martedì, Luglio 16, 2024

Sara Teghini – Aprile

  

Bologna: un freddo pomeriggio di marzo, all’angolo di un incrocio ho appuntamento con Sara, la navigatrice compagna di Omero Moretti. La ringrazio perché finalmente si è concessa per l’intervista, dopo una “corte” durata un anno ( d’altronde tutte le donne di un GRANDE UOMO sono prime donne), e  seduti al bar sotto i portici  onnipresenti in questa città ci siamo fatti una lunga chiacchierata.

Notavo che il dialogo si snocciolava fitto fitto, con piacevole continuità, e man mano che passavo da argomenti che riguardavano più la sua conoscenza come “navigatrice” ai suoi impegni durante le soste invernali (e non),  emergeva una persona che non sembrava certo vivere in barca.  Domande, risposte, non ho il tempo né di scrivere né di registrare, mi parla di consulenza, di Bloomberg, mi accenna ad un software di intelligenza artificiale che potrebbe rivoluzionare il mondo, <<…..chat.openai.com….>> ed onestamente non sono preparato a sostenerla, è una  materia che ho abbandonato anni fa per il …mare… il che mi mette in leggera difficoltà.

Abbozzo, le chiedo una dimostrazione sul software, le chiedo di farmi  vedere come l’intelligenza artificiale approccia i problemi, ad esempio per risollevare l’economia italiana, e in men che non si dica dal cellulare arrivano….. i carabinieri…. Noooo, scherzo, arrivano sette pagine di sviluppo di un progetto come risposta al mio quesito…

Rimango basito, la mia attenzione non è più sull’intervista, e così mi faccio coinvolgere sulla sua attività….segreta….altro che navigatrice…

Le chiedo scusa, non volevo essere impertinente nel provocarla, d’altronde sono uno scorpione, e con serafica flemma mi dice:<<…..anch’io sono uno scorpione…>>, e qui casca il palco…mi trattengo dall’abbracciarla.  Capiamo tante cose, l’empatia, la curiosità, la duttilità nell’occuparsi di cose che  sembrerebbe non avere niente in comune fra loro,  e quando riceve una telefonata perché ha un impegno, mi accorgo che sono passate quasi due ore… e ci lasciamo con l’impegno da parte sua di inviarmi l’intervista, di rivederci il 4 aprile magari anche con Omero, e me ne torno in macchina verso Verona.

Appena a casa chiamo Kevin a Londra, il “mio proselito” che lavora in Bloomberg, gli chiedo notizie su quel programma, e mi conferma che anche loro lo  stanno usando e che è nell’occhio del ciclone per la potenza quasi pericolosa che potrebbe riservare. Solo per riscontrarvelo:<< …Chat Gpt: si tratta dell’ultima frontiera dell’intelligenza artificiale, con capacità così rivoluzionarie che alcuni esperti si stanno chiedendo se sarà in grado di sostituirsi a Google e agli altri motori di ricerca, cambiando per sempre il futuro di internet e dell’umanità>>

Ecco… preferisco ritornare all’intervista che Sara mi ha inviato pochi giorni dopo, e dalla sua “epistola” potrete riscontrare la coerenza con quanto vi ho scritto…

Ciao Mario,…

Ma chi è Sara Teghini?

Ha studiato scienze internazionali e diplomatiche, indirizzo economico, master in statistica, ha lavorato come consulente per la programmazione economica, si è trasferita a New York con una borsa di studio alla Columbia University, ha fatto parte del gruppo di lavoro dell’ufficio del sindaco della città di New York,e….. e quando ha capito che quella non era la sua strada è tornata in Italia.

A 35 anni ha deciso di regalarsi la prima tratta di Oceano: Malaga-Canarie: doveva scendere a Lanzarote, ma è rimasta a bordo fino ai Caraibi. Durante la traversata ha conosciuto Omero via radio, poi l’ha incontrato ai Caraibi……..e i puntini si sono uniti….

Se è vero che dietro ad un grande uomo c’è una grande donna, qual’e’ il tuo più grande pregio…. di donna?

Mario Mario…. Mi fai cominciare subito con il botto. Avresti mai fatto questa domanda a un uomo? “Qual è il tuo più grande pregio di uomo?”. Non credo…

Non voglio essere puntigliosa, ma sfatiamo subito tutti i luoghi comuni per favore! Da qui avrai capito che il mio più grande pregio (e difetto) è dire quello che penso.

Cosa ti ha fatto mollare tutto per seguire il tuo nuovo destino? Il mare? La barca? L’oceano? Omero?

Sicuramente la barca. L’idea di vita semplice che rappresenta, dove semplice non vuol dire senza problemi, ma senza inutili orpelli e complicazioni.

Cosa ti ha colpito di Omero per farti mollare tutto?

Non è stato Omero! Ahahah… Va bene dai, questa te la concedo. Non avevo navigato molto prima di Omero, ma già avevo capito che ci possono essere tanti modi di approcciare la vita di mare. Non mi piaceva quello da regatante e non mi piaceva quello da banchina. Con Omero ho conosciuto anche il suo andar per mare: schietto, sincero, da viaggio, e ho capito che era anche il mio. Ma avevo già “mollato”.

Come sei cambiata da donna di terra a donna di mare?

Il più grande cambiamento in me è stato diventare più assertiva, non trattenermi dal dire e fare cose per paura del giudizio. Credo che derivi dal fatto che il mare ti insegna a fidarti del tuo istinto, a non avere vergogna delle tue paure e neanche di far vedere che sei capace a fare le cose.

Femmina? Donna? Professionista/economista?

Tutto direi, ma sicuramente con un approccio diverso. Ormai la mia vita sono il mare e la barca, ma non sono un’eremita. Vivo nel mondo, pur guardandolo magari con più distacco. Ho la fortuna di poter “scegliere” ogni tanto qualche consulenza per la mia professione di prima, con persone che mi conoscono e apprezzano il mio lavoro, ormai abituate dal post-Covid a un po’ di sano smart working. E in futuro, chissà.

Certo che l’esperienza che ti eri fatta ti aveva portato a contatto con tutt’altre problematiche…difficile cambiare scenario?

Per me necessario. Quindi difficile, sì, ma in un certo senso anche liberatorio. Io ho proprio avuto una “crisi etica” ad un certo punto della mia vita: mi sentivo parte di un meccanismo rotto, di cui non condividevo più il fine. Andare avanti per quella strada avrebbe voluto dire abbassare la testa e trattenere il respiro: avrei potuto farlo… credo che tanti lo facciano. Sono stata fortunata, perché non avevo vincoli familiari e neanche troppi problemi di denaro, quindi mi sono potuta permettere di affrontare il cambiamento con relativa calma. C’è da dire che tante persone che hanno anche meno problemi di denaro non lo fanno, il cambiamento, quindi pur essendo condizione necessaria non è sufficiente, ma non mi sembra giusto omettere che è una delle problematiche da affrontare.

Antonio mi ha detto che sei tu l’anima di Moretti. Ti ci riconosci? come ti vedi e ti senti in questo ruolo?

Antonio dice così perchè non conosce bene Omero 🙂 io sono solo la persona attraverso la quale lui comunica con tutti quelli che non sono nel pozzetto… Omero è bravissimo con le persone, ha tanta anima e non ha paura di metterla in mostra, ma appunto ha bisogno che le persone siano lì con lui nel suo mondo, a bordo. Io cerco di portare “l’omeropensiero” fuori dal pozzetto di Freya.

Ti piace scrivere?

Moltissimo, da sempre. Ogni tanto negli ultimi anni ho avuto la fortuna dei scrivere alcune cose che mi hanno fatto provare quelle sensazioni descritte dai veri grandi scrittori. Mi ricordo che Salinger e Bukowski scrivevano che una volta messi i pensieri su carta si sentivano liberati, come in una catarsi. Lungi da me paragonarmi… ma alcune cose che ho scritto mi hanno fatto sentire esattamente così.

Le metto qui così se qualcuno ha voglia di leggerle..

  • Nave spaziale Atlantico

https://omeromorettivela.it/2019/08/nave-spaziale-atlantico.html

  • Il secondo in comando

https://omeromorettivela.it/2019/03/il-secondo-in-comando.html

Beh, poi ci sono i diari di bordo… per me i pensieri dell’alto mare, quando hai abbastanza lucidità da metterli a fuoco e scriverli, sono una cosa meravigliosa. E’ come se arrivassero da un altro pianeta.

  • Diario di bordo traversata atlantica est-ovest

https://omeromorettivela.it/tag/traversata-2016

Rimpiangi qualcosa della vita di prima?

No.

Chi è la donna di un navigatore: quali caratteristiche la distinguono ? È il mare? O la barca?

La donna di un navigatore deve essere una navigatrice, perché la scelta di vivere in mare a mio avviso è troppo forte per essere fatta per amore di qualcuno. La devi fare per te, e avere la fortuna di trovare qualcuno che la condivide.

La tua filosofia di vita….. e la tua indole? È’ proprio l’amore che muove il mondo?

Oddio, non ci ho mai pensato! Credo che la mia indole sia razionale e riflessiva, anche se spesso mi ritrovo a fare cose irrazionali, esagerate e istintive. Magari fosse l’amore a muovere il mondo…

La paura: sai cos’è?

Sì, io sono una persona che ha paura di molte cose. Per questo credo di essere veramente coraggiosa, perché faccio anche le cose che mi fanno paura. Chi non ha paura è solo sprovveduto, non coraggioso.

Poi è ovvio che va saputa gestire… Mi ritengo brava a gestire le situazioni di tensione, e anche questo è un esercizio che il mare ti costringe a fare. In mare la paura non può esistere in quanto tale, mi dice sempre Omero: ce l’hai prima che ti arrivi addosso il problema, ma non la senti perché sei concentrato a prepararti. Durante la burrasca non puoi avere paura e non ce l’hai, perché sei concentrato a gestire la situazione. Dopo, quando la burrasca è passata, puoi pensare alla paura che hai avuto, ma è solo un ricordo. Come la scia, si chiude, non lascia traccia visibile. Lascia forse una traccia invisibile, “un solco lungo il viso come una specie di sorriso”, che i marinai riconoscono uno nell’altro.

Rifaresti le stesse scelte ? Cosa forse non faresti? O cosa faresti ancora? Ti senti realizzata?

Aiuto che domanda! Rifarei tutto diversamente, per vedere cosa sarebbe successo. Forse esattamente le stesse cose… Mi sento serena. Qualsiasi cosa faccia, la faccio al massimo delle mie possibilità e per quanto possibile distaccata dal risultato. Di più credo che ne non ci sia concesso.

Raccontami di quando hai passato Gibilterra la prima volta. L’Oceano è come pensavi?

E’ un ricordo vivissimo, ancora quasi fisico e sensoriale, spero di non perderlo mai… Non tanto il passaggio di Gibilterra, che la prima volta fu a motore e per quanto emozionante abbastanza simile ad altre esperienze. Quello che mi ricordo di più è la seconda notte fuori da Gibilterra, al largo delle coste del Marocco. Non ero di turno e stavo dormendo in cuccetta. Ho avvertito la barca muoversi in maniera diversa, come un cavallo che morde il freno, e sentito un gran trambusto. Il tempo di vestirmi e uscire ed è stata la meraviglia. Era entrato il cosiddetto Aliseo Portoghese, quel favoloso vento da nord che mai più ho avuto la fortuna di incontrare. Il comandante (che non era Omero, ero su un’altra barca) era uscito velocemente a tangonare il genoa e mettere le vele a farfalla per prenderlo tutto. Sulla scia il plancton brillava, la luna era quasi piena e quella luce se la conosci sai com’è… La barca non navigava, volava. E stato amore.

Hai dato più tu al mare o il mare a te?

Per forza di cose il mare a me. Il mare ha tutto da dare, noi cosa mai potremmo dargli? Al massimo rispetto. 

Come vivi la promiscuità a bordo? E gli spazi stretti?

Anche questa domanda non credo che l’avresti mai fata a un uomo, ma va bene… Gli spazi non sono mai stati un problema. E’proprio un elemento che non mi crea alcuna problematica. Freya secondo me è una barca molto comoda.

Idem per la promiscuità. Omero mette regole ferree a bordo per il rispetto degli spazi e degli altri, e non ci sono mai stati problemi.

Che sensazione che provi quando sei in mare? E quando sei a terra ti manca il dondolio della barca?

Certo che mi manca il dondolio, e non solo il dondolio. Penso che per tutti quelli che navigano la cosa sia la stessa: in mare non si vede l’ora di arrivare, tutti gli sforzi sono tesi all’arrivo, si è felicissimi di avvistare e toccare terra, si brinda, si festeggia, si lava la barca e poi si vorrebbe ripartire subito. E’ una maledizione.

Cosa ti piacerebbe fare che non hai ancor fatto?

Navigare in solitario.

Perché secondo te ci sono poche donne che navigano?

Siamo così sicuri di questa cosa? Io non ne conosco tanti nemmeno di uomini che navigano. Conosco tanti uomini che hanno la barca, più uomini che donne, certo, ma la usano per andare a fare due bordi, a fare la spaghettata in rada, le vacanze con la famiglia. Quelli che conosco e che navigano sono quasi tutti in coppia eterosessuale, e quindi esattamente tanti uomini quante donne.

Gli uomini sembra che facciano di più perchè, in barca come altrove, gli uomini fanno sempre pesare tutto quello che fanno….ahahhaha. Faccio un esempio: Omero cambia i filtri, io pulisco la barca.

Omero: “eh ho dovuto ricambiare i filtri, ho preso quelli della marca che non vanno bene, lì in ginocchio, svita, rimonta, queste barche ti danno sempre da fare”.

Io: “che bello ho pulito la barca” (e magari sono stata piegata in sentina tre ore).

Chiaramente anche questa è una provocazione, ma solo in parte.

Omero non parla di giro del mondo…e per te è un richiamo?

No, anche io sono un’amante del Mediterraneo come Omero. Certo l’oceano è un’altra cosa, e mi manca… Chissà, forse tra un po’ cambierò idea.

Parteciperesti ad un giro del mondo? con un’altra barca? Con donne o con uomini?

Sì, non è uno dei miei desideri, ma potrebbe succedere. Secondo me il giro del mondo si fa in due però, anche se navigare in due è faticoso non mi immagino di farlo in equipaggio, faccio molta fatica a fidarmi.

Raccontami il personaggio che più ti ha colpito.

Ho dovuto pensarci molto. Non è un singolo personaggio quello che ti racconto: mi colpisce sempre tanto la varietà dei modi in cui le persone si approcciano al mare. Ne sono irrimediabilmente attratte, eppure in molti non si fidano, non riescono ad abbandonarsi. Questa tensione nelle persone mi affascina, è in quei momenti di torsione delle aspettative e dei desideri che vengono fuori pezzetti di verità.

Meglio di tutti l’ha descritto Melville nell’incipit di Moby Dick. Non proprio l’incipit… subito dopo il “Chiamatemi Ismaele” Melville descrive come nessun altro è mai riuscito a fare esattamente questo rapporto di attrazione e sospetto che le persone provano per il mare:

Fate un giro per la città in un sognante pomeriggio domenicale. Andate da Corlears Hook a Coenties Slip, e da lì, oltre Whitehall, verso Nord. Che cosa vedete?

Appostati come silenziose sentinelle tutt’intorno alla città, migliaia e migliaia di mortali se ne stanno assorti in fantasticherie oceaniche.

Alcuni appoggiati alle palizzate, altri seduti alle estremità dei moli. Altri spingono lo sguardo oltre le murate delle navi venute dalla Cina, altri verso l’alto, fra il sartiame, come nel tentativo di ottenere un’ancor migliore vista sul mare.

Ma sono tutti esseri di terraferma, rinchiusi gli altri giorni feriali tra assi e intonaco, legati ai banchi di bottega, inchiodati agli scranni, avvinti alle scrivanie. E allora perché questo? Non ci sono più prati verdi? Che cosa fanno qui?

Ma guardate! Ecco altre folle che si dirigono a grandi passi verso l’acqua come per tuffarsi. Strano! Niente le soddisfa se non il limite estremo della terraferma.

 Oziare al riparo ombroso di quei capannoni laggiù non basterà. No.

Bisogna che si accostino all’acqua quant’è possibile senza cascarci dentro. E se ne stanno là… miglia di loro… leghe di loro.

[…]

C’è qualcosa di magico in questo. Prendete l’uomo più distratto del mondo quando è immerso nelle sue fantasticherie più profonde: mettetelo dritto sulle gambe, fategli muovere i piedi e lui, infallibilmente, vi condurrà all’acqua, se c’è acqua nella zona. Fatelo questo esperimento, se mai vi capiterà di soffrire la sete nel gran deserto americano, sempre che la vostra carovana disponga di un professore di metafisica.

Sì, come tutti sanno, meditazione e acqua sono coniugate per sempre

Quando vi fermate con la barca in un porto/marina nuovi, cosa cerchi?

Che bella domanda questa. Mi viene da rispondere con un elenco di cose materiali: acqua dolce, un buon caffè, poco rumore, un negozio di verdure vicino, buon segnale del telefono, un bel posto dove fare una passeggiata. In realtà mi accorgo che cerco sempre di capire le persone del posto, come sono e cosa fanno quando noi non ci siamo. Le barche e i loro equipaggi sono un corpo estraneo, soprattutto per i porti piccoli e non proprio dedicati al diporto. Arriviamo da foresti, quasi tutti pensano sempre che se abbiamo la barca siamo ricchi, ce ne stiamo lì a lucidare oblò e acciai, pensiamo prima alla barca che a noi stessi, ci guardano un po’ strano. E quindi il detto di avere un amico in ogni porto è proprio azzeccato e sottolinea un aspetto molto importante di chi vive navigando… Noi con la nostra barca siamo a casa ovunque, ma dobbiamo farci voler bene da chi ci accoglie.