Il mio pacifico (8)

IL MIO PACIFICO (8)

 

Mercoledì 1 maggio
In navigazione

Info a oggi alle 12
lat:       :2°25’,96
Long     :94°29’,65
Rotta    :240°
Vento   :SE/11 nodi
Miglia percorse lunedì: 44
Miglia percorse martedì: 127
Miglia percorse mercoledì: 124

Lunedì alle 15.15 abbiamo lasciato Isabela e  le Galapagos diretti alle Marchesi.

Nella mattinata avevo fatto in tempo spedire le foto, a sentire in skipe gli amici in Italia, a salutare Paco, l’amico ecuadoregno che mi ha fatto scoprire il lato sconosciuto dell’isola (chi volesse andare a Isabela può fare riferimento a lui.), a comprare gli ultimi viveri di sopravvivenza, e poi…..pronti via.

Come vi ho già anticipato l’equipaggio  è molto affiatato, e la  traversata è partita sotto i migliori auspici: anche se non abbiamo molto vento, il tempo è comunque previsto stabile, e in attesa di un rinforzo che dovrebbe arrivare giovedì, procediamo a una media di 5 nodi.

Siamo entrati subito in turni, preparati dall’armatrice, con una cadenza a dire il vero un po’ strana: abbiamo turni di due ore, senza sovrapposizione di giorno, ma con sovrapposizione sulla prima e sull’ultima mezz’ora di notte (dalle 21 alle 07), con qualche aggiustamento lungo il percorso.  Questo significa che essendo in cinque gli orari non hanno in pratica logica, perché si monta di guardia sia alla mezz’ora sia all’ora, a seconda delle sovrapposizioni.

L’equipaggio è formato da persone che sanno andar per mare, per cui tutte le soluzioni sarebbero state praticabili, anche se questa non l’avevo mai sentita. Peccato che la sovrapposizione non sia stata predisposta in modo diverso, tale da far rimanere le stesse due persone assieme per un’ora, così in un mese avrebbero potuto (volendo) conoscersi meglio.

Stamane abbiamo già pescato il primo tonnetto, e ce ne siamo pappato metà già a pranzo, un filetto alla cevice e un altro ai ferri, logicamente squisito, e ora che con i nuovi arrivi siamo in tre molto propensi al pesce, dovremmo avere maggiori chances di vederlo più spesso a tavola.

Abbiamo issato tutte le vele, due fiocchi e due rande (sulla maestra e sulla mezzana), due volte il giorno accendiamo motore o generatore per caricare le batterie, e  se potessimo mantenere una media di sei nodi in 19 giorni raggiungeremmo la destinazione .

Riceviamo ogni giorno l’email in SSB dalla barca gemella della coppia francese (Belisima) che è partita una settimana fa da Isabela, ed il   comandante rimane silenzioso  nel sentire che loro hanno raggiunto punte anche di 208 miglia al giorno, e sono a sole 1800 miglia dalla destinazione.

Le nostre giornate trascorrono cadenzate dagli orari dei turni di guardia e dall’appuntamento per il pranzo, l’aperitivo e cena, mentre per il resto ognuno si gestisce il tempo come  vuole.

Io ne approfitto per leggere e scrivere, e godermi la tranquillità della privacy in cabina…

Che cosa mangiamo?

Il giorno della partenza, a mezzogiorno, insalata mista (pomodori cipolla cetriolo peperone e pezzettino di formaggio fresco), ed un melone, la sera pizza.

Ieri a mezzogiorno pesce fresco, e questa  sera pasta con i broccoli e gamberetti in  una salsa con pomodoro, aglio e feta…

Oggi a mezzogiorno frittata con verdura, e stasera minestrone alla  mia maniera.

Fisicamente sto bene, il morale è molto buono grazie ai nuovi arrivi (finalmente direte voi), e quindi la navigazione procede in piena armonia, senza incontri, neppure con le…balene, solo un branco di tonni che ieri  sera saltavano poco distanti da noi..

 

Venerdì 3 maggio
In navigazione

Posizione alle 12
lat:       :3°21.30 N
long     :100°18,17 W
Rotta    :240°
Vento   :SE/15 nodi
Miglia percorse  173

Finalmente è arrivato (o meglio dire abbiamo incrociato?) l’aliseo di SE, che con i suoi 15/20 nodi ha portato subito la velocità anche a superare i nove nodi, e così nelle 24 ore di mercoledì abbiamo cominciato a macinare miglia. Ora finalmente siamo armonizzati con i turni, che, di fatto, scandiscono  la giornata, e in questa barca (ma forse in molte altre) la cucina assorbe buona parte del  tempo libero. Franco fa buona concorrenza al comandante, e ci prepara i suoi manicaretti che a volte sono più belli  da vedere che frutto di arte culinaria. Ma si sa, a  bordo c’è spazio per tutti, e ognuno cerca il suo momento di gloria, concentrandosi su ciò che sa fare  meglio.

Il bello di una traversata è proprio questo, essere gestiti dai ritmi del tempo e della barca, condizionati dal mare e dal vento, con ampio spazio per i rapporti personali, dove ognuno alla fine si esprime per quello che è.

Poco prima della partenza abbiamo fatto il briefing  sulla sicurezza, su cosa fare in caso di abbandono nave, con la distribuzione dei compiti, abbiamo ricevuto le nostre cinture di sicurezza, verificato lo stato esterno della zattera, e consegnato due pacchetti con l’indispensabile da portare appresso, che è stato messo nei sacchi impermeabili: in uno ho messo i documenti personali, soldi, occhiali di riserva, nell’altro un giubbetto wind-stopper, un costume, un coltello, il cellulare. Speriamo che non ce ne sia bisogno.

Ieri era previsto pollo, ed ho proposto di farlo al carry con il riso. Qualcuno ha cercato di influenzare il mio modo di cucinare, qualcun altro era perplesso (ed ha voluto assaggiarlo prima di darci dentro), ma alla fine tutti hanno apprezzato il mio piatto, tant’è che hanno voluto la ricetta (che vi propongo in calce) .

La notte è trascorsa velocemente, con un buon vento e mare al traverso, la velocità media è buona, ed anche oggi, sotto un sole cocente,  proseguiamo la cavalcata con onde un po’ formate di 3 metri. Dovreste vedere il cielo stellato di notte qui in Pacifico (il mio pensiero è corso a Paolo B.), fa andare via di testa: intanto siamo nell’emisfero Sud e quindi il “panorama” è leggermente diverso; l’Orsa Maggiore è un po’ bassa sull’orizzonte, spiccano in alto lo scorpione e i gemelli, e  siamo già oltre l’ultimo quarto di luna…ed io sono andato un po’ in estasi.

Mi sono seduto in pozzetto, non c’è umido di notte e non fa fresco, ed ho cominciato a pensare alla  mia vita, a tutto quello che ho fatto e non fatto,  a quello che farò quando rientrerò a casa, e potrei trascorrere tutte le guardie della traversata a raccontarvi dei miei pensieri, come a volta sarà capitato anche a voi di fare durante qualche navigazione.

Durante il giorno l’appuntamento principale del comandante è con la radio, quando cerca il collegamento con gli amici radiotelegrafisti/navigatori  in Italia che stabiliscono normalmente due collegamenti: con chi naviga in Atlantico e con chi lo fa in Pacifico, memorizzando le posizioni delle barche e raccontando le novità. Così ieri abbiamo saputo che una barca a vela  francese con 5 persone di equipaggio di 75 piedi partita dai Carabi ai primi di aprile e diretta alle Azzorre  non ha dato più contatto, e si stavano effettuando ricerche in Atlantico.

È fuori dubbio che notizie come questa lasciano un po’ attoniti: pirateria? Incidente? Strumenti che non funzionano? Speriamo che si risolva in un niente di fatto, può capitare che semplicemente la radio si sia rotta….

Oltre a scrivere io mi sono dato alla lettura, attingendo alla biblioteca di bordo, ed era molto tempo che non ero così rilassato per farlo, nonostante sia a bordo da quasi tre mesi….e questo la dice lunga su tante cose.

Domenica 5 maggio                                                                                

Posizione alle 12:
lat        :04°45’,01S
long     :105°21’,17W
Rotta    :245°
Vento   :SE/15 nodi
Miglia percorse 158

Ieri  una navigazione tranquilla, Vento intorno ai 10 nodi, tutte le vele a riva, mare quasi calmo, traina in acqua, ma  niente pesce…

Ho ripreso a leggere con piacere e con…lena, ho terminato un libro di W. Smith, uno dei tanti, e mi sono preso dalla biblioteca di bordo Magico Egeo, di A.Giaccon.  Oggi ne ho letto un centinaio di pagine, sulla Grecia Ionica e Peloponneso, e mi sono ritrovato in un attimo a bordo del Soundofsilence, con Renzo, Franco e Riccardo, quando lo scorso anno abbiamo percorso lo stesso itinerario. Ho rivisto davanti agli occhi il percorso, da Zante a Pilos, poi Monemvasia , Poros fino a Lavrio. Che emozione leggere questi racconti di viaggi per mare raccontati da chi  è animato nello  spirito  dallo stesso entusiasmo per viaggiare; avevo gli occhi lucidi, forse per il sole del Pacifico che mi trafiggeva gli occhi mentre leggevo seduto nel pozzetto di Refola.

Ho una silenziosa intesa con Angelo,  un gigante buono, con cui basta un’occhiata per intenderci, su molte situazioni che capitano nella vita quotidiana, dove noi avremmo un atteggiamento diverso.

Oggi due filetti di tonno pescati dal..congelatore hanno fatto onore alla tavola: uno ai ferri con aglio e olio, l’altro cotto in un sughetto con capperi aglio, pomodoro e olive nere, serviti con un contorno di patate al forno. Come leggete i “fuochi” sono sempre caldi qui sul Refola: stamane Franco aveva preparato una focaccia alla genovese, e nel pomeriggio Angelo si è cimentato in una crostata con banane e ananas, che assaggeremo stasera dopo il risotto alla Refola (con salamino piccante e fagioli, una ricetta spagnola). L’esperimento con le banane è dovuto al fatto che a poppa ne avevamo un casco intero  che stava ormai maturando troppo, e nonostante se ne mangi almeno una a testa al giorno non si riesce a smaltire la scorta: lo avevamo pagato 3$ a Isabela.

A bordo stiamo tutti bene, siamo rilassati, e il comandante sta già preparando lo sbarco alla baia delle vergini, a Fatu Hiva.

Domenica: stanotte durante la mia guardia ho visto quattro stelle cadenti, di cui una così grossa (forse un meteorite) da distinguere i colori rosso, viola, azzurro e bianco, dal contatto visivo nel cielo fino al  suo spegnimento in prossimità dell’orizzonte. Quel che rimane dell’ultimo quarto di luna si è alzato verso le 4 (ero di turno dalle 3.30 alle 5.30), e al suo comparire all’orizzonte l’ho scambiato per una nave; ho scommesso una birra con l’armatrice, che montava dopo di me alle 5, che prima di arrivare in vista delle Marchesi incontreremo almeno 3 navi, chissà chi vincerà… ..

Stamane ho fatto fatica ad alzarmi, questi ritmi mai uguali imposti dai turni non si assorbono facilmente, e l’organismo si difende: ho dormito a più riprese fino alle dieci, e finalmente sono riuscito a smaltire la stanchezza. Ho trovato subito da fare: Angelo aveva pescato un dorado di circa 4 Kg, che ho provveduto a sfilettare , con il quale poi il comandante ha preparato un ottimo cervice (e quando mai…) che assieme alla pizza (il forno sempre in azione) ha costituito il piatto forte della domenica. Per il resto nulla da segnalare, vento costante da ESE, 10/15 nodi, mare quasi calmo.

Martedì 7 maggio

Posizione alle 12:
Lat       :12°05 ’,29 S
long     :110°18’,8 W
Rotta    :245°
Vento   :SE/18 nodi
Miglia percorse            158
Miglia mancanti            1715

Lunedì: come previsto il vento è girato da Est, e quindi…baloon, così si chiama la vela triradiale simil-gennaker che viene issata nella seconda canaletta dello strallo di prua, con un sistema di sgancio della drizza  brevettato da Amel  che consente di manovrare in sicurezza le due vele sullo stesso avvolgitore. È un armo molto utile con venti da poppavia (160° – 200°), bello da vedere e tiene la rotta facilmente senza stressare il pilota automatico (impostato sulla rotta e non sull’angolo del vento, consuma di meno…).

Si montano i due tangoni, sottovento il fiocco, con i bracci fissi, il che consente una buona manovrabilità sulle vele in caso si debbano ridurre, anche assieme….

Mentre preparavamo l’armo, è scattato il cicalino della traina, ma purtroppo il pesce si è slamanto subito, forse perché non siamo stati celeri a chiudere la frizione del mulinello: peccato, stasera ci toccherà pasta con sugo di tonno in scatola e pomodoro…

Oggi Franco ha rifatto a focaccia alla genovese con cipolla, ed è venuta quasi perfetta: lui è di origine ligure, ed è abituato a cucinarsela anche a casa, nel  forno, e mi piacerebbe imparare a farla, magari anche il pane, così poi vi racconto come viene  a bordo..

Dalla focaccia, al rito della focaccia nelle navi passeggeri della Costa, (ma credo in tutte), alle merendine che mangiavamo alle 10 da piccoli a scuola, dove a Genova al posto delle merendine dolci davano la focaccia;  il passo è breve, e così ci siamo trovati a ricordare che da ragazzini avevamo i “bagigi” (arachidi) , le “straccaganasse” (castagne secche), le “armee” (semi di zucca al forno), la liquirizia con il limone o con la farina di castagne, la panna montata nel paiolo di legno, fatta in campagna, in casa, servita con gli storti (il cono fatto in casa), ogni pezzo 10 lire. Oggi forse pochi ricordano queste leccornie, forse  qualcuno fra voi che mi leggete?

il baloon è proprio una gran vela, infierito nella canaletta assieme al genoa crea un’unica superficie velica di oltre 200 mq che tiene orientata la barca con vento di poppavia. La portiamo da oltre 24 ore  e abbiamo superato i 7 nodi di media, con vento apparente di 8 nodi circa, una goduria.

Sogno o son desto? Ogni tanto sembra di planare sulle onde alte, e ci si abbandona al movimento coordinato vento, mare, senza pensare, tanto la barca va da sola. Ogni tanto guardo fuori bordo per controllare le onde, e stanotte a un certo punto ho fatto un sobbalzo: al posto delle onde c’era erba, roccia, e non ero sull’acqua, ma in montagna.

Guardo i compagni di equipaggio, ci chiediamo cosa stia succedendo, di fatto siamo fermi sopra un prato e giù si vede una vallata. Strabuzzo gli occhi, scendo fuori bordo, gli altri con me, dobbiamo capire cosa stia succedendo. Mi ritrovo a scendere la scarpata fino al paese, arriviamo fin sopra i tetti delle case, per scendere in strada devo fare scalini esterni che sporgono dai muri, quindi senza protezione, e con fatica mi ritrovo giù in paese. Nessuno per strada, devo capire cosa succede, cercare un telefono che non trovo e comunque non ho soldi, cerco qualcuno cui chiedere aiuto ma non c’è nessuno, decido di andare alla polizia, ma non ho documenti: sarà un problema perché sono tutti in barca. Alla polizia mi chiedono da dove vengo, da che giorno ero sul mare: rispondo il 3 maggio, e il poliziotto  mi dice che siamo l’8 maggio. E allora cosa è successo in quei giorni? Penso subito che i pirati ci abbiano narcotizzato, preso la barca, drogato e spedito in quel paese in montagna, non so dove….mi chiedo come possa essere successo, ancora non ci credo, mi dico che è impossibile, e mi chiedo se dormo o son desto. Mi sforzo di controllare, di aprire gli occhi ….ci riesco dopo qualche tentativo con uno sforzo enorme, e mi ritrovo…. in cuccetta sognavo, quindi tutto normale, ….

Ve l’ho raccontato perché mi son divertito, è stato un sogno completo, con un inizio e una fine, con ragionamenti e azioni coerenti con una situazione che sto vivendo.  Ripensandoci, quante volte abbiamo sognato nella nostra vita? Ho fisso nella mente un sogno che facevo spesso quando ero bambino; con mia sorellina dormivo nella stanza dei bimbi, 5x5x4h, pareti azzurro tenue con cornice bianca in alto, dove erano dipinti i personaggi dei cartoni animati: paperino, topolino, pluto, e quelli della fate. Ricordo che sognavo di volare vicino a loro; spiccavo un salto, aprivo le braccia, e volavo  da una parete all’altra,  che per me erano alte come una montagna, sopra l’armadio, con un senso di libertà, di spensieratezza,  di gioia,  un senso di potere (anche se non era un termine che conoscevo) che non ho mai più dimenticato. Libertà di superare la forza di gravità, i condizionamenti che ci pongono, e già da allora sognavo di superare un limite, e ci riuscivo… bastava aprire le braccia, tuffarsi nell’aria, voler volare, crederci e… volare….volare…volare.


Giovedì 9 maggio
Posizione alle 12 (21 Ita) :
Lat       :06°38’.3 S
long     :115°29’,9 W
Rotta    :255°
Vento   :SE/20 nodi
Miglia percorse  152
Miglia mancanti  1398
Eta 19 maggio

La navigazione continua tranquilla, vento un po’ scarso nella giornata, più sostenuto nella nottata, il che ci fa mantenere una media accettabile. Ieri abbiamo pescato un tonnetto da 7,5 Kg, e a pranzo abbiamo fatto una scorpacciata sia di cervice sia del “pignatin” che ho preparato per me e Angelo. Come avevo accennato a bordo ci sono problemi energetici, e ieri ne è uscita la causa: il comandante, stanco di dover subire forti cali di capacità nelle batterie di servizi, che condizionano l’uso della 220 e quindi dei computer di bordo, è andato a fondo del problema ed ha scoperto che 6 batterie su 12 avevano la spia rossa accesa, le altre sei la nera, nessuna la verde. Erano batterie Varta, cambiate l’anno scorso, prima della partenza, ed era impensabile che succedesse una cosa del genere. Ha mandato un msg via SSB al papà di Davide Zerbinati, che gli ha risposto di tener duro fino a Papete, ricaricandole con l’alternatore o il generatore, dove dovrà provvedere a cambiarle.

È proprio un problema ricorrente, lo sento anche dagli altri navigatori che in questo momento sono in Pacifico o Atlantico, a causa del generatore, o dell’inverter o delle batterie.

Anch’io ho lo stesso problema, dopo aver cambiato l’anno scorso quelle che c’erano  (Sunnerschone) con le Mastervolt sono passato da un utilizzo di 4 gg, a 36 ore, una vera truffa, non solo, ma nonostante avessi smontato il generatore per fare una revisione globale, dopo 1 ora di funzionamento è…scoppiato, e a settembre ho dovuto sbarcarlo. Ora quando riprenderò in mano il discorso prenderò le dovute contromisure: farò un reso alla Mastervolt, ritornerò alle precedenti batterie, e vorrei percorrer la strada dei pannelli solari flessibili della Solbian, di nuova generazione, da mettere (e togliere) sul bimini: andrò anche alla fiera di Genova per le ultime novità al riguardo.

Cominciano anche a farsi sentire i primi acciacchi da…turni, poiché già 2 membri si alzano a orari sbagliati o non riescono a dormire quando dovrebbero; inoltre il comandante ha 2 volte di notte i collegamenti in radio con i vari Luigi, Rosario, Andrea, Leopoldo, Paolo, Carlo (Venco si  è fatto male, è nell’Indiano in solitario), oppure deve trasmettere le email via Winlink  e quindi deve stare in piedi, il che sballa anche per lui tutti gli orari. A questo riguardo non dico niente….. ma neppure taccio!

E così mancano già meno di 1500 miglia, una decina di giorni alla media di circa 150/gg, sperando che questo buon equilibrio  a bordo continui.

Domenica 12 maggio

Posizione alle 12 (21 Ita):
Lat       :07°37 ’,2 S
long     :124°41’,8 W
Rotta    :255°
Vento   :SE/18 nodi
Miglia percorse            197
Miglia mancanti            848
Eta 17 maggio

Sabato: e la barca va, l’aliseo ha rinforzato fra i 15-20 nodi da poppavia del traverso e così filiamo a 8/9 nodi verso la meta, con randa, fiocco e mezzana. Il tempo trascorre velocemente fra una guardia e l’altra, con tre cuochi che fanno a gara per esprimersi: chi con i dolci, chi con il pane, chi con la pasta; oggi è il compleanno dell’armatrice, e un dolce alla cioccolata fatto con un uovo andato a male (forse non vi avevo già detto che molte uova erano tenute fuori dal frigorifero), è finito in pasto ai pesci, sostituito nel giro di poche ore da una crostata al cioccolato/cacao. Questo è un buon modo di essere impegnati, mentre il comandante segue gli appuntamenti alla radio e monitora costantemente lo stato di carica delle batterie.

In fondo questa navigazione sta esprimendosi con una tranquilla galoppata, pacifica in tutti i sensi, caratterizzata dal ritmo dei turni e dal rimescolio in cucina. Forse alla fine saremo stati anche fortunati, ma è la seconda volta che navigo in Pacifico e se si prendono le giuste misure si possono evitare i problemi. D’altronde l’alta prevedibilità meteorologica fino a 100 ore e la proiezione utile fino a quindici giorni dei file grib consentono di effettuare la traversata di 3000 miglia senza particolari patemi d’animo. Le uniche incognite vengono dalla barca e dall’uomo, e con questa semplice sintesi potrei contemplare ogni risposta alle aspettative che mi ero posto con questo viaggio. Forse erano prevedibili, ma pensarlo è una cosa, farlo è un’altra, e mi piace toccare con mano certe esperienze  per farle mie e possibilmente raccontarle.

Barca? come dice Angelo Preden meno apparecchiature ci sono e meno se ne rompono.

Su Refola, che ha standard di sicurezza elevati, abbiamo avuto cinque grossi problemi: pilota automatico, batterie, alimentazione dissalatore, inverter, e per fortuna per il dissalatore ci sono due alimentatori (24V e 220V), 2 piloti automatici, ed il generatore supplisce alle  batterie e all’inverter.

Uomini? Sta tutto nel manico,  nel crederci e nel saper creare un gruppo che sappia portare la barca fino alla meta, dal quale dipendono la cambusa, la scelta dei turni, e degli uomini.

Ero un po’ preoccupato durante la prima parte del viaggio, lo avrete  percepito, perché la composizione dell’equipaggio  e le scelte effettuate sulla vita di bordo (cambusa, soste, navigazione, non ultima la logistica… di bordo) non mi erano piaciute, al punto che avevo anche pensato di sbarcare.

Poi il “confio” che le cose potessero cambiare con il nuovo equipaggio,   la voglia di conoscere e vedere questa parte del mondo, hanno avuto il sopravvento e per fortuna la mia scorza dura nonché il mio “spirito di adattamento” mi hanno dato ragione ed ora….stiamo arrivando alle Marchesi. Sicuramente ci sono state grande attenzione e concentrazione da parte di tutti, e di intelligenza,  per cui ora mi vien da dire…tutto qua?…, come successe l’anno scorso durante il trasferimento da Trieste a Corfu, A/R, con due meravigliosi equipaggi.

Ma, anche se era  l’Adriatico e non il Pacifico, bisognava farlo per dirlo, e vi posso assicurare che la perizia richiesta all’equipaggio è stata  ben più elevata in Adriatico….checchè se ne possa dire….

Domenica: vento e mare sono rinforzati, e la velocità pure, tant’è che abbiamo fatto la miglior prestazione giornaliera in miglia percorse della traversata, 197, anche se sono ancora lontane le 208 percorse dalla barca gemella francese, Belisima, che sicuramente il nostro comandante vorrebbe superare….mah|!.

Abbiamo consumato tutte le verdure, delle uova non ci si può fidare, il menu è un po’ cambiato: ieri bistecchina e patate lesse, la sera pasta con i broccoli, oggi pizza, stasera forse risotto con i funghi. Avevo chiesto (in punta di piedi, quasi non chiesto) tonno        e fagioli, ma mi è stato detto che di sera è pesante. Devo stare attento a fare certe richieste, fuori dal coro ……

Mancano solo 848 miglia, sicuramente per fine settimana saremo arrivati….un po’ di pazienza…..


Mercoledi 15 maggio

Posizione alle 12 (22 Ita):
Lat       :09°50’,7 S
long     :132°58’,1 W
Rotta    :275°
Vento   :SE/22 nodi
Miglia percorse            181
Miglia mancanti            341
Eta 17 maggio

Martedì. Tutto procede senza intoppi, e non ci sono particolari novità da segnalare; alcune considerazioni che oggi sono emerse riguardano l’attuale numero di barche italiane in traversata su questa tratta, dalle Galapagos alle Marchesi, e sono ben 5, oltre a quelle che sono appena arrivate in Polinesia, che sono almeno altrettante. Italia: popolo di navigatori……

Stamane il comandante parlava al telefono con Leopoldo, lui naviga in solitario, e sentivo che era giù di morale; credo che questi possano essere fatti normali in situazioni analoghe, dove le prove che si devono superar da soli sono indubbiamente limiti prima non conosciuti, e il rischio che ledano la sicurezza dell’UOMO sono concreti, e mi è già capitato di riscontrarli. Forse anche per questo non ho mai voluto accettare certe esperienze in solitario, perché non occorre essere da soli per essere soli….., e le prove per conoscere il nostro limite sono ovunque attorno a noi, basta capire quali sono  e volerle vedere.

Mercoledì: le condizioni meteo sono un po’ peggiorate, vento da poppavia intorno ai 30 nodi reali, oltre i 20 di  apparente, che ci consente di toccare oltre 9 nodi di velocità; le condizioni “logistiche” non sono ottimali, si rolla parecchio, e stanotte in cuccetta non ho certo dormito bene, pur con la spalliera antirollio per non ruzzolare a terra. Le onde superano i tre metri, la loro cresta è un pezzo di cristallo azzurro trasparente, corrono velocissime, ci superano verso prua, ci sballottano e quasi ci fanno planare.

Ad un certo punto mi son sentito…..provocato,  ed ho preso in mano il timone, ricordando la grande esperienza con il soundofsilence sotto l’Eubea, ad Andros, con oltre 30 nodi di meltemi, altro che la cavalcata delle valchirie; con l’Amel è un’altra cosa, poca emozione, si timona da seduti, in posizione scomoda e non centrale rispetto all’asse prua-poppa, e dopo un po’ ho preferito lasciare al pilota automatico oneri ed onori di tenere la rotta:275, dritti sulla meta.

Ormai siamo agli sgoccioli, siamo ancora tutti molto “caricati”, e siamo pronti a prendere terra, presumibilmente venerdì.

Ora l’esperienza riguardante la navigazione Pacifica ha quasi esaurito di fornire rispose, mi manca solo di conoscere la Polinesia Francese orientale, e poi si torna a casa….comincio ad avere nostalgia dei miei affetti, delle mie cose, della famiglia, della mia barca, degli amici che mi aspettano, e che anch’io aspetto di rivedere…..per questo però mancano ancora più di due mesi, ma passeranno in fretta, nel frattempo ci terremo compagnia…..


Giovedì 16 maggio

In navigazione

Domani …..atterriamo!  Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da una cavalcata un po’ scomposta sulle onde, veloce, ma non tanto da battere il record giornaliero della barca che ha fatto da lepre, l’altro Amel. A bordo sono iniziati i primi sintomi di stanchezza, meno attenzione agli altri e meno pazienza, fortunatamente atteggiamenti molto lievi e comprensibili anche per il cedimento sulla concentrazione dovuto al fatto che….siamo di fatto arrivati.

Mi piace  Angelo, il gigante buono, è emerso alla distanza, ed è diventato il re della cucina, tant’è che il comandante gli ha ceduto gli arnesi del mestiere. Decide lui cosa fare, oppure gli si commissiona il menu: pensate che oggi il primo pensiero di qualcuno (immaginate chi) è stato di prenotare il pasticcio per domani sera. Bel coraggio, arrivare e mettersi subito ai fornelli per fare il ragù, la besciamelle, lessare la pasta, fare il pasticcio, e cuocerlo in forno, e poi noi ci dovremo sacrificare.

Io invece mi sono concentrato su me stesso, sullo scrivere le news e poi riportarle sul PC, e  sui turni, perché non è facile  mantenersi in piena efficienza  quando si devono  sempre cambiare i ritmi per recuperare il sonno perduto con orari di guardia  diversi ogni giorno.

Alla fine cosa mi è rimasto di questa esperienza? L’esperienza, la soddisfazione di averla fatta, che non è poco, ma non posso certo parlare di emozione e di felicità. Posso dire che questa traversata è oggi alla portata di tutti (o quasi), tant’è che Luigi in radio stamane ha detto che quest’anno hanno attraversato il Pacifico già più di 1000 barche a vela, e non è poco.

Come ho già scritto basta conoscere le variabili e i rischi connessi (barca e uomini), e conoscere il proprio limite, il mare e le proprie capacità, perchè comunque non è da tutti stare in mare una ventina di giorni in una barca con altre persone, senza toccare ne vedere terra….c’è molto tempo per pensare, per desiderare di essere padroni del proprio tempo e di scegliere. Scegliere, preferire, decidere, fare, poter far seguire con i fatti decisioni prese liberi da condizionamenti.

Non siamo certo abituati a sottostare all’altrui volontà, se non per scelta propria, e questo mi riporta alle scelte fatta da giovane, quando ho deciso prima di navigare come ufficiale della marina mercantile, ma di smettere poi dopo cinque anni perché non accettavo l’idea di non avere una vita mia ma condizionata dal tempo e da una nave….e volevo essere io a determinare le scelte della mia vita, o per meglio dire tener il coltello dalla parte del manico.

Mi è rimasto però l’amore per il mare, la mai assopita curiosità, la voglia di conoscere, di viaggiare, e la barca è presto diventata una fedele e cara compagna di vita!

Alcune riflessioni sulla traversata.

Vento: è stato prevalente dal terzo quadrante, ed ha soffiato fra i 10 ed i 30 nodi, crescenti in avvicinamento alla meta.

Mare: non ha mai superato il limite di guardia, e si è mantenuto sempre da forza 2 a 4 in crescita, formato ma con fech lungo ed onde mai sopra i 3 metri.

Corrente: sempre presente, da 1 ad oltre 2 nodi, da poppavia, quindi favorevole.

Barca: buon comportamento, sicura sull’onda, ottimo il pilota automatico (autohelm 7000) , ma soprattutto una ottima impressione l’uso del  baloon, la vela di prua (leggera, tipo gennaker) infierita sulla stessa canaletta del fiocco, a formare una farfalla; le vele sono tenute aperte con i tangoni, e si possono avvolgere assieme sullo stesso avvolgitore del fiocco. Pensate che con quest’armo abbiamo fatto prima 690, poi 480 miglia sempre con pilota automatico e sullo stesso bordo, logicamente con vento al gran lasco, fra 160/180°. Ottima anche la performance del fiocco di mezzana, che ha consentito di usare assieme ficco, randa, fiocco di mezzana e randa di mezzana.

Equipaggio: ottima armonia, gente abituata a navigare, tutti buoni cuochi e buone forchette, peccato che la cucina avrebbe potuto essere gestita con maggior elasticità, anche se non si può certo dire che su Refola si mangi male, tutt’altro.

Venerdì di 17 maggio  

Fatu Iva-baia delle vergini

Oggi alle 13.00 abbiamo dato fondo all’ancora. Poco meno di diciotto giorni, tanto è durata la traversata dalle Galapagos Isabela alle Marchesi-Fati Iva. 3000 miglia di Oceano Pacifico tutte  a vela, neppure un’ora di motore, cose da non credere, con l’aliseo da ESE che ci ha sempre spinto prevalentemente di poppavia, consentendoci di mantenere una rotta molto vicina all’ottimale; ed infatti al nostro arrivo in baia gli amici francesi di Belisima, l’altro Amel gemello di Refola, ci hanno detto che siamo stati i più veloci fra le barche  alla fonda, una bella soddisfazione per il nostro comandante.

Abbiamo avvistato l’isola verso le 10, immersa nella foschia, e solo nelle immediate vicinanze è stato possibile distinguere la sua formazione vulcanica, con i contrafforti scolpiti dal vento che scendevano dalle valli direttamente in mare, coperti da un vello verde che si poteva scambiare per un bosco, ma, in effetti, erano licheni o bassi cespugli, dove nessuno ha mai messo piede.

L’isola è un blocco…monolitico che si erge dal mare, con cime che arrivano sopra 2500 metri, che sono caratterizzate da creste che la rendono riconoscibile in qualsiasi fotografia. Il vento soffia costantemente dal secondo quadrante, e nella parte sottovento, dove ci sono gli unici due ormeggi praticabili, il panorama che si gode è stupendo; dominano i colori della roccia vulcanica e il verde dei tropici con tutte le sfumature immaginabili, boschetti di palme abbarbicate su ripidi crinali, le nuvole che veloci corrono sopra l’isola e a tratti scendono scure rapidamente verso il mare.

La baia è aperta a Ovest, e al tramonto i giochi di luce consentono di fermare immagini da incorniciare, anche per la presenza di rocce dalle forme più strane che si stagliano verso l’alto, lasciando trasparire nella valle retrostante macchie boschive illuminate dal sole.

Ci sono una ventina di barche alla fonda, il paesino è piccolissimo, fortunatamente la baia è sicura anche se i fondali sono alti (abbiamo dato fondo su 35 metri ) e  tutto invoglia a prendere contatto con l’isola e gli isolani. Qui ogni forma di commercio è praticata solo con lo scambio o baratto, e questa sembra essere la caratteristica voluta e praticata solo dagli abitanti di quest’isola. Domani andremo in gita: raggiungeremo il paese vicino dov’è l’altra baia, in barca, tanto per non perdere le buone abitudini; mi sarebbe piaciuto andarci a piedi, ma sono 17 Km con salita a 1000 metri e discesa poi al mare, e quindi a malincuore ci vado via mare. Comunque spero di vedere ugualmente qualche scorcio da portarmi a casa e scolpire nel cuore.

Fatu iva

Sabato 18 maggio

Vi avevo mai raccontato che ciò che veramente m’interessava del viaggio, esperienza di navigazione a parte, era visitare le Marchesi? Ci sarei venuto comunque prima o poi, mi attiravano le loro alte montagne che vedevo nelle foto, l’atmosfera un po’ naif che dipingeva Gauguin, la vegetazione tropicale che caratterizzava ogni reportage, e poi  la Polinesia è la  Polinesia…..

E oggi ne ho avuta la riprova, trascorrendo tutto il giorno nel villaggio di Omoa che abbiamo raggiunto di buon’ora come avevamo programmato. Mentre Franco se ne andava a piedi con altri cinque velisti di barche in rada, fra cui Enzo (velista imbarcato con Rosario, ambedue di Catania e conoscente del Nunzio detto il vate di ve-lista), noi vi siamo arrivati con un barchino veloce, potendo ammirare 3 miglia di costa vergine, che nessuno ha mai calpestato.

La baia su cui si affaccia il villaggio è molto pericolosa, piuttosto aperta al mare, tant’è che due anni fa vi è affondato un grande catamarano, e la risacca sempre forte crea grossi problemi per scendere a terra. Comunque siamo riusciti a sbarcare, e si è aperta ai nostri occhi una valle verdissima, lungo la quale si snoda il villaggio, con le abitazioni curatissime, il torrente che a monte fornisce l’energia elettrica, e la foresta comunque accessibile e in parte curata che offre ogni ben di Dio.

Eravamo accompagnati da una guida locale che si era offerta di farci conoscere l’isola, forse l’unica interessata a fare questo lavoro, e quindi siamo riusciti a entrare nella vita del villaggio e anche nelle case delle persone, sia perché qui tutti si conoscono, sia perché quasi tutte le famiglie si dedicano all’artigianato, costruendo oggetti in palissandro e i tapa, quadri dipinti a intarsio su corteccia di cocco.

Tutte le abitazioni sono povere ma linde, tutte con il giardino con l’erba rasata all’inglese, e in tutte sono presenti piante da frutto. C’è di tutto, mango, papaia, avocado, albero del pane, banane, arance, pompelmi, limoni, frutto della passione, pistacchio (simile al melograno, che cresce a grappoli viola, dal sapore del melograno), cocco, oltre ad altre specie di frutta prettamente tropicale. Non ci sono negozi perché hanno tutto di propria produzione, hanno la carne perché nell’isola non mancano capre e pecore selvatiche, oltre a maiali, cavalli, asini, e logicamente il pesce abbonda.

Gli abitanti sono gentilissimi, tutti desiderosi di mostrarsi ospitali, e prontissimi a offrirti ogni loro prodotto, a salire sugli alberi per staccare ciò che è maturo, specie se si compra qualche loro articolo di artigianato. Tutto si sviluppa lungo l’unica strada: la chiesa, il municipio, la scuola, le comunicazioni dell’autorità sono effettuate affiggendo l’annuncio su una bacheca sul marciapiede (mi ha colpito l’avviso che c’è una nave, la Gauguin, che fa servizio tre volte all’anno per la capitale), e in cima alla valle c’è l’unico ristorante e B&B a conduzione familiare, dove anche noi siamo andati a mangiare. Prima eravamo saliti lungo un sentiero che entrava nella foresta, per andare a vedere dei disegni rupestri con figure di animali del mare, e con sorpresa abbiamo trovato piantagioni di mango, avocado, papaia,  che crescono spontanei e in questa stagione sono maturi: abbiamo riempito un sacchetto  di manghi, oltre a mangiarne  a volontà cogliendoli da terra appena caduti.

L’atmosfera è comunque da paradiso terrestre, e ci si sente veramente fuori dal mondo. Alzi le mani e trovi sugli alberi tutto ciò che desideri, lungo i crinali della montagna che domina la valle ci sono caprette, invitanti ad essere catturate, i maiali sono presenti quasi ovunque ai bordi della foresta, e si cibano di frutta che logicamente non manca, polli, galli e galline circolano liberamente anche nei giardini, persino in quelli della chiesa, e quindi…..lo stupore e il piacere di trovare questo ambiente così naturalmente vissuto   depongono a tutto favore di questa isola.

Siamo stati ospiti per il pranzo da Lionel, che ci ha fatto gustare alcuni sapori marchesani: polpette di tonno con papaia e banana fritta, tonno cotto nel latte di cocco, riso e frutto dell’albero del pane, pompelmo fresco, e da bere succo di pompelmo naturale, tutto per 16€…. ..

È sabato, e l’aria di festa si percepisce ovunque: gli uomini puliscono i giardini, falciano l’erba e potano le piante (qui cresce tutto velocemente con il clima caldo e l’acqua che non manca); le donne, che la sera avremo modo di rivedere davanti alla chiesa per la messa, s’incontrano per strada con gli abiti della festa e ci vengono incontro per invitarci a vedere i loro lavori di artigianato.

Ritorniamo in barca verso le 15, con il sole che già a mezza volta volge a ovest (prima delle 18 tramonta), e ripercorriamo lo stesso tragitto dell’andata, ma questa volta con il sole che illumina dalla parte opposta,  e ci consente di vedere grotte, insenature, alberi che la mattina non si potevano vedere con il sole di fronte. Ci siamo detti che mai nessuno vi sarà mai approdato, e cosi’ da mille e mille anni, forse dall’eruzione che ha formato l’isola. Mancano solo i dinosauri e potremmo trovarci in mezzo a jurassi park….

Alle 16 c’era l’appuntamento nell’altro paese, dove avevamo prenotato della frutta  da barattare con qualche capo di vestiario, e ci sono andato anch’io per vedere il villaggio e fare qualche foto.

È un ambiente proprio naif, sembra il paese dei fiori, in netto contrasto con la prima impressione da anti-inferno che si potrebbe ricevere avvicinandosi al piccolo molo, entrando in fondo alla baia, nascosto fra pareti di roccia lavica scura: non c’è nessun negozio, solo la chiesa che si staglia bianca sullo sfondo della valle l’ufficio postale, e la scuola. Il villaggio è in pratica autosufficiente, per questo applicano il baratto come strumento di scambio; nei giorni di festa i giovani giocano a pallone su un piccolo campetto, i bimbi fanno il bagno accompagnati dalle mamme, le signore più grandi preparano da mangiare per tutti nella sala del refettorio della chiesa, e tutti sono invitati, noi pure, anche se poi non ci andremo….peccato, non c’è lo spirito giusto. Rosario, lo skipper catanese della barca accanto, che oggi è venuto a vedere le nostre batterie, ci ha detto che la nostra è una barca da ricchi….ha capito tutto… A proposito di batterie: Rosario le vendeva prima di mollare tutto per fare lo skipper, e dopo un’attenta analisi alle nostre (abbiamo ben dodici batterie Varta da 12V), ha sentenziato che sono adatte per l’avviamento, non per i servizi, ed è quindi comprensibile che non tengano la carica, presumibilmente lo stesso problema che ho io con le Mastervolt…


Domenica

Oggi ha piovuto a dirotto tutta la mattinata, e ne abbiamo approfittato per fare le pulizie …di primavera, all’interno il ponte, all’esterno la carena, con lavaggio biancheria confidando nel sole pomeridiano. All’arrivo dopo 3000 miglia era tutta piena di molluschi, tipo patelle, con il vermetto penzolante, una schifezza, che si erano attaccati sul bagnasciuga, fino ad un metro sotto l’acqua. Gli amici dell’altro Amel, Belisima, ci avevano detto che durante la notte i pesciolini sarebbero venuti a fare “pulizia”, di non preoccuparci, e, in effetti, il giorno dopo tutti i vermetti erano spariti, lasciando sulla fiancata sommersa solo la testa calcificata, che lasciandola  avrebbe dato luogo ai denti di cane… Stamane quindi olio di gomito, una cima da prua a poppa per rimanere attaccato, spatola e spugna ruvida, e con Angelo ci siamo dedicati anima e corpo a togliere tutto lo sporco dalla fiancata, con buon risultato. A un certo punto ha ripreso a piovere a dirotto, ma stavamo meglio noi in acqua che fuori alla pioggia.

In effetti, qui è iniziata la stagione delle piogge: speriamo che non capiti come dieci anni fa sul Lycia, quando siamo rimasti anche 2 settimane a bordo senza  poter scendere per l’acqua torrenziale che scendeva quasi continuamente, salvo brevi sprazzi di calma.

Lascia un commento