lunedì, Gennaio 12, 2026

Desalinizzazione sottomarina

In Norvegia il primo impianto di desalinizzazione sottomarina al mondo
di Paolo Travisi

La tech company Flocean utilizzata il processo di osmosi inversa per ricavare acqua “buona”, da acqua di mare,


L’impianto di desalinizzazione sottomarina in Norvegia

Dalla Norvegia un progetto di alta tecnologia, per trasformare l’acqua di mare in acqua dolce, abbattendo costi energetici ed impatto ambientale: il primo impianto di desalinizzazione sottomarina al mondo. L’obiettivo è offrire una nuova strada per rendere l’acqua dolce più accessibile. D’altronde già nel lontano 1977, il problema della crisi idrica era avvertito, quando si svolse la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’acqua. Un vertice in cui si sottolineava l’importanza di azioni per preservare il nostro bene primario: l’acqua. Cibo, energia, biodiversità e salute sono strettamente correlate alla gestione del patrimonio idrico della Terra.

La situazione è lontana dall’essere risolta. Entro il 2030, la domanda globale di acqua dolce supererà l’offerta del 40% spinta dalla crescita demografica, dai cambiamenti climatici e da usi industriali come i data center, mentre entro il 2050, la popolazione in crescita avrà bisogno del 50% di cibo in più. L’agricoltura, già il maggiore utilizzatore di acqua, è responsabile di oltre il 70% dei prelievi. Secondo la FAO per produrre il fabbisogno alimentare giornaliero di una persona occorrono tra i 2.000 e i 5.000 litri d’acqua. Nel frattempo, l’acqua dolce è sempre meno abbondante per via della siccità crescente, della costante deforestazione e dell’irrigazione eccessiva per usi agricoli.

Nel tentativo di ricavare maggiori quantità di acqua dolce, dall’acqua salata, i Paesi ricchi del Medio Oriente – come gli Emirati Arabi Uniti – fanno ricorso a costosi processi di desalinizzazione. Ma gli enormi sforzi portano ad un risultato modesto, anche se fondamentale per dissetare oltre 300 milioni di persone: appena l’1% dell’acqua mondiale deriva dalla desalinizzazione terrestre. In quei Paesi in cui il deserto è l’habitat naturale, l’energia a basso costo, perché derivata dal petrolio o dal sole, rende questa dispendiosa tecnologia più accessibile. Ma non è la soluzione per tutti.

Infatti,”le prove scientifiche dimostrano che siamo in una crisi idrica. Stiamo usando male l’acqua, la stiamo inquinando e stiamo alterando l’intero ciclo idrologico globale, attraverso i nostri effetti sul clima. È una tripla crisi”, le parole di Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research e co-presidente della Commissione Globale sull’Economia dell’Acqua.

Dai paesi del Medio Oriente ci spostiamo in Norvegia, Paese all’avanguardia nelle soluzioni sostenibili con una politica da sempre attenta all’ambiente. È proprio nel paese scandinavo, che una tech company, la Flocean, sta sperimentando un nuovo approccio che potrebbe cambiare la situazione: il primo impianto al mondo di desalinizzazione a centinaia di metri sotto la superficie marina su scala commerciale. Un progetto pionieristico che sarà lanciato nel corso di quest’anno, che ridurrà costi e consumo energetico del processo. La tecnologia utilizzata sarà quella dell’osmosi inversa, SWRO, che consiste nel forzare l’acqua di mare attraverso una membrana semipermeabile per rimuovere impurità. Attraverso una pressione fortissima, l’acqua di mare viene spinta contro membrane speciali che hanno pori microscopici (fino a 0,0001 micron). Quel che accade è che le molecole d’acqua passano, mentre i sali, i batteri e le impurità restano bloccati. Una sorta di setaccio molecolare che però, negli impianti di desanilizzazione tradizionali richiede un’enorme quantità di energia elettrica per alimentare le pompe che generano la pressione artificiale. A differenza dei sistemi terrestri, che richiedono infrastrutture robuste per resistere ad alte pressioni, il sistema sottomarino beneficia di una sovrapressione naturale, riducendo significativamente i costi di produzione e installazione delle condotte.

Invece di usare motori elettrici, per creare pressione viene usato il peso stesso dell’acqua sottomarina; Flocean ha sviluppato dei moduli di filtraggio installati tra 400 e 600 metri di profondità, dove la pressione idrostatica naturale sostituisce una parte importante del lavoro svolto dalle pompe nel processo di separazione da acqua salata ad acqua dolce. Un metodo quasi naturale, che taglia i consumi energetici del 40/50% rispetto ai dissalatori terrestri.

E non è tutto. Questo metodo non pone attenzione solo al risparmio energetico, ma anche all’impatto ecologico. Difatti, gli impianti costieri spesso soffrono per la scarsa qualità dell’acqua superficiale, carica di microplastiche, alghe e sedimenti che intasano i filtri. A 500 metri di profondità, l’acqua è cristallina, priva di organismi fotosintetici e termicamente stabile. Questo si traduce anche nell’assenza di pre-trattamenti chimici, spesso inquinanti; inoltre lo scarto ipersalino è rilasciato in profondità dove è disperso dalle correnti oceaniche, evitando di creare zone senza ossigeno sui fondali. Infine, l’impatto neutro sul paesaggio. Tutto è nascosto nelle profondità sottomarine, non c’è cemento sulle spiagge o tubature invasive. L’azienda norvegese dunque, propone un progetto scalabile attraverso i moduli che si possono aggiungere in base al bisogno di acqua dolce da parte una città o di un’industria.