lunedì, Settembre 28, 2026

Andrea Pestarini

Andrea Pestarini: il suo nome ricorre spesso quando si parla di grandi personaggi del mare, di grandi navigatori. Io stesso l’ho intervistato per Rotte di tutto il mondo, e in questo bell’articolo David Ingiosi lo ricorda: la storia di un’avventura nata nel 1995 quando, a poco più di 20 anni, partiva dalla Liguria alla volta dei Caraibi.

Mai Stracc è un Westerly 36′ del 1975, disegnato da Laurent Giles, ed è una barca fenomenale.
Per 20 anni mi ha portato ovunque le mie follie o inquietudini del momento mi hanno spinto.
All’inizio quasi sempre da solo, poi con Chicca. Questo avrebbe dovuto essere il racconto dell’ultimo mio viaggio in solitario con questa barca da Panama alla Spagna e quindi verso l’Italia. Ma come si fa a parlare dell’ultima traversata senza pensare o ricordare tutto quello che c’è stato prima?

Partiamo dal nome: cosa significa Mai Stracc? Letteralmente in dialetto ligure significa “mai stanchi”, ma credo che più che altro voglia dire gioventù, passione, felicità, amore e casa, ma non solo. Nel 1995 partivo in solitario da Bocca di Magra, con questo ketch di 36 piedi che sin dall’inizio ha dimostrato di essere valoroso.
In Spagna mi ha raggiunto Michele, amico di sempre, e poi via verso i Caraibi prima, New York dopo, di nuovo in solitario, Belize, Guatemala, Honduras, quindi controvento sino alla Martinica e ritorno in Italia, sempre in solitario; era il 1998. Dopo il rientro per qualche anno ho fatto avanti e indietro fra Caraibi e Sardegna con gli amici fraterni della Compagnia degli Skipper Oceanici.

Infine l’ultima traversata d’andata con Chicca nel 2000, decidendo di andare oltre, senza troppo pensare cosa ciò potesse significare.
Non siamo partiti per fare un giro del mondo, ma per guardarci in giro. Lei ama dire che mi perdo guardando crescere le palme, probabilmente è vero, ma è così che ho immaginato i nostri viaggi più belli.
Così nel 2002, ad aprile, si apre a prua del Mai Stracc l’ultima chiusa del Canale di Panama e un oceano in cui ci perderemo per anni, traversandolo in tutte le direzioni.

In Polinesia siamo arrivati la prima volta noi due e il Mostro, il gatto di bordo, e alla fonda nella Baia delle Vergini, a Fatu Hiva, siamo rimasti ore a guardarci in giro, seduti sulla tuga, persi in così tanta bellezza.


Mai Stracc è un Westerly 36 (10,97 m) del 1975, disegnato da Laurent Giles.

Poi si scopre che in Polinesia si parlano tre lingue: il marchesiano, alle Marchesi, il puamotu, alle Tuamotu, e il tahitiano; in nessuno di questi idiomi esiste il futuro. Si vive l’oggi, domani non importa: incredibile cura all’ansia che perseguita noi popoli che ci diciamo evoluti!

Poi la Polinesia rimane di poppa troppo in fretta e così dalla Nuova Zelanda, dopo importanti lavori in cantiere, il Mai Stracc mette la prua a 40 gradi Sud, in pieno autunno australe e in 29 giorni attraversa 3.300 miglia di oceano Pacifico al contrario per tornare alle Tuamotu dove il mare ha tre colori e il mondo a momenti sembra quasi perfetto.

Prua verso l’Alaska
Così oggi al posto di perdermi guardando crescere le palme, mi ritrovo perso in migliaia di miglia di ricordi e di gioia.
Ma non dimentico la fatica, spesso dovuta a una cassa sempre vuota e rimpinguata con crociere e lavori improbabili come quando Chicca in Nuova Zelanda raccoglieva kiwi e li inscatolava e io riparavo barche in cantiere; oppure quando in Canada mi sono ritrovato in una fattoria a fare il cowboy con esperienza solo da marinaio; o ancora a New York lavorando come imbianchino, idraulico ed elettricista su case galleggianti e di sera come dog sitter.
Spesso c’era la paura di non riuscire ad andare avanti, in ogni caso mai superata, ma persisteva la voglia di continuare a navigare.
Così, dopo questo Pacifico amatissimo e dopo Micronesia, Indonesia e Thailandia, ci siamo trovati di fronte a uno dei viaggi più belli con Mai Stracc: Thailandia, Alaska, via Singapore, Hong Kong e Giappone.
Un altro Pacifico al contrario per mostrare a questa nostra favolosa barca la magia del ghiaccio.

Me lo ricordo ancora il primo pezzo di ghiaccio, poco più grande di un cubetto da aperitivo e io che ci giro al largo, come se potesse farci del male.
Poi si impara a navigare nel ghiaccio come ad attraversare un oceano o a entrare nelle passe in Polinesia. Poi si continua a sognarlo.
Fra Canada e Alaska siamo rimasti più di un anno e lassù è nata l’idea di scrivere un libro che raccontasse i primi 10 anni di vita con Mai Stracc e l’Antartide a vela.

Un sogno che avevo sin da ragazzo, da quando avevo trovato a bordo della barca di Omero Moretti il libro dei ragazzi del Damien. Avevo 25 anni, non glielo ho più reso.
Ancora oggi, quando sono scoraggiato, ne rileggo alcune pagine e ricomincio a vedere qualcosa a prua. Sarà rileggere e riprovare la gioia di avere 20 anni ed essere persi in un oceano di incertezze, ma senza nebbia a prua.
Dopo un’estate di crociere in Alaska Mai Stracc mette la prua a Sud: San Francisco e poi la Baja California, per un nuovo periodo di crociere.

La grande nostalgia della Polinesia ci spinge a una nuova traversata e così torniamo alle Marchesi, alle Tuamotu e io compio 40 anni: 40 anni, 40 gradi Sud, 40 giorni e 4.000 miglia: un bel regalo di compleanno.
Così io e il Mostro, il solito gatto, ci mettiamo in rotta per quello che rimane il viaggio più emozionante, più difficile e più intenso. O forse no?
Il Pacifico australe in solitario; difficile raccontarlo, queste onde giganti che danno ansia ma anche adrenalina, questa mia barchetta lanciata fra onde mai viste prima e poi.
Dopo 43 giorni, 4.700 miglia, qualche candeliere piegato e un paio di pannelli solari esplosi, la Patagonia e Chicca che torna a bordo. Brava barca!


Il Mostro, compagno di lunghe navigazioni in solitario di Andrea.

I canali della Patagonia: nelle baie cime ovunque, vento che ti porta via, ma di nuovo i ghiacciai che tanto ci avevano affascinato in Alaska. Purtroppo pure una barca di amici andata a fondo a Seno Pia. Di qui l’incontro con Pascal, il più grande marinaio che abbia mai conosciuto, e con Giorgio Ardrizzi del Saudade, per il recupero dello scafo.

Un inverno passato a Ushuaia a ricostruire una barca che ora ha ripreso a girare il mondo, un charter con un’altra barca ed ecco il nostro enorme budget di 2.000 euro per passare due mesi in Antartide. L’11 gennaio 2011 Mai Stracc con a bordo Chicca, un amico, il Mostro e io doppiava Capo Horn con prua a Sud.
L’11 marzo lo doppiava di nuovo con tutte le vele all’ultimo terzarolo sotto piovaschi di neve.
Un viaggio così incredibile che ancora oggi faccio fatica a parlarne.
Siamo stati dei privilegiati a poter andare in fondo al mondo; bisogna ruotare il mappamondo sottosopra per trovare l’Antartide.
E lo abbiamo fatto con una barca 40enne di 10,97 metri.
Laggiù ci siamo sentiti minuscoli e assolutamente sopraffatti da ciò che ci stava intorno.

Poi di nuovo prua a Nord, Argentina, Uruguay, Brasile e mille avventure. Io di nuovo solo sino al Maine dove Chicca torna a bordo, poi la decisione di tornare in cantiere per preparare una nuova avventura che però non andrà in porto a causa della carenza di risorse.
Sostiamo a Newport, Rhode Island, poi di nuovo solo dirigo verso i Caraibi per lasciare per la prima volta Mai Stracc fermo per un imbarco armatoriale.

Ed eccoci su questa bella barca blu di 23 metri da trasferire dalla Nuova Zelanda alla Polinesia.
La prima volta che l’ho vista mi sono chiesto: “E chi la tira fuori dalla banchina?”.
Io che ero abituato a una barchetta che pesa dalle 7 alle 9 tonnellate (a seconda di dove andiamo), mi trovavo a fare il comandante in divisa, di una barca di 60.

Insomma l’abbiamo fatto e in due settimane eravamo a Moorea, poi di nuovo Tuamotu e Marchesi. Nel frattempo convinco gli armatori a dirigere in Alaska la stagione successiva.

Il progetto Durlindana
Rientriamo sul Mai Stracc per 5 mesi e sì, sono felice perché mi sento a casa.
Navighiamo da Trinidad alla Martinica, poi Cuba e quindi San Blas.
Ma abituato a 20 anni di libertà, non avendo più tempo per progetti a lungo termine, mi sento perso. Lavorare su una barca armatoriale può dare soddisfazioni di diverso tipo, sono io che sono strano. Per tantissimi di noi, l’idea di avere mesi di vacanza pagata sarebbe molto allettante, ma io non ho mai pensato ai soldi e non credo di aver mai imparato a vivere.
Quindi il Mai Stracc di nuovo a terra, io sempre più confuso e covando il sogno di tornare in Alaska con la mia barca, mi imbarco nuovamente con Chicca sulla barca di 23 metri a Honolulu, destinazione Kodiak, Alaska.

Una traversata difficile, tecnica, molto bella. Arrivati in 14 giorni cominciamo un periodo di crociere fra Kenai Peninsula e Prince William Sound, forse fra i posti più belli al mondo.
Nuka Bay è il cono di un vulcano con la parte a mare crollata e diversi ghiacciai a strapiombo.
Mentre entriamo con vento forte, dico a Chicca che queste cose dovremmo farle con la nostra barca, portando gente con noi, cercando di spiegare perché lo facciamo.
Al ghiacciaio Columbia con Mai Stracc, non eravamo riusciti ad avvicinarci. 7 anni dopo, lo abbiamo raggiunto perché si era ritirato di 7 miglia. Un miglio l’anno!
Con una barca più grande si potrebbe cercare di sensibilizzare chi viene con noi, e soprattutto dare indietro qualcosa a questo mare che da più di 20 anni ci dà vita.

Da questi discorsi nasce il progetto Durlindana e ancora una volta ci mettiamo in gioco totalmente.
Mai Stracc è a terra a Panama. Finita la stagione a San Francisco, rientriamo in Italia e in Grecia troviamo Durlindana, un ketch di ferro di 21 metri disegnato da Schiomachen.
Il 19 dicembre 2016 lasciamo la Grecia, il 23 la barca è in terra a Marina di Carrara, 9 mesi di cantiere, rientra in acqua e a metà ottobre partiamo con ospiti, destinazione Rio de Janeiro.
La traversata, le crociere ad Angra dos Reis, poi la risalita verso i Caraibi, quindi New York e a Sud della Nuova Scozia.
Durlindana è una gran barca e con un vento infinito, solo con mezza trinchetta, al gran lasco, vola a 14 nodi; poi il passaggio fra il Labrador e Terranova, il pack ci ferma e dobbiamo tornare indietro.
Mai Stracc è sempre a terra a Panama. Una sosta a Terranova, il pack si apre e nonostante gli iceberg e la nebbia in 6 giorni siamo in Groenlandia per una stagione di crociere gloriosa.

La barca va benissimo, è comoda, solida e non teme il ghiaccio. A settembre partiamo per tornare in America, fare cantiere a Newport, poi New York, Cuba e Panama dove ritroviamo il Mai Stracc.
Ci aspetta da tre anni ed è tutto ammuffito. Lavoriamo tanto e lo ripuliamo, torna a essere la barca di sempre, ma rimane in terra.


Durlindana (21 m) è un ketch in acciaio del 1983 progettato da Ernesto Sciomachen.

Il 23 dicembre 2017 partiamo per le San Blas per la crociera di Natale, e se durante queste festività c’è chi gli alberi li mette, c’è anche chi li toglie. Durlindana disalbera con 20 nodi di vento, 2 mani alla randa e mezzo fiocco, di bolina. A bordo siamo in tre: Chicca, una nostra amica e io.

Ho poco tempo, ci sono scogli sotto vento e devo liberare la coperta. Non si è rotta nessuna sartia, l’albero è esploso 3 metri sotto la prima crocetta. Non credo scopriremo mai perché. Ho dovuto tagliare tutto e buttarlo in mare, non ho salvato nulla. Un quarto d’ora per capire come fare, non è immediato buttare in mare un albero di 30 metri, pensando che peraltro non abbiamo neanche finito di pagare la barca. E chi ce li ha i soldi per rimetterlo su? Le gioie di chi vive galleggiando! Dopo 45 minuti è tutto finito e siamo a motore.

Sino al 29 aprile 2018 cercheremo di fare crociere alle San Blas a motore. In quadrato, a bordo di Durlindana, c’è un bel quadro, disegnato da un pittore di Portofino su una carta nautica della parte meridionale della Terra del Fuoco.
C’è anche Mai Stracc invelato accanto a Capo Horn. L’ho guardato spesso. Dopo aver sbarcato gli ultimi ospiti, con Durlindana navighiamo sino a Linton Bay Marina.
La barca è ormeggiata, Mai Stracc poco lontano a Shelter Bay. Un’auto, un paio d’ore di strada ed eccomi a far ritornare Mai Stracc una barca da viaggio, a ricominciare un percorso che non si vuole finito, oppure solamente a cercare di ritornare giovani ancora per un momento.

Chicca, purtroppo, deve rientrare urgentemente in Italia. Per me è la prima notte a bordo dopo tre anni. In pozzetto mi guardo intorno, è sempre la mia barca: ogni movimento è automatico, ogni interruttore è dove deve essere, per un po’ sono dove voglio essere.


A dicembre 2017 durante un trasferimento Durlindana ha disalberato.

Mai Stracc torna in acqua
Quattro giorni per lucidare lo scafo, far carena e Mai Stracc, dopo tre anni, torna in acqua.
Ancora un paio di giorni per riarmarla e poi una breve navigazione per Linton Bay dove la barca trova posto accanto a Durlindana: il mio presente, il mio futuro, il mio passato sono a tre metri di distanza. Lavoro seriamente, per effettuare manutenzioni straordinarie: Mai Stracc è una gran barca ma è comunque ferma da tre anni.

Alcuni amici mi aiutano, su e giù dall’albero, prove motore, i cuscinetti del generatore eolico.
Gli stessi amici sono perplessi, e chiedono:

«Ma dove vai? La barca è ferma da 3 anni e tu parti per l’Italia da solo?»

Sono un po’ preoccupati. Effettivamente da quando Durlindana ha disalberato, non sono più io, non ho più entusiasmo e per un po’ non ho più saputo dove andare.

Dopo due settimane di lavori Mai Stracc torna quello di sempre, mentre io sono confuso, forse più del solito. Ho voglia di partire e perdermi in un oceano di onde, recuperare la capacità di sognare e cercare di uscire dalla nebbia.
Accanto a Mai Stracc, Durlindana, questa barca magnifica è ferita, con un troncone d’albero in coperta e io me ne vado. Non parto sereno, però forse recupererò un poco di energia per ricominciare tutto per l’ennesima volta.

Le prime 24 ore a motore, va bene così, il pilota elettrico funziona bene, il motore pure e io piano piano mi riabituo alla navigazione in solitario e in più qui c’è un sacco di traffico.
Poi l’Aliseo arriva e ne arriva tanto fra Est e Est-Nord-Est. Antonio, che mi passa la meteo dall’Italia, mi preannuncia che non cambierà nulla a breve e così vele piccole, cercando di stringere come un matto, su questo mare che sembra pieno di buchi.
Alla fine rinuncio a cercare di passare sopravento alla Giamaica, poggio un poco e lascio Mai Stracc un po’ più tranquillo, a navigare con trinchetta e mezzana terzarolata.
Stringo meno ma si vive meglio e poi come sempre si vedrà.

Sotto costa alla Giamaica il vento molla e con qualche ora a motore riesco a scapolarla.
Il transito nel Windward Passage mi vede a navigare in mezzo alla plastica.
Ce n’è così tanta che a volte devo invertire la rotta per cercare di liberarmi da quella che si ammucchia di fronte al bulbo e allo skeg e quasi mi ferma.

A Nord delle Bahamas torna il vento, sempre di bolina e infine dopo 16 giorni per 1.700 miglia mi fermo a Bermuda per fare gasolio.
Non è neanche andata male, contando la bolina e le ore a motore.
Bermuda mi piace, ma mi fa paura. Negli anni ci sono passato tante volte, il problema è che sai quando arrivi ma non sai mai quando riparti. A volte, a causa di una condizione meteo cattiva, mi ci sono fermato anche 2 settimane. È uno dei pochi posti al mondo dove un pollo cotto costa meno di un pollo crudo.

Questa volta ho fortuna e dopo 4 giorni sono in mare di nuovo, 48 ore allegre di vento in poppa e poi ancora bolina.
L’anticiclone è molto alto e quindi sempre vento da Est anche forte, tra i 20 e i 25 nodi.
Tutto sommato però non importa, ormai sono in mare. Cerco di ritrovare un po’ me stesso e guardo Mai Stracc che naviga da solo. Certo è scomodo però io in realtà faccio poco o nulla. Leggo, dormo, mangio, cerco di vivere al meglio che posso queste miglia scomode, che poi in effetti passano anche troppo veloci. C’è tanta acqua intorno a una buona barca.

La verità è che alla fine dopo mesi di tristezza e stress e angoscia causati dall’incidente di Durlindana, per la prima volta sto di nuovo navigando da solo.
Di quello che faccio in questi giorni devo rendere conto solo al mare e alla fine è un modo più facile di vivere. È un discorso opportunistico ed egoistico, ma non ho risposte per nessuno e non sono un filosofo.
Vivere, a volte, è un mestiere difficilissimo. Io in mare sto bene e per un poco posso dimenticarmi di tutto il resto. Le miglia passano e, rimbalzando da un’onda all’altra, mi sto avvicinando a Faial e infine eccomi, colori e profumi quasi dimenticati.

Erano 18 anni che Mai Stracc non tornava ad Horta (Azzorre), 19 giorni di traversata solitari finiti di colpo in un marina pieno di barche.
Michele, radioamatore che mi segue dall’Italia, mi convince a rimanere qualche giorno in più a Faial per attendere un AIS che mi ha comprato e spedito, e che, navigando da solo da qui a Gibilterra, mi farà veramente comodo.

Giorni belli, passati fra lavoretti, pranzi e cene con bella gente. Bello incontrare Agostino, Lilly e Tonino, bravi navigatori, soprattutto persone vere.
Poi in mare di nuovo, Gibilterra a prua, una bella navigazione e dopo 11 giorni il Mai Stracc si trova ad Almerimar. Devo dire che sotto la rocca, anche se non mi sono fermato, mi sono quasi commosso.

Chicca rientra a bordo e cerchiamo in questo mese di navigazione fra Spagna e Genova di prenderci i nostri tempi, rivivere la vita del Mai Stracc.
Poi per una volta senza programmi, siamo andati a cercare gli amici, Nazarena e Giancarlo, Giulia e Carlo, Ale e Paolo e per finire Eva e Leo, allungando sempre la rotta per non arrivare troppo in fretta, per non perdere nulla di questi giorni di vita.

Genova, ma ancora non è la fine, perché dopo un mese nel Porto Antico Mai Stracc riparte nuovamente per tornare dopo 18 anni a Bocca di Magra dove siamo stati accolti a braccia aperte.
In 6.000 miglia a Mai Stracc non si è rotta una vite.
Sono stato al timone solo per entrare e uscire dai porti, non mi sono neanche mai collegato all’elettricità in banchina. E ora cosa succede? La barca è di nuovo in terra e spero che presto qualcuno cominci ad amarla almeno quanto abbiamo fatto noi. Nel frattempo sono tornato a Panama, Durlindana fra poco avrà un nuovo albero e il viaggio ricomincerà.


Andrea Pestarini e Chicca Bono hanno navigato intorno al mondo per oltre 20 anni.

Quindi, tornando alla domanda iniziale, “cosa vuol dire Mai Stracc?”.
Sicuramente “vita”, quindi forse anche Durlindana, così come Durlindana a sua volta significa vita e probabilmente anche Mai Stracc. Buon vento!

Per ricordare Andrea Pestarini e ripercorrere la sua ultima rotta, leggi anche l’articolo pubblicato da RTM dopo la sua scomparsa.

Leggi “Addio Andrea Pestarini”