Il mio indiano

Koh Tarutaro, 29 ottobre 2004

Questa isola, che nel remoto passato è stata sede di un penitenziario, oggi parco naturale, rappresenta una meravigliosa opportunità per visitare un ambiente mantenuto naturale, dove stamattina all’alba ho visto a riva un gatto pescatore.

Siamo partiti da una baia di Langkawi in prossimità dell’aeroporto, davanti al complesso dello Sheraton, dove ci eravamo ancorati in attesa che passasse un fronte nuvoloso proveniente dal traverso a Sn che aveva alzato onda e vento sopra i 25 nodi. Io speravo che avremmo approfittato del vento per fare una bella veleggiata verso la Tailandia, anche se non sapevo esattamente quante miglia ci aspettavano, ma l’armatore ha preferito rallentare il viaggio. Da lontano abbiamo visto passare cavalcando sulle, onde con le vele spiegate, un altro Supermaramu, portato da un armatore svizzero che quasi in solitario fa lo stesso percorso: avrei preferito essere con lui anche per vedere all’opera la barca.

Una delle caratteristiche del mio armatore è che non si sa mai a che ora si parte, se si parte, né per dove: dovremmo andare verso……lo si viene a sapere una volta a destinazione.

Ricordo la partenza intelligente da Pangkor per Penang: sono circa 100 miglia, che poi diventano 65, per cui anziché una tratta notturna con partenza subito dopo cena, come programmato, si parte…a mezzanotte perché si arriverebbe troppo presto.

Conseguenza: si arriva a destinazione alle 13, sotto un sole che scarnifica, dando fondo davanti ai ferry, e solo alle 15 riesco a scendere a terra chiamando un …..caronte malese ….., in quanto non riesco a starmene a bordo aspettando l’indomani, sotto il sole, all’ancora sul canale, senza poter fare il bagno e senza  alimenti freschi a bordo.

Tornando all’entrata in Tailandia siamo ancorati davanti ad una spiaggia di oltre 3 Km di sabbia bianchissima, dove è visibile il bagnasciuga molto profondo per una differenza fra l’alta e bassa marea di almeno 4 metri.

Il pomeriggio scendo a terra a nuoto per fare un giretto da buon…esploratore, armato di pugnale per difendermi dai …cannibali.

La sera cena e l’indomani mattina loro scendono a terra in esplorazione ed io rimango a bordo. Rientrano alle 12.30, mentre io sto leggendo, e vedo che fanno il bagno e si distendono in coperta a prendere il sole. Io comincio ad essere affamato ma, non essendo mai specificata l’ora del pranzo (si mangia quando loro hanno fame), penso che si dovrà aspettare un poco.

Alle 13.20, dopo aver constatato l’ora e considerato che nessuno dava segno di scendere in cucina, chiedo se potevo rendermi utile pensando io a preparare qualcosa, al che mi sento dire dall’armatore che sono solo le 12.20.

Al mio gesto di sorpresa mi risponde che aveva adottato l’ora della Tailandia (1 ora indietro) e pertanto non c’era da preoccuparsi del ritardo. Peccato che non mi avesse avvisato. Cosa fareste voi?

Già che ci siamo ve ne racconto un’altra.

Durante questa sosta abbiamo avuto visite a bordo: si è ancorato vicino a noi un peschereccio ed abbiamo socializzato con l’equipaggio che era venuto a nuoto a curiosare attorno alla barca. Abbiamo offerto loro una birra e, dopo averli riaccompagnati a bordo con il dinghi abbiamo avuto come scambio di …..doni mezza cassetta di pesce.

A me piace far da mangiare e, dopo aver adempiuto al mio compito di sguattero pulendo tutte le seppie e i dentici (sono addetto sempre alla pulizia della cucina, lavare i piatti e pulire il pesce), mi appresto la sera a preparare una zuppetta.

Pulisco il prezzemolo, l’aglio (fresco) e metto il tutto a soffriggere con l’olio, sotto lo sguardo molto interessato dell’owner. Penso che, considerato che lui non fa mai da mangiare, sia curioso di vedere come mi comporto ai fornelli, e dopo aver tagliato anche i pomodori e predisposto il pesce a pezzi mi sento chiedere come mai non ho tolto il cuore all’aglio. Alla mia risposta che l’aglio era fresco ed il cuore non era germogliato, vengo ripreso perché lui sa che il cuore va sempre tolto perché rende amaro il sugo.

Mi sono chiesto perché non me la aveva detto quando stavo ancora pulendo l’aglio, lo avrei anche accontentato (manie) per non contestarlo, ma sentirmi fare un’osservazione in quel contesto non l’ho proprio digerita……

Vi racconto l’ultima cattiveria e poi basta.

Nelle zone tropicali, con temperature mediamente sopra i 30°, è necessario usare una certa accortezza nell’alimentazione. Così come sono sconsigliai gli alcolici e superalcolici, anche l’igiene di bordo ha le proprie regole.

Orbene da noi vigeva l’abitudine di non gettare quello che avanzava nei… piatti di portata, che veniva riciclato in seguito, mescolandolo con nuove pietanze.  Questo non va bene se tali rimanenze non sono mantenute ben al fresco e non vengono mangiate entro poco tempo.

E risaputo che le uova durano parecchi giorni se trattate opportunamente prima dello …stivaggio, ma non si possono lasciare fuori dal frigo al caldo per settimane.

Lo stesso dicasi per la frutta (angurie) che non possono rimanere fuori dal frigo molti giorni.

Poiché la parsimonia è una dote solo quando non produce danno, il non mangiare le angurie in tempo utile per conservarle per…….la prossima volta, ci ha obbligato a gettarle a mare solo dopo aver causato dissenteria a qualcuno. Lo stesso dicasi per aver fatto un dolce con la frutta sciroppata usando uova ritrovate in dispensa…….dopo un mese dall’acquisto; a bordo  non si getta via mai niente, e mi è capitato anche di ritrovare a tavola  ben due volte  avanzi di cavolo cappuccio già tagliato, che non andava mai finito, e perciò veniva  riproposto mescolato in diverse combinazioni.

Io ho sempre evitato di mangiare quello che mi sembrava a rischio, e fortunatamente non ho mai avuto alcun problema. Non posso dire lo stesso per gli altri che oltre che con la dissenteria hanno dovuto fare i conti con la bronchite, presa tenendo il condizionamento molto accentuato in cabina, assoggettando l’organismo a sbalzi di temperatura molto elevati.

 

Ko Lanta, 03 novembre 2004

Sosta a Koh Lanta, isola dai due volti: quello turistico sul versante SW e quello “nature” dall’altra parte.

Ieri sono andato a terra a nuoto per vedere…che effetto che fa, e mi sono beccato una ustionata da meduse che mi trascinerò per qualche giorno. Avevo la maschera, perché finalmente l’acqua era chiara e potevo vedere la presenza di eventuali pesci: improvvisamente mi sento pungere il braccio sinistro e la coscia destra e capisco di aver toccato i filamenti di una medusa bianca. Stoicamente proseguo fino a terra dove cerco sollievo grattandomi con la sabbia e poi facendomi una doccia ghiacciata in un resort da 9000 bar al giorno. Quindi ritorno a bordo con la…coda in mezzo alle gambe per spalmarmi il braccio sinistro con la pomata antibiotica: la maledetta mi aveva procurato tre rilievi simili ad un tatuaggio.

Oggi giornata dai due risvolti, anzi 3. Stamane la brutta notizia: Lui ha mal di schiena e non si parte, si rimane alla fonda; a fare che, poi non lo so, in quanto non vedo quali grossi problemi ci siano a navigare qualche ora con una barca praticamente automatica e con il sottoscritto che potrebbe fare tutto.

Comunque gli ordini del comandante non si discutono e, dopo la prima incazzatura (che cazzo faccio un giorno alla fonda se non posso manco nuotare, visto l’esito delle meduse che ho constatato ieri…) non mi rimane che accettare il suggerimento di Lei……”vai pure a terra, ti prendi il dinghi,  e se vuoi vai pure a fare  un giro  (non è un gioco di parole)”.

Dopo aver dato un’occhiata alla fedele guida, leggo che praticamente non c’è niente di particolare da vedere, oltre a quello che ho già visto, ma poi penso che potrei effettivamente andare a fare una camminata per l’isola al posto della nuotata.

Scendo, gambe in spalla, e parto.

Incontro subito una coppia di romani che da 15 anni vengono in Tailandia e mi informano che ormai anche a Ko Lanta non c’è più nulla di preservato, stanno costruendo dappertutto e purtroppo se non fossero qui per lavoro non ci verrebbe sicuramente in ferie. E questo conferma le voci di corridoio …..….ma dove vai quando dietro a casa ce l’hai…il paradiso.

Mi raccontano della loro attività, dell’importazione di mobili come artigianato, di come era la Tailandia al tempo dei loro primi viaggi e dell’irrisorio costo della vita, e alla mia domanda sulle cose interessanti da vedere a Puket mi dicono che l’isola è sì’ un carnaio, ma che vale la pena di girare per vedere la natura nei parchi a terra e in mare.

Mi consigliano che piuttosto varrebbe la pena di approfondire Bankok, il che mi orienta sul prossimo periodo da trascorrere in Tailandia.

Proseguo quindi a piedi, deciso a fare almeno due ore verso nord lungo la strada, per cogliere la vita dell’isola.

Incontro la signora che ieri mi ha venduto i capi di abbigliamento, e facciamo assieme due chiacchere; mi suggerisce di proseguire fino al primo villaggio e prendere la moto per fare il giro dell’isola: a piedi non andrei lontano sia per il caldo sia perché non c’è niente da vedere. Prendo seriamente in considerazione la proposta, mi informo se c’è un “change money” al villaggio e dopo sua conferma mi muovo.

Mi faccio così almeno 6 km fino al primo villaggio, incontro due noleggiatori di elefanti, foto di circostanza, poi un pescatore con un’aragosta da 1 Kg e due conchiglie grosse così, scatto altre foto, e finalmente arrivo al villaggio: quattro case lungo la strada, un resort gestito da locali, un ristorantino, la spiaggia e l’ormai ogni presente internet point a 2 minchiette al minuto, oltre al cambio.

A Bankok, in diretta internet, cambiano 52 minchiette (bar) per un €uro, io contratto e cambio 50€ a 50. Mi va bene lo stesso. Poi mi informo sulle moto: 250 minkiette al giorno, 200 il pomeriggio, 40 all’ora. Penso che mi conviene prima mangiare un boccone (sono le 12.30), e poi andare. Così faccio e mi pappo un bel pesciotto alla tailandese con riso, il tutto per 230 minchiette.

Alle 13.30, dopo un acquazzone improvviso, parto sul cavallo d’acciaio a quattro marce e mi avventuro per fare il giro dell’isola.

Contento per la svolta data, e sicuro sul e del mezzo, mi godo il panorama che si presenta via via ai miei occhi: un altro villaggio, lavori in corso sia sulla strada sia per costruire nuovi resort.

Avevano detto anche sulla guida che quest’isola sta diventando un centro turistico, e quel che vedo lo conferma. Comunque è piacevole vedere le strade piene di gente che lavora, che si trasferisce verso nord dove c’è il traghetto per la terraferma; è proprio lì che sono diretto, per vedere cosa c’è. Man  mano che mi avvicino il traffico aumenta, vengo superato da macchine e moto, ai bordo della strada aumenta il numero di costruzioni…si fa per dire…. e finalmente arrivo a destinazione.

La strada finisce sul canale fra l’isola e la terraferma, ed ai lati si aprono due strade che poi scopro essere il mercatino permanente per i turisti. Un va e vieni di persone in mezzo ad un traffico disordinato, bancarelle dappertutto, turisti con lo zaino in spalla ed altri con la spesa in mano a testimonianza di un’isola da assalto. Faccio due foto, inquadro bene l’unico ambiente che controlla il traffico turistico, cioè l’agenzia viaggi (che inoltre presenta la scritta change money ma poi scopro che non lo fa), non trovo niente da comperare e mi avvio verso la strada che costeggia tutto il lato est dell’isola (io avevo appena fatto tutto il lato ovest).

Il panorama qui è tutto diverso: praticamente la strada si apre il passo nella foresta, dove ogni tanto si vede qualche capanna, qualche cartello con scritto azienda agricola, piano di bonifica, si incontra qualche motoretta e qualche signora piena di viveri che a piedi torna a casa.

Tutto attorno verde, foresta fitta che si alterna a piantagioni di albero della gomma, la strada rossa in terra battuta (che poi si dimostrerà argilla pericolosissima con la pioggia), colori che con il sole danno gioia.

Sto bene, il pensiero è leggero, mi sovvengono tanti episodi del passato di quand’ero bimbo e dicevo a mia mamma, dopo aver finito il gioco di turno…e adesso cosa faccio?  , e così quasi senza accorgermene   arrivo al villaggio più  grande dell’isola, dove ci sono  l’ospedale, la polizia, la posta, il pontile  per le barche dei pescatori, le scuole con i bimbi che escono, ed è piacevolissimo constatare che la vita del borgo  è più   organizzata di quella di uno dei nostri  paesetti di campagna. C’è persino un monumento ad un tizio che sembra un carabiniere…..

Mi soffermo a riprendere alcune immagini di questa realtà quasi fuori dal mondo, e vorrei che per loro il tempo si fermasse.

Proseguo verso sud, devio all’interno verso un gruppo di capanne che intravedo sulla spiaggia, e mi imbatto in due villaggi di pescatori dove la vita sembra essersi proprio fermata. Entro nell’unica via in…punta di piedi, e vedo un uomo che spidocchia una donna (proprio come si vede fare alle scimmie), un’altra che si sta lavando in una tinozza sulla strada, un pescatore che sta maneggiando un marling da 15 kg appena preso, e prima che la strada finisca sull’uscio di una casa mi rendo conto di essere un intruso. Giro la moto e in punta di piedi me ne vado, fissandomi in mente le scene che non ho potuto riprendere con la macchina fotografica.

Poi, dove la strada principale finisce, incontro un gruppo di persone che sta alzando un cartello sopra una strada laterale. Mi fermo, faccio due chicchere con loro e mi raccontano che fra un mese verrà messa la prima pietra per la costruzione di una nuova scuola.

Fra me e me ho detto: la vita che continua, energia che si tocca con mano, facile da realizzare da un verso perché è un ambiente selvatico, dove con poco fai tanto, difficile da accettare dall’altro verso perchè un altro pezzo di ambiente naturale viene sacrificato allo sviluppo.

Apprendo inoltre che non si può terminare il giro dell’isola, come avevo subdorato, e torno indietro, anche perché sono le 16.

Incontro due ragazze inglesi su due motorette, che non hanno nessuna intenzione di comunicare, e mi fermo invece dopo una curva ad un ristoro locale da dove si gode un invitante panorama, dove mi bevo un caffè macchiato servito con molto garbo.

Intanto arriva un acquazzone della madonna, e fra una secchiata e l’altra faccio conoscenza con due giapponesi che appaiono dal nulla. Vengono da Tokio: simpatizziamo subito, scambio di indirizzi email, inviti reciproci, peccato che partano l’indomani ed io sia…in barca. Foto di rito e via di nuovo, con un altro acquazzone in arrivo.

Sulla strada resa sdrucciolevole dalla pioggia faccio un paio di scivolate, mi scortico un ginocchio ma salvo la moto, e mi rendo conto che è come essere sul ghiaccio.

Decido di fermarmi per attendere che spiova, ma poi vedo che la linea del fronte si sposta fuori dal mio percorso e piano piano mi rimetto in movimento su un percorso da motocross.

Con cautela, per non cadere di nuovo, prendo confidenza sulla terra rossa e sdrucciolevole e proseguo, incontrando poi un altro acquazzone: sono zuppo fradicio, ma per fortuna l’acqua e la temperatura sono ben sopportabili e mi ritrovo a cantare…sotto la pioggia… contento della giornata.

Ormai si sta facendo buio e devo continuare anche sotto il rovescio: mi fermo davanti ad una bancarella a prendere un po’ di frutta, papaia, mango, anguria, che pago 25 minchiette (niente) ed arrivo giusto in tempo per consegnare il velocipede.

Mi faccio accompagnare al villaggio dove avevo lasciato il dinghi, ed ormai al buio rientro a bordo, dove apprendo che domani si parte.

Sono autorizzato (di necessità virtù) ad issare a bordo il dinghi da solo, faccio la doccia, e fra me e me sorrido della bella giornata, delle conoscenze giapponesi che approfondirò, rincuorato per le prossime soste in Tailandia.

Sento che vedrò un’altra Tailandia.

 

Ko Phi Phi, 4 novembre 2004

Sensazioni: come si fa a descrivere la sensazione di potenza che ti trasmette il mare quando soffia, o quando pur calmo ti rende impotente nei movimenti, o quando ti droga con i suoi colori. Sono a KO PHI PHI, un gruppetto di isole a una cinquantina di miglia ad est di Puket, dove ritrovo il mare ed il pesce della Polinesia, anche i coralli.

Finalmente mi lascio andare nell’acqua cristallina e nuotando verso riva, con il riverbero della sabbia bianca sulla maschera, riprovo sensazioni di evasione. Nuoto a grandi bracciate, dondolandomi sotto lo sforzo della spinta, a destra e a sinistra, in perfetto equilibrio sull’acqua quasi senza adoperare la spinta delle gambe, in simbiosi con il mare, ed è così che ad un certo punto mi sento sollevare e nonostante io nuoti non riesco ad avanzare. L’oceano indiano che si incunea in questa grande baia ha una forza che non si controlla, ed è qui che mi sovvengono le altre simili sensazioni.

1967 con Angelo Preden a bordo del Vela bianca 2, nella traversata da Gibilterra alle Canarie, sotto alisei con fiocco tangonato e randa. Vento al giardinetto a 20 nodi, sole, onde alte 15 metri, in planata. Bisognava stare attenti a non farsi prendere dall’onda, e quindi bisognava anticipare, ma la sensazione di planare, di volare assieme a lui Oceano era meravigliosa.

Non saprei che musica consigliare per poterla rendere, non la cavalcata delle valchirie perché e più adatta per la tempesta, ma prima o poi troverò l’accompagnamento giusto.

L’anno scorso alle Tonga, mentre nuotavo sopra la barriera. L’Oceano Pacifico calmissimo, eppure il suo sospiro mi sollevava come una piuma senza spostarmi dalla posizione in cui ero, e mi cullava su e giù ubriacandomi. Ero impotente a contrastarlo, emozionato perché pur avvertendone la potenza non avvertivo il pericolo in quanto non venivo spostato dal punto sulla verticale del fondo, come un bimbo nella culla che incosciente si lascia dondolare prima di addormentarsi.

Questo viaggio poi ho sentito ben due volte il sospiro della foresta, prima in rada a Pengkong, sullo stretto di malacca, ed ieri attraversando in motoretta la foresta all’isola di KO LANTA. Un sospiro che poteva sembrare sofferenza, per la troppa presenza dell’uomo che continua ad erodere il territorio vergine, sospiro che si fa sentire da chi lo sa sentire, e lo trasmette come una musica dolce per non essere dimenticato.

Infine oggi questa piacevole sensazione di leggerezza che mi ha ricompensato di altre sensazioni negative che l’esperienza sul Katalou mi ha procurato.

L’uomo, artefice della propria vita, del proprio destino (almeno in buona parte), non smetterà mai di sorprendere il proprio simile, e ci rimane solo la libertà di capirlo, la capacità di orientarlo, l’onestà di non lamentarci di ciò che la vita ci presenta

 

Kho Phi Phi, 5 novembre 2004

Gorgonie.

Oggi in quest’isola una sorpresa inaspettata, anche perché dopo le delusioni finora provate sulla vita sottomarina dell’Oceano Indiano, quella di stamane è stata graditissima.

Dopo un avvio di giornata piuttosto deludente, con la comunicazione da parte dell’owner che prima del 10 novembre, forse 11 o 12, non si arriverà a Puket, e sapendo che non ci saremmo mossi dalla baia dove siamo arrivati ieri, improvvisamente verso le 11 una inversione di tendenza, dopo che l’arrivo di una marea di turisti provenienti da Puket e dalle isole della baia di Krabi con veloci motoscafi aveva trasformato la zona in un lido…. romano.  Ai motoscafi si aggiungevano le caratteristiche imbarcazioni tailandesi che arrivavano dalla vicina Kho phi phi e scaricavano in acqua torme di persone.

Moltissimi i giapponesi, fra un frastuono di……lampi di foto, pane in acqua, gridolii di stupore e gioia nel vedere i pesci alla… pastura, richiami da parte dei conduttori per la fine della sosta, fischi di sirene delle motonavi più grosse che avvisano della partenza, dopo aver recuperato canoe e canoisti che durante la sosta di 20 minuti si sono sentiti esploratori…

Dicevo inversione di tendenza perché una motonave più grossa ha preteso che lasciassimo la boa che ci eravamo presi la sera precedente.

Il comandante, alquanto scocciato (aveva rifiutato di cambiare baia quando la mattina avevo suggerito di andare a vedere una nuova baia) parte per Kho phi phi, dove arriviamo alle 12.30.

Diamo fondo in una delle baie, bagno di rito e poi nuotata rigeneratrice. Non mi aspetto di trovare qualcosa di meglio di ciò che avevo visto il giorno prima: la murena, moltissimi pesci grandi ed anche piccolini, di tutti i colori, curiosi ma abituati alle visite di…estranei, bonetiè dai colori pastello con valve enormi, più grandi di quelli visti in Polinesia, ricci e coralli colorati.

Ad un certo momento vedo sul fondo un ramo che assomiglia ad una gorgonia, ma fatta a cespuglio, giallo ocra: scendo ed effettivamente è lei, bella, non grande ma sana, colorata e ricca di gemme. Spronato dalla scoperta proseguo piano piano e ne vedo un’altra sempre gialla a ventaglio, con vicino una rosa-arancione-rossa-ocra. Scendo, belle anche queste, e continuo verso il largo: la profondità aumenta fino a 4-6 metri, e da una roccia vedo uscire in ramo di gorgonia rossa. Scendo più giù a vedere e mi si apre uno spettacolo: sotto la roccia si apriva una grotta a doppia uscita, e alle due entrate c’erano due gorgonie di almeno due metri di apertura, a ventaglio, sul rosso pastello, con rami grossi e sani.

Mi sono rituffato almeno 3 volte, mi sono attaccato alla caverna e sono rimasto fermo, impalato, seduto sul fondo ad ammirare lo spettacolo.

Era dal viaggio a Los Roches che non vedevo nulla di così bello: sul versante est dell’arcipelago, in prossimità di una pass, un fondale da urlo offriva alla vista uno scenario che avrei creduto unico al mondo. Con un declivio dolce ma deciso, fra rami di corallo grandi come alberi, fra moltitudini di pesci colorati apparivano piante di gorgonia turchese e blu grandi come una persona. Su fondali di almeno 6-8 metri si muovevano, danzavano nella corrente in uno spettacolo che il fondo marino gratuitamente offriva.

Ondeggiavano al flusso della marea con un movimento…..musicale, e con un po’ di immaginazione   si potevano sentire   flora e  fauna uniti in un concerto che neppure Muti avrebbe saputo dirigere con tanta armonia .

La coreografia ad inventarla non sarebbe stata così leggera, impalpabile, come un ballerino che sfiora il palcoscenico in un’armonia di gesti irripetibili ed unici, altro che la morte del cigno.

Anche allora, come questa volta, Io mi tuffavo fino al limite della resistenza per perdermi fra le braccia di quella creazione del mare: sensazioni per le quali vale la pena di spingersi al limite del proprio fisico.

Domani ridiscendo, la mattina, con il sole che entra nell’acqua alle spalle, in quanto la costa è ad Ovest, e spero di farmi una scorpacciata di immagini che mi porterò a casa. C’è anche da dire che fisicamente sono in forma (sono abbronzantissimo), sono dimagrito qualche chilo (credo),  resisto sottacqua senza problemi e nuoto quasi ogni giorno almeno 1000 bracciate, yellow fish permettendo.

Emozione, piacere, soddisfazione, sensazioni per le quali mi son sentito premiato della pazienza che sto avendo in questa parte del viaggio. (Al riguardo l’owner ha preso il colpo della strega, e nell’apprenderlo mi sovvenne il detto di mia mamma: le cattiverie si pagano, ed il castigo si era manifestato sotto forma di mal di schiena.)

Ieri sera ho preparato il programma per la sosta a Puket: previo visita al servizio informazioni, dove spero di trovare conferme al mio piano: penso di depositare il bagaglio grande all’aeroporto, e poi prenderò il bus verso Nord e andrò ai due parchi di Surini e Similan. Dormirò nelle isole due notti per parte, in bungalow, porto con me il bagaglio minimo (devo ancora decidere del PC, ma credo che lo lascerò), e mi voglio godere questa libertà di viaggiare senza compromessi e senza rotture di coglioni e senza coglioni fra le palle.

Possibile che per raggiungere questi piccoli (si fa per dire) obiettivi si debba sempre arrivare ad arrangiarsi da soli? E pensare che nella mia vita ho sempre lavorato pensando in chiave sociale, ma sto purtroppo arrivando alla conclusione   che se voglio qualcosa devo pensare a prendermela senza pensare agli altri, anzi senza gli altri.

Mi rompe, perché non è né nel mio carattere né nella mia indole, ma i fatti dimostrano che purtroppo è così, e devo darne atto a Wilma che lo ha sempre detto.

 

KHO FHI FH, domenica 7 novembre 2004

Oggi calamari giganti: saranno stati almeno da 2 Kg all’uno, una coppia, sotto al capo che delimita ad ovest la baia dove siamo ancorati. Stavo rientrando dopo aver completato la perlustrazione della baia, durante la quale ho visto altre gorgonie giganti, colorate, ed anemoni a forma di corallo bianco e viola intenso, bellissimi, quando mi sono apparsi loro.

Le pinne esterne che circondano il corpo erano delimitate da una traccia color smeraldo luccicante, che dava al pesce un che di tropicale. Sono curiosi, ti guardano, si lasciano avvicinare a mezzo metro, vanno avanti ed indietro, con quegli occhi che guardano dappertutto. Quasi ne toccavo uno, ma con un colpo di pinna si è spostato e poi se n’è andato in profondità, ma senza emettere il nero: evidentemente non si è sentito in pericolo.

Poi ho nuotato verso l’altra parte della baia, ma senza vedere nulla di particolare, salvo la presenza nutrita di corallo vivo. Unica constatazione è la non protezione del sito, ed ho trovato sia gorgonie strappate dalla parete giacenti sul fondo della baia, sia rametti di gorgonia da poco rotti: evidentemente ancoraggi o deturpamenti incoscienti creano difficoltà di sopravvivenza a queste meraviglie che il mare crea.

Dopo un ennesimo piovasco nel pomeriggio siamo scesi tutti a terra per vedere…..praticamente niente: il villaggio non è identificabile in mezzo alla giungla di baracchini che vendono souvenir e propongono gite in barca, fra lavori in corso sull’unica stradina dell’istmo che caratterizza l’isola. Sono presenti molti resort ma la stagione non è ancora cominciata, nonostante il viavai di turisti.

Tutto sommato una destinazione da non prediligere a terra.

La sera solita cena al contenimento, che mi consentirà di rientrare nel peso

 

Ancora KHO FHI FHI Lunedì 8 novembre

Quando si vuol fare il dispettoso l’owner non ci mette molto.

Si sa quanto sia importante approfittare del funzionamento del generatore per caricare la batteria del PC.

Ultimamente aveva preso l’abitudine di accenderlo la sera dopo cena (alle 20 circa per dare l’ordine di idee) così, visto che nulla c’è da fare alla fonda, si lavora sul PC: io scrivo e Lei lavora sulle foto, così si approfitta oltre che per caricare le batterie anche per lavorare e passare il tempo.

E quando accende il generatore stasera secondo voi, sempre senza avvisare? Ma prima di mettersi a cena, appena il tempo di mettere il PC sotto carica, ed ora che ho finito e spreparato la tavola sto scrivendo, aspettando che finisca il lavastoviglie per ….andare a batteria.

Questa è la vita del navigatore …d’appoggio…

Oggi ri-visita al paese con pranzo: a bordo non c’è quasi più niente di fresco e dovendo rimanere ancorati in baia il buon cuore dell’owner lo spinge a proporre di andare tutti a mangiare a terra.

Scendiamo alle 11, lui ancora inchiodato con la schiena, ed andiamo ognuno per conto proprio: io vado a visitare il paese che ieri non avevo visto e mi soffermo a fotografare qualche aspetto del villaggio. E’in esplosione turistica, che è l’unica attività dell’isola, ed ovunque si affitta da dormire, in ambienti dove l’igiene lascia qualcosa a desiderare.

Io mi fermo in una terrazza sul mare e prendo acqua, una zuppa tailandese piccante con pesce: ottima, veramente piacevole, cui faccio seguire un piatto di riso” fried” con gamberetti, il tutto per la cifra di 240 bar (meno di 5 €).

Poi proseguo la camminata e mi fermo a guardare la parete di roccia sulla quale fanno climbing sul mare, o meglio a picco sulla spiaggia. Quindi mi pappo un gustoso gelato alla passione di cristo e vaniglia, prendo il pane, pomodori, e mi avvio al dinghi per l’appuntamento delle 16.

Durante il ritorno si chiacchiera di quello che abbiamo fatto a terra, ed io butto la provocazione ..…avete visto il villaggio?? E loro…no, perché Lui aveva mal di schiena.

Ed io allora apposta racconto con colore quello che c’era e forse un po’ di quello che non ho visto (ma avevo letto sulla guida). E così descrivo del villaggio, delle bancarelle, dei fiori, delle barche, del climbing, del gelato, di quello che ho mangiato, ben sapendo che con il mio racconto  suscito invidia, che si manifesta con un laconico ..….ma quanto è distante il villaggio? Io rispondo che si può arrivare una camminata di un un’oretta (ci vogliono solo 15 minuti) se non si sbaglia strada (ce n’è una sola).

Queste sono le piccole …..vendette della vita di bordo.

 

Puket, 19 novembre 2004

Buon compleanno Mario. Il viaggio a bordo del Katalou si è concluso il 12 novembre, con il mio sbarco a Puket, dove mi sono fermato due gg per organizzare il viaggio sugli arcipelaghi al nord. Non ci sono stati strascichi, ma l’armatrice si è dimostrata dispiaciuta, quasi a giustificare il comportamento del marito.

Dopo Puket, che non offre praticamente niente, come aveva anticipato dall’Italia l’amico Carlo, la visita alle isole SIMILAN e SURIN mi ha sorpreso per la qualità di ciò che offrono sia come quantità di pesce che quantità di corallo e colori.

Avevo telefonato all’organizzazione del parco e mi avevano detto che aprivano il 15 novembre, per cui avevo deciso di portarmi a Khao Lak per trascorrere qualche giorno in un resort con le palle all’aria. Mi informo per il bus, orari, prezzi e la mattina del 13 parto.

Viaggio ottimo, comodo, attraverso villaggi, costeggiando sia la foresta che il mare, un percorso tutto sommato abbastanza breve, che termina per me in un villaggio sviluppatosi lungo la strada principale.

Mi informo sui resort, vado a vedere il Green village ed è pieno. Mi porto allora in quello seguente che mi sembra piuttosto modesto, ma decido di fermarmi anche per l’avvicinarsi di un acquazzone. Infatti, portati i bagagli nel bungalow, neppure il tempo di fare una doccia e viene giù il diluvio universale.

Ne approfitto per mangiare un boccone sotto il portico con l’acqua che scroscia, prendo atto che la soluzione logistica non mi soddisfa, e decido così di cercare un’alternativa più confortevole. Finito lo scroscio mi avvio lungo la spiaggia e trovo la soluzione giusta: un resort con bungalow, ne scelgo uno senza aria condizionata, acqua calda e fredda oltre alle zanzariere sulle finestre, letto ottimo.

Felice della soluzione (1200 bar), torno al precedente ed avviso che non mi sarei fermato, contratto l’uscita (250 bar di..penale), prendo la mia roba e mi sposto.

Nella nuova sistemazione faccio bucatino, stendo, mi cambio ed esco per cenare. Lungo la strada, arrivando, avevo visto un ufficio turistico che mi aveva ispirato, ed al quale mi ero riproposto di fare una visita di riscontro sull’apertura del parco. E’ ancora aperto (qui in stagione fanno orario continuato dalle 8 alle 22), mi fermo ed ascoltando le proposte sento che per 7700 bar mi potrei fare 2gg ed una notte alle Similan e 3gg e 2 notti alle Surin compreso viaggio in barca, trasferta alla barca, pranzo e cena e pernottamento. Non ci penso due volte e prenoto.

So che dovrò sistemare il pernottamento fra i due viaggi ed il ritorno, ma la soluzione proposta è così vantaggiosa che non ho dubbi. Infatti a posteriori la soluzione è stata non solo economica, ma interessantissima. Ho colto il momento dell’apertura del parco, ho conosciuto un’organizzazione efficiente e simpatica, ho potuto tuffarmi in quasi tutti i siti dove poter ammirare il fondo del mare.

Surin e Similan. Premesso che i fondali sono adatti allo snorkling, da 2 a 10 metri prima di scendere a picco, il fondale di sabbia bianca finissima consente al cielo sereno di specchiarsi nell’acqua senza perdere la qualità dei colori, il che rende piacevolissimo tuffarsi in mezzo ai coralli in un’acqua trasparente.

Ho potuto vedere sfumature che non avevo mai visto prima, fondali di corallo vivo con gradazioni che rimpiango di non aver potuto fotografare, accoppiamenti di toni che non avrei saputo trovare o inventare, gorgonie belle e colorate, anemoni con colori che un tappeto persiano non saprebbe riprodurre, un vero piacere per gli occhi.

Quante volte mi sono tuffato scendendo a vedere da vicino coralli color pastello che non mi sarei immaginato di trovare o scoprire! Ho cercato di saziare gli occhi e lo spirito di questa bellezza, sperando di farne…un’indigestione., ma non ci sono riuscito.

In compenso posso dire che questo fondale è il più bello che abbia visto finora, meglio di Los Roches, di Coral Bay, del mar Rosso ed anche di quello che avevo visto a Ko phi phi.

Anche in fatto di pesci non si scherza: credo di aver visto praticamente di tutto, meno che i cavallucci marini, ed anche in dimensioni soddisfacenti: murene, aragoste, tartarughe, squali, cernie piccole e grandi, pesce scorpione, oltre alle svariate quantità di specie tropicali dai colori inimmaginabili e dalle forme più strane.

In sintesi un trip molto interessante, unitamente alla cucina tailandese molto buona ed abbondante, ad una natura ancora protetta e curata, dove le cicale durante il giorno fanno da sfondo musicale ed i grilli di notte.

Ho conosciuto persone che vengono qui da oltre 15 anni, una coppia inglese di 72 anni che la mattina alle 7 era già in acqua e lui scendeva con me in apnea, tutti entusiasti delle isole e tutto sommato della convenienza del soggiorno. Inoltre questi luoghi ancorché piuttosto frequentati sono ancora incontaminati dal consumismo.

L’organizzazione è veramente valida, motoscafi velocissimi (800 cavalli) in un’oretta fanno 25 miglia e consentono il trasferimento da una baia all’altra in breve tempo, ormeggi alla boa non deturpano il fondale ed i drivers sono effettivamente esperti nel loro lavoro.

Vale la pena di tornare.

 

Bankok, 25 novembre 2004

Adesso siamo proprio alla fine.  Dopo la … falsa partenza… del soggiorno a Bankok, che mi ha destabilizzato all’arrivo in città a causa dell’albergo non in linea con le aspettative, mi sono riposizionato sui blocchi di partenza e sono riuscito a ripartire sul piede giusto.

Una svista all’aeroporto di Puket non mi ha permesso di verificare la qualità della soluzione proposta (rapporto prezzo-prestazioni) e così mio sono ritrovato in un albergo nella zona a luci rosse che non rispondeva alle aspettative. L’offerta di una …soluzione che si poteva ammirare al piano terra nell’adiacente piano bar non lasciava spazio ad equivoci, e la stanza proprio sulla strada a forte traffico non mi lasciava troppe illusioni per una notte tranquilla, come poi si è verificato.

Fortunatamente il personale dell’albergo, come del resto tutta la popolazione locale che ho conosciuto, si è dimostrato molto comprensivo e disponibile, dandomi il giorno dopo una stanza   silenziosa. Una telefonata all’organizzazione che mi ha assistito a Puket ha poi risolto ogni problema trovandomi una sistemazione consona alle attese al Baiyoke hotel. Una suite al 18°piano, colazione al 43° con vista sulla città.

Come già è mia abitudine, dopo una buona lettura alla guida Lonely planet, ho organizzato il ..giro visite della settimana, partendo dal mercato più grande della città aperto solo il sabato e la domenica.

La mattina alle 8 ero già sulla metropolitana verso Mho Cit, al confine della rete di servizi urbani, capolinea della metropolitana aerea (skylight).

In un parco enorme ci sono oltre 14000 bancarelle dove si trova di tutto, dal mangiare all’abbigliamento, dai fiori ai souvenir, dai mobili ai frigoriferi, dall’antiquariato ai gioielli dai giocattoli alle spezie e a quanto si possa cercare in un bazar.

In poco tempo si impara ad orientarsi fra i vicoli delimitati dai box e verso tarda mattina c’è tanta di quella gente che non ci si riesce più a muovere.

Dopo aver fatto alcune spese per portare a casa un ricordo di questa città, a prezzi molto molto interessanti, mi sono fermato a degustare un ottimo illy caffè, delizia che ormai si trova dappertutto a prezzi oltretutto competitivi, e poi via verso il centro.

Studiando la mappa di Bankok, avevo visto che il fiume ed i canali che vi confluivano costituivano l’ossatura della vecchia metropoli, ed immaginando che lo sviluppo urbano fosse avvenuto partendo dall’acqua, ho deciso di partire dall’acqua per la mia avventura.

Sì, dico proprio avventura perché dopo quanto letto e sentito su questa città e sui pericoli per chi viaggia da solo, ci vuole un po’ di coraggio per inoltrarsi a piedi e con lo zainetto in spalla in mezzo a questa gente.

Ho preso il battello e, come con il vaporetto accelerato sul Canal Grande a Venezia, ho percorso tutto il lato della città che si affaccia sul fiume, dalla zona del vecchio porto ad Est alla città storica ad Ovest.

Mi son goduto un’oretta circa di viaggio in mezzo agli abitanti che andavano e venivano da un lato all’altro del fiume, studenti con i libri sottobraccio e fattorini con pacchi da consegnare, impiegati che andavano a lavorare o tornavano a casa, mentre i battelli dei tours organizzati passavano veloci con i turisti che non potevano cogliere queste sfumature di vita locale.

Ho conosciuto una ragazza che veniva dalla campagna e viveva con la sorella in periferia, che in un inglese stentato, mi ha raccontato di come la città costituisse il richiamo principale per tutti i giovani del paese i quali, pur di sentirsi parte integrante con il processo di sviluppo del paese, non esitavano a lasciare la famiglia per trovare un’occupazione a che li portasse a contatto con il mondo occidentale.

L’Europa, infatti, costituisce per questa gente un modello di riferimento, ed ho constatato che sia a Bankok  sia a Singapore importano la nostra cultura professionale: managers italiani  tengono corsi di formazione nelle loro università e professionisti sanitari operano nelle loro cliniche ospedaliere.

Al capolinea sono sceso e mi sono portato verso un ristorantino thai che avevo adocchiato lungo il fiume: due turisti che uscivano mi hanno decantato che la cucina era eccezionale, e fidandomi del…mio prossimo come di me stesso… ho iniziato con il gestore un rapporto di collaborazione che mi ha riportato in quel posto altre tre volte. Ho provato tutti i menu a base di pesce, dalle zuppe all’insalata, accompagnati da riso o da spaghetti, verdure preparate con sapori nuovi e quant’altro costituisce per noi novità in cucina, con una base sempre presente di chilli da far…..piangere .

Dal fiume al resto della città il passo è stato …..lungo e ben disteso, e posso dire anche piacevole. A piedi sono riuscito a cogliere molte sfumature che non sono suggerite nelle guide, e fra queste le caratteristiche di una vita sui canali che fanno sembrare di essere a Venezia.

Su tutto emerge il dinamismo di un popolo che, favorito da un basso costo della vita e della mano d’opera, produce e vende qualsiasi articolo venga loro richiesto dai mercati occidentali, dagli utensili alla maglieria, dal software ai computers, a prezzi che noi non siamo più capaci di sostenere.

Il viaggio di ritorno a casa è stato ottimo, favorito dalla scelta che Wilma aveva fatto su Cathay. Aereo mezzo vuoto, o mezzo pieno, con possibilità di dormire disteso con tutta la fila di mezzo libera.

Da Bangkok ad Hong Kong, poi Roma ed infine Verona, senza problemi con i bagagli e neppure con il peso che eccedeva di un bel po’ il limite consentito di 20 Kg.

Mi sono risvegliato e ritrovato in una Italia infreddolita ed alle prese con i soliti problemi, a dover riscontrare la differenza fra il nostro costo della vita e quello dei paesi dove avevo vissuto gli ultimi mesi.

Avevo però voglia di stare a casa, di rivedere Wilma, mia madre, i miei cari, riavere i miei affetti, le mie amicizie, la mie cose e soprattutto con la possibilità di gustarmi la vita di tutti i giorni, con l’intimo piacere di aver fatto quello che volevo e di aver concluso un altro pezzo del mio….giro del mondo.

Il bilancio del viaggio è positivo, per le risposte e le conferme che ho avuto, non ultimo perché ho potuto confrontare le esperienze nei due Oceani più lontani dall’Europa e constatare l’enorme differenza che c’è fra loro.

Ho capito che se avessi comperato il SM2000 avrei fatto un errore, e che per girare i paesi di quel pezzo di mondo non è necessaria la barca; questa anzi costituisce un vincolo ed è un costo superiore a quello di un viaggiare via terra.

Ho conosciuto persone validissime con le quali sto tuttora intrattenendo rapporti via email e persone diverse da me con le quali non farei un altro viaggio.

Adesso per un po’ me ne starò a casa a riordinare le idee e le foto che ho scattato: vorrei fare una buona cernita, intervenire con fotoshop ove del caso, e raccogliere il risultato in un CD da regalare agli amici assieme agli appunti di viaggio.

Nel frattempo vorrei approfondire alcuni argomenti che mi interessano, primo fra tutti la comunicazione fra SSB ed internet, per la qual cosa avrò nei radioamatori di Verona un buon punto di riferimento.

Dopo quest’ultima esperienza ho leggermente modificato il mio approccio alla barca, non ritenendola più il mio…. mezzo essenziale per girare il mondo.

Nei miei progetti futuri c’è n’è sempre una da coccolare, per andare in giro bordesando bordesando per il mediterraneo con gli amici, ma non è più legata al mio sogno di qualche anno fa, e pertanto non è più al primo posto fra gli obiettivi da raggiungere.

Voglio invece completare alcuni viaggi, fra i quali uno in barca nel Pacifico da Panama a Papete, via Galapagos e Marchesi, sperando di re-incontrare il mio amico Henere che ho conosciuto durante il mio primo viaggio in Polinesia. Ho un invito permanente a casa sua, e vorrei proprio trascorrere qualche tempo laggiù al caldo a gustarmi il loro modo di vivere.

Vorrei poi visitare bene il Cile ed il Peru, con due viaggi separati che mi consentano di entrare in contatto con la gente del posto, con un budget di almeno un paio di mesi ognuno.

Ma il primo obiettivo è per il prossimo aprile a Capri, che vorrei conoscere fuori stagione durante la fioritura di primavera: è una mèta che aspetto di raggiungere da molti anni, da quando, giovane ufficiale di coperta, imbarcato sull’Anna Costa con il comandante Antonio Stuparich, ogni venerdì mattina per 22 settimane provenendo da Tunisi, sentivo il profumo dell’isola da oltre 20 miglia prima di atterrare a Napoli.

C’è però una cosa che mi angustia, ed è il dubbio che qualcuno di mia conoscenza non abbia capito perché non sono rimasto a bordo del SM2000. E pensare che avevo già fatto a Singapore il Visa per le isole Andamane (100 €uro), pensando di proseguire fino in Kenya.….

Da una parte dovrei lasciar perdere perché non è certo una lettera che cancella le brutte sensazioni provate, dall’altra non è mia abitudine tacere su comportamenti che potrebbero insegnare qualcosa a tutti noi, me compreso.

Ho pertanto deciso di scriverla come ricordo, per citare un esempio da non ricalcare, auspicando che nessuno fra i navigatori, che hanno avuto ed avranno ospiti a bordo, abbia a riconoscersi in alcuni dei fatti accadutimi.

 

ciaociao

mario

 

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