lunedì, Gennaio 12, 2026

Perché navigo?  

Perché navigo?
di Alberto Butti

Il motivo non ha nulla a che vedere con le barche; non ha nulla a che vedere con i sottoprodotti, le “ragioni” così spesso illustrate nei dépliant pubblicitari.
Se scopri di essere una persona che sa amare il mare, troverai un posto dove venire quando sarai stanco di un mondo di pasti precotti e di gente di cartapesta.

Troverai gente viva ed avventure vive, ed imparerai a vedere il significato dietro a tutto questo.
Più vado in giro per i porti e più mi rendo conto che la ragione per cui molti navigano è semplicemente quella che chiamano vita.
Bisogna stare attenti a quello che si chiede al cielo, perché normalmente lo si ottiene.
Con la mia piccola barchetta, avevo chiesto di attraversare il mitico canale di Corinto, lo spaventoso mar Egeo, il caldo Egitto.
L’avevo chiesto; ed eccomi qua con costume e cerata; ho accumulato parecchie migliaia di miglia.
Io ci credo: a qualsiasi cosa diamo forma con il pensiero, essa sarà lì con noi, un giorno, nella realtà.
Volere è potere!
Spesso incontro persone che mi dicono: anch’io vorrei veleggiare in tranquillità e non restare in città, in una casa alveare, circondato da frustrazioni, paure, violenze.
Ad uno di questi chiesi perché non se ne andasse; per una volta in vita sua avrebbe respirato aria “libera”.
– Non posso farlo- disse, – Non so come sarà.
Ad un tratto ho visto l’ovvio: il mondo è così com’è perché è così che noi lo vogliamo. Il mondo cambia solo se cambiano i nostri desideri.
Tutto quello che vogliamo avere lo avremo.
Ma guardiamoci attorno: ogni giorno si possono esaudire le nostre richieste. Quelle per la mia barca sono state molte.

L’acquisto rateizzato, ricerca di marina a poco prezzo, lavori di rifacimento, ecc…
D’isola in isola, da capo a capo, sono arrivato a girare il Mediterraneo.
Spesso mentre ero ormeggiato in banchina, qualche passante mi diceva:
– Fai una bella vita, libero di andare dove ti pare, quando ti piace… potessi farlo anch’io! Lo diceva con tanto desiderio.
– Allora andiamo, dicevo.
– Serve poco: una piccola barchetta da ristrutturare… pochi euro per vivere, tante cose da imparare in luoghi e con persone diverse …
– Grazie, ma vedi, ho il mio lavoro… la casa… la suocera…
Il che voleva dire che tutti quei desideri in effetti desideri non erano.
Ci penso ogni tanto durante le navigazioni. Si ottiene sempre quello che si vuole, senza scuse.
Ogni giorno la richiesta diventa un fatto.
Un uomo in grado di controllare la sua mente, può controllare anche il suo destino.
Tutto è possibile; l’impossibile richiede soltanto un po’ più di tempo. Esiste solo ciò che fai e ciò che non fai.
Ma non si tratta di solitudine; mi piace guardare la folla, le diversità, i vari modi di comportamento, i vari tipi di fretta… provo tenerezza ed amore per quasi tutto il genere umano.
Stare con qualcuno che apprezza le stesse cose è stare con un amico.
In questo mondo si parla tanto di avventura, perché ci sono tanti avventurieri che, seduti in poltrona, non hanno la più vaga idea di cosa sia un’avventura. Sdraiati comodamente al caldo, non sentono il freddo, l’acqua, il vento o la tempesta.
Dicono soltanto: – Sarebbe bello circumnavigare…
Poi si rilassano; poco dopo sognano di veleggiare, spiegare le carte nautiche, convincere gli altri avventurieri dicendo:
– Perché non farlo? Vieni con me.
Questi uomini sono in preda a fantasie dove vita dura e sofferenza sono solo parole.
L’unico vero rischio nella vita è non correre alcun rischio.
Arriva il momento in cui bisogna vivere la propria vita a modo proprio altrimenti il risentimento che si accumula può provocare, insieme ad altri fattori negativi, gravi danni a livello psicologico. Ed allora non si farà del male solo a se stessi, ma anche alle persone a cui si vuol bene.
Quando arrivi in un porto, sei subito circondato da tutti, ammirato:
– Da dove arrivi, sei solo?
Ti vedono, erroneamente, come un eroe.
Mi piace parlare e spiegare, ma non riesci a trasferire i tuoi sentimenti. Scopri che non è l’essere ammirato dalla gente che dà gioia alla vita.
La gioia mi viene dall’essere capace di amare ed ammirare quello che credi sia raro, buono e bello nel mare, nel cielo, nei miei amici e nell’anima della mia barchetta.

Sono considerazioni che si fanno di notte quando navighi solo. La mente è sempre in ebollizione: o con calcoli matematici, rotte e rilievi o pensieri semi-filosofici. Molto più “semi” che filosofici; magari sotto costa con l’occhio in cerca d’inconvenienti. Ci sono più vicissitudini assurde nella vita umana di quelle che qualunque filosofia potrà mai immaginare.

La notte in cui mi dilungai in queste elucubrazioni mentali era veramente speciale. Il mio pensiero era attratto dai cavalloni che rumoreggiavano nell’oscurità della spiaggia e scintillavano di fosforescenza verde-blu; osservai il mare montare rapido e sicuro e ritirarsi lento con un sospiro.
Fu allora che mi capitò di guardare in su.
E là, al di sopra del mare, al di sopra delle realtà terrene, al di sopra di me e dei miei piccoli problemi, c’era il cielo.
Da oltre l’orizzonte a nord fino a oltre l’orizzonte a sud. Al di là della fine della terra, si stendeva un cielo di miliardi di stelle.
Le costellazioni si potevano toccare, qualche cirro passava alto sotto la falce di luna, trascinato dolcemente da deboli venti.
E mi accorsi di qualche cosa di cui non mi ero mai accorto prima: che il cielo è in continuo movimento, ma non va mai via, qualunque cosa accada è sempre con noi; e che il cielo non può essere disturbato.
Per il cielo i miei problemi non esistono. Il cielo non giudica, il cielo semplicemente è; che me ne importa: sono felice.
Dolcemente da deboli venti.
E mi accorsi di qualche cosa di cui non mi ero mai accorto prima: che il cielo è in continuo movimento, ma non va mai via, qualunque cosa accada è sempre con noi; e che il cielo non può essere disturbato.
Per il cielo i miei problemi non esistono. Il cielo non giudica, il cielo semplicemente è; che me ne importa: sono felice.