Giorgio Daidola – Maggio

Questo mese parliamo di Giorgio Daidola: navigatore? alpinista? montanaro? sciatore? professore?

Chi lo conosce, chi ha letto i suoi libri sicuramente può riconoscere in lui un adepto in ognuna di queste passioni, ma io vi racconterò di lui solo come navigatore, perchè  in questa rubrica , RTM, il mare fa la parte del  leone, e nei suoi tre libri pubblicati dal Frangente troviamo il piacere di navigare lungo una rotta che tutti vorremmo intraprendere..

  • Viaggio in Mediterraneo
  • Dal Mediterraneo alle Azzorre
  • La chiusura del cerchio

Ha iniziato a navigare in Mediterraneo  nel 1975 con un Ranger 29, la Betemps,  e poi con la sua attuale barca, il Gladiateur Zeffiraglia, lunga 10 metri e costruita nel1978,  a cui è affezionatissimo.

A onor del vero, anche se  lo presento come navigatore,  gli va  riconosciuta  la sua capacità   di abbinare i piaceri della montagna con quelli del mare, riscoprendo sentieri abbandonati lungo le coste, inerpicandosi sulle cime più alte delle sole, facendo free climbing e discese con gli sci, come quella stravagante  sulla lava della Sciara del fuoco di Stromboli.

Ma quando gli è nata la passione per il mare?  E’stato un suo amico sciatore, nel 1975 , a fargli fare alcuni bordi con la sua barca ed è stato  amore a prima vista.

Ha così scoperto che sia  l’andare per  mare o che le avventure sulle montagne gli consentono di vivere emozioni forti, perchè ambedue sono ambienti naturali  stupendi , dove prevale il senso della sfida, non solo con gli elementi, ma anche con se stessi, dove le sensazioni forti danno adrenalina: la paura, la velocità del vento ma anche il piacere della lentezza.

Racconta che in barca il concetto di velocità è relativo, come andare a piedi o correre, un “andare” naturale, dove si possono ritrovare le dimensioni di ciò che ci circonda, e la “lentezza” della navigazione ben la si apprezza  in mezzo all’oceano, dove si scopre che l’orizzonte non è un limite ma un trampolino di partenza…e si gusta quel piacere di vivere in libertà che oggi  è sempre più difficile…

Leggendo i suoi tre libri di mare riusciamo a capire lo spirito che anima l’autore, sempre in cerca di stimoli, pur nell’indecisione di scegliere fra mare e montagna, tant’è che non  rinuncia ne a questo ne a quella, riuscendo a trovare il profumo della quota sui sentieri  che conducono sulle cime più alte delle isole dove approda.

Viaggio in Mediterraneo: nel 2013 pubblica il racconto di un percorso che in 5 anni lo ha portato lungo un itinerario ideale, vagabondando, da Finale Ligure all’Egeo; una lenta crociera, attraverso il mare più bello del mondo, ricco di storia , di natura e di cultura, dove si manifesta l’aspetto di gran lunga più importante di questo modo di vivere la crociera, ossia la possibilità di incontrare persone eccezionali con le quali vivere brevi ma intensi rapporto umani.

Ci troviamo immersi nel cuore del Mediterraneo in luoghi alla portata di tutti, lungo un percorso fatto a più riprese da un velista-viaggiatore che un giorno decide di lasciare il proprio ormeggio, per fare prua verso est, senza obiettivi precisi, regalandosi il tempo necessario per conoscere e assaporare appieno il fascino unico di questo mare. Così naviga in lungo e in largo in Egeo, soprattutto tra le isole della Grecia e della Turchia, raccontate con l’occhio curioso e indagatore di un giornalista-viaggiatore, che ama soffermarsi con  le persone native del posto ed i personaggi che popolano il mare per  farsi raccontare le loro storie. Così  ci porta anche a conoscere i luoghi al di là del porto,  nell’entroterra, percorrendo tratti di  stupendi itinerari naturalistici, come ad esempio la Via lycia.

Racconta: dopo “Viaggio in Mediterraneo, con il secondo libro di  mare,  riparto a caccia di emozioni a bordo di Zeffiraglia per un’avventura che dall’Adriatico si è conclusa nel bel mezzo dell’Atlantico. Non è stato soltanto l’innegabile piacere di una vera traversata, una traversata oceanica, ma anche la scoperta di un vasto arcipelago ancora incontaminato, un tuffo in un paradiso terrestre e tanti incontri importanti, di quelli che danno un senso al viaggiare”.

Nel 2008, quando ho lasciato il comodo ormeggio di Finale Ligure, non pensavo certo di superare le Colonne d’Ercole. Mi è bastato volgere la prua verso l’oceano per cambiare idea. È stato come un colpo di fulmine giovanile, come entrare d’improvviso in un altro mondo, tanto spaventoso quanto affascinante, ignoto e immenso. Così è nato un nuovo sogno, è stata posta una nuova meta: le Azzorre.

 

E così  nel 2018 pubblica Dal Mediterraneo alle Azzorre, altri 5 anni   di crociere a tappe, con il passaggio alla maturità dell’oceano e con la scoperta di quel paradiso terrestre che sono quelle  nove isole nel bel mezzo dell’Atlantico.

….nel febbraio 2016 sono ritornato a casa dalla lunga traversata in sci del Finnmark norvegese con due dita congelate, causa temperature in tenda di -35 gradi.  L’incidente mi ha fatto capire che il mio grande sogno di attraversare in sci la Groenlandia lungo l’itinerario di Nansen era meglio rimanesse tale. Ho quindi cercato di dare significato alla mia sete di avventura progettando una traversata di tutt’altro tipo ma sotto molto aspetti anch’essa impegnativa, almeno per me: affrontare l’Atlantico dal Portogallo, dove ero arrivato con la mia vecchia barca dopo molti anni di vagabondaggi mediterranei. Prese così forma l’idea un po’ pazza di raggiungere le Azzorre. Una traversata delicata di circa 820miglia marine, con venti dominanti contrari. Con la mia barca la traversata avrebbe avuto una durata di almeno 7 giorni di mare. Non avevo alcuna esperienza al riguardo: in Mediterraneo la più lunga traversata che avevo fatto si era conclusa in circa 48 ore.

     Ho dedicato parecchio tempo e speso parecchi soldi per preparare la barca a questa traversata, equipaggiandola con un Windpilot, uno dei migliori timoni a vento, di un telefono satellitare e di tante altre diavolerie. Il 17 giugno 2017 sono finalmente partito, in compagnia di Keith Edwards, un coriaceo gallese, e di Miguel Sousa, un simpatico portoghese innamorato delle Azzorre.

     Abbiamo impiegato come previsto 7 giorni per raggiungere São Miguel, la più grande isola delle Azzorre. I primi quattro sono stati i più difficili. Onde di prua alte tre metri e 25 nodi di vento da nord ovest ci hanno impegnato parecchio in una faticosa bolina. Partiti da Lagos nel sud del Portogallo, la nostra strategia è stata di portarci il più a nord possibile, circa 50 miglia rispetto alla rotta ideale, in modo da poter avere venti più favorevoli nella seconda parte della traversata. E così è stato. Negli ultimi 4 giorni abbiamo potuto surfare sulle onde oceaniche con il gennaker e godere di quello stato di grazia di sentirsi bene nell’immensità dell’oceano. È stato un passaggio ad una dimensione diversa del navigare, ho capito che le lunghe traversate in barca a vela sono innanzitutto delle stupende avventure dello spirito. Quando finalmente sono sceso barcollando sul pontile del piccolo marina di Vila Franca do Campo ho provato un’emozione fortissima, una sensazione di appagamento simile a quella di raggiungere una cima agognata.

C’era nell’aria qualcosa di magico, di idilliaco, in quell’isola in mezzo all’Atlantico, stavo per scoprire un mondo nuovo.  Pensai istintivamente che Zeffiraglia, la mia barca, sarebbe rimasta parecchio in questo arcipelago che ricorda un paradiso perduto.  Era il 23 giugno, domani sarebbe stato il giorno di San Giovanni, patrono sia  di Vila Franca che di Torino, la mia città natale. A Vila Franca era appena iniziata una grande festa per le vie dell’antica cittadina. Sarebbe durata tutta la notte e quella successiva. Abbiamo cantato, ballato con gli azzorregni, gente fantastica e ospitale, cosi distante dal nostro stressante modo di vivere. Per un attimo abbiamo toccato la felicità.

Infine, nel 2021, pubblica La chiusura del cerchio, le sue ultime avventure atlantiche e caraibiche vissute sempre con lei, la sua vecchia Zeffiraglia. Lo fa sempre  con il suo stile da marinaio di terra, privilegiando il piacere degli incontri e l’incanto, dove ancora esiste, dei luoghi visitati. Racconta la sua prima traversata atlantica, le sensazioni provate in ventisette giorni di oceano. Ma anche i suoi progetti, i suoi sogni senza età, che lo inducono a fare i conti con il tempo che passa e lo riportano alle origini, alle alte pressioni della giovinezza. Senza indulgere alla nostalgia si affacciano allora ricordi importanti, schegge di sentimenti tumultuosi, crude confessioni sui perché profondi di una passione. Chiudere il cerchio non significa però vivere in un oceano di ricordi e di immagini che con il tempo si confondono e diventano irreali. Significa continuare a sognare, a stupirsi, a scivolare sull’acqua o sulla neve lasciando una traccia pura, quella che ci consente di trovare la via del ritorno e di sentirci ancora una volta liberi di godere della bellezza.

Un ultimo libro potente, quello della maturità.

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