Il carattere meteo di un Mediterraneo che cambia

……e adesso torniamo a parlare di meteo, perchè molti amici mi hanno espresso interesse all’argomento.  Cerco così di approfondire tutto ciò che ci può aiutare a capire la meteorologia, perchè sto riscontrando che per fortuna molte riviste del settore insistono sull’argomento, il che mi fa piacere perchè aiuta a  migliorare la sicurezza di chi naviga.

Riprenderò argomenti già toccati, repetita iuvant, anche al solo scopo di abituarci a sentire certe parole, certe metodologie, a conoscere strumenti e tecniche per la  prevenzione.

     

Negli anni recenti il Mediterraneo ha manifestato un carattere nuovo e per molti versi sconosciuto: i violenti fenomeni temporaleschi verificatisi in Corsica la scorsa estate…… le anomalie meteorologiche di un autunno mite e anticiclonico per lunghi periodi……. le più rare perturbazioni di origine atlantica……. l’elevata temperatura superficiale del mare e molti altri fattori inducono a pensare che davvero il tempo nel Mediterraneo abbia cambiato carattere. Una tendenza più evidente negli ultimi anni, e chi opera nell’ambito dei servizi meteo ed ha un quotidiano dialogo con i vari attori dell’ambiente marittimo ha  riscontri frequenti e puntuali di quanto stia accadendo. Entrare nel merito dei cambiamenti climatici su scala globale è tema che va approfondito,  e va preso atto come negli anni recenti il Mediterraneo abbia manifestato un carattere nuovo e per molti versi sconosciuto, un argomento che dibattono non solo i ricercatori ma anche la “gente di mare”.  Interagendo con i comandanti di yacht e navi, con gli operatori di porti e approdi, con i professionisti dei lavori e trasporti marittimi, ci si rende conto di quanto importante sia oggi la comprensione di questo mutamento in relazione alle decisioni operative che ognuno, nel proprio ambito, deve saper assumere. Anche i più esperti pescatori, che a bordo di un peschereccio sono abituati da sempre a cogliere i segni di un cambiamento del tempo all’orizzonte attraverso la propria sensibilità e capacità osservativa, si dicono sorpresi e in difficoltà.

CON UN METEO CHE CAMBIA CAMBIANO LE TECNICHE DELLA NAVIGAZIONE METEOROLOGICA: se il meteo si comporta in modo anomalo, inevitabilmente si devono adattare le tecniche e le decisioni di navigazione meteorologica. L’esperienza ha insegnato quali siano le rotte e i ridossi più sicuri in base ai flussi dei venti dominanti come il Maestrale, il Libeccio, lo Scirocco e gli altri venti del Mediterraneo. L’arrivo di una burrasca, grazie ai modelli meteorologici e ai bollettini sempre più dettagliati, è in genere ben “fotografata” dai diversi centri meteorologici.  L’alternanza tra i sistemi di tempo perturbato e le condizioni maneggevoli è un elemento piuttosto consueto ma ciò che oggi stupisce è la frequenza di fenomeni intensi a carattere locale come i groppi temporaleschi, in sviluppo e movimento assai rapido, che si sviluppano in condizioni meteo marine generalmente maneggevoli. Questo è un fattore che può sorprendere molti.

FORECASTING AND NOWCASTING Le due tecniche di monitoraggio meteorologico viaggiano in parallelo e si integrano costantemente.  FORECASTING :le previsioni dei modelli e dei bollettini indicano le condizioni meteo marine attese su una determinata zona di mare nelle prossime 6/12/24/48 ore, fino a 5 giorni. NOWCASTING: metodo che  punta, attraverso le immagini satellitari, il radar, il lightning detector e le osservazioni, ad individuare e seguire lo sviluppo, lo spostamento e l’intensità del fenomeno temporalesco. Nel Mediterraneo, specie quando il tempo è in evoluzione, resta azzardato andare oltre i 5 giorni di tendenza.

WEATHER WARNINGS E SISTEMI DI COMUNICAZIONE  Esistono oggi più tecnologie e sistemi per poter seguire una linea temporalesca nel suo sviluppo e spostamento. Il navigante che ha la possibilità di connettersi ad internet può effettuare un monitoraggio meteo nella propria area, specie se si trova in rada all’ancoraggio e anche se i bollettini e i modelli non sono così chiari nell’indicare un rischio di temporali. Ciò su cui si concentrano i centri e le società di servizi meteo è sullo sviluppo, per essere in grado di trasmettere gli avvisi di criticità in funzione della posizione delle unità e dello spostamento dei sistemi.

LA STAGIONALITÀ DEL TEMPO: consultare le tabelle climatologiche o le “pilot charts”, per determinare quali condizioni siano statisticamente più frequenti in un determinato periodo dell’anno, evidenzia spesso delle marcate differenze rispetto all’evoluzione meteo che stiamo osservando. Le temperature dell’aria e quelle superficiali del mare, i venti prevalenti, la frequenza delle burrasche e il moto ondoso si discostano frequentemente e nettamente da quanto l’esperienza di anni ci aveva insegnato.  Per certi versi è come se le stagioni sconfinassero sul calendario meteorologico una sull’altra. Ad esempio, sui nostri mari l’autunno è il periodo del passaggio delle estese perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico e del rischio di mareggiate e precipitazioni, mentre invece si presenta con prolungati periodi anticiclonici o maree barometriche a debolissimo gradiente. Di seguito esempio di lampi in oceano.

TRAINING E CONOSCENZA: tutti coloro che navigano per diporto o per professione  seguono, con diversi livelli di approfondimento il tema della meteorologia marina e dell’oceanografia ma , con la formazione e i corsi di preparazione alla navigazione, ma l’esperienza si fa a bordo, anche se  diversi centri di formazione per la navigazione hanno studiato una propria proposta formativa con dei moduli “meteo pratici”. Da tener presente che la priorità è la sicurezza dell’andar per mare, e le statistiche indicano che il 30% degli incidenti di navigazione è dovuto alle situazioni di cattivo tempo:  la conoscenza del meteo va quindi considerata una vera e propria “dotazione” di bordo.

Neve di sangue o neve rossa

Avete  mai visto la neve insanguinata sui social media o in qualche documentario televisivo? Questo fenomeno è chiamato ‘Blood Snow’: vediamo perché e come viene tecnicamente chiamato questo strano fenomeno.  Tutto ciò di cui parleremo  è raccolto da diversi studi e post di blog che spiegano il fenomeno. In linea di principio, secondo gli studi, sembra  dovuto al cambiamento climatico, un ulteriore indicatore di ciò che sta accadendo sul nostro pianeta.

Blood Snow Che cos’è veramente?  Per rispondere a questo,  si è dovuto indagare in diversi portali e studi stranieri, ma sono state trovate delle risposte sul Blood Snow.

Tecnicamente possiamo chiamare questo fenomeno come Chlamydomonas nivalis, e si basa sul fatto che diverse specie di alghe verdi, che contengono al loro interno pigmentazioni diverse, compreso il rosso, subiscono un processo di fotosintesi e successivamente macchiano la neve. Quindi……. questo è tutto, non è sangue in mezzo alla neve, non è perché un animale o una persona ci ha sanguinato sopra o qualcosa del genere, ma semplicemente è un’alga. È vero che nessuno ha sofferto sulla neve e che non dovremmo averne paura, ma la realtà è che sì,  è un indicatore che sta accadendo qualcosa di brutto sul nostro pianeta e sulla sua natura e che dovremmo essere spaventati da altri tipi di cose che stiamo causando.

Tutte queste fotografie che troviamo di neve con il colore rosso provengono da aree come le Alpi, la Groenlandia o la stessa Antartide. Cosa succede allora in queste zone perché si verifichi questo fenomeno? che stiamo riscaldando il pianeta al di sopra di quanto dovremmo. Queste regioni sfortunatamente sono riscaldate al di sopra del normale e questo provoca un disgelo :  quello stesso disgelo è ciò che sembra causare la comparsa delle condizioni perfette per la fioritura di questo tipo di alghe pigmentate.

Prime apparizioni conosciute di Blood Snow: le prime evenienze di questo fenomeno risalgono agli scritti di Aristotele. Questo fenomeno va avanti da centinaia o migliaia di anni, ed  è stato rilevato  da diversi scalatori, alpinisti, naturalisti attraversando luoghi così freddi che  però, a poco a poco, si stanno riscaldando. Nel corso degli anni, a partire dal III secolo aC, ha ricevuto diversi nomi, come neve di cocomero, ed anche  Il Times  aveva scritto di  questo fenomeno il lontano  4 dicembre 1818.

La recente scoperta si deve ad un capitano che navigando in mari ghiacciati  ha notato lo strano rossore del ghiaccio che usciva al passaggio della nave . Questo ghiaccio è stato sottoposto a diversi studi e analisi perché non davano ne risposte ne  credito,  e nessuno credeva che a un certo punto fosse caduta neve rossa o neve sangue. Ciò che è stato scoperto in questi diversi studi effettuati è che durante i mesi invernali il Chlamydomonas nivalis, comunemente noto come Blood Snow, diventa totalmente inattivo. È in primavera con l’aumento del calore e della luce stessa che inizia a fiorire grazie ai nutrienti che trova nell’ambiente, che stimolano le alghe a potersi espandere con il disgelo.

Alla fine, ciò che causa questo fenomeno, è il disgelo che accelera, ed  il paesaggio sta progressivamente perdendo la sua connotazione, cosa che in zone così fredde e con così tanta acqua gelata non vi si addice affatto. Perché si scongela prima? perché il colore rosso delle alghe pigmentate riflette meno la luce del sole e quindi si provoca un disgelo molto più veloce……. purtroppo per il pianeta. Alla fine, non è altro che il merlano che si morde la coda (…sic: modo di dire che è colpa nostra…. stiamo aumentando le temperature mondiali a causa di un aumento dei gas serra che trattengono il calore) , processo  comunquer dannoso per il nostro pianeta perché con l’aumento del disgelo aumenta anche  il livello del mare.


Altri fenomeni curiosi: Blue Tears 

Il nostro pianeta è pieno di questo tipo di fenomeni, in molti casi (quasi tutti) causati dall’esistenza di esseri umani e dal cambiamento climatico accelerato che provochiamo quotidianamente,  anche con il nostro disprezzo per l’ambiente. Ad esempio, nei mari di Taiwan compaiono le cosiddette Blue Tears. Queste lacrime blu, secondo diversi rapporti raccolti nell’area delle Isole Matsu, si manifestano in estate con  un grande bagliore blu,  dovuto alla comparsa di flora diversa, cioè di diversi esseri viventi che in questo caso sono bioluminescenti e che si chiamano dinoflagellati.  Sono alghe bioluminescenti appartenenti alla famiglia dei fitoplancton, che emettono il loro bagliore quando sono disturbate dal movimento: questo fenomeno  attira un alto numero di turisti, che non sanno che quel bagliore azzurro è tutt’altro che buono, visto che è molto tossico e ogni anno aumenta in queste zone di Taiwan.

Sempre richiamando i colori: la Fossa Nera

Dove gli alisei convergono nella ZCIT (zona di convergenza intertropicale), li siamo nella zona di convezione dell’equatore. In quest’area, movimento dell’aria è principalmente verticale e non c’è praticamente nessun vento orizzontale. I marinai chiamano questa regione “stasi nera”, o “”, o “calderone del nero”.    Fra il 5 ° e il 10 ° nord e il 5 ° e il 10 ° sud si colloca una zona speciale, Zona di Convergenza Intertropicale  ITCZ.  Si tratta della regione della terra, in prossimità dell’Equatore termico, o “climatico”, nella quale gli Alisei di N-E e di S-E convergono creando una grande porzione  depressionaria di cella convettiva.  La zona in questione, si sposta con la declinazione del Sole e oscilla tra l’Emisfero Boreale e quello Australe.

  • Dal punto di vista meteorologico, possiamo aspettarci ampie zone di aria stagnante, venti deboli e variabili, e l’aggravante di temporali multicella dovuti alla condensazione della massa d’aria calda e umida causata dall’evaporazione.
  • Dal punto di vista tattico, l’ingresso obbligato nella ITCZ per chi debba attraversare la linea che separa i due emisferi, si traduce in una sfida logorante, che obbliga a continue regolazioni e interventi sulla conduzione della barca. Sicuramente in grado di stravolgere la classifica di una regata, mettendo a nudo i limiti umani più che tecnici del complesso barca/equipaggio

Certamente non le condizioni più desiderabili per un marinaio, ed  un’area temuta da gli skipper in gara durante un giro del mondo in barca a vela.  I  francesi chiamano quest’area “Pot au Noir”, che vuol dire “Fossa Nera” , perchè  bisogna attraversare due volte l’atlantico, due volte l’equatore, due volte la “Fossa Nera” e aspettarsi di incontrare violente burrasche, cieli tranquilli, bui assoluti e piogge torrenziali, brezze pazze.

Ecco un vecchio suggerimento dei portoghesi del XV secolo: prendere la rotta per il Brasile e poco prima di toccare l’equatore virare verso il capo di Buona Speranza. Una  competizione si può vincere o perdere a seconda di come si affronta la “Fossa Nera”. Se il motore ha cambiato il modo di navigare, lo spettacolo del mare rimane lo stesso.

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