giovedì, Giugno 4, 2026

Capitan Dimov e la sua vita da romanzo

di Margherita Pelaschier


©Ivan Dimov

Ivan Dimov sembra il personaggio uscito da un romanzo di avventura. Quando si ascolta la sua storia non si può che soffrire con lui e amare questo eroe buono che, nonostante le tante vicissitudini, continua a perseguire il suo sogno.

“Rien sans peine”, non si ottiene niente senza sforzo e sofferenza, è il tatuaggio che campeggia sul braccio sinistro di Ivan che a tre anni perde la mamma e racconta:

“Quando hai un grande vuoto devi compensarlo con qualcos’altro; da piccolo lottavo per essere sempre il primo in tutto.”

Nato a Sofia, nell’entroterra della Bulgaria, a sette anni scopre il mare, viaggiando con il padre. Inizia a sognare. Partire per un bambino significa puntare verso l’orizzonte:

“Volevo navigare da solo, ho preso la barca di un pescatore, una specie di gozzo e ho mollato gli ormeggi”.

Da solo issa una vela e inizia a navigare nelle tumultuose acque del Mar Nero, adrenalina pura, ma quando finisce il vento non sa più come rientrare. Naufrago per tre giorni, viene riscattato da una vedetta militare.

“Mi hanno riportato a terra. Quella volta tutto si curava con le botte, così il capitano mi ha picchiato, il dottore mi ha picchiato e poi anche mio padre e il proprietario della barca. Ma, nonostante la dura punizione, da allora scorre acqua salata nelle mie vene”.

Altre vicissitudini allontanano e riavvicinano periodicamente Ivan dal mare. Cresciuto, decide di lasciare la Bulgaria e per farlo deve avere un lavoro qualificato da svolgere anche all’estero. Va a lavorare allo Sheraton Hotel e diventa chef. Ottiene così un trasferimento a Cape Town in Sud Africa. Riesce a comprarsi una barca, una Catalina. Dopo che inizia un periodo non facile per gli immigrati, Dimov è costretto a rientrare in Bulgaria, ma non si arrende. Vende la sua auto per pochi marchi e parte per l’Italia, dove ha delle conoscenze che però non possono offrirgli un aiuto concreto per iniziare una nuova vita.

Senza conoscere l’italiano e senza risorse economiche, conduce all’inizio una vita da senzatetto. La sua forza di volontà e di iniziativa lo aiuta a ritrovare un nuovo cammino:

“Andavo nei ristoranti e offrivo il mio lavoro per mangiare, poi vedendo che ero volonteroso hanno iniziato a pagarmi.”

Dopo un anno, Ivan parla l’italiano e inizia a lavorare come muratore. In poco tempo diventa capo squadra perché è l’unico capace di leggere i piani di costruzione.

“Noi marinai abbiamo una buona manualità e sappiamo fare molte cose”.

Mi chiedo cosa non sappia fare un uomo così…

“Riparare un ascensore, non mi è mai capitato di farlo”,

risponde ridendo.

Un amico architetto gli affida diversi incarichi, finché Ivan incontra un importante parlamentare inglese e diventa il suo factotum. Passa quindici anni al servizio della famiglia e ricomincia a navigare tra Regno Unito e Bahamas.

Ivan trova una compagna in Italia con cui vive a Barberino Val d’Elsa e quando gli viene offerto di trasferirsi definitivamente in Inghilterra, lui rifiuta per accontentare il desiderio di lei che non se la sente di lasciare l’Italia.

Dimov continua a navigare e sogna di circumnavigare il globo. Fare il giro del mondo è un sogno che ha fin da bambino.

“Sono come tutti i sognatori, ma alcuni restano in banchina, altri si buttano a realizzarli … io sono tra questi.”

Ivan tenta di realizzarlo una prima volta nel 2018. Modifica un Coco 6.50, “Minnie”, con un rivoluzionario armo senza randa.


©Ivan Dimov

L’imbarcazione ha una carena classica, semi planante, armata con un’inedita struttura a doppio albero che supporta un piano velico a doppio fiocco. Il percorso è complesso, partenza da La Rochelle, passaggio per i tre grandi Capi e ritorno in Francia; senza scalo e senza assistenza. Priorità viene data alla semplificazione delle manovre cercando di ridurre le possibili rotture. Purtroppo, però, Ivan è costretto ad abbandonare questo progetto per problemi all’imbarcazione.

“Quando Marco Nannini ha creato la Global Solo Challenge mi sono subito iscritto, ho capito che poteva essere la mia seconda possibilità. È una regata più “ganza” (come diciamo in Toscana…) delle altre, dà più libertà pur nel rispetto di importanti regole di sicurezza. Patrick Phelipon ed io ci siamo iscritti tra i primi. Patrick è una grande persona, ci aiutiamo e sono contento di averlo come amico. Siamo in gara uno contro l’altro ma questa regata è così, la solidarietà tra concorrenti è la base. Importante è arrivare”.

Per partecipare alla GSC, Dimov navigherà a bordo di un Endurance 37, costruito in Sud Africa, in un cantiere vicino a Cape Town.

“La mia barca ha già navigato tanto con i precedenti proprietari, ha fatto il canale di Panama, fino all’Australia, quasi un giro mondo. Questa volta ho scelto un mezzo semplice ed affidabile: è un’imbarcazione a chiglia lunga, solida come struttura e molto comoda all’interno.”

La barca era già dotata di pannelli solari e pale eoliche. Ivan ha cambiato le sartie e per completare la preparazione deve realizzare le crash box di prua e di poppa, rifare la chiusura dei tambuci e ampliare il pozzetto per proteggersi dal freddo.

“La barca deve diventare come il tuo braccio, quando lo muovi sai cosa succede. Devi sapere come si comporta in qualsiasi condizione.”

Dimov non è preoccupato per la solitudine.

“Non ho problemi a stare da solo. Mi sento bene in mezzo al mare, nella natura. Quello che mi preoccupa è il freddo, è difficile trovare qualcosa che ti protegga; quindi, sto studiando varie opzioni per installare un riscaldamento a bordo. Mi preoccupano anche gli attacchi di balene ed orche, ne ho già avuto esperienza e ti senti veramente impotente”.

Le vele di “Blue Ibis”, l’Endurance 37, saranno in dacron con cuciture rinforzate,

“cercavo resistenza e durabilità, la veleria Millennium di Prato ha abbracciato questa idea e mi sta preparando un nuovo gioco di vele.”

Ivan non ha ancora un main sponsor ma ringrazia tutti gli sponsor tecnici che lo stanno appoggiando nel suo progetto: Lippert Marine Europe, Quick, Millenium veleria, Red Rose Marine Ltd, Poggetto Feeling Better, Usail, Lewmar, 7Life Sport& Fitness e Superduper Hats.

“Tra gli sponsor aggiungerei anche Patrick Phelipon con cui ci sentiamo spesso e ci scambiamo tante idee e consigli. Voglio dedicare anche a lui un ringraziamento particolare per la sua amicizia e lealtà”.

Dimov, sessant’anni, oltre a preparare la sua imbarcazione sta seguendo un programma di potenziamento muscolare e si allena circa un’ora al giorno.

“Nel passato camminavamo almeno 25 chilometri al giorno, ora al massimo 2 o 3 e in barca se farò 200 metri sarà tanto; quindi, cerco di compensare facendo massa muscolare”.

Ma qualcosa intimorisce questo lupo di mare?

“Sì, mi fa paura tornare. Quando torni a terra dopo mesi di navigazione e solitudine, ti trovi spaesato da tutto ciò che vedi e senti intorno a te”,

insomma un mal di terra dell’anima, difficile da gestire.

Dimov, come in occasione del suo primo tentativo di circumnavigazione dedicherà il suo progetto alla salvaguardia del pianeta:

“Salviamo il nostro pianeta, non ne abbiamo un altro dove nasconderci. Quando esco in barca, torno in porto carico di plastica ma poi non si sa come riciclarla. Siamo ad un punto critico, spero che le cose cambino”.
“…multa per aequora vectus…”, (Catullo, Carme 101)”… dopo aver viaggiato per molti mari, sono qui giunto…”.

Questo il tatuaggio che porta Dimov sul braccio destro.

Ecco Ivan pronto per una nuova avventura, un’altra vita nelle tante vite che ha vissuto in sei decenni.

Il Dimov di oggi, un professionista che si occupa di far rinascere le barche abbandonate per ridare loro nuova vita, che è stato nominato uomo dell’anno in Bulgaria ed è conosciuto come “Capitan Dimov” desidera veramente portare il piccolo Ivan ad esplorare cosa c’è oltre tutti gli orizzonti del globo per realizzare il loro sogno. Noi tifiamo per loro.

©Ivan Dimov