venerdì, Maggio 24, 2024

Paradossi… in mare

Spesso riscontriamo che la tecnologia oggi determina non solo il successo di una regata ma consente di prevedere le rotte più sicure in dipendenza del meteo.

E non a caso mi piace ricondurre questa verità a due paradossi citati da due personaggi che tutti i velisti conoscono: Pedote e Sciarelli

 

Di Pedote è il paradosso della modernità.

Dopo l’ottavo posto alla Vendée-Artique-Les Sables  del 2020, Fabio Pozzo racconta come Pedote sia entrato in regata solo a 500 miglia dall’Islanda  perchè ha avuto i due piloti fuori uso, e non riusciva a trovare il guasto che lo ha frenato.

Dunque, fin da subito, a Pedote saltano i due piloti, e racconta:

<<….A forza di saltare sulle onde c’è stato un falso contatto elettrico. Alcuni fili, poi ho scoperto che erano tre, erano usciti dagli alloggi. Fatale probabilmente sono state le prime 48 ore dalla partenza, tutte di bolina. Botte su botte, dai e dai e c’è quel maledetto guasto, legato se ci si pensa a una piccola cosa. Mi sono messo a cercare l’avaria e questo non mi ha consentito di concentrarmi sulla regata. Il bello è che prima è saltato un pilota, e il secondo ha tenuto sino al Sud dell’Irlanda, e poi è andato in tilt anche il secondo. Sono riuscito a capire dove era il problema e a risolverlo solo a fine regata. Sono arrivato con entrambi i piloti funzionanti. Tre fili, ecco dov’era. Ho rifatto gli alloggi, ne ho fatto uno nuovo per ciascun filo”.

A questo punto, la riflessione: senza piloti non si può regatare? “

<<…No, non lo si può fare. E’ impossibile. Fuori ci sono 6 gradi, dopo un’ora di timone devi rientrare. E poi devi cambiare le vele, riposare. Impossibile”.  

 

Ecco, il paradosso.

Gli Imoca60 sono barche che ti consentono di compiere il giro del mondo, che ti portano nei mari più pericolosi del globo, ma se va fuori posto un filo elettrico diventano barche impossibili.

<<…“Vedi, se ti si rompe un foil puoi continuare a navigare, corri meno ma navighi. Se perdi una vela è un casino, ma puoi continuare a navigare. Se invece c’è qualcosa che non va nel sistema elettronico, allora sono guai”.

Appunto, il paradosso della modernità.

 

Il PARADOSSO DEL VELISTA    DI Carlo Sciarelli


Carlo Sciarrelli diceva che andare a vela è sommessamente bello, ma è fuori tempo come girare per una metropoli a cavallo.

<<E’ un dato di fatto che da quando il motore ha fatto la comparsa sulle barche e sulle navi da lavoro e militari, la vela è praticamente scomparsa, relegata solo ad una dimensione sportiva o amatoriale: non è difficile capire perché: è faticosa, lenta e quasi mai ti permette di andare nella direzione e nei tempi desiderati.

Ma forse, e dico forse, non è proprio questo il bello e ciò che cerchiamo nella navigazione a vela?

Noi diportisti non abbiamo un carico da consegnare o del pesce da catturare, ma ci regaliamo il tempo e assecondiamo la nostra inclinazione di giocare con vento e vele. Abituati a vivere in città, dove tutto è stato pensato a misura d’uomo, dove gli spostamenti sono calcolati al minuto, poter viaggiare, sapendo quando si parte ma senza sapere quando si arriva, ha un fascino tutto suo.

Doversi guadagnare la meta, miglia dopo miglia, regolando le vele, studiando il meteo per individuare la rotta migliore, imparando a gestire la barca e le sue attrezzature, non è certo banale, ma una volta arrivati a destino la soddisfazione e le emozioni che la navigazione ci ha regalato ripagano di tutti gli sforzi.

Chiaramente non tutti si dilettano a navigare su barche di legno spinte da vele di canapa, tanti, la maggior parte, vogliono andar per mare con mezzi più moderni, comodi, e, soprattutto, sempre più performanti, quindi via libera alla modernità e alla tecnologia!

Ed è proprio qua che sta il paradosso: da una parte amiamo andare in giro con un mezzo per sua natura antiquato (antico?), dall’altra utilizziamo gli ultimi ritrovati della tecnologia per farlo nella maniera più comoda, efficiente e sicura possibile.

Per ritornare a Sciarrelli e al suo paradosso, ci ritroviamo a girare per una metropoli, sì a cavallo, ma con gli zoccoli di carbonio, le briglie in Dyneema, il PLC che monitora i parametri vitali del cavallo ed un navigatore di ultima generazione. Insomma cerchiamo di rendere il più efficiente possibile uno dei mezzi di locomozione più antico al mondo.

Racconta un velista:

<<…Medito tutto questo mentre stiamo navigando tra le Canarie e Capo Verde; salpati da Barcellona due settimane fa, ci siamo dovuti fermare 5 giorni a Cartagena per lasciare sfogare il ponente, prima di riprendere la marcia verso Antigua.

Adesso sono di guardia e sto guardando la traccia che abbiamo lasciato sul plotter: sembra disegnata da qualcuno che non abbia la minima idea di dove voglia andare. In realtà, ad un occhio esperto, risulta evidente che abbiamo tirato bordi di bolina e bordi di lasco, scegliendo di navigare vicino alla costa marocchina per evitare i venti da sud, e che ci siamo avvicinati alla costa del Sahara occidentale per sfruttare la rotazione dei venti….>>

Chi è abituato a navigare sa che questa traccia non è poi così casuale: è il frutto di ore di studio dei grib files, generati da complessi modelli matematici elaborati da macchine di calcolo di ultimo grido, che noi possiamo scaricare grazie alla tecnologia satellitare e che interpretiamo per scegliere la rotta, facendoci aiutare da software di weather routing.

Insomma tutto questo fa riflettere sul paradosso di questa nostra passione così bella e che ci porta ad attraversare gli oceani nel silenzio, spinti dalla forza del vento, ma che richiede dedizione, conoscenza e…… tanta moderna tecnologia!

A Proposito di paradossi: scrive Giovanni Malquori sul suo <<il sogno sosrenibile”>>

<<...Ripenso a Tiziano Terzani che, per non prendere l’aereo, ha attraversato mezza Asia a piedi, in treno e con vari mezzi di fortuna…….   Così è anche la barca. Le comodità si pagano in termini di emozioni e sicuramente i winch elettrici, i rolla randa e internet a bordo facilitano molto le cose, ma ci allontanano dal godimento vero, che è generato dal contatto con la natura. Il contatto, infatti, come in amore, è gioia ma anche fatica, sudore e a volte dolore………se si allontanano le sensazioni scomode si allontanano anche quelle belle e allora cosa rimane? Cosa abbiamo guadagnato rispetto ai Sioux di centocinquant’anni fa?  E cos’ho in più, io, rispetto al pescatore di Sorrento che guardando il colore del cielo e toccandosi le ossa sapeva dire esattamente che vento ci sarebbe stato? …>>