2020: Corfu Monfalcone

Crociera di ritorno dalla Sicilia nel 2020. Vi racconto la tratta da Corfu a Monfalcone, che per il versante italiano contiene sicuramente spunti per gli approdi.


Paleokastriza

Credo che questa sia la prima volta che non vado in centro a Corfu, colpa il corona virus…. Mi manca l’aperitivo sul liston, la cena nell’osteria che frequento ormai da molti molti anni, dove il titolare si ricorda di me….non so se sia vero o faccia apposta….  I rifornimenti al supermarket A-B, il cambio della bombola per soli 16€, contro i 20 di Itaca ed i 30 in Italia.

Questa volta però c’è una novità: finalmente riesco a noleggiare una motoretta, voglio andare a vedere il “lato B” dell’isola,  Paleokastriza, questa famosa località di cui tutti ne parlano…… indubbiamente il sito è bello, acqua come nelle foto promozionali, baiette a strapiombo raggiungibili solo in barca; però la pesantissima frequentazione turistica ne ha fatto un luogo infernale, macchine, moto, autobus, negozi che propinano souvenir, e tanta tanta gente….

A mala pena sono riuscito a visitare il monastero che sembra essere la  vera meta storica del sito, dove “stranamente” i turisti erano pochi…… e subito sono fuggito rifugiandomi verso la montagna,   una strada che sale ripida ed arriva proprio sopra  Paleokastriza, da cui si gode un panorama che giustifica la corsa…..ma la vera chicca sono alcuni borghi che poi si incontrano  nell’attraversamento dell’isola verso Nord. Mi sono fermato a Krini…..cristo si è fermato ad Eboli….. beh, un piccolo incrocio di strade, l’ombra di un gelso, un muretto con i cuscini, un piccolo punto di ristoro al riparo dal sole prima di riprendere il viaggio….. su e giù, avrò fatto una trentina di Km, ad un certo punto dall’alto dominavo tutto il mare, vedevo la costa Albanese, le isole di Othoni, Erikussa, e tutta la costa a Nord……bellissimo….

L’evasione dal turismo, da me apprezzata sopra ogni cosa, termina sul mare, dove percorro tutta la costa da Roda a Guvia, una spiaggia dopo l’altra, ristoranti con le solite specialità della …casa, ed il sole ed il caldo che non mancano.

il marina di Guvia

È sera. Voglio chiudere queste news ad inviarvele, ma ho ancora alcune cose da dirvi; ho ripreso in mano…..la situazione, mi sento meglio, me ne accorgo perché ho ripreso a scrivere, leggere e  far da mangiare …stasera pollo al carry con riso alla AnnaC, ieri sera agnello con patate..uhmmmmm, e viene tutto bene…..

Ho già terminato tre libri, alla fonda si puo’ leggere, e vi consiglio “TUTTO SARA’ PERFETTO” di Lorenzo Marone…., e per i miei compagni di scuola del nautico sarà musica per le loro orecchie…

Stasera la luna è al primo quarto, luminosa in cielo, e se potessi partirei adesso….. mi consola il fatto che ci avviciniamo alla luna piena, e navigare di notte sarà ancora più emozionante.

Sta terminando questa balorda stagione, non sono contento di come è andata, ma almeno riporto a casa la mia fidanzata, e comunque abbiano fatto assieme un percorso di nuove conoscenze.

Mi è piaciuta la sosta a Marina di Ragusa, ambiente che ho consigliato a Gigi, dove ho ritrovato la cara amica  Antonella, mi sono sentito ”accarezzato” dagli amici di “ ANDIAMO??? “ , mi sono sentito sempre a mio agio con gli equipaggi e soprattutto con la barca, ma……gli anni passano….. e si sentono sulle spalle….

Devo confermare che la Grecia Ionica è una succursale minore  della Grecia Egea, impressione condivisa dal mio fedele compagno ed amico Paolone, perché credo che la vera Grecia sia quella battuta dal Meltemi, dove nelle isole le case hanno  i balconi azzurri, e le coloratissime buganville ti fanno immaginare  il profumo che non hanno, le CORA  in cima all’isola sono un simbolo inconfondibile  ,  dove ormai conosco quasi ogni porto e mi piace quando qualcuno si ricorda di me…. perché italiani e greci, una razza una faccia…… 


Paleokastriza

Sabato 5 settembre 2020

Siamo  partiti da Ancona, domani intorno a mezzogiorno dovremmo arrivare a….casa…. , e questa “falsa” crociera del 2020 avrà il suo epilogo.

Falsa perché….non è stata una crociera,  stravolta da tutti gli inconvenienti che ha creato il corona virus;  forse fino alla permanenza di Franco e Stefania l’obiettivo iniziale di conoscere le isole greche  del basso Ionio è stato raggiunto, ma dopo sono stato costretto a modificare  tutti i programmi del trasferimento a Corfu:

  • prima le incertezze sull’arrivo di mia nipote Francesca, che si sono trasformate in realtà con il divieto ai dipendenti della sua azienda di rientrare al lavoro senza aver  il consenso del tampone qualora si fossero recati nei paesi “black list “,
  • poi la sosta obbligata a Guvia per attendere l’arrivo di Carlo previsto per il 30 agosto,
  • come se non bastasse sono saltate le tre tappe in Albania causa l’alto contagio nel paese,
  • infine ci si è messo di mezzo il meteo per trasformare un rientro/trasferimento normalmente di un’ottantina di ore in una fastidiosa risalita dello Ionio e dell’Adriatico che tutt’ora sta durando mentre vi scrivo in navigazione. Alla fine risulteranno 92 ore di motore, oltre a tutte quelle di sola vela….una enormità.

Prima tappa: Corfù –  Brindisi, saltando un gradito appuntamento con Adolfo a Otranto, per spostarmi verso nord sopra la burrasca che la sera dopo sarebbe arrivata sullo stretto, sperando che fosse una veloce perturbazione……..ma quando mai!!!

Appena arriva Carlo, alle 18, molliamo gli ormeggi dal Marina di Guvia e salutiamo la Grecia: ci attende una notte con chiaro di  Luna e l’atmosfera è fiduciosa: scapoleremo la burrasca in arrivo  e Nettuno sarà dalla nostra parte. Wilma intanto mi  informa che a Verona sta grandinando ( e sarà così per 4 gg di fila),  e la temperatura si è abbassata di 10°, mentre da noi c’è sempre il sole e fa un caldo bestia.

     
Marina di Guvia

Purtroppo niente vento, si procede a motore, tanto potremo rifare il pieno a Brindisi prima di ripartire. Nel primo pomeriggio la nostra tappa è in vista: non ero mai stato in questo porto, tutti gli amici velisti mi avevano detto che è forse il più facile  fra la Grecia e l’Italia, ed effettivamente l’ampia entrata, la lunghissima diga antiporto che protegge dai venti del primo e secondo quadrante consente di entrare con qualsiasi tempo; sono ormeggiate due navi da crociera, la Costa Magica e la Costa Fortuna (….e  avanti con i ricordi…), e senza difficoltà arriviamo davanti al marina: anzichè andare in banchina, pensando di ripartire presto il giorno seguente, decido di mettermi alla fonda, tanto sarà per poche ore…. Sono ancora tanto fiducioso, ma verrò presto disatteso.

La sera sono arrivati i 25/30 nodi  in porto,  per fare compagnia alla mia fidanzata ancora una volta sono stato con lei un paio di ore, con il vento che è passato da  SW poi da NE stabilizzandosi da NNW. Ancora una volta  “santa ultra-ancor”,  perché con i 40 metri di catena alla fine  abbiamo dormito sonni tranquilli, ma che brandeggi!!!   La mattina seguente però mare e vento non davano segni di abbandonare la loro rissosità, ed abbiamo deciso di rimandare la partenza: l’equipaggio   voleva andare in franchigia, e quindi ……. così sia: siamo passati  prima dal marina a rifare il pieno di gasolio, quindi in città, sfilando  davanti al monumento al marinaio per poi ormeggiare in centro sul “liston”  davanti alla scala voluta da Mussolini  su una grande banchina, senza il pensiero del meteo.

Un iniziale riferimento  al Covid ci aveva fatto pensare a controlli da parte di ambienti preposti alla tutela dei brindisini: eravamo proprio  davanti alla capitaneria, con noi c’erano anche altre barche a vela fra cui  due enormi velieri , ma nessuno si è fatto vivo e così  la serata  è trascorsa facendo il tifo per i pescatori che appostati sulla riva “intingevano” le lenze in mare, gustando il passeggio (che qui chiamano “ vasche”, caratteristica  del sud”), il tutto nella quiete dell’atmosfera cittadina, animata a cena dalla compagnia di un amico di Carlo ,  Francesco, che aveva frequentato il collegio  Morosini ai tempi della scuola.

   
Molo di Brindisi

 

Seconda tappa: Brindisi –Ancona; la mattina sembrava propizia , forse volevamo che fosse così. Le previsioni davano un mare  2/3  fino a Vieste, poi beauford 3/4 in movimento fra l’Italia e la Croazia, una bolina stretta su Vis ci avrebbe portato a Nord, per poi eventualmente decidere se puntare sulle incoronate o fare un bordo su Ancona e così partiamo. Appena fuori dal Porto vediamo che la barca partita 2 ore prima di noi diretta a Lignano  aveva dato fondo sull’antiporto…..qualcosa non quadrava….ed effettivamente appena in rotta sul Gargano siamo costretti ad una bolina stretta:  falchetta in acqua, mare grosso, e dalla valvola di pieno del serbatoio del carburante iniziamo a lasciare una scia di gasolio  in acqua….. scarrelliamo tutta la randa, laschiamo un po’ di vela, recuperiamo un equilibrio soddisfacente e continuiamo come previsto……

invece non  era previsto che Nettuno ci tradisse, e così pur contro una non comoda navigazione, continuando a vela e motore, abbiamo cercato di guadagnare acqua.   Dalla partenza è stato spesso necessario rinunciare al pilota automatico, ma siamo decisi, e  all’alba, dopo  110 miglia, alle 6 siamo al traverso di Vieste dove riprendiamo  il meteo e avvisiamo le famiglie che tutto procede, tutto va bene  e procediamo verso Trieste.

Mentre scrivo sorrido, pensando che da domenica abbiamo cambiato idea sulla rotta da tenere almeno tre volte, e tutte le volte abbiamo sbagliato, perché come dice Giancarlo << le previsioni sono previsioni>> : forse troppo fiduciosi che vento e mare  calassero prima? Forse fiduciosi che le perturbazioni effettive avrebbero deviato percorso? Sapevamo di avere dalla nostra parte una barca solida ed affidabile, un solaris, il soundofsilence   non ha paura di niente, ed una volta preso il passo si fa strada seguendo la sua rotta.

Purtroppo a volte non si tiene conto che alla fine è….una barca….. e nulla si può fare contro gli elementi della natura, una corrente che viene da lontano, dal Quarnaro, il vento che viene da maestrale ed alza un fech da NNW, il parto è incestuoso….ogni tre onde, alte, la barca quasi si ferma e non è ”igienico” lasciar fare al pilota automatico, e  solo timonando si riesce a mitigare questa fastidiosa ( a  dir poco e  trattarla bene)  navigazione.

Eppure qualcosa non mi quadrava: io mi fido delle sensazioni , l’ho sempre fatto, mi fido del sesto senso, e la decisione di puntare su Lissa per poi decidere di fare il bordo su Ancona, e poi definitivamente un altro bordo sull’Istria non mi convinceva. Stavamo andando a vela e motore, sapendo che davanti a noi prima di Lissa  avremmo trovato un beauford 4, altrettanto dopo, sia continuando lungo la Croazia sia al largo dell’Italia…solo verso il Conero, verso sera, le condizioni sembravano migliorare, e così penso di puntare su Ancona: sono stanco  di navigare nell’incertezza, si dorme poco, si mangia meno ( anche se  l’equipaggio si nutre lo stesso): chiamo Paolo, ci confrontiamo, lui mi chiede: ma abbiamo Gasolio a sufficienza per stare in mare fino a Trieste? Ha senso navigare a vela e motore senza certezze sulla rotta che dovremo fare …domani? E così per fugare ogni dubbio, per non consumare gasolio senza garanzia che serva alla giusta causa, puntiamo direttamente su Ancona. Mancano 150 miglia, arriveremo il giorno dopo, ma almeno questa è una certezza. Ed effettivamente  finalmente la decisione è stata quella giusta: abbiamo visto un rosso tramonto, e la mattina  Paolo era raggiante perché  mi dice di aver quasi visto il raggio verde,   un lampo, un flasch al primo raggio del sole, ……  ma era l’alba!!!


Paolo

E così  una volta tanto le previsioni si sono avverate : il malo tempo è scemato, più ci avvicinavamo al Conero più e il vento finalmente “ci dava buono”, si navigava a vela anche se  pur sempre di bolina, e questo magnifico angolo d’Italia che non avevo ancora visto si apriva finalmente ai  miei occhi.

Certamente visto dal  mare il Conero  si presenta come  un arco di verde collina lungo 10 miglia  che si tuffa a picco sul mare, con spiagge pulite  difficilmente raggiungibili da terra, dove le barche pendolari portano i bagnanti la mattina per recuperarli  la sera, dove non esistono bar e capanne sul mare ma gli unici “rifugi” che si vedono sono costituiti da grotte “storiche”  scavate nel tufo dove  i pescatori una volta ed anche tuttora  ripongono barche ed attrezzi da pesca.

Siamo stanchi, tutti, abbiamo dormito poco, ma trovare finalmente il mare calmo, un sole caldo ma non asfissiante, un ambiente accogliente, e soprattutto la meta  a poche miglia hanno fatto dimenticare tre giorni impegnativi.

L’arrivo ad Ancona non ha storie: avevo chiamato il marina dorico appena avuta qualche tacca sul cellulare, abbiamo riceviamo una risposta positiva sulla disponibilità ad ospitarci in transito, e ci prepariamo all’ormeggio; alle 17 entriamo nel marina  prima per il rifornimento di  gasolio e poi l’ormeggio in testa al molo W1.

Ma quel che mi ha fatto più piacere, al di la della ottima accoglienza e del servizio, è stato il riconoscimento che il dott. Zuccaro, direttore del marina mi ha riservato. Forse non ricordate, ma questo fine settimana, week end  del 5 e 6 settembre, il progetto Quaranta Ruggenti sarebbe approdato proprio ad Ancona con il Sound of Silence, ed un anno fa avevo preso accordi con il direttore per avere ospitalità, cosa che mi era stata concessa. Quando ieri mi sono recato negli uffici per le pratiche di transito ed ho chiesto del Dott. Zuccaro, questi si è ricordato di me , e pur condividendo il rammarico per il mancato progetto mi ha ospitato gratuitamente …… capirete che il gesto è stato significativo ed apprezzato, ricambiato con una bottiglia di Corvo di Salaparuta.

Non avevamo però dimenticato l’attuale …..progetto, un rientro possibilmente  non impegnativo su Monfalcone, e finalmente sembrava che le previsioni fossero realmente dalla nostra parte: da sabato mattina a domenica sera mare poco mosso , vento  in calo da NNW, poi da NNE, quindi da SSW, bora in arrivo domenica sera con rinforzo forza 4/5 lunedi mattina…..

Tutti i modelli che di solito consulto  concordavano, windy e weather track, e questa volta anche quello del marina:  stamattina, dopo aver sostituito lo Yankee con l’olimpico nuovo,   alle 10.30 abbiamo lasciato gli ormeggi,   in mezzo a tutte le barche che ci guardavano perché loro  andavano  a SUD sul Conero, mentre noi   con rotta NORD puntavamo su Capo Salvore , tutta randa , Olimpico  e trinchetta……..che bello vedere la barca filare con 10 nodi di vento a vele spiegate  sul mare finalmente calmo. Non avevo mai avuto una vela nuova, ancora  croccante alla prima veleggiata, una bolina larga con i filetti nuovi che spiccavano sul bianco perfettamente orizzontali. Ho fatto qualche foto che ho subito inviato a Michele, il titolare della veleria Hannibal che mi segue da sempre: credo che gli farà piacere, perché una vela nuova è come un vestito nuovo, e il sarto ha il suo merito  se la sfilata ha successo…

Come vi accennavo poco fa finalmente l’ultima tappa non dovrebbe avere storie: non c’è vento, come da previsioni, stiamo filando ad oltre 6 nodi, fra poco saremo al traverso della  punta meridionale della “ fu nosra” Istria, e se non succederanno imprevisti  domattina alle 9 saremo davanti al  marina Hannibal…

Poco fa ho preparato l’ultima cena a bordo, oggi per la prima volta ho esaurito contemporaneamente le scorte dei contenitori a pronto uso: sale fino, sale grosso, caffè e zucchero,  e stranamente anche la cambusa è esaurita…. È proprio finita……


Tramonto davanti a Pola

Mercoledi 9 settembre

Sono a bordo, da  solo, ormeggiato all’Hannibal al mio solito posto , ed il silenzio che mi circonda  mi coccola  e mi fa sempre apprezzare il ritorno….. all’ovile.

Volevo chiudere il capitolo del rientro, perché il pozzetto del sound of silence potrebbe andare in manutenzione assieme alla barca…..e magari siete stanchi di ricevere parole, parole, parole…. se vi annoio vi ho sempre detto di buttarle, ma avvisatemi…..come qualcuno mi ha fatto notare scrivendomi che…quando è troppo è troppo…

Dov’ero rimasto: ah, si, ultima cena, ultime scorte, e per fortuna è proprio finita , perché l’ultimo giorno  si è rotta la pompa del pozzetto acque bianche, una Gianneschi che dovrò riordinare,   e come se non bastasse, lo scarico della sentina del mio bagno è otturato e rimane acqua che non so  capire di quale provenienza.

Presumibilmente dovrò controllare un’altra volta la pompa, forse lo sforzo praticato per usarla pur tappata ha incrinato il coperchio,  dovrò  controllare lo scarico della doccia e del lavello, sperando che non dipenda dalla colonna della doccia…. per fortuna ho Graziano che mi aiuta, e magari faremo un intervento radicale sullo scarico.

Sono montato di guardia al traverso di Pola a mezzanotte per il mio turno di 4 ore,  mare tranquillo, leggera brezza da terra, navighiamo con randa e motore. Siamo in anticipo sul previsto, dovremmo arrivare per le 10, la corrente favorevole sotto la costa croata ci ha favorito, e anche se mi sento di casa in queste acque  bisogna stare con gli occhi aperti. Davanti a Pola c’è sempre movimento,  adesso  è il periodo delle seppie, alcune lampare  spiccano  nel  buio , ed è difficile in queste condizioni capire il senso di marcia dei pescherecci.

Anche per questo preferisco navigare al largo dalla costa, e quando comincio a vedere molti fanali verdi che arrivano controbordo non capisco subito cosa potrebbe essere: sono fanali bassi, ergo non navi, danno sempre il verde, ergo non pescherecci che lavorano, barche a vela? Ma sono molte…… il mistero  si scioglie quando i primi due verdi sfilano alla mia dritta ( verde al verde la nave non si perde): una regata lunga con notturna che forse proviene da Lignano o Caorle, perché un verde si avvicina veloce dal largo e poco dopo si trasforma in rosso lasciando intravvedere  un grosso catamarano che aveva accostato a dritta  dirigendo  come le altre barche verso il Porer. Ne ho contate più di 10, ed era interessante vedere come i tattici avevano scelto rotte diverse, chi al largo chi sotto costa,  per catturare il poco vento che sarebbe arrivato.

Alle 3 mi raggiunge in pozzetto Paolo, sente anche lui l’ebbrezza dell’arrivo, non ha sonno, sarà  lui a fare l’ultima accostata a Capo Salvore, e mi manda a dormire promettendomi che mi avrebbe chiamato per  avere la rotta su Punta Sdobba.

E così alle 06.30 sono di nuovo in coperta ( il comandante non dorme mai…riposa) , e vi rimango fino all’arrivo.

Incrociamo molte barche che vanno in regata per la 25×2, mi sento anche chiamare al telefono perché Mauro che vi partecipa mi è passato vicino e ha riconosciuto la barca: chi va e chi viene…

Riamane poco da raccontare, l’epilogo è sempre il solito, o quasi, perchè  questa volta so  che devo tornare presto per gestire le novità dell’ultimo giorno.

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