Un tappeto di meduse a Trieste
di Giuditta Lastrico
Negli ultimi giorni il Golfo di Trieste si è riempito di moltissimi esemplari di polmone di mare, una delle meduse più comuni del Mediterraneo. Un fenomeno spettacolare, che però ci racconta molto dello stato del mare e dei cambiamenti in corso

Da qualche giorno nel Golfo di Trieste si osserva un vero e proprio bloom di meduse, in particolare della specie Rhizostoma pulmo, appartenente al gruppo delle scifomeduse. Non si tratta di un evento del tutto nuovo: negli anni si sono già verificati episodi simili, anche se i ricercatori stanno registrando un aumento della loro frequenza in tutto il Mediterraneo.
Importanti regolatrici dell’ecosistema
Le meduse, come ogni organismo marino, ricoprono un ruolo preciso all’interno dell’ecosistema. Fanno parte del plancton gelatinoso, cioè organismi che vagano nella colonna d’acqua senza nuotare attivamente, anche se diversi studi hanno dimostrato che possono regolare i loro movimenti, nuotando persino controcorrente.
Polmone di mare [Fonte: Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale]
Nella catena trofica occupano una posizione intermedia: si nutrono di zooplancton e sono a loro volta predate da animali come le tartarughe marine. In questo modo contribuiscono a controllare l’abbondanza del plancton (processi topdown) e, allo stesso tempo, influenzano la presenza dei loro predatori (processi bottomup). Partecipano anche al sequestro del carbonio e ai processi di ossigenazione dell’acqua, rendendole organismi ecologicamente più importanti di quanto spesso si pensi.
Un’indicazione dello stato del mare
Le esplosioni numeriche delle meduse sono determinate da una combinazione di fattori: temperatura dell’acqua, direzione di venti e correnti, abbondanza di nutrienti. Quando questi elementi si allineano, le meduse possono concentrarsi in grandi quantità in uno spazio ristretto. Nel Mediterraneo, l’aumento della temperatura dell’acqua sta favorendo sempre più spesso questi fenomeni. Basta poi la giusta direzione di vento e correnti perché il bloom si manifesti improvvisamente lungo la costa.
Perché proprio a Trieste
Il Golfo di Trieste è un ambiente particolare: poco profondo, relativamente chiuso e fortemente influenzato dai venti locali, come la Bora. In condizioni di acque più calde del normale, scarsa agitazione e correnti che spingono verso costa, le meduse tendono ad accumularsi.
Non sempre significa che ce ne siano “di più” nel mare: spesso ciò che osserviamo è un effetto di concentrazione, come se il mare le radunasse tutte nello stesso punto.
Organismi antichi e da rispettare
Le meduse appartengono al phylum degli Cnidari, insieme a coralli, anemoni e idrozoi. Sono organismi antichissimi: la loro comparsa sulla Terra risale a circa 600 milioni di anni fa, molto prima dei dinosauri. Sono tra i primi organismi multicellulari complessi e hanno attraversato estinzioni di massa, glaciazioni e cambiamenti climatici estremi. La loro resilienza le rende ottimi indicatori delle trasformazioni in atto negli ecosistemi marini.
Un messaggio dal mare
Un tappeto di meduse può rappresentare un fastidio o suscitare curiosità, ma è soprattutto un segnale. Le loro aggregazioni ci ricordano che il Mediterraneo è un mare che sta cambiando rapidamente: si scalda, si stratifica, reagisce alle pressioni umane.
Per contribuire allo studio di questi organismi e monitorare come varia la loro distribuzione, è importante partecipare alla raccolta dati tramite l’applicazione avvistAPP, un progetto di scienza partecipata che, con un gesto semplice, ci permette di comprendere meglio la nostra casa: il pianeta Terra.
Le meduse quindi non sono un’anomalia: sono un messaggio antico, che continua a ripetersi. Sta a noi imparare ad ascoltarlo.
