martedì, Maggio 28, 2024

L’Egeo di Mario Bonomi – 3 Fourni

FURNI  è un’isola difficile da raggiungere in barca: il meltemi crea l’effetto venturi proprio sullo stretto passaggio fra le due isole davanti al porto, e per questo poco agibile per i velisti, che preferiscono approdi più facili da raggiungere. Anche con il traghetto è una meta scomoda, raggiungibile da Samos o dal Pireo, per questo rimane poco frequentata ma autentica.


FURNI DEI PIRATI

Le isole Furni si trovano appena a sud dello stretto fra Samos e Ikaría. Sono terre alte, aride e frastagliate, antico rifugio di pirati. Quando,  doppiato Capo Saila, ci si dirige verso il paesetto di Furni, si scorgono, arroccati su aspri pendii, un villaggio e qualche casa sparsa. Mettendo la prua nella baia , dove attraccano i traghetti e dove sono ormeggiate numerose piccole barche da pesca, si legge, scritto a grandi lettere su una parete, il saluto di Furni al visitatore: «Kalòs ílthate Fúrni ton corséon» benvenuti a Furni dei Pirati.


VISTA DEL PAESE DI FURNI E DELLA SINUOSA COSTA

Poco più di cinquant’anni prima di Cristo, gli abitanti di Furni incapparono in un colpo di fortuna che si tramutò in un’immane sventura.Sulla vicina isola di Farmaco catturarono uno dei personaggi più famosi dell’epoca: niente meno che Cesare della Gens Julia.Sembra che il romano si trovasse a suo agio a Furni : i suoi rapitori, compresa l’importanza del personaggio e consci del fatto che avrebbero potuto chiedere un pingue riscatto per la sua liberazione, lo trattavano con ogni riguardo.

Cesare, uomo astuto, avendo capito di essere prezioso per quella gente e di non correre nessun pericolo, si prendeva gioco di quei poveri pirati cui era capitata una fortuna tanto grande che la loro ingenuità e i loro parametri di valutazione non consentivano di gestire.Si racconta che fu lui a proporre al capo di quell’impacciata masnada il prezzo del riscatto. Era talmente alto che non fu creduto realistico e, per finire, fu richiesta e subito accettata dal senato di Roma una sua infima frazione. Tornato in libertà, Cesare armò alcune navi, ritornò a Furni e passò per le armi tutti gli abitanti che riuscì a catturare, si dice, profondamente offeso per l’esiguità del riscatto richiesto.

Leggendo questa storiella, che pare abbia riscontri storici, mi sono ritrovato a parteggiare per quei poveri banditi. Proprio Giulio Cesare doveva finire nelle loro mani!


IL PORTO DI FURNI

Oggi Furni è un bel villaggio di case bianche con serramenti e stipiti blu, ancora piuttosto risparmiato dal turismo. I suoi abitanti sono gentili, sorridenti e cordiali. Sulla via centrale alberata, che dal porto conduce a una piazzetta ombreggiata da un enorme platano e che ospita un bel sarcofago romano, si affacciano alcuni negozi. Vendono povere cose stipate all’inverosimile su vecchie scansie di legno, come quelle che si vedevano un po’ dappertutto in Grecia fino a qualche decina d’anni fa. Alcuni propongono una nota specialità dell’isola: il miele, secondo, per qualità, forse solo a quello di Kasso.


IL VIALE CENTRALE CON I MOLTI NEGOZI

I bar e le taverne sul porto hanno ancora tavoli e sedie in legno dipinto di blu, e tovaglie a riquadri bianchi e azzurri, come una volta.

Alla radice della banchina dei traghetti, sotto la capitaneria, vi è il ristorante che da anni frequentiamo; all’ingresso della terrazza, ben esposti su banchi , saraghi, dentici, ombrine, aragoste…  Lì una signora piccola e rotondetta suole avvicinare sorridente i possibili clienti di passaggio, poi  abbraccia e bacia quelli che non riescono a sottrarsi : un chiaro invito a cenare nella sua taverna, ma anche un “benvenuto” che può mettere in imbarazzo.  Nei mesi invernali, ci piace cenare all’interno, dietro la terrazza, su vecchi tavoloni, in una  grande stanza  con appese alle pareti vecchie fotografie del luogo, accanto a quelle di antenati della famiglia.


AMALTEA ALLA BANCHINA DEI TRAGHETTI

Il porto di Furni non è molto frequentato dalle barche ludiche a causa delle difficoltà di ormeggio. Le rive nord ed est della baia sono occupate da scafi da lavoro e da piccole barche da pesca, vicino alla riva sud manca fondale.  Di fatto ci si può solo ormeggiare all’inglese ai lati del molo dei traghetti. E non è raro che i pochi metri di banchina, che ti consentirebbero di accostare, siano occupati. In questo caso si può tentare di dare fondo nella baia appena a sud del porto, da dove ritornare al paese a piedi non è agevole.

Una decina di miglia a nord del paese di Furni, in una profonda baia, è ben visibile il villaggio pressoché disabitato di Krisomilià. Poco più in basso, il suo minuscolo porticciolo frequentato da piccole barche locali. E’ ben protetto dalla conformazione della costa e da un consistente pennello, dietro al quale possono attraccare, all’inglese,  un paio di barche di medie dimensioni. L’ambente a terra è del tutto particolare. La piccola taverna, i tratti del volto dei locali che la frequentano, la breve spiaggia sassosa su cui si affacciano improbabili costruzioni in muro, in lamiera o canne, adibite a “case vacanza” o a magazzini per attrezzature da pesca.


IL PORTICCIOLO DI KRISOMILIA’

Poi il piccolo albergo, al fondo alla riva ciottolata, che sembra il frutto di ripensamenti architettonici di un fantasioso artista …E la signora gigantesca , in cui è difficile riconoscere un che di femminile, che scende dal suo altrettanto enorme SUV e lancia ordini a quelli della trattoria con voce minacciosa  … Ricordo che qualcuno a bordo di Amaltea definì il tutto “ felliniano”.

Amaltea ha sostato alcune volte nel porticciolo di Krisomilià. Ci siamo sempre trovati a nostro agio: il pescatore che arretra di qualche metro la sua barca per darti spazio in banchina, i conduttori della trattoria che, gentilissimi, ti offrono ciò che hanno…lì non c’è menu…gli anziani seduti ad un tavolino sotto il tiglio sulla riva che osservano i pescatori intenti alle loro occupazioni…l’anziana che sferruzza vicino alla gabbia di canarini…

Le altre baie più a sud, sulla costa ovest dell’isola, hanno un fondo di sabbia dura che sembra respingere le ancore. Sì Furni è un’isola di grande fascino, ricca di baie, anche profonde. Ma non è facile ormeggiare o ancorare in sicurezza. Probabilmente è anche a questo che dobbiamo, oggi, l’opportunità di ritrovare, su questo lembo di terra,  il sapore della Grecia di una volta.