Groenlandia
Perché la Groenlandia appartiene alla Danimarca? Una storia di vichinghi, inuit e cristianesimo
Dal 1814 questa enorme isola bianca fa parte del territorio danese. La sua storia, però, è cominciata molto prima.

Mappa del 1570 dell’Europa nord-occidentale e dell’oceano Atlantico settentrionale. Dall’atlante di Abramo Ortelio, Theatrum orbis terrarum (Teatro del mondo).
Quasi all’estremità settentrionale della maggior parte delle mappe del mondo, il nostro dito esploratore si imbatte in una distesa di terra bianca, proprio a destra della costa orientale del Canada. Si tratta dell’isola più grande del mondo, la cui superficie è coperta per circa l’ottantaquatro per cento dai ghiacci: la Groenlandia, un territorio che negli ultimi decenni ha suscitato grande interesse tra le principali potenze mondiali ma che, nonostante questo, resta in larga parte sconosciuto.
Della sua storia affascina soprattutto un aspetto: l’isola è governata dalla Danimarca, un Paese di appena 42.952 chilometri quadrati — per farsi un’idea, lItalia è circa sette volte più grande — che possiede anche le isole Fær Øer, un arcipelago situato nell’Atlantico del nord. Che cosa spinse questo Paese europeo a estendere il proprio governo su questi territori così remoti e vasti?
La Groenlandia prima della Danimarca: terra di vichinghi e inuit
La Danimarca entra in scena nella storia della Groenlandia solo in epoca contemporanea. Molto prima, questa gigantesca isola era già abitata: le fonti indicano che il primo europeo a scorgerla fu un navigatore smarrito di nome Ulfsson Gunnbjörn nell’anno 930.
Tuttavia, ci sarebbero voluti circa cinque decenni prima che il famoso vichingo Erik il Rosso vi mettesse piede e battezzasse una delle sue poche zone abitabili con il nome di Grönland. Si dice che questa denominazione, che significa«terra verde», fosse una strategia per attirare coloni, una strategia ingannevole, perché il territorio era in realtà per lo più bianco e inospitale.

Groenlandia. Dettaglio di una cartolina stereoscopica.
È ancora un mistero come i vichinghi siano scomparsi dalla regione, anche se tutto indica che sia stato a causa delle condizioni estreme e della mancanza di risorse alimentari. Non accadde lo stesso agli inuit, un popolo originario della Siberia e quindi già abituato a sopravvivere cacciando con temperature sotto lo zero. Gli inuit — spesso chiamati impropriamente «eschimesi» — si stabilirono nell’isola intorno all’anno 1300 e da allora sono rimasti in Groenlandia, indipendentemente da chi ne detenesse il governo.
La prolungata presenza vichinga mantenne questa grande terra bianca nell’orbita norvegese.
1814: la Groenlandia diventa ufficialmente danese
Mentre gli inuit cominciavano a delineare socialmente e culturalmente quella che oggi conosciamo come Groenlandia, nei Paesi nordici erano in atto altri movimenti politici: dalla metà del XIV secolo Danimarca e Norvegia costituivano un unico regno. La prima fungeva da centro amministrativo; la seconda era subordinata alla Danimarca ma con proprie leggi e una propria cultura.
In questo contesto un missionario danese di nome Hans Egede organizzò una spedizione per ristabilire i legami con la Groenlandia e avviare una ricolonizzazione che, naturalmente, comportava la conversione degli inuit al cristianesimo. Il processo, positivo per l’Europa, ebbe un forte impatto sull’identità della popolazione che, nonostante tutto, è riuscita a conservare fino a oggi molte tradizioni sciamaniche e animiste.
Il momento decisivo della storia della Groenlandia come territorio esclusivamente danese arriva nel 1814. In quell’anno le guerre napoleoniche, che avevano investito l’intero continente europeo, portarono allo scioglimento del Regno di Danimarca e Norvegia. Ne derivarono non solo la cessione della Norvegia alla Svezia con il trattato di Kiel, ma anche la nascita di uno stato: la Danimarca, che ereditò le colonie della Groenlandia e delle isole Fær Øer.
Questo assetto coloniale non è più in vigore: con la Costituzione del 1953 la Groenlandia è entrata ufficialmente a far parte della Danimarca e le Nazioni Unite hanno smesso di considerarla una colonia. In seguito il suo grado di autonomia è aumentato e, con il referendum del 2009, le sue competenze politiche e amministrative sono state ulteriormente ampliate.
