mercoledì, Luglio 24, 2024

Giugno – Agata Carrà

Quando, all’inizio di Aprile di quest’anno, ho varato Sound Of Silence, vicino al mio posto in banchina c’erano altri 3 Solaris. A bordo di un 50 piedi, c’era una ragazza che stava parlando con gli armatori, due signori credo tedeschi.

Come sempre capita si fanno due chiacchere, apprendo che la ragazza è una skipper, incaricata da Solaris per affiancare i nuovi armatori ed avviarli alla conoscenza della nuova imbarcazione. Vedo che si muove sicura, l’ascolto mentre parla, competente, mi incuriosisce la sua determinazione… Rimane tre giorni prima di partire per un trasferimento, ho avuto così il tempo per conoscerla meglio.  Le ho proposto di parlarmi della sua vita, del suo lavoro, di come una ragazza può diventare skipper di barche importanti, soprattutto per avere modo di fare della sua testimonianza un messaggio.

La sua esperienza avrebbe potuto anche diventare l’esempio per i giovani di un’attività fatta di “mare e di vento”. E così dopo qualche giorno, prima che Lei iniziasse la stagione, ci siamo sentiti nuovamente, una lunga chiacchierata, uno scambio di impressioni, racconti di “banchina”, di come si è trovata una professione fra le mani, e ve la  racconto…..

Le chiedo subito come è arrivata a fare la skipper e quali sono le caratteristiche necessarie a svolgere questa attività.

È successo tutto quasi per caso, una sequenza di fatti della vita, non pianificati. Sono determinata nel non fermarmi, cercando di mantenere vivo il rapporto con il mare e con un’occupazione che mi consenta di non stare davanti ad un computer in ufficio, ma mi permetta di fare un lavoro, quello di skipper, non solo da imbarcata, ma anche l’istruttrice di vela, e scoprire questa interessante attività di Hand Hover per Solaris, un lavoro che consente sia di stare in mare ma anche in terra.

Mi ritengo poliedrica, il mare offre molte possibilità di lavorare e soddisfare i bisogni, e basta avere la capacità di capire quali sono e come avvicinarsi a loro per risolverli: ma bisogna essere curiosi, sempre disponibili ad affrontare nuove esperienze.

Bisogna avere capacità organizzative: quando decidi di fare una nuova esperienza devi riuscire ad affrontarla ad ampio spettro, a pianificare le attività, perchè se dimentichi qualcosa, non hai fatto un esame, o un brevetto, non hai un documento, si commettono gli errori.

Ne ho avuto un esempio quando l’ho vista rientrare in banchina la settimana scorsa dopo appena un’ora da quando era partita per il Montenegro: la barca era nuova, non aveva mai navigato prima ed era sprovvista del documento di uscita dall’Italia, ma se fosse arrivata a Kattaro senza i documenti sarebbero stati problemi…e lei se ne era accorta in tempo…..

Ma chi è Agata Carrà

Sono Agata ho 30 anni, sono nata a Modena a 170km che dal mare. D’inverno in città e in estate sulle colline bolognesi fra Modena e Bologna, anzi sull’Appennino Tosco Emiliano dove la mia famiglia aveva una casa: figlia unica, passavo le mie estati allo stato brado, con la nonna e i miei cugini, in campagna con una piscina, in una casa paradisiaca. Sono una bambina cresciuta a contatto con la natura, sempre, e questo è stato fondamentale per vivere una bellissima infanzia.

Ma come sei arrivata al mare?

Tutto è iniziato alla lega navale di ostia all’età di 6 anni con un corso di Optimist.

Mi mettevano in un guscio ma durante le lezioni di teoria io pensavo solo a giocare e non ascoltavo certo quello che mi spiegavano, e quando uscivamo fuori in mare non avevo idea di quello che mi stava succedendo e l’unico mio obbiettivo era salire sul tridente dove c’erano i grandi che ci seguivano.

Stessa cosa durante due estati a Caprera in un club Mediterranee dove le lezioni si svolgevano sui laser e dove mi sentivo sempre un po’ distratta e incapace. E poi ancora Tre anni al CVC di Caprera dove all’ultimo anno mi offrirono un passaggio di ritorno al continente su un First 31.7.

Avevo allora 19 anni, partiamo, navigazione di un paio di giorni, pilota automatico rotto, una “smotorata” infinita, però è stata una esperienza meravigliosa.

Il Tirreno così calmo credo di non averlo mai più rivisto, un olio, ci si poteva specchiare come in un lago, e poi un tramonto meraviglioso con un mare calmo….

Ed io mi son detta… ma si può stare in barca senza muoversi continuamente, senza scuffiare, senza “cazza e lasca”? ma in barca ci si può anche rilassare? e lì ho capito che esisteva anche il mondo del cabinato, e mi si è aperto un mondo che non conoscevo, perchè dai 9 ai 17 anni avevo vissuto la mia barca a vela pensando che fosse sempre fatta di movimento di “cazza e lasca”… ed invece ho scoperto che si poteva fumare la sigaretta, bere una birretta, e mi son detta che esisteva un altro modo di andare a vela… e si è acceso qualcosa dentro di me.

Ma tutto inizia a diventare più concreto quando il mio amico Alessandro mi propone di accompagnarlo da Marina di Ravenna a Chioggia su un Elan 51.

Mollai il lavoro che svolgevo allora e proposi ad Alessandro di vendere le settimane per l’estate 2019 e fare la stagione in Croazia. Alessandro accettò a condizione che mi occupassi della parte commerciale. Vendetti 11 settimane in poco tempo e quell’ estate Alessandro mi ha trasmesso la sua passione e il suo modo di vivere il mare e da 5 anni a questa parte il mio lavoro è nella nautica.

Quindi il tuo approccio con il mare è avvenuto in un modo semplice, quasi naturale … dal dire al fare… hai imparato a conoscere le barche, hai preso la patente nautica, quasi per scommessa hai iniziato a fare charter, e ti sei trovata con il mestiere in mano. E cosa ami di più del mare?

 Il vento e il senso di libertà che mi infonde

Cosa volevi fare da giovane?

La veterinaria, ma il mio rapporto con lo studio è stato molto travagliato. Sono cresciuta a contatto con la natura come ti ho detto prima, grazie alla casa in collina di proprietà della mia famiglia e il rapporto con quella libertà è stato per me fondamentale. La stessa che provavo allora la provo oggi nel mio lavoro.

La vita in mare ti fa capire che il mondo è piccolo, vedi e conosci tantissime persone, e se fra velisti pensiamo a chi naviga veramente, di qua e di là non solo nel mediterraneo ma anche di là dell’Oceano, alla fine trovi sempre qualcuno che conosci o hai visto… è una piccola élite, una categoria di persone accomunata da una filosofia di vita diversa… Ma ti sei mai chiesta perché ci sono poche donne che svolgono questa attività?

Le ragioni sono molteplici anche se per fortuna le cose negli ultimi anni stanno cambiando.  Ci sono molti pregiudizi di genere ma sicuramente anche un’oggettiva difficoltà nella gestione di un’eventuale famiglia.

Per fare il velista bisogna essere un po’ nomadi e un po’ solitari ma sapendo anche che in ogni porto puoi incrociare persone che conosci o estranei ma disponibili allo scambio e all’aiuto reciproco. È una comunità che si allarga e sempre più donne la stanno intraprendendo. Ci vuole molto spirito di adattamento, sacrificio e buone capacità organizzative.

E se tu dovessi spiegarmi “io ho scelto di fare lo skipper perchè……” e perchè hai scelto il mare?

Perché è una vita che non è mai ripetitiva neanche quando navighi nello stesso mare, perché ho la libertà di poter gestire i tempi e i modi di navigazione e di insegnamento nel modo che reputo più sicuro ed efficace.

L’emozione: cosa te la dà? mare, il comando, la navigazione a vela?

Beh il mare sicuramente, più del comando forse il controllo: è una cosa che un po’ mi appartiene, sapere che la barca sta bene, che l’ancoraggio è giusto anche per il vento previsto per la notte, che sono sicura sulla barca e che le persone a bordo siano tranquille e possano viversi l’esperienza al meglio. Mi piace la navigazione, in fondo ci sono tanti modi di navigare, anche se quelli che ti restano nel cuore non sono tanti…

E l’adrenalina?

Per ora non faccio navigazioni in solitario, solamente per piccoli tratti, perchè una barca da 17 meri non la porti da solo: l’altro giorno in mezzo al Quarnaro con una barca da 50 piedi mi son trovata a dover ammainare la randa con 30 nodi di vento, un po’ di temporali in giro, e di notte non è così divertente.

Sarà la necessità di doverlo fare, sarà l’impegno con una randa tradizionale che faceva fatica a scendere, sarà perchè ho dovuto arrampicarmi per tirar giù la tela, ma di notte non è così simpatico, e in certe situazioni l’adrenalina ti viene, ma è anche il bello di questo lavoro e saperlo gestire.

D’altronde quando sei in barca con un equipaggio di ospiti e ci sono situazioni impegnative la possibilità di errore si alza drasticamente, e se qualcuno si fa male si rischia di avere qualche problema in più, e quindi questo ti dà adrenalina.

L’anno scorso in Sardegna abbiamo avuto 4 settimane di maestrale forte ed io uscivo lo stesso con i clienti anche se c’erano 30/40 nodi, e stavo all’ancora; oppure sei in baia di notte con 40 nodi e devi stare in coperta di guardia… beh, l’adrenalina ti viene per forza.

E quando devi insegnare agli armatori che rapporto hai con loro? Sono persone educate? Ti ascoltano? Meritano l’attenzione? Son preparate?

Preparate di solito non molto e qualche volta ho riscontrato un pregiudizio di genere sia nell’insegnamento che nel charter come se fossi io la persona sotto esame cosa che a un uomo difficilmente succede, ma per fortuna ho sufficiente determinazione e preparazione per abbattere in fretta questi pregiudizi.

Quando allievi di una certa età, 45/50 anni, la maggior parte uomini, arrivavano a bordo e chiedevano dove fosse l’istruttore, io dovevo arrangiarmi… “Sono Agata, sono io  il vostro istruttore”… e  li vedevo un po’ perplessi. Poi si usciva, la lezione durava 5 ore e al momento di rientrare, dopo una giornata di lavoro, succedeva che l’allievo “più furbo” mi si metteva di fianco e mi diceva… “vediamo adesso come fai tu la manovra di ormeggio”.

Poi, dopo aver fatto l’ormeggio, mi si avvicinava e mi diceva … “comunque sei brava”…

Hai mai avuto paura?

In barca si ha sempre un po’ paura o timore per qualcosa, magari non per quello che si sta verificando ma per cause contingenti considerando l’imprevedibilità delle diverse componenti che ci sono sempre in gioco.

Uno skipper che caratteristiche deve avere?

Deve essere ben organizzato, avere attenzione per i dettagli, deve conoscere i propri limiti e saperli gestire al meglio. Io per esempio qualche volta soffro il mal di mare e devo regolarmi bene su cibo e bevande.

Fare lo skipper con ospiti a bordo o insegnare a conoscere la barca nuova ai proprietari: quale ti piace di più?

Insegnare mi piace molto, vedere nascere passione ed entusiasmo è molto motivante e si creano legami e amicizie che durano nel tempo. Fare lo Skipper è più delicato e dipende dal tipo di cliente, devi avere più autocontrollo e pazienza.

E con Serigi come è nata la collaborazione?

Nel 2023 ero imbarcata su un Solaris 55 appena varato con il quale partecipammo alla Solaris Cup 2023. In quella occasione mi è stato proposto di andare al salone nautico di Cannes e Genova e successivamente a Dusseldorf a lavorare per conto del cantiere. Un’azienda fantastica con cui sta crescendo un rapporto di fiducia e stima. Ad aprile mi sono occupata della consegna di alcune barche e di una sorta di training per armatori più inesperti.

Cosa ti aspetti dal mare?

Che sia buono e accogliente soprattutto con chi lo attraversa per necessità, alla ricerca di una vita migliore.

Hai navigatori che hai avuto come esempio?

Vabeh, Giovanni Soldini sicuramente è stato per la mia generazione un esempio e un mito indiscusso.

Mi piacerebbe fare un’esperienza più lunga, con un equipaggio competente col quale intraprendere una lunga navigazione tipo un bel passaggio a nord ovest.

C’è chi dice che “per attraversare l’Atlantico ci vogliono una ragazza nuova e tanti bei libri” perchè è una traversata noiosa. Vorrei vedere coi miei occhi ma non è una cosa che sto rincorrendo al momento.

Per me invece la traversata è forse l’esperienza più bella che ci sia, senza nulla togliere alle navigazioni delle crociere, il mare emoziona sempre, che ne pensi?

Certo, se no che ci facciamo qui? Una cosa che mi fa impazzire è il turno 4-6 soprattutto se c’è stata una notte fredda e senza luna. La notte mi piace un sacco, ma quando arriva l’alba è un’altra storia, non solo perché è bella da vedere ma anche perché è consolatoria e calda. Andare in barca emoziona sempre perché ti fa apprezzare delle cose che normalmente tendiamo a non notare o a cui non diamo il peso che meritano solo perché le viviamo come quotidianità.

Hai mai pensato di navigare in solitario?

Sono diversi anni che seguo la classe mini 650, devo ammettere che ci ho pensato qualche volta di intraprendere quella strada ma ti servono sponsor e almeno 4 anni di preparazione seria. Non so se sono della pasta giusta.

Sicuramente Beccaria e Riva e Rosetti sono altri professionisti che negli anni ci hanno tenuti in piedi sul divano.

Passioni segrete?

Restaurare cose, ridare vita agli oggetti, ho una buona manualità, mi piace l’arredamento e passo volentieri del tempo con mia madre a comprare e ridare vita vecchi oggetti e rivenderli.

Rimpianti?

Se tutto quello che ho fatto mi ha portata qui non posso dire di avere rimpianti, se non che questa scelta di vita mi porta ad essere lontano dalla mia famiglia, da mia madre soprattutto. Sei mesi sono tanti per me, ma soprattutto per lei.

Hai progetti per il futuro?

Nel 2021 ho concluso lo Yacht master offshore, nel 2023 sono diventata istruttrice RYA, Royal Yachting Association. Al momento faccio questo, lavoro a terra come base manager in una base charter a La Maddalena sino ad ottobre, un po’ in barca come istruttore, trasferimenti e saloni nautici. Poi vediamo che succede nei prossimi mesi.

Quindi la grossa esperienza sarà gestire in banchina 7 barche, sempre gente nuova che va e viene, situazioni anomale, imprevisti da risolvere, e poi il raccontarle sarà utile per chi volesse seguirti in questo lavoro.  Non si può mai dire che si è bravi, perchè in mare non si finisce mai di imparare, ed è sempre utile parlarne, che ne pensi?

È vero, ogni persona ha qualcosa da insegnarti, in barca possono succedere tante cose per cui, anche se sei una persona esperta, che ha vissuto tante situazioni, ci sarà sempre quel personaggio che ha affrontato condizioni che non aveva mai incontrato, e si deve essere ingegnata per trovare la soluzione, e ti darà lo stimolo per trovare a tua volta una nuova soluzione…. è uno scambio costante di esperienze.