lunedì, Ottobre 19, 2026

Un mese da ciurma 2

di Franco Clerici

B) In Jugo con Mario Rossetti

1) Istria
Se non fosse stato così entusiasmante, forse mi sarei iscritto a un aeroclub.
Barca: Grand Soleil 34 disegnata da Finot, durata: una settimana, partenza e arrivo a Santa Margherita di Caorle, dove Mario aveva un terramare, destinazione: Istria.
Sabato sera cena in pizzeria pernottamento suoi ospiti, partenza mattina seguente alle otto.
Unica coppia abbiamo diritto alla cabina armatoriale di prua.
Nell’equipaggio due amici romagnoli aspiranti velisti spinti da un terzo amico, che con i lauti guadagni di un allevamento di polli e forte delle sue esperienze in gommone, aveva comprato un Grand Soleil. Alla loro prima uscita, rientrando con le vele issate, non sapendo come fermarsi, l’apprendista skipper aveva ordinato con voce stentorea “gettate l’ancora!!” ed alle timide obiezioni dei compagni aveva urlato “è un ordine!!”. Umorismo romagnolo:
Cima e catena rimasero a bordo mentre l’ancora fu ripescata da un sub. Il neo armatore decise di sponsorizzare per il suo equipaggio un charter/scuola di vela!
Ultimo membro, un ragazzo piuttosto giovane e non sempre pronto che immediatamente divenne lo zimbello del gruppo, come succede spesso secondo Mario Rossetti, un equipaggio quando è affiatato sceglie una vittima sacrificale. Ne incontreremo altri.
Partenza domenica mattina alle otto con un gran nebbione, ancorché agosto, che rende impressionante la navigazione nel nulla. Poco vento, ma niente motore per sentire eventuali barche nei paraggi. Solo la bussola per seguire la rotta, ma infine dopo un paio d’ore un sole splendente, un mare blu intenso, un cielo senza una nuvola.
Finalmente il vento gonfia le vele, e navighiamo a 5/6 nodi nel silenzio totale solo sciabordio del mare. Infine, piano piano, la terra compare all’orizzonte, si avvicina ed arriviamo in baia per il primo bagno.
Per la vela fu amore a prima vista, ricordi come tanti acquerelli:
  • La mattina appena svegli primo tuffo;
  • le veleggiate fino ad una baia per il pranzo;
  • il secondo bagno del giorno mentre per pranzo Mario affetta prosciutto di San Daniele sull’affettatrice di bordo servendolo poi su dei vassoi di acciaio.
  • Rossetti che come aperitivo, spara oltre le crocette il tappo del prosecco imbottigliato da lui;
  • la cena alla luce del tramonto con menù da chef;
  • la magia delle chiacchiere sotto le stelle, dove dopo tre giorni conosci la vita dei tuoi compagni e loro conoscono la tua meglio del tuo migliore amico;
A turno una coppia era di servizio, apparecchiava, sparecchiava e poi rigovernava dopo cena. Nadia la mia compagna, finisce in coppia con l’imbranato. Le stoviglie venivano insaponate nel lavandino, una prima risciacquata in un secchio in pozzetto con acqua di mare e risciacquo finale nel lavandino con acqua dolce.

I preziosi vassoi con la pentola a pressione, scivolano dalle mani dell’imbranato e finiscono in mare. Mario era sulla nave di amici, affiancata.
Già si era espresso senza peli sulla lingua col povero tapino che è terrorizzato.
Viene avvisato con dolci moine da una suadente voce femminile “Mario abbiamo un problemino…”.
Fortuna che il fondale era di 5 metri e un ragazzino dell’altra barca in un paio di immersioni recupera tutto.
Il giorno seguente Mario prende in disparte Nadia e dice “Erano cascati allo scemo, vero?”
Avevamo scoperto un universo. Tutto l’inverno Nadia ed io, a rinarrarci l’estate programmando la prossima.
2) Dalmazia
L’anno seguente Mario prolunga la crociera a 15 giorni, one way: imbarco Santa Margherita di Caorle, sbarco Zara o viceversa.
La nuova barca è un Grand Soleil 39.
La moglie di Mario con un pulmino Volkswagen porta a Zara le provviste per rifornire la cambusa (36 bottiglie di prosecco, prosciutto San Daniele, pecorini vari …) e riporta in Italia l’equipaggio.
Su un’isoletta viveva solitario un pescatore italiano e Mario ne alimentava i vizi portandogli sigarette ed alcol.
Attraccando ed indicando le donne in bikini gli dice: “guarda cosa ti ho portato questa volta, un regalo, chi sceglieresti?”. È stato preso sul serio, siamo dovuti fuggire in fretta inseguiti da ‘Ma me lo avevi promesso’.
La litoranea della Jugoslavia è un incubo: una baia dietro l’altra, una carreggiata strettissima, veicoli locali cascanti, l’impossibilità di superare, carcasse di auto nei dirupi dietro qualunque curva, a rammentare la prudenza.
Partiti alle 14 arriviamo al confine di Trieste a mezzanotte.
A quei tempi in Jugoslavia entravi anche con la carta d’identità, mentre per il rientro in Italia serviva il passaporto.
Stante l’esperienza dell’anno prima Nadia viaggiava con la sola carta d’identità. E questa sarà la PRIMA DISAVVENTURA delle tre occorse negli anni.
Mario ci aveva avvisato che avremmo potuto avere problemi al ritorno, infatti quando alla Guardia di Finanza presentiamo sei passaporti con in mezzo una carta d’identità, ci portano in ufficio la accusano di espatrio illegale, la identificano le fanno firmare un verbale con una multa salatissima.
L’anno seguente, da un avvocato vicino di banchina, scopriamo il sopruso, con la carta di identità saremmo potuti espatriare via mare in Grecia, oppure via terra in Austria per poi tornare dalla Slovenia senza espatrio illegale!!
Ed il RIMPATRIO anche senza documenti è un diritto, non un reato!
3) Seconda disavventura

L’anno seguente Mario propone una crociera nell’arcipelago delle Incoronate, ora diventate parco nazionale. Questa volta Nadia, il passaporto ce l’ha anche perché Zara la raggiungeremo con un traghetto in partenza da Ancona.
Avevamo frettolosamente organizzato il viaggio dopo un inverno pesante. Arriviamo venerdì sera e scopriamo che la cabina e i biglietti li avevamo prenotati per il giorno prima.
Errore rimediabile, ricompro i biglietti che naturalmente sono per l’unica cabina rimasta libera al costo di una suite 5 stelle, ma il vero problema non è questo:
Il passaporto di Nadia è scaduto da un mese!
Santa Barbara, la protettrice delle ciurme rincitrullite, assume le sembianze del funzionario della Guardia Costiera che effettua il controllo dei passaporti.
A fronte delle lacrime di Nadia (da Oscar) per la perdita delle ferie in barca a vela agognate tutto l’inverno, verificato che il nostro ritorno coincideva con un suo turno di servizio, si mise una mano sul cuore e ci augurò ‘Buon Vento’, solidarietà tra velisti!
4) Spalato
Anno successivo imbarco a Zara e sbarco a Spalato.
Mi è piaciuta particolarmente Sebenico. C’è un servizio di battelli che dal porto risale il fiume Krka che qualche chilometro a monte forma delle cascate particolarmente spettacolari. Purtroppo in quel periodo il fiume era in magra, spettacolo ridotto. Anche queste sono diventate un parco nazionale protetto.
Dopo un giorno fermi in porto, per meteo sfavorevole, appena usciamo dal porto diretti alle Incoronate ci accoglie un gran scirocco, ma, sottovento alle isole, poco mare.
Al gran lasco quando dobbiamo cambiare mura, Mario mi fa cazzare la randa fino a quando il boma è al centro.
Ordina ‘molla tutto’, colpetto di timone, ma in quel momento ci raggiunge una raffica e la randa si straccia in due a metà altezza, la parte alta sulle nuove mura, il boma sulle vecchie.
Mentre sta per sbranarmi: ‘Ti avevo detto di mollare tutto’, guarda e vede la scotta libera ai miei piedi.
5) Itaca
L’anno successivo fortunosamente abbiamo le ferie fuori stagione ed in barca siamo soli con la moglie e con la figlia di Mario.
Così in due settimane riusciamo a raggiungere Itaca un po’ a tappe forzate, ma avevo accolto con entusiasmo la proposta, le signore a prendere il sole, io, senza competitor per il timone, ed il pilota automatico solo quando ero stremato.
Rivedendo le diapositive di quegli anni in Jugoslavia, soprattutto una cosa mi colpisce: i panorami senza praticamente altre barche, qualche peschereccio che ci offriva ceste di aragoste, pagando in lire erano prezzi inesistenti.
In alternativa, montoni usciti dall’arca di Noè e coerente frollatura: Allora in Jugo non erano diffusi i frigoriferi, merce in vetrina e l’indicazione per la macelleria erano le tracce olfattive

Ecco perché la moglie di Mario pendolava con le derrate cercando di passare le dogane evitando la fatidica domanda “niente da dichiarare?”
6) Dubrovnik
Anno successivo imbarco a Spalato e veleggiata fino a Dubrovnik. Forse il tratto della Croazia più bello.
Dubrovnik è una perla imperdibile, fortificata con queste grandi mura che l’abbracciano, sembra una miniatura di Venezia, stesse calle, stessa piazzetta davanti alla cattedrale. Un porto ridossato da tutti i quadranti, ma molto frequentato.Vicino a noi si ormeggia un grande motoscafo di tedeschi, chiusi all’interno, aria condizionata a manetta e naturalmente motori accesi, rumore e puzza.

Non rispondono alle nostre proteste. Alle 22 molliamo gli ormeggi e dormiamo in rada.
Il giorno seguente rientriamo e che soddisfazione, qualcuno meno paziente di noi a metà nottata gli aveva sciolto gli ormeggi, alla ruota sull’ancora erano finiti su un’altra barca con conseguente rissa fino all’alba.
Che stretta al cuore, anni dopo, vedere le mura cannoneggiate durante il conflitto con i Serbi.
E con la crociera di Dubrovnik si conclude l’esperienza con Mario, anche perché la Jugoslavia si dissolve in guerre civili tra Serbi Croati e Sloveni. Sudditi fedeli di Mario restiamo senza un leader.
Noi in barca amiamo la monarchia, non la democrazia ed ora il trono è vacante. Dobbiamo cercare un’alternativa.

2-continua “un mese da ciurma”