martedì, Settembre 8, 2026

Le alghe contro l’inquinamento da microplastiche?

Un possibile aiuto naturale contro questa pericolosa forma di inquinamento

Le alghe, che costituiscono la base delle reti trofiche acquatiche, sono tra i primi organismi a entrare in contatto con le microplastiche.
Mentre gli studi precedenti si sono concentrati principalmente sugli effetti tossici delle microplastiche sulle alghe, come l’inibizione della crescita e l’alterazione della fotosintesi, un team di scienziati cinesi ha scoperto che le alghe possiedono anche proprietà superficiali uniche, plasticità metabolica e comportamenti di aggregazione che potrebbero favorire la distruzione delle microplastiche.
Ci pensate? La natura al suo livello più elementare che si occupa di distruggere un gigantesco danno ecologico e salutare creato dall’uomo.
Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Accademia cinese di ricerca sulle scienze ambientali in collaborazione con l’Università di Tongji, l’Università di Scienza e Tecnologia di Pechino e l’Accademia provinciale di scienze ambientali del Guangdong.
I risultati sono stati pubblicati su Engineering Environment, una rivista internazionale nel campo delle discipline ambientali che si dedica alla promozione e alla diffusione di teorie all’avanguardia, delle innovazioni nella tecnologia ingegneristica e delle pratiche di applicazione tecnologica nell’ambito delle discipline ambientali.
Aderendo al principio di integrazione tra teorie scientifiche e tecnologie ingegneristiche, la rivista pone l’accento sulla convergenza tra tutela ambientale, risposta ai cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile.
Lo studio osserva come le alghe interagiscono con le microplastiche negli ecosistemi acquatici, descrivendo nel dettaglio meccanismi quali l’assorbimento superficiale, l’incorporazione e l’interiorizzazione cellulare.
In particolare, evidenzia come queste interazioni biologiche potrebbero essere sfruttate per mitigare l’inquinamento da microplastiche, offrendo nuove prospettive per una gestione sostenibile dell’ambiente acquatico.
I ricercatori hanno scoperto infatti che le microplastiche più piccole e più ruvide mostrano una maggiore affinità per le superfici algali, formando spesso etero-aggregati che accelerano la sedimentazione delle particelle.
Sebbene le microplastiche possano inibire la crescita algale schermando la luce, danneggiando le pareti cellulari e inducendo stress ossidativo, la revisione evidenzia un paradosso: in determinate condizioni le alghe si adattano ispessendo le pareti cellulari, modificando il metabolismo o formando aggregati che riducono l’ulteriore esposizione.
In questo caso i biofilm algali possono alterare l’assorbimento degli inquinanti coesistenti sulle microplastiche, influenzandone la tossicità e il destino ambientale.
Gli autori sottolineano che la comprensione delle interazioni tra alghe e microplastiche rappresenta un cambiamento concettuale nella ricerca sull’inquinamento: anziché considerare le alghe esclusivamente come indicatori di danno ecologico, le inquadra come potenziali strumenti biologici per la bonifica.
Sfruttare le interazioni tra alghe e microplastiche potrebbe aprire quindi nuove strade per una mitigazione dell’inquinamento ecocompatibile ed economicamente vantaggiosa, integrandole negli impianti di trattamento delle acque reflue, nelle zone umide artificiali o nei corpi idrici naturali per migliorare la rimozione delle microplastiche attraverso l’aggregazione e la sedimentazione.
Inoltre, la biomassa algale contenente microplastiche potrebbe essere riutilizzata per la produzione di biocarburanti o altri prodotti a valore aggiunto, allineando il controllo dell’inquinamento ai principi dell’economia circolare.
Alghe che incorporano le microplastiche, le “assorbono” modificandole e poi sono idonee a essere utilizzate come carburanti, senza più inquinare: sembra fantascienza ma è la natura.
Per chi ci crede, l’ennesima opera di Dio per darci una mano.