mercoledì, Luglio 24, 2024

Michele Zambelli – Agosto

Tratto da Naufrago per caso, di Michele Zambelli: ,<< …. L’anno prima , durante la traversata dell’oceano, nello scalo dell’isola di Madeira, avevo conosciuto  un personaggio magico Tommy. Passavo molto tempo, stupefatto, a guardare ciò che faceva con le corde. E una sera, dietro la serranda a Rimini, mi son preso la responsabilità di rifarmi da solo, con quell’arte semirubata, i nuovi attacchi del sartiame. Sono strato io a sbagliare, sono stato io a fa cadere l’albero. E’ stato un po’ umiliante come debutto, lo ammetto, anche perchè puoi giustificarti davanti al mondo come vuoi, dare la colpa a chi vuoi, ma non servirà a nulla: Il mare, silenzioso, è li che ti guarda, muto, e non puoi mentirgli!!….e ogni volta che incontro uno sbruffone, uno che racconta bugie anche a se stesso, mi fa tenerezza. Il mare, prima o poi, lo metterà a tacere!! è una delle cose più belle che ho imparato!…>>

Antonio  Penati, l’editore che naviga, mi aveva dato da leggere questo libro, e Michele  mi è subito piaciuto. Ho chiesto  a Chiara, che collabora con il frangente e cura l’impaginazione dei libri,  il contatto del navigatore, quindi ho scritto  a Giulia, che ho scoperto essere la moglie, e mi son messo  in attesa. Nel frattempo ho cercato qua e la notizie su di lui, e finalmente alcuni giorni fa mi ha chiamato, ho registrato la conversazione, ed anche se aspetto ancora sue notizie,  voglio iniziare a raccontarvi di lui.

Sbaglierei  se volessi trasmettere con la parola personaggio il senso letterale della vocabolo, perchè quando ho parlato con lui al telefono ho scoperto  che invece trasmette empatia, simpatia, e vien voglia di averlo come amico… e vorrei  incontrarlo di persona, anzi mi ha detto che potremmo vederci a metà strada,  a Bologna, così  approfondiremo molti aspetti del suo nuovo progetto di vita.

Nuovo, si,  perchè, a dir la verità, anche se mi è  dispiaciuto  sentire che il progetto della Vende Globe è naufragato, assieme alla sua ultima barca, ho scoperto che  dalla “ceneri” di quella esperienza è nata l’araba fenice, come capirete fra poco.

 

Ma chi  “era “ Michele Zambelli?

Un ragazzo, assetato di orizzonte, curioso e attento ad ascoltare quanto gli sta attorno: il mare, il vento, il cielo, gli uccelli, le persone. Occhi, orecchie e fiuto sempre accesi: un cercatore di infinito, un ragazzo di 31 anni nato e cresciuto a Galeata, un paese di 2000 anime, incastonato tra l’Appennino Romagnolo e quello Toscano. A un certo punto della vita ha scoperto di essere “assetato”. Ma la sete non può essere appagata fra i monti che circondano il paesino dell’Appennino forlivese. Cerca qualcosa di più. E così poco alla volta scopre il fascino del mare, dell’orizzonte libero, della vastità dell’Oceano….,

Michele sin da ragazzino è sembrato un “predestinato” perché nei suoi occhi si intravvedevano già gli orizzonti che ha poi incontrato. E quando si vede una tale determinazione è come fermare un’onda nel suo punto più alto. Non si può…

Quando lascerà la scuola, andando a cercare la sua libertà, in mezzo al mare, scriverà: <<…… “Avevo realizzato il mio sogno. Avevo visto in faccia l’infinito……..>>.

Purtroppo  lo stesso infinito che cercava e che aveva evidentemente trovato, sul mare, in regata sugli Oceani, dove Michele non è più tornato.

Ed è un peccato, perché nell’era degli ingegneri della vela, che calcolano che cosa fare, mangiare, dire per ogni miglia di corsa, ci vorrebbe una voce fuori dal coro, più vicino cioè alla vela delle lunghe traversate, delle tempeste e delle bonacce che non alla vela dei foil e delle velocità.

 

Il suo curriculum di velista, navigatore e regatante

Dal 2011 al 2017 ha partecipato a numerose regate, molte delle quali in solitario. E’ stato quattro volte campione italiano Classe Mini650. Ha vinto fra le altre la Arcipelago 650, la Sanremo Mini Solo e il Gran Prix d’Italia. Ha partecipato con ottimi risultati a regate internazionali come la TransGascogne (secondo nel 2011), la Le Sables-Les Acores (terzo Proto nel 2013), la Lorient Bretagne sud (secondo nel 2014). Nella MiniTransat, la traversata atlantica in solitario a bordo dei Mini, si è classificato decimo nel 2013 e sesto nel 2015 (secondo nella seconda tappa). Nel 2014 è terzo nel ranking mondiale di categoria. Nel 2017 ha partecipato alla Ostar in solitario a bordo di un Class 950. Dopo 2500 miglia percorse quando ormai mancavano circa 5 giorni all’arrivo, al largo di Terranova la sua barca era in seconda posizione di categoria ma ha avuto una collisione con un oggetto non identificato. Ha dovuto abbandonare la barca ed è stato soccorso con un elicottero. La barca tuttavia, è riapparsa 5 mesi e mezzo dopo, capovolta, su una spiaggia irlandese, 155 miglia ad est di Capo Loop, a 2mila miglia dal luogo del naufragio……

Leggeremo nel corso dell’ìntervista che questo sarà un messaggio subliminale….


L’intervista:

Come è nata l’idea del libro?

L’idea del libro è nata quasi per caso Nel primo lockdown, quando non poteva lavorare. «Ho iniziato a mettere insieme le mie esperienze con le barche ed è arrivata una cascata. Tutto è partito da Galeata. Come ho fatto a partire da lì e a fare la Mini Transat? E così ho messo insieme i pilastri delle mie avventure, tutte costruite grazie ai maestri che ho avuto la fortuna di incontrare. Io quei pilastri li ho costruiti fra i 16 e i 20 anni e spero di accendere la stessa scintilla nei ragazzi che mi leggeranno. Quando presentavo le mie regate nelle scuole ho incontrato tanti giovanissimi che ancora oggi mi scrivono per dirmi cosa fanno, che hanno comprato una deriva… Devo essere sincero, i ricordi più belli di quando navigavo sono legati alle persone che ho incontrato».

 

Ho letto che dopo la tua ultima avventura ti sarebbe piaciuto fare la Vende Globe, ti sentivi pronto, e avresti cercato uno sponsor, evidentemente le cose sono cambiate?

Si, mi sono accorto che nella vita ad un certo punto le cose bisogna prenderle di petto e saperle affrontare: dopo 15 anni che cerco dei finanziamenti non ho trovato nessuno che mi seguisse, che fosse disposto a finanziare un’impresa che costa molto: i tempi sono cambiati, e c’è la crisi.

Oggi  sono sereno, ci ho provato veramente tanto,  soprattutto quando vivi certe esperienze da molto giovane: avevo 19 anni la prima volta che ho attraversato l’oceano, ho capito che sarei stato contentissimo di continuare questo traguardo nuovo, perchè i traguardi vecchi li avevo già raggiunti, e  per tutto il mondo che mi stava  di fianco la Vende Globe sarebbe stata una esperienza incredibile, personale, ma adesso mi sento così forte da dire che voglio fare un altro progetto, diverso.

Mi son detto: cosa vuoi fare? hai fatto la mini, adesso ci sarebbe da fare la Class 40, poi l’Imoca 60, e poi? metti da parte l’ego del navigatore solitario!!

 

ma quali riflessioni ti hanno portato a cambiare vita?

Mi son chiesto: ma da dove sono partito? sono partito da un paese di 2000 persone, su in montagna, ho realizzato tutti i miei sogni, sono giovanissimo ancora, e ho le energie, i contatti, il ”carisma”, perchè queste sono cose che impari stando con le persone, gli amministratori, gli sponsor.

Alla fine sono riuscito a farmi seguire da un pubblico per realizzare un progetto che non è più di Michele Zambelli, che va in giro a fare carriera, per l’amor del cielo è bellissimo, ma l’ho fatto per più di 10 anni, e alla fine di grandi risposte in mezzo all’oceano, che sia oceano atlantico, o indiano, non le trovi.

Quindi le risposte le vai a cercare sulla terra dove sono adesso, e fare l’unica cosa che so fare, andare per mare ma in modo diverso, in una città che mi son trovato intorno, legata alla nautica, perchè Forlì è un centro della nautica, e assieme a  20-30 ragazzi voglio partecipare alla  realizzazione di  un  progetto interessante, ambizioso: NAVIGARE A VITA . E’  un progetto visionario, ma al tempo stesso concreto e stimolante, che creerà occasioni di incontro diretto con gli imprenditori, coinvolgendo e appassionando venti giovani forlivesi nel restauro e messa in mare di una barca destinata alla rottamazione.

Un progetto  molto innovativo per la parte che riguarda lo sviluppo elettronico, per il motore ( metteremo un motore elettrico), la parte di comunicazione del progetto, insomma stiamo insegnando un mestiere a dei ragazzi.

Capisci che la Vendee Globe è un bel sogno, ma queste sono cose che a livello di cuore mi gasano molto di più, mi appassionano di più, quindi il sogno come target ci sarebbe anche, ma la mattina non mi sveglio più pensando alla regata.

 

E il progetto su cu stai lavorando che tempi ha?

due anni di lavoro, nel 2024 variamo la barca, e da li inizieremo a navigare, con il sogno di arrivare a  New York.

La barca nuova, già in costruzione?

No  non costruiamo niente di nuovo, …ho fatto per tanti anni regate,  sempre  cercando di comperare una barca nuova, sognando una barca più moderna, materiali nuovi, appena costruita, ma nel 2021 mi son detto: qui c’è una pandemia, il mondo che va a rotoli, un inquinamento, e io chi sono per dirmi che voglio comperarmi una barca nuova perchè voglio vincere sugli altri.

Quindi il progetto nasce dal recuperare una barca, un vecchio rudere, una barca che ci hanno regalato  in acciaio,  un Reve d’Antille di 12 metri abbandonata qui al lido degli estensi, …abbiamo preso questo cadavere, lo abbiamo recuperato, c’è il restauro di una barca vecchia, per far emergere lo spirito educativo, far passare dei messaggi ai giovani.

Imbarcheremo 5 ragazzi alla volta……noi ci siamo dati come obbiettivo di arrivare a New York, che già un obiettivo ambizioso, perchè abbiamo il comune che ci da una mano per gli incontri con tutte le aziende,  ma trovare i soldi per mettere a posto una barca non è facile adesso…

Adesso  c’è un gruppo di 23 ragazzi di cui un 50%  che vanno già in barca , ma gli altri sono ragazzi normalissimi partecipano nel gruppo della comunicazione che magari hanno la passione per i social media, e si sono riuniti in un gruppo commerciale e  sono molto attivi: c’è la pagina instagram che ha fatto le brochure, sta facendo il  porta a porta nelle aziende forlinesi, quindi c’è si un aspetto velico, ma anche uno formativo, e per un progetto che è appena partito è già un passo avanti.

Ma l’impresa nella quale ti sei buttato è un ripiego o è una maturazione che hai fatto in base all’esperienza dell’ultimo imbarco??

no, è  assolutamente figlia dell’esperienza fatta, non è un ripiego, anche perchè l’ultima esperienza non è stata un’esperienza velica, naufragio, arrivare alla Ostar, poi naufragare, la mia barca che torna  indietro, tutta una serie di emozioni  che mi ha fatto riflettere, molto, e partendo da questa riflessione ho capito che dovevo tornare a lavorare nell’impresa di famiglia: la barca che torna indietro, questo è il primo vero input che mi ha dato il naufragio, provare a riprendere in mano quello si ha, che ti lasciano i genitori, e siccome abbiamo un’impresa che ha creato io nonno per la lavorazione della pietra, il primo desiderio appena messi i piedi a terra è stato di tornare a lavorare con la mia famiglia.

 

Quindi l’Italia ha si bisogno di navigatori, ma anche di chi si mette la saccoccia sulle spalle e porta avanti quello che eredita?

Certo,  da quattro mi dedico all’azienda di famiglia fondata dal nonno e giro l’Italia a realizzare pavimentazioni; comunque sono sempre in navigazione……via terra: i caselli d’autostrada hanno sostituito i promontori delle baie ma lo spirito è rimasto lo stesso, con lo sguardo sempre fisso sull’orizzonte, ma quello  fisico e umano. In edilizia, le squadre in trasferta vivono esperienze molto forti, c’è molta poesia, perchè nel fare le pavimentazioni c’è un lavoro antico, quasi magico.

Rinsaldare i rapporti con le persone, con i parenti, con gli amici, la nostra è un’azienda familiare alla terza generazione, non è facile, forse non avrei mai avuto i coraggio  di farlo per il timore di non riuscire, ma la spinta e il desiderio  che mi son ritrovato che mi ha dato la Ostar è  stata la vera molla.

Ciò non toglie che le barche siano la mia vera passione, però mi sembra i poter dire che quello che il mare poteva trasmettere me lo ha trasmesso.

Adesso tutta l’energia che mi son trovato è il grande regalo che mi ha dato il mare,  e qui a terra sto cercando di scaricarla nel modo migliore: quindi non è un ripiego, ma una conseguenza, tornando a lavorare da terrestre, guardando in faccia le persone, perchè facendo le regate vivi in un modo parallelo, dove i problemi più grandi diventano cambiare una drizza, piuttosto che  avere un bozzello più leggero.

E’  sicuramente un mondo affascinante, che ti educa, però  la gente ha bisogno di altro.


Naufrago… per caso
Michele Zambelli