mercoledì, Luglio 24, 2024

Luglio – Sara Rossini

un’intervista piuttosto impegnativa e diversa dal solito. A differenza di tutti i personaggi precedentemente incontrati e presentati, che avevano alle spalle un’impresa o un passato di navigazione, questa volta ho incontrato due genitori, Sara e Stefano. Spesso le domande erano rivolte ad entrambi con inevitabile coinvolgimento di un nucleo familiare di 5 persone, ma il fil rouge l’ha sempre tenuto in mano Sara, ed è stato più facile rendere “rotonda” la comunicazione con loro e con voi.

Come sempre ho cercato di far emergere l’autenticità delle persone, e questa volta ho preferito raccontarvi la storia di Shibumi prendendo spunto proprio dal nucleo familiare, storia che comunque potrete scoprire attraverso la lettura del libro che sarà in uscita il prossimo mese di Luglio.


SARA

Mi piacerebbe conoscere Sara, perchè indubbiamente a bordo di Shibumi con la sua personalità ha una certa influenza sul menage familiare.

 Sara Rossini: quasi 45 anni, sono il comandante di seconda, mamma e marinaia, una creativa, e all’interno di questa definizione c’è tutto e di più

 Prima che vi conosceste (tu e Stefano) come immaginavate che sarebbe stata la vostra vita?

Il mare e la barca sarebbero stati un elemento importante nella nostra vita, questo era fuori discussione: ci siamo conosciuti in una vacanza in barca a vela e ogni ritaglio possibile, anche durante gli inverni milanesi, è sempre stato in barca; quindi il nostro è sempre stato un amore appassionato verso questo elemento. Non avevamo programmi in mente, ma bene o male il mare sarebbe stato una costante importante nella nostra vita.

Nella vita terrestre che cosa vi mancava?

Ma in realtà non ci mancava niente, eravamo felici, eravamo super appagati dalla nostra vita, quello che ci ha spinti è stata la curiosità di vivere diversamente. Stefano da sempre legge libri di nautica e abbiamo iniziato a seguire nel web tutte le storie di quelli che navigano: e un bel giorno ci siamo chiesti <<…ma perché tutta questa gente fa questa vita? Perché invece di guardare gli altri non la facciamo anche noi?>>. Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: <<…la vita di Milano già la conosciamo, la vita in campagna anche, (ci eravamo trasferiti per tre anni in un paesino a casa di mio padre, per affittare la nostra casa e far cassa) e andare a vivere in una barca come sarà? …>> E così abbiamo messo in moto questo meccanismo per riuscire a realizzare il nostro sogno. Siamo stati spinti più che altro dalla curiosità, di scoprire realtà differenti e far vedere ai nostri figli cosa esiste fuori dalla comfort zon….., ci mancava la possibilità di vivere esperienze nuove.

Quindi il vostro progetto non è stato di fare il giro del mondo come la maggior parte fa, ma un progetto di cambiare il modo di vivere

Si, il nostro sogno era cambiare vita e andare a vivere in barca, se poi questo volesse dire fare il giro del mondo, andare a vivere su un’isola remota, piuttosto che stare fermi in un porto questo non ce lo siamo posti come limite. I giornali dicevano  << …partono per il giro del mondo e dopo un anno andranno a vivere ai Caraibi…>>: beh,  rimuoviamo tutto quello che è stato detto e parliamo invece di quello che è stato realmente il nostro sogno, andiamo a vivere in barca e ci moviamo seguendo le esigenze di tutta la famiglia, quelle lavorative di Stefano, mie no perché io sono una nomade digitale, e quelle dei figli……. e siamo partiti senza avere una rotta ben definita.

Quindi da quel che percepisco non vi ha mai sfiorato il problema della sicurezza/stabilita’ del dovervi adattare e vivere in barca rispetto alla certezza che vi dava un lavoro a terra.

Io da sempre sono libera professionista, e la sicurezza della dipendenza da un lavoro non l’ho mai avuta: sono sempre stata intraprendente per aprire una porta, chiuderne un’altra, ho lavorato 20 anni nel mondo della moda, delle collezioni, dei tessuti stampati, e adesso ho spostato la mia creatività nel mondo digital, per cui il problema del lavoro non mi spaventa.

Per Stefano è un po’ diverso perchè è innamorato de suo lavoro, per cui lasciarlo sarebbe fare una violenza su di lui, e quindi sta vivendo un compromesso nell’andare su e giù finchè gli è possibile: è un sacrificio, ma almeno riesce a portare a casa uno stipendio fisso, il che non è da sottovalutare perché siamo in 5.

Comunque il suo lavoro è la sua soddisfazione, non è solo la barca, quindi è un continuo cercare e trovare un equilibrio diverso: 5 persone che cambiano, 5 emozioni che cambiano, 5 esigenze, un lavoro molto molto faticoso, però si fa.

Quindi molta curiosità per la vita nuova da fare,

Si, avevamo proprio voglia di esplorare nuove vite, curiosità di vedere cosa succederà domani, curiosità di sapere dove saranno i nostri figli fra un anno, cosa sarà di noi.

….quando prendi  consapevolezza che di vita ne hai una sola forse  ti spaventi  e ti chiedi…<<cosa vuoi fare, vivere tutta una vita a Milano, stesso lavoro, vedere le stesse persone ….NO >>… Questo senso di angoscia è sempre stato molto più forte rispetto al trovarmi di fronte alle colonne d’Ercole e dire <<lì fuori c’è l’Oceano>>. Quindi quando mi dicono: <<sei stata coraggiosa>>…io non mi sento di essere stata coraggiosa, molto più coraggiosa è la mia amica del cuore che tutte le mattine si fa un’ora di metro e di treno per andare in ufficio e fare lo stesso lavoro da 25 anni, lei si che è coraggiosa.

Avete un approccio così particolare alla routine giornaliera che diventa difficile per chi non lo ha provato capire come sia possibile farlo, conciliare l’equilibrio fra voi, con i bambini, e condurre una vita legata al mare; mi sembra quasi difficile da descrivere e forse anche parlarne, perché si rischia di entrare in un profondo strettamente privato. Ma cercheremo la vostra filosofia di vita per cercare di trasmetterla a chi ci legge.

Quando inizi a vivere in mare cominci a parlare con un codice differente, mi rendo conto che non posso neppure spiegarlo ad amici e parenti che vivono a terra. E’ un mondo parallelo quello di chi vive nel mare, lo vediamo tutti i giorni anche vivendo in un porto, fermi da due anni, e le persone che incontri non sono come quelle che vivono sulla terraferma a 200 metri più in là di noi…è proprio un approccio alla vita completamente diverso … E’ come quando ti intervistano e ti chiedono…dove sarete fra tre anni?…..fra un anno? Ma che ne so…non so neppure dove sarò fra un mese…non è che voglio essere presuntuosa, o che vogliamo tirarcela, ma è realmente così … Adesso è un po’ diverso perchè i figli sono cresciuti, abbiamo esigenze diverse, ma il primo anno, quando siamo partiti, io non riuscivo a dare queste risposte perché seguivamo la vita del mare e non avevamo limiti 


STEFANO

E Stefano? (che per Sara è un inguaribile marinaio)

Complicatissimo da definire in poche parole… perchè vivo sul mare e nel mare, sognatore, curioso……sono un fisico e ho scelto questo ramo della scienza perché credo che ci sia un legame forte di chi vive a contatto con la natura e chi cerca di capirla e studiarla.

La fisica studia la natura, e tutto quello che vive intorno a noi, per cui in quest’ottica che siano cielo stellato, che sia il mare, che sia il vento fanno parte di tutti quegli elementi che sono alla base dello studio della scienza.

Stefano, quando eri all’Università avevi qualche idea diversa da quella di navigare?  Pensavi di fare una vita più accademica e di ricerca?

No, ingegneria a differenza della fisica ti dà più opportunità di lavoro. Io ho cominciato fisica perchè mi piaceva, senza pensare a cosa avrei fatto i da grande una volta terminati gli studi…poi ho cominciato a lavorare in un ambiente di ricerca, dove sono tutt’ora e anche a navigare. In realtà ho cominciato tardi, a 24 anni, ero quasi laureato, sempre per quella curiosità che uno ha dentro… avevo il papà che gli piaceva il mare, ma non abbiamo mai avuto una barca, e quindi la prima barca è stata prenderla in affitto con gli amici.

Stefano, sei anche molto creativo, perchè ho visto il progetto “La Fisica tra le Onde“, una serie di divulgazione scientifica e ambientale condotta dai vostri figli. Le prime 10 puntate sulla sostenibilità energetica, la seconda serie su: “Cosa sono i raggi cosmici”.

In barca esiste una contaminazione fra scienza ed esplorazione, e i bambini possono rendersi partecipi ed utili per spiegare ai loro coetanei gli aspetti della fisica che vivono a bordo: l’energia, le batterie, i pannelli fotovoltaici, fino ad arrivare a sperimentare quello che c’è sopra la loro testa, come i raggi cosmici. Progetti legati uno all’altro, non compartimenti stagni.

Abbinare e stimolare la curiosità di bambini e ragazzi giovani con un progetto così concepito e organizzato mi è piaciuto molto….

Abbiamo in corso anche altri progetti di questo tipo, non solo legati alla fisica, ma con il CNR ISMAR (istituito delle scienze marine) sull’inquinamento delle spiagge, del mare… in oceano… Sono progetti a scopo divulgativo, lo facciamo per sensibilizzare le persone, non con alle spalle lo scienziato che parla, ma con dei ragazzini che abitano in mare da 4 anni.

E come mai Lanzarote?

Lanzarote: abbiamo deciso di fermarci perché era l’unica soluzione logistica, l’ultimo posto dove io potevo rientrare in Italia facilmente e fare avanti e indietro, per quanto possa essere comodo quattro ore di pendolare in aereo andata e 4 di ritorno. In questo momento io devo continuar a lavorare su Milano e quindi va benissimo così.

Se ci fossero state altre occasioni magari ci saremmo spinti in un’altra isola o avremmo trovato lavoro da un’altra parte, non è detto che magari non succeda andando più avanti.

Quindi da questo punto di vista non abbiamo un rigido progetto di tappe già definite. Quando ci saranno le condizioni proseguiremo per Capo Verde, forse già a fine anno e poi si proseguirà oltre oceano per spostarci a tappe come molti navigatori fanno. Le rotte comunque sono quelle, non andiamo contro corrente per fare Capo Horn, non c’è una data prestabilita per arrivare quando e dove. 


I FIGLI

Mi chiedo come pensate di fare per affrontare la crescita dei vostri figli… finché sono piccoli riescono sicuramente a vivere con spensieratezza e soddisfare le curiosità che li renderanno indipendenti, dando quella sicurezza che permetterà loro di non avere problemi nella vita…. ma con l’adolescenza e eventuale formazione scolastica superiore, come potrebbe essere…?

PARLA SARA: Per noi è importante che i nostri figli siano sereni, poi quello che vorranno scegliere sceglieranno, indipendentemente da questa esperienza che li ha formati.

 Se penso alla mia esperienza, mio padre per 15 anni mi ha portata in montagna e io ho sposato un marinaio. Stefano invece aveva un padre innamorato del mare, lo portava a vedere il mare ogni fine settimana, ed oggi è un marinaio che vive su una barca… i nostri figli non sappiamo chi dei tre proseguirà e sposerà il mare come casa o chi dei tre avrà il rigetto di qualsiasi elemento galleggiante, anche un materassino, però sicuramente questa esperienza li sta formando sotto moltissimi aspetti.

Spesso ne parliamo: andiamo a vivere in una casa?  torniamo indietro o andiamo avanti? ma nessuno dei tre vuole scendere dalla barca… Nina, la seconda, 12 anni, comincia ad essere più titubante sul fatto di proseguire il viaggio, l’idea del viaggio a tappe la sposa, ma viaggio no stop, no! Ed il grande che ha quasi 16 anni comincia ad avere tutti i suoi giri, esce, comincia a dormire fuori, ha una vita da adolescente, da ometto, porta gli amici a bordo… Mette giustamente dei paletti, e dice …<<a me va bene navigare e andare avanti, facciamo due tre mesi estivi, poi torniamo per la scuola, poi facciamo magari un mese d’inverno però poi torniamo qua (a Lanzarote)…>>

Il piccolino invece ha vissuto per tre anni in una casa in terraferma e quattro e mezzo in una barca: adesso per lui la casa è la barca, non vuole assolutamente scendere a terra, non vuole neanche considerare una casa a terra, perché per lui la casa è questa dove è cresciuto.

Lo so perchè quando sono stato in Polinesia siamo stati per un mese e mezzo vicini di barca con una famiglia con due figli, una ragazza di 16 anni e un bimbo più piccolo 11 o 12: la ragazzina era una signorinetta e il ragazzino vedeva lei come una copertura, una difesa, si aspettava un aiuto… vivendo in barca non sei smaliziato come i ragazzi  che sono a terra…

Ecco, questa cosa la scrivevo anch’io nel mio libro, un genitore è libero di scegliere la vita che vuole per i propri figli, però portare in giro un ragazzo e una ragazza, 14 e 17 anni, secondo me è un po’ controproducente. Se porti il ragazzo di 16 anni in Polinesia farà sicuramente delle esperienze costruttive, però quando torna sulla terraferma, se mai dovesse tornare, probabilmente poi si scontrerebbe con una realtà molto diversa, perchè comunque qui in terraferma il mondo sta andando avanti in un modo completamente diverso. Il ragazzo ne beneficerebbe da una parte ma si creerebbero dei disagi sociali dall’altra. Per me, lo dico come madre, vivere su una barca e andare a vivere in posti molto remoti in barca lo vedo un po’ controproducente, mentre in età prescolare e fino alle medie per i ragazzi è un toccasana.

Prima riferendoti all’ipotesi di fermarvi dicevi che il figlio ha messo le mani avanti, e anche la ragazza, avete in mente qualcosa? Perchè ormai avete toccato con mano la Grecia, l’Italia, la Spagna, l’isola. Vivere in un’isola è completamente diverso dal vivere sulla terraferma…. loro hanno già qualche orientamento su questo?

Per loro esiste solo Lanzarote, il loro punto fisso è Lanzarote, e se dovessimo procedere a tappe l’idea è di trovare una casa qui e spostare poi la barca. Prossimamente andremo a Capo Verde, poi prenderemo l’aereo per tornare qui, quindi da Capo Verde sposteremo la barca in Brasile, ma il punto fisso rimarrebbe sempre Lanzarote. Sicuramente non l’Italia.

Quindi  Lanzarote è diventato un punto fermo?

Lanzarote è la prima isola che si incontra uscendo dal Mediterraneo, siamo arrivati direttamente sulle Canarie, e ci siamo detti: Stefano deve riprendere a lavorare, io anche e a tempo pieno, non posso più permettermi di fare home-schooling (lo facevamo io e Stefano). Pensa che i nostri figli fanno rugby tutti e tre, nella squadra di Lanzarote: il figlio più grande è stato scelto fra i migliori per andare a giocare nella selezione canaria e partecipare ai tornei nazionali in penisola spagnola.

Indubbiamente quando ci sarà da affrontare il tema dell’Università bisognerà spostarsi, quindi bisognerà vedere cosa fare, se andare a Tenerife o Las Palmas, o cambiare stato… ma se vorranno cambiare non ci poniamo problemi sul futuro; indubbiamente vivere su un’isola anche per noi adulti non è cosa semplice, ha il suo fascino ma ci sono anche tanti contro.

La curiosità e la sicurezza in voi credo sia la cosa più importante, i ragazzi hanno avuto problema ad abituarsi agli spazi di una barca?

No, io credo proprio di no, tranne nei primi mesi, quando avevamo tutto stipato e dormivano tutti in una cabina ed era tutto in disordine, perché non avevamo ancora montato il dissalatore, i pannelli…

Shibumi è abbastanza grande: adesso ognuno ha la sua cabina e quindi pur piccola che sia tutti hanno il loro spazio, hanno la loro intimità. C’è anche il momento in cui “fa figo” vivere su una barca, e c’è curiosità da parte degli amichetti, dal più piccolino che ha 6 anni al più gande che ne ha 16, di venire a bordo a vedere come si vive, sono soprattutto curiosi, ed è bello lasciare un ricordo alle persone che   incontriamo. Gli altri bambini, i figli dei nostri amici si ricorderanno per tutta la vita… <<ti ricordi quegli amici che vivevano in una barca>>?  E quindi è uno scambio di ricordi e di esperienze. 

Questo tipo di vita in barca lo fate più per voi o per i figli? siete più egoisti o siete lungimiranti? ritenete sia una formazione idonea al giorno d’oggi per i figli?

Secondo me entrambe le cose, perchè comunque adesso noi siamo fermi da un paio d’anni, e quando sei stabile in una barca non è come vivere in una casa, perchè le dinamiche di un porto sono diverse da quelle di una casa, anche se stiamo facendo una vita abbastanza regolare.

La differenza la provi quando navighi per un anno e mezzo, e quando abbiamo navigato per cercare un posto sicuramente sprigioni spirito di adattabilità.  Ai figli il “problem solving” è all’ordine del giorno, quindi tanti approcci fanno parte della loro quotidianità, queste dinamiche fanno parte di loro senza che nessuno gliele abbia insegnate, lo hanno appreso strada facendo, e comunque a noi piace avere la barca, avere la possibilità di andare a vedere, esplorare tutti i posti che vogliamo.

Sicuramente i nostri figli hanno la possibilità di fare delle esperienze che in una casa normale non avrebbero la possibilità di fare, se poi sia positivo o negativo lo scopriremo solo quando saranno adulti, adesso se dovessimo fare un bilancio credo che sia sicuramente positivo.

Avete già qualche orientamento, almeno sul più grande, su cosa farà da grande, che lui lo sappia o no? più scienziato o marinaio?

Penso che a 16 anni sia ancora presto, vedo che si muove con gli amici, assieme vanno in mare, in oceano, e mi fido completamente di lui, perchè so che è un mondo che conosce.

Ha cominciato presto a capire certe dinamiche……pensa che il piccolino prima di entrare in acqua guarda le onde per vedere da dove arrivano, guarda la corrente, sono quelle cose che ti entrano nella testa senza volerlo. Quando vede della plastica in acqua va in ansia, perchè dice…<<quella è la mia casa e se c’è un pezzo di plastica in mare devo tirarlo fuori immediatamente>>.


LA VITA IN BARCA

Quando avevate deciso di partire avevate già individuato la barca ideale per voi, la lunghezza, il tipo, il cantiere, oppure eravate disposti a vedere cosa arrivava?

 È stato il contrario, prima avevamo un first 375 in società con altri amici e quando c’è stata l’esigenza di ingrandire la famiglia e avere un terzo figlio sapevamo che in quella barca non ci saremmo più stati, soprattutto pensando di andare in vacanza in barca con gli amici, e abbiamo deciso di cercarne una più grande, che fosse pronta per affrontare mari più impegnativi rispetto al mediterraneo, una barca più confortevole, una barca per fare grandi progetti.

Stefano si è innamorato del Mikado56, e ha iniziato a cercarlo a destra e a manca finché una sera lo abbiamo trovato in un cantiere a Preveza.

Eravamo lì con la nostra barca, e una sera camminando abbiamo visto SHIBUMI e ci siamo detti: è LEI. E da lì è stato tutto un su e giù per comperarla, ma abbiamo detto subito che quella era la nostra barca e che sarebbe stata la nostra casa… Antonio Penati lo abbiamo conosciuto lì a Preveza, era in secca davanti a noi con il Lycia, e i miei figli giocavano sul piazzale: io dicevo loro di non urlare che disturbavano, e lui diceva che era abituato ai bambini… Ma allora non c’era ancora l’idea del viaggio, c’era un’idea che un giorno saremmo partiti, ma non c’era l’idea di una data, e solo dopo 3 anni che avevamo SCHIBUMI, che avevamo navigato in lungo e in  largo lungo la Grecia per testare barca e noi come famiglia, allora abbiamo fissato la data: 5 luglio 2020. Poi c’è stata la Pandemia e si è ritardato tutto, comunque prima è arrivata la barca e poi la data della partenza.

Due parole sulla sensazione che avete provato quando avete tolto gli ormeggi per partire per il grande viaggio e di quando avete passato le colonne d’Ercole

 Quando abbiamo mollato gli ormeggi in cantiere al CD Nautica, a lasciarci le cime c’erano la Chicca e Andrea Pestarini, un bel momento: Stefano aveva letto i suoi libri e prima di partire, quando abbiamo sistemato Shibumi, per tre mesi abbiamo avuto la barca di fronte al Mai Stracc, ed è stato un buon auspicio come partenza.

Mollati gli ormeggi vedevo un’incognita davanti a me, davanti a noi, grande come una casa…vedevo i miei figli che mi guardavano come per dire…ma dove andiamo…soprattutto mi facevano tenerezza…. c’era una curiosità immensa, ma paura no, mai, ne dubbi ne incertezza.

C’era la curiosità di dire: ma cosa faremo domani, chi incontreremo, cosa succederà,  e questa sensazione penso che sia io che Stefano l’abbiamo trasmessa ai nostri figli perchè nessuno ha mai detto…quando torniamo a casa? perchè facciamo questa” cosa qua”?… loro sono sempre stati coinvolti…… da sempre…..

In uno degli articoli che ho letto tu hai detto che la vostra è una storia non di coraggio ma di sacrificio, mi vuoi dire qualcosa di più?

Non è che ti debba spiegare molto, visto che sei un marinaio come noi, la barca è un sacrificio, abituarsi a vivere negli spazi stretti……

 Ma non lo vivi mai come un sacrificio, io non l’ho mai vissuto come un sacrificio

Sara: bravo, questo è il problema, se tu vedi questa cosa solo come un sacrificio non apprezzi tutti i lati positivi che ti dà la barca a vela: c’è la bellezza della navigazione, della esplorazione, degli incontri, della scoperta dei tuoi limiti, perchè quando vivi su una barca ti metti in gioco, soprattutto la fai diventare la tua casa, e non è come la barchetta che usi per andare in vacanza due settimane…insomma…..ti metti in gioco come persona , come mamma, come coppia, e quindi è un processo di sacrificio compensato dalla bellezza che la vita di bordo ti dà.

Io ho pianto quando ho pensato che avrei dovuto vendere il mio Sound of Silence: ero da solo in dinette, mi sono guardato attorno, 15 anni di vita con lei…e se ci stai consecutivamente per 6 mesi all’anno sai che è una dimensione completamente diversa…… mi piace navigare perchè non devo comandare io: in mare comandano il tempo e la barca e tu devi solo ubbidire. Sono così sereno e quando ci vivo non mi spaventa nulla…..

Sara: è vero, quando ti sporchi le mani sulla tua barca non è come quando arrivi in cantiere e te la fanno trovare bella pronta…. la conosci perchè quando si spacca un interruttore avevi impiegato 4 ore per cambiarlo o sostituirlo, o per rifare il cavo.

Questo aspetto soprattutto i ragazzi lo vivono tantissimo, e quando viene a bordo un bambino e si appoggia alla lampada e la rompe, vedi la sofferenza nei loro occhi perchè sanno cosa vuol dire sistemare una barca.

I sogni non sono ambizioni da lasciare nel cassetto, che cosa ve li sta facendo realizzare: il mare, la vita in barca, la vostra curiosità, la vostra irrequietezza?

Sara: Io penso che sia un mix, l’irrequietezza di mio marito, lui deve andare… è un cavallo al palio di Siena che scalpita …deve andare e il supporto lo trova in me che non mi tiro mai indietro!

Io credo di non avere mai detto: “non ho voglia di fare questa cosa, vai per i fatti tuoi, anzi sono stata la prima a scendere in campo per organizzare e fare in modo che la sua idea si realizzasse… lui la mente ed io il braccio, lo siamo sempre stati e lo siamo tutt’ora… una cosa unica”.

 

E IL FUTURO?

Ho pensato spesso a voi preparandomi per l’intervista, e mi hai raccontato che avete in pectore di attraversare l’Atlantico ma hai anche detto che i figli avrebbero eletto come ambiente casalingo Lanzarote. Se cominci ad andare   dall’altra parte dell’Oceano sicuramente approderai ai Caraibi, o in Brasile, e la barca ha bisogno di manutenzione….un po’ di incognite e mi chiedo come  le stiate affrontando, non tanto per voi, ma come impatto sui ragazzi.

Sara: I ragazzi aggiungono un mese alle vacanze e fanno tre mesi estivi, come facevamo quando eravamo in Italia…… portiamo la barca in Brasile, giriamo un po’, poi prendiamo l’aereo e torniamo a Lanzarote. Non è che farebbero scuola dove ci spostiamo o tornerebbero a fare Home schooling, per loro sarebbe una lunga vacanza. L’inverno prossimo stiamo programmando di portare la barca a Capo Verde, Stefano si prenderà due settimane di ferie, i ragazzi due settimane in più di vacanza da scuola, e avremo un mese e mezzo a disposizione per andare a Capo Verde, visitare l’arcipelago e poi tornare indietro.

Stefano: Si, potremmo trovare una casa a breve, fare come diceva Sara Capo Verde, poi Brasile tornando indietro ogni volta, poi fare eventualmente Panama e magari fra 4 anni decidere di vendere la casa a Lanzarote, perché i figli saranno uno all’Università, l’altro verrà con noi, e l’altra andrà all’Università anche lei. Da adesso ai prossimi uno due anni pensiamo di trovare una casa, spostarci 3 mesi all’anno per navigare, e poi eventualmente fra 2-3 anno valuteremo cosa fare.

E da grandi che progetti avete

Sara: Io arrivo al prossimo anno, quest’anno navigheremo su Madeira, Marocco, dipende dal meteo: l’anno scorso è stato terribile, e quando abbiamo visto una finestra meteo buona, avevamo pensato di puntare su Agadir, ma la sera prima di partire Stefano è caduto e si è fatto male alla gamba da non poter più timonare, e siamo rimasti a girare per le Canarie. Quindi quest’estate vorremmo riprovare con Madeira, Marocco, e quest’inverno se troviamo una casa vorremmo portare la barca a Capo Verde.

Cosa pensate di trasmettere e a chi con il vostro progetto di vita e con il libro

C’è questa frase che ho detto dall’inizio e continuo a dire e non mi stancherò di dire: i sogni bisogna andarseli a prendere, penso che la nostra storia sia di ispirazione…

Molti dicono: ci vogliono i soldi per cambiare vita, per andare in barca devi essere figlia di papà…. ce l’hanno detto in tanti, indubbiamente l’unica cosa di cui uno ha bisogno è la volontà di cambiare, di fare quello che si sente di fare, perchè noi non siamo migliori degli altri.

Noi sognavamo la vita degli altri, quelli che facevano delle cose pazzesche, che sarebbe piaciuto fare anche a noi e abbiamo detto: <<perchè non alziamo le chiappe dal divano e non andiamo a farlo anche noi? Che cosa hanno loro in più di noi?>> Questa è la molla che ci ha spinto e spero che possa ispirare tante persone a farlo.

Tante persone mi scrivono dicendo…<<sai che leggendo la tua storia ho iniziato ad andare in barca, che ho comprato una barca e probabilmente partiremo>>… È un approccio ad una vita differente, a non avere paura del cambiamento, il cambiamento è ricchezza, ogni volta che cambi vita è come se ne vivessi una nuova vita…e sai quante vite puoi vivere in una sola … …speriamo di essere di ispirazione per questo motivo…