleggianti in centro al primo pontile foraneo, dove di solito ormeggiano le barche più grandi. Ì marinai sono tutti in agitazione, intenti ad assicurare meglio il pontile ancorandolo con tutte le trappe esterne in quanto si attende un forte neverino per la serata. Pagato il pernottamento, 50 € compresa la corrente, andiamo a rinfrescarci con un bagno in mare alla Boca Falsa. Lungo la strada incontriamo Cèdo “Tromba “ il vecchio proprietario della konoba Odissey. Ci racconta che ha ceduto il locale alla figlia Arianna che l’ha completamente rinnovato e che questa sera dispone di pesce fresco pescato in mare e 6 kg. di scampi “vivi”. Io sarei dell’idea di accettare la proposta ma Valter ha in mente un altro locale per cui sarà per un’altra occasione. infatti per cena andiamo al ristorate “Za Kantuni” un bel locale situato in un violetto adiacente alla riva orientale del porto. Miro, il gestore, ci informa che ha preparato una peka di agnello (cottura alla brace di legna sotto la campana) con patate, carote e cipolle e non ce la facciamo sfuggire. Un litro di cabernet sauvignon accompagna la cena che si conclude con un bicchierino di grappa offerta e il conto, 178 €. Concludiamo la serata a un tavolino della gelateria Fortuna, sul lungomare, con una coppa di gelato e frutta prima di rientrare in barca mentre la bora comincia a farsi sentire e i lampi illuminano l’orizzonte.
Miglia marine percorse 23, Totali 237