martedì, Luglio 16, 2024

Un italiano alla GSC

Il Class40  Obportus di Tosetto e la sinergia franco-italiana

E’ partita la,GSC, e come mi ero ripromesso vorrei riuscire a seguire e tenervi aggiornati sugli sviluppi della regata

Prima di entrare nel vivo della competizione, voglio proporvi un bell’articolo scritto da Margherita Pelaschier sulla storia di un nostro partecipante e della su barca, Riccardo Tosetto, che vi ho già presentato come personaggio del mese.

La storia dell’imbarcazione di Riccardo Tosetto, skipper italiano della Global Solo Challenge, ci porta a viaggiare nel cuore della vela d’altura francese, in Bretagna, scoprendo altre storie di mare e di uomini. Nello spirito autentico della navigazione vi è soltanto solidarietà e anelito alla scoperta. Riccardo porterà in giro per il mondo questi valori autentici e imbarcherà virtualmente a prua della sua barca una persona molto speciale.

Riccardo, presa la decisione di iscriversi alla GSC, cerca la barca per realizzare il suo sogno. Ha le idee chiare,

 “ho scelto un Class40 perché volevo una barca semplice, affidabile, già pensata per solcare gli oceani e abbastanza veloce da garantirmi maggiore sicurezza nell’affrontare le depressioni. Piccola da gestire e dai costi contenuti.”

Il Class40 “Obportus” si trova a Saint-Malo, proprietà del team di Louis Burton, skipper dell’IMOCA Bureau Vallée, che passa il testimone a Tosetto perché scriva un’altra storia di mare. Obportus è un progetto dell’architetto Jacques Valer, costruito nel 2007 nel cantiere JPK Composites; costruita completamente in sandwich di vetroresina è un Class40 tra la prima e seconda generazione. La Classe nasce nel 2004 per creare una categoria di barche intermedia tra i Mini 6.50 e gli IMOCA e per offrire l’opportunità ai dilettanti di partecipare ad un circuito di regate d’altura.

Le regole imposte dalla Classe sono volte a creare delle imbarcazioni oceaniche sicure e dai costi contenuti. Obportus rientra perfettamente in questa box rule: lunga 12,20 metri e larga 4,3; ha pescaggio di 3 metri. Pesa circa 4700 chili, di cui 2000 sul bulbo.

L’albero, il boma e il bompresso sono gli unici elementi consentiti in carbonio. L’albero ha un’altezza di circa 18 metri dalla coperta.

Per quanto riguarda le vele, “nella Class40 c’è un limite di vele imbarcate ma non nella GSC. Il viaggio è lungo e ho deciso di portare anche delle vele di rispetto. Ho una randa in technora/vectran e a prua solent, fiocco, trinchetta in LoadPath Techonora/Carbon Taffeta e una vela da tempesta. Per le andature portanti un grande drifter, un code zero e un paio di spinnaker in nylon. La superficie velica di bolina è di 115 metri quadri e di poppa arriviamo a 280 metri quadri.”

La chiglia è fissa, come da box rule, con una lama d’acciaio rivestita e il bulbo a siluro. All’interno ci sono quattro ballast, due per lato e ogni coppia di ballast può contenere 750 litri d’acqua per bilanciare la barca e per mantenerla in assetto. La carena ha uno spigolo laterale per aumentare la portanza, soprattutto nelle andature di bolina. Ha due timoni a barra.


La scelta di un Class 40 di vecchia generazione è stata ponderata e non dipende solo dal budget. “La costruzione delle imbarcazioni del 2005-’08, come la mia, in cui i volumi sono minori rispetto a quelli moderni ma il peso uguale, garantisce una maggiore solidità. Le regole di classe definiscono come peso minimo 4500 kg e la mia barca con le modifiche pesa 250-300 kg in più. Questo è un punto forte su cui ho puntato per il mio giro del mondo: meno performance, ma più affidabilità. I class40 di ultimissima generazione per quanto riguarda le velocità nelle andature portanti sono molto competitivi. Allo stesso tempo hanno una fragilità di struttura e componentistica notevole, essendo portate al limite per vincere competizioni di alto livello. Nella GSC la performance passa in secondo piano. Lo scopo è concluderla. Se non si arriva, ci si preclude anche la possibilità di fare un buon posizionamento.”

Il refit di revisione completa e attenta ma non strutturale è durato all’incirca cinque mesi, da metà novembre 2022 a metà aprile 2023, presso il Cantiere Ocean Marine di Monfalcone, vicino a casa di Riccardo.

Per iniziare il cantiere dovevamo togliere la chiglia. È stata una battaglia, giocavamo su qualche millimetro. I perni di congiunzione sono trasversali, diversamente dalla chiglia di una barca normale in cui sono verticali, non ha i prigionieri. Poi è stato duro anche rimontarla.”


Albero, boma e bompresso sono stati completamente smontati e riverniciati. Il sartiame è stato sostituito con i materiali forniti da Armare: sartie in tondino e strallo di prua in tessile strutturale Zylon-PBO con una calza di dyneema, anti torsione. Le manovre, cime, scotte, rinvii e tutte le drizze, in dyneema, sono state sostituite. L’attrezzatura di coperta come winches e stopper sono quelli originali.

All’interno della barca, prima di riverniciare, hanno costruito tre paratie stagne, nel rispetto del regolamento di regata della GSC, per aumentare la galleggiabilità in caso di collisione o falla.

Una delle sole modifiche strutturali apportate è stata allungare e allargare il roof, una specie di capottina strutturale sopra il pozzetto. “In cantiere erano tutti molto dubbiosi sul roof che avevo progettato, perché nella fase di costruzione lo stampo aveva delle forme particolari. Quando l’hanno montato sono rimasti stupiti dal risultato. Da un punto di vista estetico, la barca è ancora più accattivante, ma soprattutto io sarò molto più protetto in navigazione. Per il freddo estremo, ho anche delle strutture mobili in cristal trasparente, per isolare meglio il pozzetto. Sul roof, abbiamo applicato quattro plexiglass: due sopra, per vedere le vele anche dall’interno e due leggermente inclinati ai lati, per monitorare la prua.”

Il motore è stato sbarcato e rettificato. L’elettronica e i piloti automatici sono stati verificati ed è stato montato un dissalatore. Un check completo dei ballast e delle boccole dei timoni ne hanno confermato l’affidabilità. La carena è stata riportata “a zero” e l’antivegetativa riapplicata. Le grafiche sono state cambiate.

La scelta delle grafiche è stata impegnativa perché è difficile immaginarla sullo scafo. Abbiamo deciso di rappresentare il mondo che è il mio simbolo, con un pallino che gira intorno in modo stilizzato, color giallo vivo su uno sfondo nero opaco.”

La gestione dell’energia in un giro del mondo è fondamentale.

 “Affido la produzione di energia agli idrogeneratori e al motore. Ho scelto di montare un secondo idrogeneratore, per averne uno di rispetto e per non dover spostare dieci chili di strumento a poppa ad ogni cambio di bordo. Ho aggiunto due batterie supplementari. Monterò anche dei pannelli solari anche se non ho molto spazio utilizzabile e, quando sono sporchi di sale, rendono di meno. Gli idrogeneratori restano più funzionali, producendo indipendentemente dalla luce solare.”

Riccardo è soddisfatto degli strumenti che ha trovato a bordo. Obportus ha due Bus NKE completi con due attuatori, due piloti, doppie centraline, due anemometri, che comunicano con il computer. Vi sarà anche un secondo computer portatile di rispetto. Per le comunicazioni, c’è un sistema satellitare fisso per voce e dati, un Inmarsat C che trasmette solo testo con la posizione e, da regolamento, due telefoni satellitari per gestire le emergenze. Il sistema elettrico è stato rivisto completamente e il cablaggio è stato sistemato.

Dopo l’acquisto dell’imbarcazione in Francia, Tosetto ha percorso 3600 miglia per portarla a casa, in Adriatico e questo gli ha dato un feedback importante per le modifiche da fare.

 “Dopo il primo trasferimento avevo deciso che avrei installato un riscaldamento: abbiamo montato un bruciatore Eberspächer ad aria, con due bocchette centrali, per scaldare la barca all’interno nei mesi più freddi.L’esperimento della cucina con il fornelletto da campeggio, con piccole bombole ricaricabili è riuscito e manteniamo quell’assetto. Ho previsto di preparare cibi disidratati a freddo che costituiscono una parte della cambusa e altre pietanze nella pentola a pressione, in cui c’è bisogno di poco gas, poca acqua e la cottura è veloce e semplice.”

Riccardo si dichiara soddisfatto sia della barca che dei lavori fatti in questi mesi.

 “La barca si comporta bene in navigazione, anche se soffre un po’ di bolina, sbattendo sulle onde. Ma è un problema che si pone di più in Mediterraneo che in oceano. Ha una buona affidabilità nella struttura e discreta facilità d’utilizzo. La maggior parte dei punti deboli li abbiamo risolti, credo che faremo ancora qualcosa per rendere più semplice l’elettronica in caso dovessi fare delle riparazioni in viaggio.”

Interrogato sul valore sentimentale e sul rapporto che ha con la sua barca, Tosetto racconta:
 ”La mia barca è una compagna di viaggio. Per realizzare questo sogno sicuramente anche lei farà la sua parte. Condivideremo le gioie e le fatiche del viaggio stesso. A volte, parlo con lei, soprattutto dopo le batoste e quando si è comportata bene. In questi giorni di cantiere, Filippo, il mio braccio destro ed io abbiamo incominciato a soprannominarla simpaticamente “Opossum”, visto che Obportus è un nome un po’ più difficile da pronunciare. Metteremo uno sticker a poppa con gli animaletti del film d’animazione l’”Era glaciale”. Quando l’ho comprata ho deciso di non cambiarle il nome. Non sono superstizioso, ma evito di sfidare la sorte.”

 

IL TEAM

Riccardo conta su un grande team di persone che credono nei suoi valori e hanno deciso di seguirlo e supportarlo anche in questa avventura. Un incontro decisivo per dar inizio al suo progetto è stato quello con Enrico Candeloro, CEO dell’agenzia di comunicazione e marketing World Appeal.

“Sfida, passione, spirito di squadra. Da quando nel 2006 abbiamo intrapreso il nostro cammino come agenzia di comunicazione ed organizzazione di eventi, questi sono stati i valori che ci hanno guidato nella realizzazione di tanti progetti per lo sport, per le aziende o per le pubbliche amministrazioni.

 Ho conosciuto Riccardo qualche anno fa tra la polvere del cantiere di Monfalcone, dove d’inverno riposano le nostre barche. Incuriosito da questo skipper insolitamente nato lontano dal mare (ndr, a Cittadella, in provincia di Padova), piano piano ho scoperto un ragazzo semplice, ma dalla grandissima forza interiore. Soprattutto, un grande marinaio, cresciuto alla scuola di Angelo Preden, quella dei veri pionieri della navigazione in solitaria.

Sempre calmo e ottimista, ha una capacità straordinaria di far apparire semplici le operazioni più complicate, siano esse le manovre tra le onde o i lavori più delicati nella cantieristica. Un giorno, era febbraio 2021, mi ha inviato una mail che parlava della Global Solo Challenge e mi ha chiesto una mano a realizzare la sua impresa. Ci saremmo dovuti occupare della comunicazione e del coinvolgimento degli sponsor, fondamentali per garantire il budget necessario ad affrontare questa impresa.

Da quel giorno, noi di World Appeal siamo tutti saliti a bordo di questo sogno, che è diventato anche il nostro. Per oltre un anno con il lavoro di tutti i giorni lo abbiamo nutrito e reso più concreto. La creazione e l’aggiornamento del suo sito e dei profili social sono diventati la maniera per rimanere sempre collegati e sintonizzati sulle sue emozioni. Abbiamo raccontato la sua storia a tantissimi imprenditori che si sono emozionati riscoprendo lo spirito d’impresa che li aveva guidati a fondare le loro aziende.

Tutti insieme, come una grande squadra, siamo ora pronti a vedere Obportus veleggiare in mare aperto verso la Global Solo Challenge! Seguiremo con trepidazione Riccardo nel suo lungo viaggio e al suo rientro abbiamo già in mente altri grandi progetti e nuove avventure!”

Per la parte tecnica, Tosetto è sostenuto dal suo braccio destro Filippo Montagner che l’ha accompagnato in Francia per trasferire la barca e ha condiviso il primo viaggio a bordo di Obportus. Filippo ha lavorato per mesi in cantiere e si è dedicato interamente al progetto, come un vero “fratello del mare”, per fare in modo che questo grande sogno si realizzi.

Il fattore stanchezza potrebbe giocare a sfavore durante la circumnavigazione ed avere un’altra visione autorevole esterna aiuterà Riccardo ad affrontare più serenamente le condizioni difficili e a evitare i pericoli. Per le decisioni legate alla meteorologia e al routage, Riccardo si affiderà a Andrea Giorgetti, un navigatore toscano molto preparato, conosciuto per caso nel 2007 ai Caraibi, in banchina.

“Dedizione, professionalità e entusiasmo, questi sono i valori che condividiamo e che ci uniscono da quando ci siamo incontrati per caso a Saint Martin 15 anni fa. Da allora è cresciuta un’amicizia solida e si è consolidata anche in un rapporto di collaborazione lavorativa che dura a tutt’oggi. Sono felice di seguire e aiutare Riccardo in questo progetto.” 

Della parte burocratica dell’imbarcazione che è stata portata da bandiera francese a italiana se ne occupano due ingegneri, Andrea Preden e Simone Bragato che forniscono a Riccardo anche importanti informazioni e consigli tecnici dal punto di vista strutturale della barca e normativo.

Per affrontare le incognite che si presenteranno nel viaggio, Riccardo lavora con Marcelo Mateos, specialista in counseling e coaching che lo sostiene nella gestione emotiva, fondamentale in navigazione.


Infine, ecco cosa ne pensa Valeria, la compagna di Riccardo che passa ormai i week-end romantici in cantiere. È la sua più grande sostenitrice e racconta come l’accompagnerà nel suo giro del mondo.

 “Circumnavigare il mondo in barca a vela è il sogno di Riccardo e dopo tanti anni in mare e miglia e miglia percorse, finalmente grazie alla Global Solo Challenge ad ottobre potrà realizzarlo. Di certo, sarà una bella sfida, ma con la sua esperienza e passione sono certa riuscirà a portare a termine con gran successo questa grande avventura. In questo progetto Riccardo ci ha messo veramente tutto sé stesso. Prepararsi per un’avventura del genere non è da tutti ed è molto impegnativo, ma grazie alla sua perseveranza e tenacia, Riccardo ora è pronto a salpare e con lui Obportus.

Sono certa che arriveranno grandi soddisfazioni da questo progetto. Sono molto orgogliosa di lui e gli auguro di concludere al meglio questo suo grande sogno. Come tutto il team e le persone che lo seguiranno, sarò lì con lui a bordo, ma con un posto in prima fila, a prua, a cavalcare le onde del mondo.”