mercoledì, Luglio 24, 2024

Andiamo in Egeo 15

1 ottobre – Guvia

Ultima tappa della Grecia Ionica, Paxos Guvia, 35 miglia ancora a motore, perchè sembra impossibile ma della sventolata notturna non è rimasto quasi niente. Alle 8 c’erano ancora 15 nodi dentro alla baia, e fuori un mare forza 5: una barca dei charteristi cerca di uscire, diretta a Sud, proprio contro vento e mare, ma dopo pochi minuti rientra: non c’è storia, non si avanza con onde di 2 metri.

Noi invece dobbiamo andare a Nord, vento al gran lasco, e salpiamo tranquilli aprendo subito solo l’olimpico, che in pochi istanti ci fa volare ad oltre 7 nodi verso Corfu. Sono 30 miglia, che faremo in un battibaleno, anche se verso la fine il vento ci mollerà ed arriveremo a motore.

Franco è  mogio, sta per finire la sua vacanzina in barca, ed anch’io sento vicina la fine della crociera: dopo quasi cinque mesi di permanenza a bordo sento il bisogno di mettere i piedi a terra, e l’ultima tappa sarà una bella occasione per concludere con nuovi amici questa esperienza in Egeo.

Sabato arrivano tutti, un po’ alla spicciolata: prima Alessandro, che da Brindisi ha preso il traghetto, ed  alle 7 mi sveglia chiamandomi al cellulare…sono qui fuori…., e la sera verso mezzanotte Gigi e Lorenzo, che erano partiti da Milano in aereo.  Venerdì avevo provveduto a fare cambusa, con piacere scopro che il marina mi ha applicato per la sosta i prezzi invernali, il 50% in meno, ho il pieno di acqua e gasolio, e domenica mattina siamo pronti.  Franco ci lascia mentre siamo immersi nei preparativi,  io spiego ai nuovi arrivati le manovre, perchè ogni barca ha i suoi accorgimenti, e alle 10 lasciamo gli ormeggi.

Le previsioni danno un debole scirocco, insufficiente per issare le vele, e così a motore facciamo rotta verso Nord. Il mio propulsore, un volvo 59CV, dopo tutti gli interventi che quest’anno ha ricevuto, non perde più una goccia: la ghiotta è bella asciutta, e nell’eventualità che debba scarrozzarci fino a Monfalcone (sono 500 miglia) sento che canta alla perfezione, il che mi da sicurezza.

A bordo sappiamo tutti navigare, e concordiamo di fare turni di tre ore, uno di guardia ed uno disponibile: in questo modo abbiamo la garanzia di dormire tutti 6 ore di fila, e montiamo sempre alla stessa ora, per non perdere ….l’orientamento.  Ci troviamo subito bene,  siamo “navigati” e non essendo mai stati assieme prima d’ora abbiamo molte cose da raccontarci:

Gigi, armatore, abita a  Vicenza ( ma non è mai a casa), è in pensione, e viaggia quasi tutto l’anno, d’inverno in giro per il mondo, d’estate in giro con la sua barca.

Lorenzo lavora a Rovereto, pure lui armatore, ha la barca ormeggiata davanti al mio “buco nell’acqua” all’Hannibal, e trova spesso il tempo per fare le fughe in mare, tant’è che gli stanno venendo voglie strane del tipo salpare da solo anche per due tre giorni . Ma!!

Alessandro, ingegnere ricercatore di Lecce, in cerca di nuova occupazione anche all’estero, è un bel velista, e con questa quadra da combattimento scopriamo presto che potremmo viaggiare tranquilli anche intorno al mondo.

La domenica scorre tranquilla, tutti hanno buon appetito, ed il mio compito in cucina è gratificato dai piatti che alla fine rimangono sempre puliti, anche perchè seguiamo il vecchio suggerimento di Preden per cui non si deve lasciare unta la scodella o il piatto, ma pulirlo con la salvietta, per facilitarne il lavaggio.  Con Alessandro non c’è questo pericolo, è un piacere vederlo mangiare, è una buona forchetta, e al posto della salvietta usa sempre il pane… Abbiamo messo il rapalo in acqua, a traino, viaggiamo a circa 7 nodi, andatura giusta per i tonni, e finalmente lunedi mattina, davanti alla costa Albanese, il cicalino scatta: in pochi attimi il pesce si prende almeno 50 metri di filo, e subito ci mettiamo all’opera: Alessandro si mette la cintura, Gigi prende il raffio, Lorenzo il guadino ed io dirigo i lavori, anche perchè nessuno degli amici aveva mai pescato prima.  Il recupero è difficile, il pesce tira molto, poi improvvisamente  non lo si sente  più e tirare, purtroppo mentre stiamo recuperando, lo perdiamo. Siamo disperati, sembra che la sfiga quest’anno ci perseguiti, ma insistiamo: cambio rapala, metto quello giusto, e dopo una mezzoretta riscatta il cicalino: zzzzzzzzzzzzzzzzzzz, 50 metri di filo se ne vanno prima che io freni la sua corsa, mentre rivesto Alessando con la cintura di “castità”, e ci posizioniamo per il recupero, senza frenare la barca. Lo strappo è forte, la resistenza anche, il pesce salta fuori dall’acqua per liberarsi, ma noi teniamo duro e per fare meno fatica lo aiuto nel recupero: alziamo assieme la canna al cielo, e la abbassiamo con un arco di circa 150°, in modo da recuperare ogni volta almeno un paio di metri di filo, avvicinando la preda alla barca. Dopo un po’ questa emerge dall’acqua e si gira pancia all’aria: dovrebbe essere un bel tonno, e quando finalmente Lorenzo lo prende con il raffio al primo colpo arpionandolo sotto le branchie, emerge un bel pinna gialla di almeno 10Kg. Con destrezza mettiamo un cappio sulla coda, togliamo il raffio e recuperiamo il rapala, e poi lo re-immergiamo in acqua finchè non perderà più sangue.  Il resto è per me un piacere: dopo la foto di rito, togliendo le interiora senza che queste tocchino   la bianca polpa, in modo da mangiarla poi cruda senza correre rischi, lo taglio in due metà, liberando testa, lisca centrale e coda, poi ogni metà in 4 filettoni che scuoio facilmente, separo la parte rossa dalla chiara e faccio le parti: 4 filetti da Kg in cella a congelare, tutto il resto in due abbondanti porzioni che mangeremo; crude, alla polinesiana (con poche ma selezionate verdure e latte di cocco)  o alla vigliacca (solo con olio piccante e peperoncino abbondante fresco), e saltate in padella con aglio e olio e peperoncino…una delizia….

E così, finalmente gratificati dalla costanza (spes ultima dea) proseguiamo verso nord,  rapalo  di nuovo in acqua, sempre a buona velocità….nunca se sabe…potrebbe arrivarne un altro…La seconda notte abbiamo in vista l’isola di Vis, che superiamo dopo l’alba: in banchina  c’è Eugenio Favero, che con il suo Penelope1  sta risalendo pure lui verso San Giorgio: il giorno prima mi aveva fatto invidia pescando una bella lampuga, e volevo ricambiargli il piacere, ma non riesco a mettermi in contatto….e mentre sono al VHF cercando di sentrirlo riparte il cicalino:zzzzzzzzzzzz.

È un altro bel tonno, rosso questa volta, di circa 7 Kg, che in men che non si dica fa la fine del primo, scuoiato ed…archiviato. Cucinandolo a sera, a pezzettini, sarà un piacere per il nostro palato capire qual è il meno buono fra le due specie…..e sarà un problema per non fare torto a nessuno….

Abbiamo corrente favorevole, anche se con poco vento, e quando la mattina seguente dovrei montare di guardia al largo di Sansego, mi ritrovo invece al largo di Capo Promontore, senza che la bora ci abbi ancora dato fastidio. Veruda, Pola, le Brioni, e poi lontano Rovigno……la nostra meta si avvicina, e se continuerà così potremmo essere a casa prima del buio….Telefono a Marco in marina all’Hannibal, e mi conferma che  la notte potrò ormeggiare in vasca (non quella da bagno.. ah ah ah).

Mai fare i conti senza …il vento…che poco dopo le Brioni inizia a soffiare, ma non Bora, che ci avrebbe consentito di tenere una bolina stretta, bensì tramontana  proprio sul naso, che alza in fretta onda di prua, e così siamo costretti a fare qualche bordo con perdita di velocità ed aumento di strada. Addirittura da Capo Salvore siamo costretti a puntare prima su Grado e poi fare un bordo su Isola, prima di poter dirigere sulla ciminiera di Monfalcone…

Entreremo in porto dopo le 22, con oltre 20 nodi di vento, al buio (di luna e di….illuminazione…) e con la sorpresa di trovare la vasca occupata da Robertissima, la barca che la domenica seguente avrebbe poi vinto la Barcolana a Trieste: saremo costretti a dare fondo in baia, davanti ai finger dell’Hannibal, su fondo fangoso che quantomeno ci consentirà un ancoraggio sicuro ed una notte senza…guardia…..

 

37E così è finita…….

Che brutto  scrivere ex post le ultime pagine delle news: non sono più news, sono fatti già accaduti, forse ricordi o rammarichi, e qualche appendice, ve lo devo, lo devo allo spirito delle news, anche se sicuramente lo spirito rischia di essere  particolare, un po’ decadente…e credo che mi capiate.

Dopo quasi 5 mesi comunque è un piacere, un conforto sapere che si è a casa, fra amici, pronti a ricevere tutte le attenzioni   di cui hanno bisogno la barca ed il sottoscritto.

Sono un po’ le sensazioni che si provavano quando si ritorna da un imbarco di mesi, allorché prima di sbarcare  non si vede l’ora di metter i piedi a terra, e quando finalmente ci si ferma, consumata l’ansia delle prime settimane, non si vede però l’ora di tornare a bordo…

Beh, non è proprio così, anche perchè a bordo del sound of silence  verrò spesso per seguire tutte le manutenzioni, ordinarie e straordinarie, che per fortuna quest’anno non saranno impegnative, e così non mi verrà l’ansia da imbarco….ai ai ai…

……82 ore da Corfu a Monfalcone…..non è stato migliorato il record precedente fatto con Franco e Giancarlo, ma è stato comunque un buon trasferimento, con sole tre notti in navigazione.  Il giorno seguente l’arrivo, alla spicciolata, dopo aver portato la barca al mio solito ormeggio ed averla sistemata,  se ne sono andati tutti ed ho potuto re-immergermi nella vita del marina: incontrare gli amici, Marco, Mauro, Marietto e Fredy, un buon caffè da Sara,  qualche telefonata, prima di dedicarmi a pianificare i preparativi per l’alaggio e rivedere i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria;

Sergio si è offerto di venire aiutarmi a togliere le vele, piegarle e riporle in magazzino, ho liberato completamente la coperta e finalmente dopo qualche giorno ho alato la barca.

Ero un po’ in apprensione per la chiglia, e quando finalmente questa è uscita  dall’acqua ho potuto constatare che il danno non era poi  così grave: effettivamente l’incontro con la roccia o con l’ostacolo nel canale ha graffiato la parte anteriore della pinna, ma non sarà  un problema ripararla.

Invece ho trovato che gli zinchi hanno lavorato moltissimo, e attorno a quelli sul timone si è “consumato” anche il rame dell’antivegetativa, forse per incompatibilità fra i due metalli che ha generato un po’ di corrente galvanica: al ripristino isolerò i due materiali con della gomma….

E così adesso il sound of silence è a riposo, nel piazzale dell’Hannibal, dietro ai pescherecci, riparato dalla bora, presto coperto sotto il cagnaro, in attesa di riprendere il mare  nel 2016, verso nuove mete; alcuni amici velisti mi hanno già chiesto:dove andremo l’anno prossimo: Mar Nero? Sardegna? Andiamo a vedere l’Oceano Mare?  ….e perchè no? Vedremo, c’è tutto l’inverno per pensarci, e devo fare i conti con la salute e con la necessità di avere sempre compagnia a bordo, il che non è scontato, ma non impossibile.

Inoltre forse un anno di riposo  “sabatico” in Adriatico non guasta…

Ciaociao