giovedì, Aprile 30, 2026

L’ormeggio

Le fasi dell’ormeggio in banchina o in rada sono sempre piuttosto delicate e mettono alla prova anche equipaggi esperti che si fanno sopraffare da errori, disattenzioni e leggerezza.

Una componente deleteria è anche l’ansia di sbagliare la manovra e fare danni alla barca, oltre che passare per marinai da strapazzo agli occhi degli altri diportisti. Ecco i sette errori più frequenti quando si ormeggia la barca.

Tanta esperienza pratica e una buona manualità sono necessarie a noi diportisti per poter affrontare con successo una navigazione e vivere al meglio la nostra barca. Tuttavia le situazioni che si possono verificare a bordo quando si naviga, ma anche quando si effettua un ormeggio in rada o nelle banchine di un porto, sono talmente tante e imprevedibili che l’errore umano è sempre in agguato. In realtà queste incognite sono un bene perché l’istinto del navigatore si forma e si affina soprattutto in questo tipo di eventi critici, quasi mai riportati nei manuali e nei corsi specializzati. È proprio nello sforzo di analisi di una situazione imprevista, di un problema improvviso, nella ricerca di una soluzione che sia la più efficace possibile, nella capacità di prendere una decisione in breve tempo che si esercita l’arte dell’andare per mare.

Tuttavia per coloro che non navigano assiduamente è lecito mettere in conto anche piccole dimenticanze dovute alla scarsa pratica o a un’esperienza di breve respiro, o ancora a semplici pigrizie che fanno trascurare dettagli importanti durante l’esecuzione di una manovra. A seguire le statistiche di incidenti a bordo di una barca si scopre che una vera fucina di errori, distrazioni e defaillance sono proprio le manovre in porto e gli ancoraggi in rada. Non è un caso, perché si tratta quasi sempre di operazioni delicate svolte vicino a ostacoli, banchine e altre barche che con venti e correnti possono rendere la vita dura al diportista, anche esperto. C’è inoltre un altro elemento da non sottovalutare: l’ansia che le manovre di ormeggio possono generare a noi diportisti. Un’ansia dovuta proprio alla paura di commettere errori, di fare danni alla barca e alle imbarcazioni vicine, di venire giudicati marinai da strapazzo dagli altri diportisti presenti sulle barche e in banchina. Tutti questi elementi possono incutere una certa soggezione e stress all’equipaggio che contribuisce ad aumentare le possibilità di errore. Vediamo allora quali sono i sette errori più frequenti quando si ormeggia la barca.

Non conoscere il comportamento della tua barca
Devi conoscere e sentire la tua barca. Prima di avvicinarti a una banchina, è fondamentale sapere come reagisce l’imbarcazione nelle diverse situazioni. Devi conoscere il suo comportamento al folle, in marcia indietro e nelle manovre a bassa velocità. Barche charter, catamarani e unità private si comportano in modo diverso, soprattutto negli spazi ristretti.

Inizia esercitandoti in acque calme e libere, per capire come si muove la barca. Controlla eventuali anomalie meccaniche o oggetti non fissati che possano influenzare le prestazioni. Un errore frequente è tentare l’ormeggio troppo vicino ad altre barche o al bordo banchina. Lascia sempre più margine di quanto pensi ti serva, in particolare in marine affollate o poco familiari.

Se noleggi una barca, dedicati per qualche minuto, vicino alla banchina, a prendere confidenza con manetta, timone e raggio di evoluzione. Ricorda che barche diverse possono presentare un diverso effetto evolutivo dell’elica o una risposta al timone ritardata. Esegui manovre dolci prima di tentare l’ormeggio in un’area trafficata.

Familiarizza anche con le condizioni locali. Maree, regimi di vento e ostacoli sul fondo possono influire sulla sicurezza dell’ormeggio. Se hai dubbi su una zona, chiedi consiglio a chi conosce bene

Avvicinarsi alla banchina a una velocità inadeguata
Scegliere la velocità sbagliata in avvicinamento. La velocità è uno dei fattori più determinanti nell’ormeggio. Un ingresso troppo rapido può danneggiare la tua barca, la banchina e le unità vicine. Anche arrivare troppo piano può creare problemi, soprattutto se perdi abbrivio e controllo con vento o corrente.

La strategia migliore è usare brevi colpi di manetta, così da mantenere il controllo senza accumulare troppa spinta in avanti. Evita di dare troppa manetta di colpo o di correggere eccessivamente al timone. Imposta la direzione prima di applicare potenza e riduci la velocità al minimo necessario per restare in controllo.

Nelle aree trafficate rimani vigile e pronto a correggere. È più semplice aumentare la spinta a piccoli colpi che dover frenare una barca lanciata. Valutare con precisione distanza e abbrivio è la chiave per un accosto morbido.

Valutare vento e corrente.
Ignorare vento e corrente è uno degli errori più comuni in ormeggio. Entrambi possono farti uscire rotta e rendere difficile l’allineamento con la banchina.

Prima dell’ultimo tratto, fermati un istante per valutare direzione del vento e intensità della corrente. Se il vento spinge verso la banchina, puoi sfruttarlo a tuo favore. Avvicinati con un angolo dolce, intorno a 10 o 20 gradi, e lascia che il vento ti accompagni con gradualità.

Se il vento spinge fuori dalla banchina, serve un angolo più deciso. Puntare a circa 30 o 45 gradi e dare volta prima la cima di prua. Poi lascia che la poppa rientri e fissala. Considera sempre la presa al vento della tua barca. T-top, tendalini, vele e chiusure possono comportarsi come vele e rendere l’unità più sensibile.

In zone con fondali bassi, fai attenzione a non toccare il fondo durante le manovre. Controlla sempre profondità e variazioni di marea prima di ormeggiare.

Per chi noleggia, vento e corrente possono risultare particolarmente insidiosi, perché non si ha ancora il “polso” dell’imbarcazione in condizioni diverse. Non esitare a fare un passaggio di prova, lento, davanti al posto barca per capire come reagisce la barca. Se è presente il personale del marina, chiedi assistenza all’ormeggio e segui con attenzione le loro indicazioni.

Coperta in disordine
Quando si entra in porto e si procede a effettuare un ormeggio, troppo spesso si vedono equipaggi lasciare la coperta in uno stato pietoso: gli oggetti più disparati appesi alle draglie, bimini e spray hood che limitano la visibilità del timoniere, gavoni aperti e pozzetti ricolmi di stoviglie, bicchieri e altri ammenicoli. La sicurezza di un ormeggio impone al contrario una coperta in ordine, sgombra di potenziali pericoli come borse, asciugamani, buglioli, bicchieri, attrezzi e accessori vari. Tutto quello che è appeso alle draglie è opportuno ritirarlo per vari motivi: può essere d’intralcio alle manovre, si rischia di sporcarlo con le trappe, non è molto decoroso presentarsi all’ormeggio con le mutande appese, senza contare che tutto quello che è steso, contribuisce a offrire resistenza al vento e quindi aumentarne gli effetti indesiderati sulla barca. Per lo stesso motivo, in presenza di vento, è meglio chiudere bimini e spray hood che possono limitare la visibilità e intralciare le manovre. Importante è naturalmente preparare parabordi e cavi d’ormeggio, nonché il mezzo marino. In pozzetto inoltre è molto utile avere un Vhf portatile con cui comunicare con il marina per riceve istruzioni e chiedere assistenza.

Velocità della barca troppo sostenuta
L’ingresso in porto e la manovra di ormeggio in banchina richiedono sempre molta attenzione da parte dello skipper e una piena collaborazione da parte dell’equipaggio. Il posto esatto dove fermarsi va valutato effettuando un giro di ricognizione dell’area dopo avere considerato la direzione del vento. La velocità mai come in questo caso rappresenta un pericolo, un accorgimento di cui ci si dimentica frequentemente: quante volte si vedono imbarcazioni accostare di gran carriera a marcia indietro con l’equipaggio impegnato in frenetici tentativi di scostare con mani e piedi le barche accanto o disposto a poppa per attutire un probabile impatto. Durante il giro di ricognizione e anche nella manovra di attracco è quindi essenziale avere la barca manovriera, ma anche procedere a bassa velocità in modo da avere la possibilità di correggere eventuali errori per non arrecare danni alla propria barca e alle barche altrui. Uniche deroghe sono quelle in cui c’è molto vento in porto per cui diventa obbligatorio, per non scadere, compiere ogni manovra a velocità più sostenuta.

Sottovalutare l’effetto dell’elica
Le manovre di ormeggio nei porti per molti i velisti continuano a essere un problema anche dopo anni di esperienza di navigazione, soprattutto in presenza del temuto vento di traversia. Durante l’andatura a marcia indietro infatti lo scafo ha una manovrabilità limitata dovuta alla bassa velocità e a una minore efficacia del timone, ed è sensibile all’azione del vento laterale che lo sposta facilmente, il che comporta grandi difficoltà a mantenere il moto rettilineo. A questi elementi negativi si somma poi anche la spinta laterale impressa dalla rotazione dell’elica dovuta alla differenza di profondità e quindi di densità dell’acqua in cui lavorano le pale. Un’azione che viene spesso sottovalutata. Non tenere conto di questo spostamento durante la manovra di ormeggio a retromarcia significa quasi sempre mancare l’entrata o essere costretti a continue manovre di raddrizzamento. Nelle eliche destrorse nel senso normale di navigazione la spinta laterale a marcia indietro è verso sinistra con la conseguenza che la poppa accosterà in questa direzione.

Per impostare la manovra di accosto in banchina quindi sarà bene fermarsi con la poppa orientata più a dritta del necessario in modo da compensare questo piccolo scarto con la prima accelerata e poi, una volta che lo scafo ha sufficiente abbrivo, ridurre i giri del motore governando con il timone. Con le eliche sinistrorse naturalmente occorrerà comportarsi in maniera inversa. Ricordarsi che è sempre meglio ripetere impostandola di nuovo una manovra che si sta rivelando sbagliata, piuttosto che cercare correzioni forzate aggrappandosi pericolosamente o spingendo candelieri e pulpiti delle barche vicine.

Fissare i parabordi alle draglie

Urti e sfregamenti dello scafo sono sempre in agguato quando si ormeggia la propria barca in banchina o quando si è affiancati ad altri scafi. Ogni volta che si sta per accostare, la barca deve avere i parabordi pronti e accuratamente posizionati lungo le fiancate, nonché in certi casi anche a poppa e a prua, ben prima di avvicinare una banchina o un posto barca. Tale operazione va predisposta dall’equipaggio ancora prima di entrare in porto, se le condizioni del mare lo permettono, altrimenti nelle acque più protette dell’approdo, ma prendendosi tutto il tempo necessario per fare un buon lavoro. Spesso tuttavia si vedono equipaggi maldestri ridursi all’ultimo momento per sistemare i parabordi, oppure fissarli i parabordi ad un’altezza sbagliata rispetto al bordo libero oppure ancora annodarli alle draglie dove immancabilmente scorreranno con i movimenti dello scafo con possibili danni all’opera viva.

L’altezza dei parabordi al contrario deve essere regolata in funzione delle barche o della banchina: quella standard vede in genere la testa del parabordo corrispondere con il bottazzo o la base della falchetta: troppo bassi risultano inutili, troppo alti rischiano di scivolare verso l’alto alle prime compressioni che si generano con la risacca. Meglio poi fissarli ai candelieri piuttosto che alle draglie dove il nodo non può scorrere.

Regolare male la tensione dei cavi d’ormeggio
Cime non assicurate correttamente alle gallocce.

Metti la barca in sicurezza. Una volta parallelo alla banchina, dai volta subito le cime. Eviterai che la barca scarrocci e rimarrà in posizione mentre spegni gli impianti.

Un errore comune è non dare volta o non serrare correttamente le cime sulle gallocce. Con l’escursione di marea o i salti di vento la barca può allentarsi. Assicurati che le cime siano in forza ma non troppo tese. La barca ha bisogno di un minimo di gioco per assecondare la marea. Cime eccessivamente tese possono sollevare l’imbarcazione con la bassa o trascinarla con l’alta.

Usa nodi e giri adeguati per mantenere le cime sicure. Se non sei sicuro, impara i nodi base per l’ormeggio ed esercitati con regolarità.

Chi noleggia dovrebbe dedicare qualche minuto a ripassare il nodo di galloccia e la gassa d’amante.

Predisporre un efficace ormeggio in banchina è una regola basilare per conservare integra la barca, questo sia se si rimane a bordo, ma soprattutto quando la si lascia incustodita per diversi giorni o settimane, come spesso capita a noi diportisti. Nella maggior parte dei marina l’ormeggio tipico è di poppa con i cavi in banchina e un corpo morto a prua. La precauzione principale, oltre alla tenuta dei cavi, deve essere quella di non far avvicinare l’imbarcazione alla banchina anche in caso di risacca o vento forte, non causare danni alle banche vicine né farsene causare. È quindi importante valutare la giusta tensione dei cavi. A questo proposito, esistono due scuole di pensiero: la prima consiglia di ormeggiare con i cavi messi bene in forza, in modo tale che la barca non si sposti avanti e indietro, soprattutto in porti con risacca provocando prima o poi la rottura di cavi e gallocce. La seconda suggerisce invece un ormeggio morbido proprio per assorbire meglio i colpi che la risacca può produrre sui cavi e le ferramenta, ma anche per avere più opportunità di lasciare distante la barca dalla banchina.

Come spesso accade, il comportamento migliore sta nel mezzo, ma soprattutto è quello di valutare caso per caso quale tipo di ormeggio adottare, anche in funzione delle barche accanto. Per esempio, uno scafo ormeggiato con cavi tesi accanto a barche disposte con cavi più morbidi in caso di forte vento al traverso dovrà sopportare i colpi o la pressione delle barche adiacenti che si poggiano sulla fiancata con possibili danni.

Sbagliare l’angolo di giro della barca in rada

Un tranquillo ormeggio in rada fa parte dei piaceri di una navigazione in barca: lontani dalla confusione dei porti, al riparo di una baia un’insenatura, ci si può fermare a piacimento godendo del contatto con la natura ed esplorando i dintorni della costa. Per apprezzare questa situazione però occorre essere sicuri di avere eseguito un buon ancoraggio, cioè essere in un luogo riparato, avere un’ancora che ha fatto presa e disporre di abbondante spazio intorno in caso di rotazione del vento. Quest’ultimo accorgimento richiede un’attenta valutazione anche della posizione di altre barche presenti, cosa che non sempre accade e così non è infrequente durante le rotazioni notturne del vento o in caso di improvvise raffiche da direzioni diverse assistere a precipitosi interventi per evitare collisioni o pericolosi incroci di catene. In realtà la valutazione del corretto “campo di giro”, ovvero il cerchio che può compiere una barca all’ormeggio avendo come fulcro la propria ancora, non è così semplice.

Ogni scafo infatti si comporta differentemente a seconda della lunghezza e del tipo di calumo (tessile o catena) e anche in base alla propria conformazione: una barca leggera come quelle da regata oppure con alto bordo libero e grandi sovrastrutture, sarà più sensibile all’azione del vento con repentini spostamenti, un’imbarcazione a chiglia lunga o più pesante sarà invece più stabile o comunque più lenta nel seguire la rotazione del vento. L’azione della corrente, viceversa, influirà di più sulle barche con maggiore superficie immersa e meno sui multiscafi. Insomma l’esperienza in questi casi ha il suo peso e comunque nel dubbio sarà meglio esagerare con le distanze dai vicini l’ormeggio.

Perdere la catena in mare

Perdere la catena dell’ancora in mare perché la maglia finale non è assicurata o è fissata male all’imbarcazione è un incidente quasi comico che può far sorridere, ma è meno raro di quanto si pensi. Il fatto è che durante gli ormeggi difficilmente si fila tutta la catena disponibile. Per questo motivo la sua parte finale, ossia la bozza fissata nel pozzo dell’acqua a una paratia o a un solido anello può rimanere seppellita per lungo tempo senza alcun controllo e deteriorarsi. Un’ispezione annuale quindi è quantomeno necessaria. Da ricordarsi inoltre che l’ultimo anello della catena non va collegato allo scafo con un grillo o una falsa maglia, ma con una robusta cima sufficientemente accessibile da poter essere tagliata agevolmente in caso di necessità.

Spegnere i motori troppo presto
Spegni i motori solo quando sei certo che tutte le cime siano in sicurezza. Non spegnere i motori finché ogni cima non è stata assicurata correttamente. Tenere i motori in moto ti consente di riposizionarti se una cima scivola o se la barca si muove inaspettatamente.

Molti diportisti spengono i motori appena entrati nel posto barca e poi scoprono di non poter correggere una posizione sbagliata o gestire un improvviso salto di vento. Attendi che le cime siano fissate e che la barca sia stabile prima di spegnere.

Se l’avvicinamento non funziona o le condizioni cambiano all’improvviso, non esitare ad annullare la manovra e rifare il giro. La pazienza è una componente fondamentale dell’ormeggio in sicurezza.

Per chi utilizza barche a noleggio, tieni presente che i comandi potrebbero rispondere in modo più lento o diverso da ciò a cui sei abituato. Non avere fretta. Assicurati che il motore risponda pienamente prima di ogni regolazione e verifica sempre il folle o il minimo prima di dare volta alle cime.