Il mio pacifico (4)

DA PANAMA A PORTO ARMUELLES- stato di Panama versante Pacifico

Venerdi 22 marzo

Ensenada Benao

Questa baia si trova dietro a punta Benao, 135 miglia a NW di Panama. Una spiaggia per serfisti.

Siamo arrivati stamane alle 9, ed eravamo partiti ieri alle 14 dal molo del Marina Flamenco, sotto un sole tropicale, senza vento, carichi di provviste, full di gasolio, acqua e benzina per il fuoribordo del gommone. Potremmo non trovare più rifornimenti fino alle Marchesi, se non Papete…

È passato già un mese dalla mia permanenza a bordo, e a dispetto della buona condizione fisica un po’ ne  sento il peso, quasi di colpo, e ci sono stato male perché  sono stato  colto impreparato da queste sensazioni.

E’ passato un mese per me, ma anche per gli altri due ospiti, e quattro dalla partenza dall’Europa dell’armatore e sua moglie. Ricordo le mie riflessioni fatte al riguardo solo nelle precedenti news, e ciò che dice l’amico e grande comandante Antonio Coppi: mai donne a bordo, e mai ospiti per più di 1 mese….Beh, forse esagera un po’ e ci sono le dovute eccezioni, ma in linea di massima ha ragione, ne terrò conto.

Mi accorgo di essere un po’ insofferente a certi ritmi, e a certe abitudini, mi manca un po’ la mia alimentazione, soprattutto manca lo “sfogo” dalla barca. D’altronde, rimanendo sempre a bordo (stiamo alla fonda ormai da quindici giorni, pur cambiando ancoraggi), è difficile rimanere indifferenti anche alle piccole cose, e questo è il punto dolens degli imbarchi.

L’interesse per questo viaggio però supera queste piccole difficoltà (siamo persone intelligenti), le avevo messe in preventivo, e quindi me ne faccio una ragione e me le gestisco, tanto sono sempre piccole cose.

Penso piuttosto a tutti gli amici che ho avuto a bordo, e mi chiedo quante volte posso aver turbato l’equilibrio fra noi per il mio aspetto caratteriale o comportamentale.

Spero che mi perdonino, chiedo loro venia dei miei errori (non è vero che il comandante ha sempre ragione….ha solo l’ultima parola, o non dice l’ultima parola…), e mi auguro che il sound of silence possa ritrovarci ancora suoi ospiti, si, perché anch’io sono un ospite della mia barca, e se non la tratto bene poi si arrabbia.  Quante cose a questo riguardo si imparano frequentando le barche degli altri… e avrò occasione di parlarne in seguito e a parte .

Due parole su questa navigazione notturna: siamo in 5 persone, 2 ore di guardia a testa, una da soli e una in compagnia, così ha deciso il comandante. Sono montato alle 1 e smontato alle 3, ho visto tramontare il primo quarto di luna nel primo giorno di primavera  in un mare calmissimo e l’ho accompagnata a sorgere dall’altra parte del mondo; ho visti due delfini al chiaro di luna che ci hanno accompagnato per qualche minuto ed ho nuotato con loro; ho incrociato una nave da carico lunga 375m (dati AIS…dalle luci  credevo fossero due navi), e sono tornato indietro di 40 anni quando, imbarcato da ufficiale,  la luna mi faceva compagnia nelle traversate atlantiche; ho goduto nel vedere gli archi di luce che produceva la prua della barca rompendo il plancton nell’oceano pacifico, come in uno specchio d’acqua, e la scia luminosa che lasciavamo di poppa; quanti ricordi, avevo 22 anni,  Ibiqui, in Brasile vicino a Rio de Janeiro, nuotavo di notte e lasciavo dietro di me nell’acqua una traccia  luminosa, esperienza che non avevo mai vissuto prima….che vita….

Ciaociao

 

Sabato 23 marzo

Ensenada Naranjo

Ieri è successo il primo…inconveniente, fortuito, accidentale, ma è successo, e poteva essere evitato: sicuramente non capiterà più. Ensenada Benao è una spiaggia da serfisti, a terra spiccano un residence, una villa, un’antenna molto alta e un albergo, il tutto affacciato su una spiaggia ad anfiteatro lunga oltre un chilometro, e profonda……oltre 5 metri di differenza di marea. Decido di scendere a terra a nuoto, per recarmi all’albergo e farmi dare la password per il collegamento ad internet: la spiaggia è vicina e l’acqua è buona, ma anche il comandante propone di scendere a terra con il dinghi, per cui opto per quella alternativa.

Gommone in acqua, motore, mi cambio, occhiali da sole/vista, soldi, sandali, cappello e si va, seduti io a sinistra e lui a dritta.

Ci sono onde alte, dovremmo scendere dove non frangono, ed approfittando di un’apparente attimo di calma il comandante al timone punta deciso verso terra. Vedendo le onde alte riflette che sarebbe meglio rinunciare, poi invece ci ripensa e propone di sollevare il motore e atterrare a remi. Ci prepariamo, io remo a sinistra e lui a destra, ma le onde tendono a traversare il gommone, per cui bisognerebbe remare con forza e serfare sull’onda quando questa arriva.

E a questo punto è successo tutto in un attimo: siamo quasi a riva, quasi si tocca,   arriva l’onda, il gommone tende a traversarsi a dritta, io non posso remare perché accentuerei la rotazione, l’onda frange, solleva il gommone, lo traversa, il comandante cade in acqua, il gommone si rovescia, io gli vado dietro e mi ritrovo sotto acqua a mulinare sotto il frangere dell’onda e di quella successiva, con il serbatoio staccato sotto acqua e  l’ancora pure.

Riemergo, il gommone per fortuna si rimette in galleggiamento, semi-pieno d’acqua, e per fortuna il motore non si è staccato. Io mi riprendo in un attimo, sotto un’altra onda ancora frangente cerco di fermare il serbatoio, l’ancora, i remi, le ciabatte, il cappello, e mi ritrovo a sgottare l’acqua dal gommone semi sommerso per alleggerirlo e poi trascinarlo a riva.

Alcuni minuti di lavoro di gomito e il gommone è a terra: siamo bagnati fradici, ma abbiamo recuperato tutto……quasi; mi sento un po’ nudo, manca qualcosa, il sole mi acceca e concretizzo  che non ho più gli occhiali. Lo dico al comandante, ed anche lui si rende conto di non averli più addosso. Mi metto a cercarli, sperando in un miracolo, batto per mezz’ora la spiaggia e il bagnasciuga che nel frattempo si è ritirato di 3 metri, ma capisco presto che il miracolo è impossibile: non avevo preso il biglietto, e S. Gennaro non poteva farmi vincere alla lotteria:

700€ buttati al mare.. Unica ma magra soddisfazione: il comandante riesce comunque a farsi dare la password per collegarci ad internet da bordo, la ripartenza dalla riva avviene senza incidenti, il motore si avvia subito, e solo ripensandoci più tardi capisco che cosa è avvenuto, perchè e come è successo. Il gommone, nuovo, ha la chiglia rigida in alluminio, la cui prua pesca almeno mezzo metro più dei serbatoi d’aria laterali, per cui non appena questa tocca terra, sotto la spinta di un’onda, fa perno e tende a traversarsi, cosicché  i serbatoi più alti offrono resistenza al frangente ed il gommone si capovolge.

Neppure remando in fretta avremo potuto evitarlo, forse solo scendendo in acqua prima del frangente e accompagnare il gommone a riva tenendolo perpendicolare all’onda, ma chissà…..meglio non riprovare, la prossima volta andrò sicuramente a nuoto.

Ultima nota della giornata: la sera quando il comandante ha esaurito i suoi impegni mi sono collegato a internet dal PC di bordo, grazie all’antenna esterna, e sono riuscito a spedire tutto l’arretrato, a leggermi la posta, le ultime notizie dall’Italia, a chieder a Wilma di ordinarmi un altro paio di occhiali ma soprattutto a spedire le ultime notizie….

Stamane levataccia alle 5.15: dopo una notte abbastanza “rollata”, e con un oceano pacifico sotto tutti i punti di vista dirigiamo a motore verso la nuova tappa. È una navigazione lungo costa, con la possibilità di vedere la foresta degradare sulla spiaggia, molti incendi sui crinali, rarissime barche da pesca, qualche delfino che ci incrocia per qualche minuto, e una sola nave.

Abbiamo calato l’esca a poppa, con la speranza che qualcosa abbocchi, anche se non ho fiducia in quell’esca: un polipetto neppure argentato, con i tentacoli colorati, e ogni volta che il comandante cala la lenza lo guardo con rassegnazione come per dirgli:< ci vuole il rapala, me lo hanno detto gli amici pescatori, Franco e Paolo…> .

Una nave ci supera a un miglio, sono un po’ assonnato, guardo il mare calmo e mi lascio drogare dal lento sussulto prodotto dall’onda di almeno due metri prodotta dal fech che ha un cavo di almeno 200 metri. La barca va lentamente su, cala la velocità sul cavo di qualche decimo, e poi scende sul fianco, recuperando velocità. Guardando verso l’orizzonte sembra di camminare su un altopiano di montagna, che alterna saliscendi senza interruzione di continuità: sali e quando sei in cima vedi solo creste ed avvallamenti, scendi e vedi davanti solo la parete d’acqua che dovrai risalire, e così per tutta la mattina.

Mi lascio tentare da un pisolino per un’oretta, e poi riprendo ad accompagnare il sole nel suo percorso giornaliero e secolare attorno alla terra…che fatica…

È mezzogiorno, si parla di cosa mangiare, e all’improvviso sento: crrrrrrrrrrrrrrrrrrrr, crrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr, ed il mulinello impazzisce sotto la sollecitazione della preda che ha abboccato. Penso a Paolo e a Franco, allo stesso emozionante avvenimento che si è ripetuti tre volte l’anno scorso in Grecia, e mi precipito a poppa, cerco di chiudere la frizione, ci riesco e inizio a prendere le…..misure alla preda. Deve essere un bel pesciotto, provo a recuperare, e dopo un po’ sento che sta già mollando la tensione: saranno una decina di chili, penso, paragonando lo sforzo alle precedenti catture, e così facendo lascio l’onere e l’onore del recupero al comandante.

Io lo assisto di fianco, inizialmente gli sfugge che se è troppo grande lo lascia andare, lo guardo con stupore e lui continua a recuperare, per fortuna senza problemi. L’ombra della preda s’intravede ormai sotto la barca, prendo il raffio (troppo corto), purtroppo non c’è la rete (faremo senza), e finalmente LUI appare sotto bordo.

Sembra un tonnetto, un pinna gialla, ma non lo è; forse un dorado, ma neppure, e nell’incertezza di come si chiama comunque dopo un po’ di tentativi lo arpiono sotto la branchia, peserà circa 7 Kg, e lo tiro a bordo senza fatica.

Sono le 12.30, ed è già tutto finito. Foto di rito, e già mi pregusto un assaggio di pesce, ma non sarà così. Il comandante attacca il pesce a poppa per la coda, e scende in dinette: ma come, gli dico, non lo prepariamo? Sarebbe meglio pulirlo subito, gli propongo di pensarci io, non possiamo lasciarlo al caldo, appeso a poppa, e magari possiamo anche mangiarne un  po’ a pranzo, io faccio presto a tagliarlo in   4 filetti….

La proposta di pulirlo subito viene accettata, è comunque logica, e a poppa  mi preparo, con il secchio, coltelli, tavola e tutto quanto serve. Ha la carne molto compatta, più del tonno, molto rossa, ha i denti seghettati da predatore, uno stomaco alto, compatto e stretto, una pelle squamata (che il tonno non mi sembra abbia), e spine molto dure e lunghe che racchiudono lo sterno (si chiama così anche per i pesci???). Tuttora non so che pesce sia, però sicuramente sarà mangiato.

Procedo con lo squartamento e alle 13 anche questa operazione è finita. Ho messo da parte i latticini, che la sera saranno per me il  miglior boccone, ed in frigo i quattro filetti, due per la sera e due per un’altra volta. Buon appetito…


Domenica 24 marzo

Isla Cebaco- Ensenada Naranja

 Il boccone migliore è stato il pentolino con le frattaglie del pesce pescato ieri: sicuramente Franco e Renzo lo ricordano….olio, aglio, cipolla, peperoncino, frattaglie, lime, vino bianco, sale, a fuoco alto cinque minuti finchè si consuma il sughetto….un bicchiere di vino rosso e il gioco è fatto.

Poi ho preparato un’altra teglia, sempre con gli stessi ingredienti, ho tagliato a fettine due filetti del pesce pescato a mezzogiorno, una carne spessa e rossa non invitante (a dire la verità) ma di buon sapore (ne avevo mangiato un pezzo crudo durante la macellazione), l’ho cotta 10 minuti sempre a fuoco alto, e ne è uscito un buon piatto: sembrava quasi carne e non pesce, magari carne di canguro, e me la sono gustata. Gli altri non ne sono stati entusiasti, a parte il comandante, evidentemente non c’era abbastanza fame……

Oggi a mezzogiorno infine abbiamo preparato un pezzo del filetto avanzato, solo per il comandante e per me: saltato sulla padella solo con un po’ di olio…..ci è piaciuto, sempre una carne saporita, ma mi sa che gli ultimi due filetti  ce li mangeremo ancora noi due…….

Beh, oggi siamo arrivati in questa nuova baia, Ensenada Naranja, nell’isola Cebaco. Con sorpresa abbiamo trovato una piccola marina gestito su boe, a uso quasi esclusivo dei pescatori hobbisti. Ci hanno chiesto 2$ al piede, ma abbiamo preferito dar fondo davanti a una bella spiaggia: tutti soldi risparmiati. Poi me ne sono andato a terra a nuoto, acqua stupenda, atterrando sulla spiaggia serfando sui frangenti, quasi uno sci nautico…..come ai bei tempi  quando, allievo ufficiale sull’ANNA C,  a Palma de Maiorca , dopo aver sbrigato le pratiche consolari, venivo accompagnato con una vettura   a mia disposizione ad un albergo convenzionato con la Chiariva (che gestiva le crociere)  dove potevo usufruire di tutti i servizi per i clienti: piscina, bar, ed anche motoscafo per sci nautico…..questo dalle 9 alle 12, giusto in tempo prima di rientrare a bordo perchè alle 13 si partiva con direzione Tunisi…..che vita ragazzi…

A terra un fiumiciattolo sfocia in mezzo alla baia, provenendo dalle colline retrostanti: una vegetazione esplosiva, colori superbi e molte palme da cocco. Ne ho raccolta da terra una più grossa di un pallone da calcio, che poi ho portato a bordo, rimpallandomela fra una bracciata e l’altra, come a pallanuoto.

La sabbia è nera, soffice, e pulita, potrebbe essere questa un’isola vulcanica, e mi è venuta voglia di fare una corsa liberatoria….che gioia, dopo tanta staticità a bordo. C’era anche una location per i pescatori, ma senza ospiti: ci si arrivava attraverso una pista da fuoristrada, attraversando un giardino pieno di piante da frutto, unico guardiano un cane che mi si è avvicinato in cerca di carezze.

Bau bau, ce le siamo fatte….baubau.

 

Lunedì  25 marzo

 isla cebaco – isla  gobernadora

 Due giornate di piena attività fra ancoraggi, bagni, visite a terra e cene ….quasi impegnative, a bordo, e non è finita, anzi…. Sì, perché non dimentichiamo che prima di dirigerci alle Galapagos vogliamo conoscere e “mappare” la costa a nord di Panama fino a Puerto Armielles, al confine con la Costarica, dove arriveremo per Pasqua, e quindi toccare con…Refola le baie e località più interessanti sulla costa.

Ci sono molte isole e insenature quasi incontaminate, con poche capanne abitate dai pescatori locali, prive di qualsiasi atterraggio, se non spiaggiando, per la differenza di marea, che è di 3 metri circa. Così all’isola Cebaco abbiamo dato fondo davantino al paese (quattro case in croce) per controllare lo zinco dell’elica. Il comandante è sceso con le bombole per cambiarlo, ma non si vedeva ad oltre un metro. È il plancton, e ovunque è la stessa cosa: acqua torbida da sembrare sporca, ma, in effetti, è la massa di questa sostanza che giustifica anche la quantità di pesce, tanto che oggi abbiamo saputo che a bahia honda arrivano anche le balene a figliolare, e loro si nutrono di plancton.

Ieri pomeriggio ci siamo poi trasferiti all’Isla Gobernadora e siamo scesi a terra. Ci ha fatto da comitato di accoglienza un signore che è sceso nell’acqua fino alla cintola per prenderci il dinghi e farci scendere a  terra senza bagnarci. Ci ha poi raccontato che l’isola è abitata da circa 500 persone, tutti nativi, che in parte lavorano nelle città in terraferma, ma in questo periodo si ritrovano nella terra natia per celebrare la Pasqua, e quindi ogni occasione è buona per festeggiare. In una capanna che funge da bar e da negozio di alimentari molti uomini sono riuniti ad ascoltare musica e bere birra, e ci invitano con loro mentre con i loro strumenti musicali accompagnano i ritmi folcloristici locali.

Facciamo un giro per il paesino, scatto molte foto, parlo le persone che ben volentieri rispondono alle domande. Vengo a sapere così che lo stato di Panama sta investendo per richiamare la popolazione alle isole e puntando sullo sviluppo del turismo, aspetto che riscontreremo anche il giorno dopo a  Bahia Honda. In giro molti cartelloni sponsorizzano questa iniziativa, e sicuramente fra una cinquantina di anni questi posti potranno costituire mete ambite per la loro naturalezza (attuale).

Rientriamo a bordo, grande bagno e nuotata (sto rimettendomi in forma) mentre il comandante si lancia in una sfida nuova a bordo: il pasticcio di melanzane.

Abbiamo cenato alle 21, pensate cosa vuol dire fare un pasticcio a bordo, lessare la pasta, fare la besciamelle, fare  le melanzane, il sugo, cucinare in forno, con 30 gradi all’esterno e 40 dentro…. alla fine è uscito dalla dinette bagnato come un pulcino, con una teglia fumante che però è stata veramente onorata, in tutti i sensi.

 

Martedì 26 marzo

Tierra ensenada cativon + bahia honda
Stamattina subito un bagno con nuotata, fresca e rigenerante, dopo la notte calda (la barca non è riuscita a smaltire le alte temperature sviluppate dal forno in dinette), e poi si salpa verso una bella baia, Ensanada Cativon, in terraferma.

Durante la navigazione siamo ripetutamente accompagnati da branchi di delfini maculati, con i piccoli che saltano fuori dall’acqua con tutto il corpo, uno spettacolo da non dimenticare. A terra si susseguono paesaggi incontaminati e irraggiungibili, lussureggianti, con spiaggette sul mare che si alternano a scoscese rocce dove roboante frange l’alta onda oceanica.

Incontriamo qualche barca di pescatori, vediamo qualche capanna nascosta fra le palme sulla costa, mentre sulle montagne retrostanti si alzano pinnacoli di fumo, segno di incendi. Pensiamo che siano frutto di autocombustione, poi guardiamo meglio, e colleghiamo che sui pendii la boscaglia fitta è interrotta da spiazzi erbosi, tanto da sembrare coltivati. Puntiamo il binocolo e facciamo 2+2: siamo nella terra della droga, le foreste sono irraggiungibili, le coltivazioni assomigliano alla Marijuana, e ci piace pensare che sia vero…chissà….e la sera questa possibilità ci è confermata dal Sig.Charles, un irlandese che gestisce  il possedimento privato di un americano a BAHIA Honda.

Qui arriviamo poco dopo le 16, dopo la sosta a Ensenada Cativon, dove durante una nuotata finalmente scorgo sul fondo torbido grandi appezzamenti di corallo giallo ed arancione, ed un grosso pesce pappagallo mi attraversa la…strada….Che bello, finalmente un po’ di vita extra- terrestre.

Una villa holiwoodiana, un prato inglese, una pista di atterraggio per elicotteri, una squadra di otto persone addette alla manutenzione degli alloggi, manca solo la guardia armata per evitare sbarchi clandestini: sembra di vivere in un film di 007, ma per fortuna all’imbarcadero ci accoglie Charles, che per mezz’ora ci fa da Cicerone.

Ci racconta così che il proprietario possiede anche le isole di tutta la baia, che la casa dodici anni fa è stata costruita da personale fatto venire appositamente dall’America, che la baia è un parco naturale protetto, con un microclima mantenuto grazie all’intervento di questo magnate (??!!) che non vuole altri insediamenti, che nella stagione propizia sulla baia vengono turisti molto ricchi a vedere le balene, a pescare a 1500$ a giornata, senza portarsi via le prede salvo quelle per il fabbisogno personale, che in terraferma sulle montagne effettivamente si trova la Maria ( ma non si dice), e che infine  che … ama l’italia dove si reca ogni anno perle sue vacanze.

Vi avevo anticipato che anche la serata sarebbe finita degnamente, e, infatti, il comandante mi ha onorato di mettermi ai fornelli e preparare lo spezzatino con le patate.

Ha voluto farlo in pentola a pressione (che purtroppo è scivolata in mare, per fortuna da vuota, per un nodo mal fatto…), ma il contenuto è stato all’altezza delle aspettative.

Ricordando le mie ricette ho fatto sfoggio di un succulento piatto, accompagnato dal riso basmati, e per finire, dulcis in fundo, qualcun altro aveva preparato una focaccia Pan di Spagna, che ha ben coronato la serata.

Devo comunque far notare che mi manca la possibilità di mangiare pesce, e oggi non abbiamo messo giù la canna perchè…..(io dico) se avessimo pescato lo  si sarebbe dovuto mangiare …… eppure sembra assurdo, siamo in barca, e dalla partenza da Cartagena  abbiamo mangiato pesce (non scatolette)  solo una volta, perché pescato e perché ho insistito…..mah, bisogna aver pazienza.


Mercoledì 27 marzo

Isla canal de tierra, ora isla simca

www.abercrombiekent.com/islasimca

http://luxuryfeed.com/pages/12818693-a-special-invitation-from-geoffrey

Questo è il sito di una compagnia di viaggi per persone TOP, se vi collegate ad internet vedete la foto dell’isola,  e noi oggi siamo alla fonda nell’isola Isla Simca di proprietà del sign. Gianni Pigozzi, che in sua assenza mette a disposizione dei  TOP del mondo.

E chi mai sarà questo signore, italiano, che possiede nello stato di Panama un’isola, esclusiva, con villa sul top solo per top, con pista di atterraggio per elicotteri, con una sua nave alla fonda con ben cinque radar /antenne satellitari, motoscafi e macchine elettriche per girare l’isola, una cremagliera per salire e scendere dalla spiaggia alla villa, e molti altri possedimenti in terraferma?

È nientemeno che il figlio del proprietario della SIMCA, ricordate la vettura francese degli anni 60?…… Lui arriverà domani a mezzogiorno con venti ospiti, e ci hanno chiesto di non scendere a terra, l’isola è privata: beh, toglieremo il disturbo durante la mattinata.

E pensare che quando siamo scesi a terra abbiamo visto un cartello che diceva come l’isola fosse adibita allo sviluppo di un progetto di solidarietà per la costruzione di alloggi per persone anziane. Abbiamo poi chiesto al gestore come si giustificasse il cartello con la realtà che ci aveva appena spiegato, e ci ha risposto prontamente che era tutto vero, solo che il progetto riguardava l’alloggio per una persona……

E così abbiamo capito chi era l’italiano di cui ci aveva accennato ieri sera il sig.Charles, parlandoci del vicino che abitava nell’isola di fronte.

Siamo partiti stamattina da Bahia Honda (baia profonda), dopo una nottata di luna quasi piena, ed bella nuotata, e a motore abbiamo percorso le poche miglia che ci separano dalla nuova meta. Passiamo in mezzo  a branchi di tonnetti che saltano (è da ieri che queste baie brulicano di pesce, ma non peschiamo…..), e  dopo 3 tentativi di ancorare  in una baia a nord dell’isola, andati a vuoto per il fondo roccioso che non offriva presa, ci siamo diretti verso la destinazione attuale.

Immaginatevi la sorpresa nel trovare quasi nascosta in un’insenatura una navetta (di almeno 1300T), ed in fondo alla baia un complesso organizzatissimo, con giardinieri e personale addetto a pulire boschi e stradine, con macchine elettriche che collegano i vari siti della baia, e dependances da mille ed una notte, controllate da una villa in cima alla collina che domina a 360° l’orizzonte.

Mi verrà raccontato che la navetta viene usata dal “duegno” per navigare in Pacifico, mentre nell’sola sono presenti l’iguana, i pipistrelli giganti, i pappagalli, i conigli selvatici, le scimmie, ed in acqua (sorpresa sorpresa)  il serpentello del corallo, pericoloso per i morsi velenosi.

Se ieri sembrava di essere sul set di un film di 007, oggi dove siamo? Quando poi appuriamo che il proprietario è un italiano, come non fare un collegamento con…..i vari faccendieri della nostra politica che qui a Panama hanno trovato comoda ospitalità, anche se  la proprietà dell’isola risale a40 ani fa?……

Indipendentemente da chi c’è oggi, è chiaro che lo stato di Panama offre in futuro interessanti prospettive di sviluppo anche turistico, che dovrebbe andare pari passo con il  raddoppio del Canale e la crescita/ristrutturazione  della città di Panama.

Nella dependance abbiamo incontrato una bella signora di New York, ospite dell’amico Gianni Pigozzi, che ci ha offerto un drink (abbiamo accettato una bottiglia di acqua fresca) e ci raccontava che purtroppo questa sera sarebbe ripartita, raggiungendo in barca la costa e poi, da un aeroporto privato, avrebbe volato su Panama, e poi a casa; poverina….che sofferenza…..

Ho pensato che le sorprese non sono ancora finite, e prima di arrivare in Costarica vedremo altre meraviglie

 

28 marzo – Isla Brincanco – Isla secas

29 marzo – Isla Parida

Il primo pesce non si scorda mai, ma il secondo è meglio assai…..e così è stato…soprattutto perché, imparata la lezione, ci si regola. E così al magico trrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr…. trrrrrrrrrrrrrrrrrrr che segnalava che qualcosa aveva abboccato, siamo scattati ed abbiamo portato a bordo la preda: stesso tipo e più o meno stesso peso (è comunque della famiglia dei tonnidi) , e mi sono messo al lavoro.

Ho dovuto arrangiarmi tutto da solo, perché avrete capito che il pesce a bordo non incontra molto interesse, se non dire quasi nullo: solo il comandante lo mangerebbe una volta la settimana, ma se l’equipaggio non lo gradisce, si può anche saltare.

E così mi sono…preparato. Lasciato solo e “scuoiato” il pesciotto, mi sono preparato a parte ben puliti i latticini, e prima di stivare in congelatore i quattro soliti filetti ho tagliato tutte le parti chiare dietro alla testa e alle branchie e le ho messe a marinare.

Erano tutti fuori occupati con l’atterraggio e c’era vento, ulteriore motivo per lasciarmi…solo a lavorare al pesce, e così quando il comandante è sceso per controllare la situazione si è trovato già tutto fatto. Gli ho proposto che a mezzogiorno avrei fatto un assaggio di pesce crudo alla polinesiana, pur sapendo che solo io e forse lui lo avremmo mangiato, e la sera io avrei mangiato le frattaglie così loro avrebbero potuto farsi la pastasciutta; e così a tavola è stato, una giornata tutta a proteine di pesce, d’altronde era Venerdì Santo, e bisognava mangiare di magro…..

Me la son goduta davvero, anche se mi dispiace un po’ dover ricorrere a questi trucchetti per mangiarmi un po’ di pesce crudo.

Che dirvi di questi due giorni: le isole sono belle, l’acqua finalmente è diventata pulita e calda, per cui almeno due bagni al giorno sono garantiti, gli atterraggi abbastanza tranquilli soprattutto grazie alle carte di Bobo che ci consentono, utilizzate sul plotter del SOB,  una buona  visione della posizione.

Grazie ancora Bobo.

Oggi siamo davanti a Isla Parida, dove abbiamo dato fondo ridossati ad una isoletta dove un gruppo di ragazzi sta campeggiando in questi giorni di festa.

Ieri siamo andati in perlustrazione, e dentro ad un’insenatura abbiamo incontrato un giovin signore che in canoa ci è venuto incontro, invitandoci a scender a terra: una birra? Una bibita? Una zuppa? Anche la musica e la sua famiglia (così ha definito gli avventori del …bar) ci hanno convinto e lo abbiamo ascoltato.

Non dimenticherò questo incontro:”.. sono qui da 7 settimane, sto sviluppando un’idea per aiutare questa gente e ne ricevo energia vitale per la mia attività..”. Con queste parole mi ha colpito, ed il suo spirito avventuriero e concreto sicuramente merita due righe: lui è di Toronto, avrà circa 35 anni, bancario (non banchiere) ha lavorato per parecchi istituti in giro per il mondo nel settore dei fondi di investimento: Londra, Roma, New York, Sydney, Singapore, anche  in Cina, ed è approdato a Panama, dove ha deciso di fermarsi. Ha acquistato alcune proprietà che sta espandendo, crede che Panama sarà il fulcro per lo sviluppo del traffico  fra le due Americhe ed i due Oceani, grazie al nuovo Canale e alla politica in atto,  crede che il lato Pacifico sia ancora tutto da sviluppare turisticamente ( e anch’io lo avevo già percepito e scritto) e si sta impegnando in questo. È scapolo, un bel tipo, occhi azzurri con una macchia gialla in quello sinistro, e per ricevere energia ha deciso di lanciare quest’isola.

Si è fatto dare la concessione per qualche anno, in sette settimane ha costruito, facendosi aiutare dai pescatori, una capanna con tettoia, portato internet, ha trovato l’acqua che (sentite gente, sentite) esce dal terreno per il principio dei vasi comunicanti, scendendo dal vulcano che si trova in terraferma a 30 Km, ed ha aperto l’attività, aiutato da una giovane cuoca panamense; e pensare che i pescatori locali credevano che l’acqua dolce che usciva dal terreno fosse quella piovana….

Dai pescatori baratta il pesce con la birra, fa le provviste a terra una volta la settimana, e poiché questa zona è tutta un parco naturale visitato da molti turisti e pescatori, lui offre…….ristoro. Vuole lanciare il sito in tre anni, sta già spianando il terreno attorno al bar per costruire due alloggi, mettere piante da frutto e riso, ed offrire ai pescatori una possibilità di sviluppo.

Oggi andremo a pranzo a terra, da lui, la bella cuoca ci ha proposto un menu panamense, e vi saprò dire…. certo che pensando a lui si conferma il principio che basta aver voglia di lavorare…….

30 marzo –

 Isla Parida

 E così abbiamo trascorso il Sabato Santo a terra, “ospiti” di Kees Schuller, il canadese di Toronto che opera per il Banco Espirito e che si è fermato a Chiriqui per sviluppare il suo nuovo progetto di vita: lo sviluppo di un’attività diversificata nell’ambito del turismo qui a Panama.

Oggi mi ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a mollare tutto. Confidando nello sviluppo dello stato di Panama, per le opportunità finanziarie prima ed economiche poi, ha fatto venire suo padre dal Canada ed ha iniziato acquistando terreni in zone appetibili sotto il profilo turistico ed agricolo, tutte vicino all’oceano, in primis sulle pendici del vulcano Baru vicino a David. Nell’Isola Parida ha scommesso di riuscire ad avviare l’attività turistica ex-novo, partendo da zero (nell’isola non c’era niente), ed oggi abbiamo fatto da cavie “straniere” al suo ristorante.

Aperitivo di succo di pomodoro e kiwi, antipasto di cappesante giganti ai ferri, “tacos ” messicane con verdure, pollo e formaggio, un piatto di riso e verdura, pesce jurel ai ferri marinato in una salsa cinese (lo stesso che abbiamo pescato noi, della famiglia dei trevally(ingl)), e tonno appena pescato ai ferri servito su fette di ananas ai ferri (l’ananas ai ferri intero e poi tagliato a fette e pelato dalla scorza): delicatissimo, una leccornia. Alla fine è arrivato un dolce al ginger fatto da loro, caffè o te, e birra a volontà, il tutto per 15$.

Erano venuti a prenderci con la barca-taxi sotto bordo, ed il comandante aveva chiesto il prezzo prima, per non trovare sorprese poi: Kees aveva chiesto 20$, ma il comandante ha tirato a 15$, prezzo che non trova paragoni da noi, ma qui…….tutto è possibile.

Sotto la tettoia della capanna/ristorante abbiamo avuto a disposizione internet, musica (ha messo anche l’inno d’Italia…), e la password che utilizzeremo stasera a bordo. Poi mi ha fatto vedere il legname già pronto e tagliato (gli alberi erano già stagionati a terra) per costruire la prossima nuova capanna/lodge, ho toccato con mano la solidità di questo legnami, ben più resistente del nostro teck, la canalizzazione per la nuova sorgente d’acqua per la piantagione che vuole fare, e sono rimasto veramente sbalordito dall’energia che sta sviluppando assieme ai pescatori che ha coinvolto. Lui è il loro leader, il loro manager, da soli mai avrebbero potuto fare tanto, ma sotto la sua guida vedono nascere  un nuovo  sogno, nuova energia, e sicuramente una opportunità di realizzare qualcosa di innovativo.

Ho promesso che ve ne avrei parlato, e che avrei proposto lui come referente per una vacanza molto basic nell’isola, ma sicuramente interessante. Mi ha anche detto che se amici italiani vorranno venire, lui andrà a prenderli all’aeroporto di David. Ci siamo lasciati da quest’angolo carico di energia con l’intento di rivederci, e chissà che non capiti prima del previsto.

Piccola considerazione:…..e  così, finalmente mi sono tolto la voglia di pesce, almeno per qualche giorno, e stasera potrò concedermi a due trenette aglio olio e peperoncino.

Domani, giorno di Pasqua, trasferimento a Porto Armuelles, ex porto bananiero,  ultima tappa nello stato di Panama.

Vi lascio gli estremi di Kees, per un eventuale vostro interesse a venire da lui per una vacanza alternativa o per investire nello stato di Panama:

kees-schuller@hotmail.com

facebook: kees shuller, Toronto

skipe: kees schuller

tel: 00507 6642 1103, (Isla Parida), Chiriqui, Panama

 

01 aprile, Pasquetta

Porto Armuelles

 

Un molo quasi fatiscente che ricorda vecchi fasti quando, porto bananiero, le navi di grossa stazza venivano a caricare banane. Poi quindici anni fa il governo ha cambiato idea, ha creato un porto poco distante sull’Oceano Atlantico, ed è stato chiuso al traffico.

Porto Armuelles è l’ultimo porto a nord dello stato di Panama, prima di entrare in Costarica, e potrebbe essere una destinazione interessante anche turisticamente: è praticata l’agricoltura, c’è uno scalo privato per il rifornimento di gasolio alle navi che non toccano Panama, appena al largo ci sono l’isola di Parida (dove siamo appena stati) ed un altro arcipelago che offrono molte opportunità di praticare la pesca sportiva. La gente è cordialissima, e altrettanto disponibile è l’autorità del porto: a questo riguardo vi racconto l’avventura che ci è capitata, per fortuna  finita bene.

Alla partenza da Colon, prima di fare il canale, era stata commessa una leggerezza (usiamo questo termine): non avevamo fatto il permesso per navigare nelle acque interne di Panama, ne avevamo fatto timbrare il passaporto in uscita, quindi eravamo passibili di sanzioni se controllati dalle autorità.

Altri amici ci avevano detto che non ci sono controlli, e pertanto pensavamo di farla franca: l’altro ieri a Parida la polizia ci aveva chiesto i documenti e per loro eravamo in ordine, ma all’arrivo qui a Porto Armuelles le cose si sono messe subito male: sale a bordo la polizia marittima e ci chiede i documenti: permesso di navigazione, visto di uscita, documento di quarantena, passaporti. Nulla era in ordine, anzi non avevamo nulla, perché il nostro visto di uscita da Panama datato 11 marzo prevedeva come destinazione Galapagos, mentre noi il 31 marzo eravamo in ben altra direzione, ed avevamo navigato venti giorni senza permesso, cosa difficile da giustificare.

Il funzionario ci chiede se vogliamo procedere subito con le visite ai vari distretti delle autorità a terra, oppure la mattina seguente, scelta quest’ultima optata. E stamane alle 9 ci siamo recati a testa china ed in processione presso tutti gli uffici: abbiamo deciso di presentare una versione di ripiego, e cioè che causa mancanza di vento avevamo dovuto salire a nord in cerca di una depressione ed avevamo consumato gasolio, onde per cui ci siamo appoggiati a Porto Armuelles, solo per fare rifornimento e non perché fosse una destinazione del nostro percorso.

L’ufficio dell’autorità mercantile non voleva crederci, la multa era di 220$ oltre a rifare tutti i documenti mancanti, compresa l’immigrazione (per i passaporti), la visita ispettiva a bordo sia per la quarantena che per il controllo combustibili, perché in assenza di pompe una recente norma prevede che ogni carico di combustibile da terra a bordo via mare sia fatto sotto il controllo di un ispettore per garantire il regolare compimento del travaso, senza produrre inquinamento .

Si è aperto uno spiraglio quando l’autorità mercantile ha detto che eravamo la quarta imbarcazione proveniente da Panama che si presentava in tali condizioni, sprovvista di documenti, e quindi adduceva la responsabilità all’ufficio in Colon che aveva rilasciato il visto di uscita senza controllare che fossimo effettivamente in ordine ne darci il permesso di navigazione in acque interne. Ha telefonato a Colon, ha rintracciato il funzionario, ha ricevuto disposizioni “dall’alto” perché come turisti di fatto eravamo in uscita dallo stato di Panama, e ne siamo usciti con il rifacimento del permesso di navigazione e di quello di uscita con poco meno di 25$, e ci è andata di lusso.

L’ispettore per il gasolio non ha voluto niente, abbiamo fatto due viaggi con 5 taniche da 20 litri (30 galloni) su e giù con il dinghi fra il distributore e la barca all’ancora, sotto un sole cocente, e finalmente alle 14 ci siamo messi a tavola da Carlos, un personaggio simpaticissimo, che ci ha fatto mangiare divinamente.

Il comandante ed io abbiamo preso un filetto di corvina (super) e l’armatrice riso con gamberoni, mentre gli altri due ospiti hanno mangiato una pizza. Ho accompagnato il tutto con due frullati, uno di papaia ed uno di fragole freschi, che da soli mi hanno fatto dimenticare la fatica della mattina. Il tutto per meno di 55$….

Ben satolli abbiamo fatto una visita al supermercato per un piccolo rifornimento, domani andremo a David a visitare questa città, e mercoledì faremo l’uscita dallo stato di Panama, diretto verso le isole del Coco


02 aprile

Porto Armuelles

 David: una strana cittadina, senza alcuna ambizione metropolitana, nonostante sia la 3^ città di Panama, senza centro finanziario, senza grattacieli (non ne ho visto nemmeno uno di basso…), in compenso con una serie di centri commerciali dove c’è di tutto. Ed in effetti ho saputo che David è il centro commerciale più importante al nord di Panama.

Ci siamo arrivati (il comandante ed io) in autobus, anzi con un mini bus da 25 posti, che fa fermate ovunque: ne parte uno ogni 10 minuti da Porto Armuelles, e in poco più di due ore si arriva a destinazione, con di un via vai di persone che si trasferiscono dalla periferie alla cittadina più vicina prevalentemente per andare al mercato o in banca a ritirare il sussidio governativo; siamo ai primi del mese, ed è come da noi per la pensione….solo che qui invece della pensione esiste un programma di sussistenza che attraverso la banca centrale da soldi alla gente povera. Da questo le lunghe file che ieri ed oggi abbiamo visto e non ci spiegavamo.

Il viaggio è stato interessante (conoscere il territorio è una delle mie peculiarità), i prezzi del biglietto bassi (3,6$ per 80 Km con aria condizionata), la viabilità è ottima, le strade poco frequentate ed il manto d’asfalto è tenuto bene. Lungo la strada si sono alternate abitazioni private (tutte ad un solo piano, piano-terra) a latifondi coltivati a banane, palme da cocco e da olio, e pascoli con bovini e cavalli; unica osservazione: tutte le case sono circondate da uno steccato di protezione e le finestre hanno le inferriate, il che significa che esiste delinquenza….e questo mi era stato detto anche dall’autorità del porto all’arrivo.

In città il terminal del bus è forse il punto di riferimento di ogni cosa, ed infatti tutto gravita attorno ad esso: c’è un gran movimento di taxi (che costano poco) e nel raggio di un chilometro c’è tutto: chiese, parco, centri commerciali, banche (c’è n’è anche una Svizzera…), negozi, e ristoranti. Abbiamo trovato tutto ciò che cercavamo, ci siamo rifocillati, ci siamo gustati anche l’occhio perché ci sono belle ragazze, e dopo una breve camminata ci siamo ritrovati alla stazione dei bus per il ritorno, che abbiamo fatto sotto la pioggia. Speriamo che non sia già arrivata la stagione delle piogge, perché il periodo è questo, e durerà  6 mesi….

Domani mattina faremo i documenti di uscita all’ufficio immigrazione, ultimi rifornimenti di frutta e verdura e pane, e poi circa 300 miglia con rotta 238 per arrivare alle isole del Coco, dove ci fermeremo un paio di giorni, per poi deviare verso le Galapagos: speriamo di incontrare vento, perché finora è stato l’elemento scarseggiante.

Conclusioni sulla navigazione sotto costa allo stato di Panama versante Pacifico: credo che pochi armatori abbiano scelto di conoscere questa parte del mondo prima di avventurarsi nella traversata del Pacifico, spinti forse dalla bramosia di fare subito il grande salto.

Il programma di Refola invece aveva sempre contemplato di curiosare a nord del Canale, fino al Costarica, anche perché è un’occasione che non si ripeterà, sicuramente via mare.

E la scelta è stata indovinata, e sarebbe stato un errore partire con delle aspettative:  io non lo faccio mai, proprio per non farmi influenzare, ed in effetti poi si rimane un po’ sorpresi nel toccare arcipelaghi dove la presenza dell’uomo è pressoché inesistente, pur a poche decine di miglia fuori dal canale di  Panama.

È una sensazione strana, abituati a vedere gente, barche, vita, e di colpo trovarsi su una costa disabitata, a fare i conti con la marea per scendere a terra, magari prendere punture d’insetti su spiagge incontaminate, fare Robinson Crosue per raccogliere cocchi, sapendo che ci sono alligatori nascosti nell’entroterra, e magari qualche squalo in acqua….

I primi giorni tutto è una novità, come dicevo, anche nelle sensazioni che si provano. E’ dopo, con il tempo, che la novità diventa modo di vivere (non stile, per carità), e l’ambiente comincia a dettare i ritmi, ad imporsi con gli appuntamenti del giorno, ed il viaggio entra nella sua vera atmosfera.

Farà parte di questa anche “ l’aria che tira”, così ho chiamato le ” pillole” riguardanti la vita di  bordo ed i comportamenti fra le persone, perché siamo in una barca, per fortuna non  metaforicamente.

Finora è stata una piacevole novità, sia nel visitare baie non frequentate che scoprire isole esclusive, e poter ogni tanto abbinare alla scoperta della costa anche la scoperta del paese, visitando in bus qualche cittadina.

Non vi nascondo che potrebbe essere una piacevole sorpresa per chi volesse trascorrere una vacanza itinerante, da Costarica alla città di Panama….., con qualche puntata nelle spiagge deserte, e magari raggiungere Bahia Honda a cavallo…. perché non c’è strada….

Mi sta aiutando molto la lingua, me la “cavo” con lo spagnolo, e nell’avvicinarmi alle persone che mi vedono straniero colgo il loro piacere nel sapere che sono capiti quando si rivolgono a me….ed allora nasce una piccola complicità, magari ricorrendo a qualche loro modo di dire che ricordo dal passato.

Mi piacciono gli sguardi dei bimbi in braccio alle loro mamme che mi guardano con gli occhioni neri neri, i colori dei fiori molto diversi dai nostri (siamo ai tropici), il caldo che permea tutto, il grande mare, l’Oceano mare  che ci accoglie sempre fra le sue braccia, riscoprire il piacere/sapore di bere l’acqua fresca (mentre gli altri magari si fanno una birra, ma cosa si perdono….l’acqua…..), ascoltare il fendere l’acqua dell’oceano con la prua, ma soprattutto stendermi la sera in coperta quando tutti sono a letto e perdermi nel cielo, e pensare…..

Penso anche  al  soundofsilence, alle altrettante emozioni che mi ha dato assieme a quanti l’ hanno conosciuta con me,  e magari mi coglie un po’ di malinconia: in fondo è emozione anche questa, e per me che ho iniziato a conoscere questa  sensazione da giovane, imbarcato, durante le traversate da Genova a Baires, è parte integrante della vita, e quindi la vivo con un misto di gelosia ( è mia) pur consapevole che implica solitudine…ma questa è la vita.

 

p.s.= mi ha fatto piacere ricevere da Giancarlo un’email dove mi riscontra su Gianni Pigozzi, il proprietario dell’isola SIMCA: “….è figlio del fondatore della Simca, fotografo mondiale per le mostre d’arte, amico di Gianni Agnelli, il più grande collezionista al mondo di arte africana. Ha interessi in tutto il mondo … “. Grazie gc.

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