martedì, Maggio 12, 2026

Invasi per barche: come evitare danni e scegliere quello giusto


La barca, durante una burrasca di Bora è caduta dall’invaso

Come scegliere e controllare l’invaso per la barca evitando danni. Errori da evitare, posizionamento corretto e sicurezza in cantiere
Ci sono burrasche che toccano intensità eccezionali e queste non si sentono solo in mare, ma anche a terra. Venti da 60-70 e più nodi oggi sono meno eccezionali di ieri e quando arrivano fanno danni. Tutti noi abbiamo visto le immagini di decine di barche cadute dagli invasi dopo il passaggio di una perturbazione violenta.

Una barca che cade dall’invaso riceve danni importanti e, per quanto le assicurazioni possano ripagare le riparazioni, sempre di riparazioni si tratta, quindi l’obiettivo deve essere quello di non incorrere in certi incidenti. Il sistema migliore per evitare la caduta della barca dall’invaso è quello di avere un buon invaso e che questo sia ben assicurato.

Nella scelta del cantiere dove tenere a terra la propria barca dovremmo valutare anche la sua esposizione ai venti. Ci sono zone dell’Italia che sono particolarmente soggette a venti molto forti, vedi Trieste con la Bora. In queste zone ci sono posti dove il vento si sente di più e altri che, invece, sono più riparati. Questa considerazione dovrebbe far parte degli elementi che si prendono in considerazione quando si sceglie il luogo dove tenere la propria barca d’inverno.


Una barca su di un invaso evoluto. Questo non ha i tacchi, ma delle selle che garantiscono una migliore distribuzione del peso

Perché tenere la barca a terra d’inverno
Ci si può chiedere perché bisogna tenere la barca a terra d’inverno se ci sono pericoli che questa venga gettata a terra. Non è meglio tenerla in acqua? Il gelcoat e la vetroresina in generale non sono completamente impermeabili e lasciano passare, con il tempo, dell’acqua. Quella stessa acqua che, se incontra resine non di particolare qualità, innesca il fenomeno dell’osmosi, ma anche quell’acqua che rende la barca più pesante.

Quando una barca esce nuova dal cantiere ha una percentuale di acqua tra le stuoie del 2%; dopo pochissimi anni quella percentuale può salire oltre il 10%, tanto peso in più che rallenta e rovina la barca. Tenendo la barca a secco per qualche mese durante il periodo in cui non si usa, la barca si asciuga e la giusta percentuale di umidità si ristabilisce.

Ad ognuno il suo: scegliere e usare correttamente l’invaso
Ogni cantiere, sede principale dei nostri lavori invernali, ha a disposizione per i propri clienti un numero limitato di invasi, più o meno grandi in base alla dimensione dell’azienda a cui ci rivolgiamo per i nostri servizi di manutenzione.

Di norma la stragrande maggioranza degli armatori si affida agli invasi del cantiere per sostenere la barca durante la sosta a terra. Talvolta, in base agli accordi presi, è possibile richiedere di parcheggiare lo scafo appoggiandolo su un invaso di proprietà. Quest’ultima soluzione, adottata da molti armatori di barche premium, permette di avere un invaso su misura.

Il problema dell’invaso sbagliato
Quando si porta la barca in cantiere ci sono due pericoli che potrebbero provocare danni molto seri: A) che la barca venga poggiata su un invaso non adatto; B) che chi fa l’operazione non sia capace di farla e sistemi la barca in modo errato.

Se l’invaso è troppo piccolo, la barca non scarica bene il suo peso a terra e soffre. Già gli invasi con i quattro puntelli e tacchi di legno non sono l’ideale perché non distribuiscono il carico, ma lo concentrano in soli quattro punti, quelli dove la barca poggia sui tacchi. Se questi sono piccoli, costruiti per barche di dimensioni diverse da quella che si trovano a sostenere, è un problema.

I tubi di acciaio che costituiscono l’invaso sono della sezione appropriata a reggere un certo peso; se ci si mette una barca molto più grande, con un peso molto maggiore, la cosa non funziona e si rischia che l’invaso si accartocci sotto il peso della barca. Inoltre l’invaso sarà più corto e i tacchi troppo vicini.

Il secondo problema è come si posiziona la barca sui tacchi. Se l’invaso è giusto, i tacchi dovrebbero corrispondere alle paratie che rappresentano uno dei punti di forza dello scafo. Se i tacchi non sono in corrispondenza dello scafo, si vedrà come dopo qualche mese lo scafo si sia deformato creando un avvallamento dove sta il tacco.

Non è una cosa così rara da vedere. Se si va in un cantiere con molte barche e si guarda lo scafo di qualche barca lasciata molto tempo a secco, non è difficile vedere come lo scafo si sia deformato. Se i tacchi non corrispondono alle paratie, gli operai dovrebbero fare qualcosa per assicurarsi che il peso sia distribuito sulla maggior superficie possibile, ponendo delle assi di legno particolarmente robuste tra un tacco e l’altro, in modo che il peso dello scafo sia distribuito su tutta l’asse, oppure mettere delle selle che accolgano lo scafo da una parte all’altra.

Logicamente, se la barca ha il suo invaso, i tacchi saranno nei punti giusti e sicuramente ci saranno delle selle o delle travi che vanno da un tacco all’altro.

Controlli, posizionamento e sicurezza dell’invaso: la sella fa la differenza
Ogni imbarcazione viene appoggiata a terra scaricando il peso della stessa sulla chiglia; successivamente, di norma, viene sorretta nei pressi delle paratie e dunque dei punti di forza dell’opera viva, in quattro o più punti laterali, tramite puntelli regolabili in altezza.

Tale soluzione di sorreggere lo scafo solo in determinati punti è conseguente alla scelta di un invaso adattabile a più scafi e dunque con parti mobili regolabili. La soluzione migliore per non sforzare troppo la chiglia e scaricare una parte del peso anche sulla carena è la cosiddetta sella, una fascia di acciaio o legno che avvolge e sorregge da parte a parte in due punti l’imbarcazione.

Il peso viene scaricato su una superficie maggiore ed è dunque una soluzione migliore rispetto ai puntelli, anche se il carico non è mai troppo, onde evitare che pesi eccessivi sulla carena possano deformare lo scafo, in particolar modo nei punti di giunzione con la chiglia.

Il controllo dell’invaso
Controllare il trespolo su cui verrà poi appoggiata la barca è un’operazione obbligatoria per essere certi di non avere brutte sorprese e lavorare in sicurezza. Di norma un buon invaso è costruito in acciaio zincato con tubi di sezione quadra da 10 cm di diametro e uno spessore compreso tra 3 e 5 millimetri.

La zincatura è presente anche all’interno dei tubi, le saldature dei profilati più alti sono rinforzate da appositi supporti che irrigidiscono la struttura, la larghezza supera di poco il baglio massimo dello scafo e la sella lo avvolge sino alle linee di galleggiamento. In presenza dei puntelli, senza una sella ad hoc, questi sono regolabili in altezza con perni di bloccaggio da 10 mm di diametro e teste con snodo orientabili.

Nell’invaso nel modo corretto
L’operazione di varo e insellaggio dello scafo è un’operazione delicata. Il gruista addetto al travel lift dovrà accertarsi che le fasce siano nei posti giusti. C’è il rischio che queste vengano poste in corrispondenza delle finestrature laterali senza mettere delle protezioni o, ancor peggio, sopra il cavalletto dell’asse dell’elica o sull’elica del log.

Le barche moderne hanno sempre dei segni sullo scafo che indicano dove mettere le fasce. Una volta alata, la barca viene trasportata sull’invaso dove deve essere posta leggermente appoppata, in modo da garantire il deflusso dell’acqua piovana del pozzetto e, come detto, i tacchi devono essere in corrispondenza delle paratie.

Dei supporti vanno messi anche a poppa e a prua e sotto la chiglia. È importante anche l’orientamento con cui la barca è messa sul piazzale: soprattutto in zone di venti dominanti forti, la barca deve essere messa sull’asse del vento con la prua contro di questo.

Misure eccezionali
Se la barca si trova in una zona di venti intensi, sarebbe bene assicurare l’invaso al terreno con dei tiranti e la barca all’invaso con delle fasce o portando le drizze sino a terra e assicurandole al terreno.

Tutto questo funziona se le barche sono ben distanziate, ma se, come accade a volte, le barche sono ridossate le une alle altre e non sono in sicurezza, ci sarà poco da fare se una decina di barche cadono a domino e vanno a sbattere contro la nostra barca. Ma questo dipende tutto dalla serietà del cantiere.