L’Egeo di Mario Bonomi – 2 SAMOS

SAMOS, un’isola che amo, e dove spero di svernare con il mio Sound of Silence, l’isola del vino moscato, ottimo da gustare fresco la sera, in una terrazza sopra il porto di Pitagorio. L’aeroporto comodissimo con voli diretti dall’Italia consente un interessante punto di partenza per una crociera sul “filo” del meltemi, oltre ad una base sicura nel marina a Sud Est.


ISOLA DI SAMOS

Nella mitologia Samo è legata al mito di Hera( per i latini Giunone) , figlia di Crono e Rea, e sorella e moglie gelosissima di Zeus. Era la patrona della famiglia, della fecondità, dei parti e delle messi. A lei fu dedicato, nell’VII sec. a.C., un tempio  eretto nella parte sud orientale dell’isola, non lontano da Pytagorion.

 RESTI DEL TEMPIO DI HERA

Samo fu abitata fin dal III millennio a.C. da popoli anatolici. Nell XI secolo entrò nella sfera degli Ioni, popolo di navigatori e commercianti che le fecero vivere un periodo florido. L’apice della fortuna dell’isola coincide con il regno di Policrate, nel VI secolo , durante il quale  si popolò di artisti, poeti e scienziati. Divenne poi membro della Lega Attica con cui in seguito entrò in conflitto. Atene, ai tempi di Pericle, la sottomise distruggendone la flotta. Seguì un periodo di declino che si arrestò nel II sec. quando Samos divenne parte della provincia romana d’Asia.  Il declino dell’isola riprese nell’epoca bizantina. Nel XIV secolo d.C fu ceduta ai Genovesi cui seguirono i Turchi.

Liberatasi dal giogo ottomano, dovette respingere con la forza i suoi tentativi di riconquista.  Con il protocollo di Londra del 1830 restò fuori dai confini del nuovo stato greco , e si proclamò repubblica  indipendente di Samos. Dopo alterne vicende, che la videro sottoposta all’ennesimo dittatore  cui seguì un periodo di rinascita in regime democratico, nel 1912, con l’inizio della guerra balcanica , si unì alla Grecia ormai da tempo liberata.

L’isola è in gran parte montuosa, ricca di villaggi per lo più situati sulle alture. Nella parte orientale , dove i rilievi lasciano il posto ad una vasta zona pianeggiante, sorgono i due centri principali, a nord  Vathy, con Samos, suo porto commerciale e  centro amministrativo dell’isola, e, a sud, Pythagorion , dal nome dell’illustre scienziato e filosofo che qui ebbe i natali. Pythagorion è conosciuta anche con il nome di  “Tiganì” (padella) per la forma circolare del suo porto, intensamente frequentato dalle barche ludiche. Chi vi giunge per la prima volta resta sorpreso dalla quantità di bar e ristoranti che sorgono sulla banchina che chiude lo specchio d’acqua verso il paese. A sera i locali si riempiono di avventori e motivi musicali si diffondono nell’aria.


PORTO di PYTHAGORION

Di tanto in tanto anche un ambiente turistico può essere piacevole e i nostri equipaggi di norma gradiscono far sosta qui.

Ed ecco il racconto di una delle nostre soste a Pythagorion .

Terminata la manovra di attracco, mi avvio sulla strada che conduce all’aeroporto e a Samos città. il posto è decisamente frequentato. Negozietti e piccoli esercizi commerciali si affacciano sui due lati della via, tutti con la loro insegna…”Nikos rent a Car and Bikes” sì, una vecchia conoscenza. Quando entro nel negozio, un signore, che ha più o meno la mia età, mi scruta per qualche secondo, poi sorride mentre mi viene incontro con la mano tesa: «Posa chronia gnorizomaste? Trianda?» da quanti anni ci conosciamo? Trenta?  «No, dal 1985, venti. Io avevo quarant’anni e tu più o meno gli stessi.» Nikos è piccolo e un po’ tarchiato. Ha occhi chiari che esprimono il candore di un bambino. Ha un viso tondo e tanti capelli bianchi scomposti.

Mi dice che sono tre anni che non ci vediamo. Gli racconto del nostro viaggio attorno al mondo appena concluso, vuole saperne di più. Gli chiedo come va il lavoro. La risposta è quella che danno tutti i greci quando le cose vanno bene: «Kalá, dóksa sto Theó» bene, gloria a Dio. Mi chiede cosa farò quando terminerò questo viaggio; mi dice che l’uomo non può non lavorare, che se uno si ferma è finito. Gli rispondo che non ho più un lavoro, che non ho idea, che vedrò. Me la dà lui: ti compri qualche barca e l’affitti, con la tua esperienza potresti anche fare lo skipper professionista. Gli dico che non mi sembra una buona idea trasformare una passione in un’attività, proprio no.


SCORCIO DEL PORTO

Dopo una lunga chiacchierata nel bar vicino in cui ci raccontiamo tante cose, prendo una moto e faccio il giro dell’isola. Samos è grande , bella, ricca d’acqua e verde, vi si produce vino, olio, frutta… Ritorno qualche ora dopo con tante belle immagini ancora negli occhi. Nikos non c’è, dico alla segretaria di salutarmi il boss, che ci vediamo l’anno prossimo.

Trovo piacevole passeggiare nel porto di Pythagorion, fra i bar con le poltroncine dotate di spessi cuscini il cui colore definisce lo spazio di pertinenza dei vari locali.

Vado sul molo di levante a rivedermi il monumento a Pitagora, su quello a sud a cercare inutilmente di individuare la parte di frangiflutti eretta da Policrate, il famoso tiranno, e conglobata in quella costruita in tempi più recenti. Siedo poi in un bar a osservare il passeggio; di tanto in tanto entra in porto una barca e compaiono, sul ponte di quelle in banchina, gli skipper a controllare dove il nuovo arrivato cala la sua ancora; si sente qualche urlo: «Nooo! Non lì sulla mia». Poi prendo la cima imbrogliata che mi lanciano da una barca che accosta. Un greco viene all’ormeggio dimenticando di dare ancora, quando dico allo skipper: «Ke to sidero?» e il ferro? Si dà una pacca sulla fronte, corre a prua e dà fondo a non più di 15 metri dalla banchina.

È quasi l’imbrunire quando ritorno verso Amaltea . Qualcuno mi chiama ad alta voce: «Marieee!». Mi giro e rigiro fino a quando vedo un uomo che si alza da una poltroncina di un bar e mi viene incontro. È Ghianni, mi invita al tavolo.

Sapeva che ero nei paraggi. Aveva parlato al telefono con Gheòrgos di Agathonisi che gli aveva detto che era passato un italiano con un due alberi, poi aveva visto Amaltea in porto. Mi aveva cercato a bordo, ma non aveva avuto risposta.

Vive affittando barche da diporto. Tre anni fa ne aveva due, adesso sono quattro e la quinta è in arrivo; il lavoro va a gonfie vele, doksa sto Theò. Ci conosciamo dal ‘90, quando mi dette una mano per porre rimedio a un’avaria del Maria Vittoria. Ci siamo incontrati più volte nel corso degli anni, qui e su isole vicine, dove accompagnava turisti che avevano noleggiato una sua barca. Ha un aspetto curato, è ben rasato, ha una scriminatura netta che divide capelli ben pettinati, occhi scuri che si muovono rapidamente, come il pensiero.


LA PASSEGGIATA LUNGO IL MOLO

Ha l’aria di chi, partito dal nulla, si è creato un po’ di benessere ed è convinto di saperla lunga. Ne è passato di tempo da quando, negli States, raggranellava pochi dollari con umili lavori. Oggi lui è un abile imprenditore. Il nuovo marina di Pithagorion è quasi finito, ma non fanno i lavori che consentirebbero di incassare. Non capiscono, se mettessero le cose in mano a lui, in un mese…

Ritorno su Amaltea quando è quasi notte. Domani si va a Foùrnoi ton Korséon, Furni dei Pirati , quelli che, per loro sventura, un giorno catturarono Cesare…

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