mercoledì, Aprile 15, 2026

Lo stralletto e trinchetta

Manovra fissa di ideazione piuttosto recente ed essenziale per il controllo della flessione dell’albero

Lo stralletto è una manovra fissa che non trova riscontro nell’attrezzatura tradizionale, tanto è vero che è sconosciuto sulle imbarcazioni d’epoca, dove non è necessario perché l’albero è ben sostenuto longitudinalmente sia dalla “mastra” (l’apertura rinforzata della coperta attraverso la quale passa l’albero che poggia sulla “scassa”), sia da due sartie basse per lato, ben acquartierate verso prora e verso poppa.

Molto spesso, inoltre, specie sulle imbarcazioni maggiori, sono previsti due stralli, uno per la trinchetta e l’altro per il fiocco. Si tratta cioè di attrezzature a cutter, nelle quali i carichi sono meglio distribuiti sull’albero, che risulta così più razionalmente sostenuto longitudinalmente rispetto all’armo a sloop. Quest’ultimo ha preso però il sopravvento da vari decenni, con l’attrezzatura in testa d’albero, che nacque per eliminare le fastidiose sartie volanti.

E finché gli alberi erano di generosa sezione, passanti e dotati di due sartie basse per lato, tutto andava bene. Ma l’albero doveva progredire, cioè doveva pesare di meno, offrire meno resistenza al vento di bolina e avere la possibilità di sopportare flessioni alquanto accentuate per controllare la forma della randa nelle varie condizioni di vento e di mare. La sua sezione andò così diminuendo e le due sartie basse acquartierate si ridussero a una sola per lato, portata alla stessa landa delle sartie medie e alte.

E, fatto che all’epoca destò una quantità di critiche e polemiche, a un tratto comparve l’albero poggiato in coperta. Gli mancarono così gli essenziali sostegni longitudinali e, per evitare il “pompaggio” che inevitabilmente si manifesta al primo accenno di beccheggio da parte dell’imbarcazione e che può al limite mettere a repentaglio la sua sicurezza, si dovette dotare l’attrezzatura dello stralletto e delle volanti.

Lo stralletto può essere fisso o regolabile per mezzo di un paranchetto, di un dispositivo a vite o di un martinetto idraulico. Talvolta ha anche la possibilità di venire rimosso con facilità quando non serve, in modo che non sia di impedimento al passaggio del genoa in virata o alla manovra del tangone dello spinnaker.

Lo stralletto deve risultare ben teso di bolina, soprattutto in presenza di beccheggio, assieme alla sartia volante di sopravento. Con la sua tensione contribuisce a controllare la flessione dell’albero e, di conseguenza, il “grasso” della randa, una regolazione importante che viene eseguita agendo contemporaneamente sulla tensione del paterazzo, senza eccedere determinati limiti per non compromettere la sicurezza dell’albero stesso.

A questo scopo le volanti dovrebbero avere una regolazione limite che impedisca all’albero di flettersi oltre la soglia del pericolo di disalberamento. È opportuno che lo stralletto venga dotato di un tubo di nylon per proteggere il genoa che, a ogni virata, ci striscia sopra, logorandosi nella zona della bugna e talvolta incattivandosi.

 

Strategica trinchetta
Camilla Morelli

Più piccola del genoa e più grande della tormentina questa vela da sola è in grado di dare alla barca equilibrio, spinta e velocità sufficienti perfino in una burrasca.

Nelle barche moderne l’avvolgifiocco ormai è un accessorio imprescindibile.
Pratico e facile da gestire, permette l’apertura e la chiusura della vela di prua in modo agevole, con una sola persona addetta alla manovra; quindi con un minimo sforzo si può gestire un genoa anche piuttosto grande. L’avvolgifiocco nella sua funzionalità ha però un grande difetto: non permette di ridurre significativamente la vela, la quale in condizioni di vento forte lavora male e non permette un corretto bilanciamento della barca.

Il genoa, parzialmente rollato, rimane infatti con una forma molto grassa, il centro velico alto, avanzato e un importante rigonfiamento verso il centro. Alcuni a volte sono dotati di foam luff, un rivestimento dell’inferitura che fa da “cuscinetto” e rende questa vela anche se parzialmente rollato un po’ più efficiente, ma ciò che servirebbe davvero a prua con vento sostenuto è una vela piatta, con poco grasso e un centro velico più vicino all’albero, un tipo di assetto che fa sbandare meno la barca e guadagnare velocità: una trinchetta.

Più piccola di un genoa e più grande di una tormentina, la trinchetta ha il centro velico più vicino a quello della randa terzarolata e quindi in caso di cattivo tempo aiuta a equilibrare la barca rendendola più manovrabile e docile sull’onda.

Questa vela ha meno peso a prua, un centro velico più basso, quindi meno sbandante e migliora pertanto la sicurezza, ma anche la comodità della navigazione. Dev’essere resistente e abbastanza piatta, come si addice a una vela da vento forte, e può essere realizzata in dacron pesante o in materiale composito, ma sempre ponendo l’accento sulla solidità del tessuto.

È necessario inoltre che abbia rinforzi non indifferenti intorno ai garrocci e sull’uscita dei ferzi in balumina. La sua superficie velica varia in proporzione alla grandezza dello scafo, per esempio su una barca di 10-11 metri, con una randa di 30 metri quadrati, si potrà realizzare una trinchetta di circa 20 metri quadrati.  Va alzata su un proprio strallo (stralletto) che deve essere arretrato rispetto a quello di prua di almeno un metro su barche di circa 10 metri di lunghezza e man mano più arretrato al crescere delle dimensioni dell’unità.

Alcune barche dispongono già l’attacco per questo secondo strallo, ma in caso diverso può essere predisposto; a prua, solitamente dopo il pozzo dell’ancora, dove c’è una paratia strutturale che può essere il giusto punto di attacco per questa attrezzatura. Un cantiere o un rigger esperto possono eseguire il lavoro abbastanza facilmente.

                                                                                                 

Stralletto: fisso o amovibile?
Lo stralletto può essere fisso o volante. In quest’ultimo caso verrà predisposto solo in caso di effettivo utilizzo della trinchetta e lascerà quindi normalmente il triangolo di prua più libero per le virate in cui utilizziamo il genoa. A riposo potrà essere fissato all’albero e per metterlo in tensione si potrà usare un supporto a leva abbastanza potente da tesare correttamente la manovra senza la necessità di ricorrere a un tenditore o altro dispositivo di tensionamento.
Se fisso, lo stralletto invece sarà sempre presente in coperta, quindi pronto all’occorrenza per essere utilizzato senza manovre, ma occupando spazio e dando qualche fastidio in più al passaggio del genoa da un bordo all’altro. Per questo è opportuno rivestirlo con un tubo di plastica per evitare che danneggi le vele in virata o incattivi i punti di scotta.

È meglio che la trinchetta sia fornita di garrocci, in modo da essere facilmente alzata o ammainata e una volta utilizzata posta rapidamente in un sacco. Se si decide per un strallo fisso si può invece pensare, per praticità, a collegarla a un avvolgitore. In questo caso, come il genoa, diventa riducibile e ancora più versatile e va realizzata con la propria fascia anti-UV a protezione del tessuto. Un’altra possibile soluzione, può essere abbinarla a un avvolgitore a circuito chiuso (frullone) con il relativo cavo anti torsione.
Con questo accessorio la tela avrà però bisogno di un’apposita tasca sull’inferitura nella quale far passare il cavo anti torsione; si avrà anche così una vela avvolgibile (quindi pratica da aprire o chiudere) che si alza e ammaina agevolmente con il suo cavo, ma al tempo stesso non fissa in coperta. Unico neo di questo sistema è l’ingombro.
Il cavo anti torsione infatti è abbastanza rigido e non permette di piegare facilmente la vela, che resta piuttosto voluminosa e necessita di un apposito sacco che può essere molto lungo, per barche dai 13 metri in su arriva anche a 3 metri. Difficilmente stivabile se non in quadrato o in coperta assicurato alle draglie.
Se si opta per la soluzione senza avvolgitore (o frullone) può essere utile prevedere la possibilità di riduzione della superficie della trinchetta di almeno il 20 per cento realizzando un secondo punto di mura, in questo modo si avrà a disposizione anche una sorta di tormentina per quando mare e vento volgono al peggio.
Le trinchette possono essere anche autoviranti, con apposita rotaia, o bomate come usano alcuni cantieri statunitensi.

Il punto di scotta
Il punto di scotta della trinchetta difficilmente può essere adattato su quello del genoa, bisognerà quindi individuarne col velaio uno nuovo a seconda della geometria della vela, ed eventualmente procedere al montaggio di una rotaia per farla lavorare correttamente in quanto, essendo più piccola e piuttosto arretrata, avrà una bugna che differisce molto da quella del genoa.
Generalmente il punto di scotta viene fissato a pruavia dell’albero o al massimo a poppavia di pochi centimetri, per evitare di farla sbattere violentemente sull’estruso a ogni virata, visto che dovrà essere usata con tempo duro. Scegliere di montare una trinchetta, ovvero optare per un armo a cutter, non è indispensabile per chi effettua navigazioni soprattutto per crociera anche se può rendere molto più versatile la gestione della barca.

Diventa una soluzione vivamente consigliata invece per chi si cimenta in navigazioni più lunghe, o in zone piuttosto ventose, in modo che quando il vento rinforza si possa chiudere completamente il genoa e avere a disposizione una vela più piccola e meno grassa che stabilizza l’imbarcazione.
Infatti sono sempre più i cantieri che la prevedono o le barche che scelgono di adottarla, sia per questioni legate alla sicurezza e alla manovrabilità, che per navigazioni più confortevoli e performanti.

Stralleto solido e controventato
Dove collocare uno stralletto volante? Una paratia strutturale esistente a prua è già una garanzia per un lavoro ben fatto: è infatti molto importante che la landa dello stralletto della trinchetta sia adeguatamente collegata in modo da scaricare lo sforzo allo scafo, distribuendolo correttamente. L’ideale sarebbe se questa fosse a una distanza dall’estrema prua compresa tra 1/4 e 1/3 della J.           Per quanto riguarda l’altezza dell’attacco dello strallo all’albero, l’ideale sarebbe se fosse posizionato poco al di sopra della randa terzarolata al massimo, in modo che le sartie volanti, che vanno collegate all’albero alla stessa altezza dello strallo, o molto poco al di sopra, possano essere tenute ambedue in forza senza interferire con la randa. Così non c’è bisogno di manovrarle nelle condizioni peggiori di vento e mare quando si vira e si stramba, a tutto vantaggio della sicurezza dell’albero.
Naturalmente occorre armare anche un bozzello per la drizza subito al di sotto dello strallo per la drizza, da fare tutta esterna.
Allo strallo, oltre che la trinchetta, può essere ingarrocciata anche la tormentina, la cui superficie dovrebbe essere non più del 5 per cento del quadrato dell’altezza del triangolo di prua, con una lunghezza del lato di inferitura non superiore al 65 per cento della stessa misura.
È bene che la base di entrambe le vele si alquanto inclinata verso l’alto, dall’angolo di mura a quello di scotta, perché non insacchino acqua in presenza di forte beccheggio, navigando col mare al mascone. Occorre infine che vengano previsti i punti di scotta delle due vele ed è bene che sia il velaio a stabilirne le dimensioni in base a un’accurata visita a bordo.